Posts Tagged ‘Senato della Repubblica’

Caricometro. Uno studio Openpolis.

29 aprile 2018

Un interessante studio di Open Polis che aiuta a comprendere come si raggiungono (e come si perdono)  i consensi elettorali delle diverse forze politiche.

Un dato che colpisce è quello della scarsa presenza di amministratori tra gli eletti del PD. E’ scarsa anche la presenza nelle candidature? Potrebbe essere  una delle cause del drastico calo di voti? Un raffronto con gli stessi dati nelle precedenti politiche sarebbe molto utile, ma nel partto è mancata un’analisi del voto. Non a caso, credo.

Più in generale, come sempre, sarebbe utile  avere i dati di genere.

Caricometro-XVIII-legislatura

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XVIII Legislatura al via: le leggi per le donne e delle donne, dal cognome materno agli asili nido

27 aprile 2018

Le prime settimane della XVIII Legislatura sono sicuramente caratterizzate dalle trattative tra i partiti per cercare di comporre una maggioranza che porti alla nascita di un governo, ma i neodeputati e senatori hanno già messo in moto fin dalla prima sedute delle due Camere la loro attività, presentando oltre 500 proposte di legge.

Ovviamente le materie sono tra le più disparate, ma non sfuggono una serie di proposte che vanno a toccare l’universo femminile sotto vari aspetti, da quello più strettamente famigliare alla dimensione pubblica della donna.

Tema caldo di attualità è quello sulla nuova giurisprudenza in tema di assegno divorzile che potrebbe far venir meno un cardine che aveva guidato le decisioni dei giudici in questi 40 anni: il mantenimento del tenore di vita.

La senatrice Juliane (detta Julia) Unterberger (SVP) ha presentato il disegno di legge (S. 167) recante “Modifiche all’articolo 5 della legge 1° dicembre 1970, n. 898, in materia di assegno spettante a seguito di scioglimento del matrimonio o dell’unione civile”, mentre alla Camera l’On. Alessia Morani mira a introdurre nel nostro ordinamento gli accordi prematrimoniali, che fanno tanto Stati Uniti.

Sempre in tema matrimoniale, ma guardando a un fenomeno che ha una dimensione più transnazionale e di tutela della persona è il disegno di legge (S. 174) della senatrice Nadia Ginnetti, riguardante le disposizioni in materia di prevenzione e contrasto del fenomeno dei matrimoni forzati. L’On. Francesca La Marca ha invece presentato un disegno di legge recante “Modifiche alla legge 5 febbraio 1992, n. 91, in materia di riacquisto della cittadinanza da parte delle donne che l’hanno perduta a seguito del matrimonio con uno straniero e dei loro discendenti” (A.C. 222).

Attenzione anche alla sfera dell’educazione alla parità e alla maternità sotto molteplici aspetti, e qui è possibile trovare diverse proposte normative frutto anche dei diversi orientamenti politici: dalla tutela della partoriente, al divieto di maternità surrogata anche all’estero da parte di cittadini italiani, all’estensione dei congedi di maternità e paternità, all’educazione genitoriale, nonché l’educazione socio-affettiva e di genere nelle scuole, agli asili nido, per arrivare alla tutela della salute della donna, con particolare attenzione a una patologia tutta femminile come l’endometriosi o ancora la proposta di dotare i locali pubblici di fasciatoi accessibili a entrambi i sessi (S. 275).

Non mancano le proposte riguardanti la donna nella sua sfera pubblica: l’On. Antonella Incerti ha presentato il disegno di legge (A.C. 375) recante una “Legge quadro per la parità tra i sessi e contro le discriminazioni di genere” e ancora norme per garantire la parità di genere nei Consigli di Amministrazione nei consorzi dei marchi di tutela europei dei prodotti tipici locali e l’On. Tiziana Ciprini (M5s) che ha presentato un disegno di legge (A.C. 522) per superare il cosiddetto “gender pay gap” vale a dire il divario retributivo tra donne e uomini

Da segnalare la proposta (A.C. 421) dell’On. Susanna Cenni recante “Norme per la parità di accesso ai mezzi di comunicazione nella campagna elettorale e istituzione dell’Agenzia per la parità, per la non discriminazione tra i generi e per la tutela della dignità della donna nell’ambito della pubblicità e della comunicazione”.

Sono stati presentati anche due disegni di legge per disciplinare l’esercizio della prostituzione: uno da parte dell’on. Silvana Andreina Comaroli, poi ritirato, e l’altro da parte dell’On. Massimo Bitonci (A.C. 472).

Ritorna poi uno dei cavalli di battaglia del movimento femminile politico, arenatesi la scorsa legislatura e ancora in attesa di un’attuazione normativa dopo la sentenza della Corte Costituzionale sul cognome della madre: la modifica del codice civile per quanto riguarda l’attribuzione del cognome al figlio; sono al momento tre i disegni di legge sul tema presentati in entrambi i rami del Parlamento, tra cui spicca quello della presidente uscente della Camera dei Deputati Laura Boldrini (A.C. 106).

Due anche le proposte di istituire commissioni di inchiesta parlamentari che riguardano strettamente temi di genere: una prima proposta è stata presentata dall’On. Susanna Cenni che chiede l’istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sulla condizione economica e sociale delle donne, sulle pari opportunità e sull’attuazione delle politiche di genere in Italia (A.C.508) e l’altra una commissione monocamerale sul fenomeno del “femminicidio”, presentata alla Camera dalle deputate Renate Gebhard ed Emanuela Rossini (Doc. XXII, n. 9).

Francesca Ragno

L’IDENTIKIT DEL NUOVO PARLAMENTO

13 marzo 2018

Da Open Polis, consigliamo di leggerlo tutto.

https://www.openpolis.it/tre-poli-contrapposti-2018-lidentikit-del-nuovo-parlamento/

Qui riportiamo i dati di genere, l’aumento è notevole, superata la massa critica, anche se è lontano il 50 %. che rispecchierebbe la composizione anagrafica del paese.

Il 34% dei parlamentari saranno donne.

 È la percentuale più alta della nostra storia repubblicana.

La scorsa legislatura aveva già fatto segnare un’impennata di quote rosa, sia a Montecitorio che a Palazzo Madama. Alla Camera l’aumento era stato del 50%, passando dal 20,41% della XVI legislatura al 30,7%. Con la XVIII legislatura la percentuale è destinata a crescere ancora, passando al 34,62%. Solamente 10 anni fa, nella XV legislatura, le donne erano la metà, il 17,2%. Pure a Palazzo Madama i numeri sono record. Rispetto al 28,44% di senatrici della XVII legislatura, nella XVIII passeremo al 34,75%, segnando un aumento del 22%. Il trend negli ultimi anni ha portato a quasi raddoppiare la percentuale di donne, considerando che nel periodo 2006-2008 il dato era fermo al 13,43%.

Leggi anche in

http://www.lastampa.it/2018/03/19/italia/politica/il-parlamento-pi-rosa-della-storia-ma-la-soglia-del-resta-lontana-V0Np43OnzKlA9ItOhTZ33K/pagina.html

http://27esimaora.corriere.it/18_marzo_13/elette-due-rami-parlamento-619e18f6-270d-11e8-a3a0-e47b0114fbef.s

 

 

 

Post n. 4 Le norme di garanzia di genere

19 febbraio 2018

 Premessa

Proseguiamo con questo post nel tradizionale impegno di Aspettare stanca di seguire le leggi elettorali dei vari livelli con particolare attenzione ai meccanismi che ostacolano o favoriscono la presenza delle donne nelle assemblee elettive, anche come cartina di tornasole per giudicare sulla democraticità del sistema elettorale.

Per il riepilogo di quanto, anche con l’aiuto di questo BLOG, l’associazione ha fatto, a partire dalla richiesta della pubblicazione delle liste di candidati e candidate sul sito del Ministero dell’interno, ora previsto per legge, leggi in presentazione-di-aspettare-stanca

Le varie nuove disposizioni per l’elezione della Camera e quella del Senato sono analoghe, con poche differenze collegate al fatto che per il Senato è stato necessario rispettare l’articolo 57 della Costituzione, che prevede che il Senato è eletto a base regionale, salvo i seggi assegnati alla circoscrizione Estero.

Sono analoghe anche le norme di garanzia di genere o quote rosa, con l’eccezione dell’elezione nei collegi esteri, per i quali non sono previste, e di pochi altri particolari. (art. 18-bis, TU Camera; art. 9 TU Senato)

Le disposizioni si adeguano all’articolo 51 Cost. , che prevede l’accesso alle cariche elettive degli uomini e delle donne in condizioni di parità e la promozione con appositi provvedimenti delle pari opportunità tra donne e uomini.

Si tratta di articoli che discendono dal principio fondamentale dell’uguaglianza dei cittadini dell’uno e dell’altro sesso davanti alla legge – art. 3 Cost, primo comma-, che si riferisce anche all’uguaglianza sostanziale nell’assegnare alla Repubblica il compito  di rimuovere gli ostacoli  che di fatto impediscono tale uguaglianza – art. 3 Cost, secondo comma- .

Sono le norme costituzionali alle quali si devono anche le norme di garanzia di genere previste in numerose leggi regionali elettorali (per le quali va ricordato anche l’art. 117 Cost.), senza dimenticare  la tripla preferenza di genere prevista dalla legge elettorale per il Parlamento europeo, fino ad arrivare ad alcune norme di garanzia di genere che erano state inserite, sia pure a fatica, nell’ITALICUM.

In breve:

Camera

Per il proporzionale della Camera è previsto l’obbligo di liste alternate per genere a pena di inammissibilità.

Per le capolisture presentate a livello nazionale da una singola forza politica va rispettato il 60% massimo del sesso più rappresentato, con arrotondamento all’unità più prossima.

Per il maggioritario Camera nei collegi uninominali deve essere rispettato il 60% massimo con arrotondamento all’unità più prossima. nel complesso delle candidature uninominali a livello nazionale.

L’Ufficio centrale nazionale assicura il rispetto di tali prescrizioni. Non è chiarito però come l’Ufficio debba operare, in assenza della previsione di una misura sanzionatoria, nei casi del mancato rispetto del massimo delle capolisture e delle candidature uninominali.

 Senato

Per il proporzionale del Senato è previsto l’obbligo di liste alternate per genere a pena di inammissibilità a cura dell’Ufficio regionale.

Per le capolisture presentate a livello regionale da una singola forza politica va rispettato il 60% massimo del sesso più rappresentato con arrotondamento all’unità più prossima..

Per il maggioritario Senato nei collegi uninominali deve essere rispettato il 60% massimo con arrotondamento all’unità più prossima. nel complesso delle candidature uninominali a livello regionale..

Anche in questo caso non è chiarito come l’Ufficio regionale debba operare, in assenza della previsione di una misura sanzionatoria, nei casi del mancato rispetto del massimo delle capolisture e delle candidature uninominali.

E’ possibile votare donna?

Per rispondere bisogna prima rispondere alla domanda

A chi andrà il mio voto?

Le pluricandidature

Gli effetti distorsivi delle pluricandidature sono gravi perché impediscono di conoscere se il proprio voto concorrerà all’elezione del candidato o candidata prescelto nel maggioritario e dei candidati e delle candidate della lista votata nel proporzionale.

Né può essere ignorato che altri effetti distorsivi possono derivare dall’eventuale trasferimento dei voti ottenuti dalle liste che non raggiungono il minimo dei consensi.

Le pluricandidature rispetto al porcellum sono state limitate a cinque ed è ora anche previsto un sistema automatico di individuazione in caso di più risultati positivi, ma rimangono criticabili perché permettono di trasferire  consensi per un/una candidato/a ad altre candidature.

Da notare che le conseguenze negative delle pluricandidature sono state messe in evidenza quasi esclusivamente  per attaccare alcune candidate criticando  la loro presenza in più liste, in contemporanea con la candidatura in un collegio uninominale, in quanto nel proporzionale trasferiscono a un uomo il voto espresso per una donna.

La risposta alle due domande è che si può votare donna individuando le donne candidate che stimiamo, dopo aver capito quali sono i quattro collegi che troveremo nelle nostre due schede,  ma non possiamo sapere se quel voto andrà effettivamente a lei.

Queste le norme:

Sia alla Camera, sia al Senato nessun candidato può essere incluso in liste con lo stesso contrassegno in più di 5 collegi plurinominali, a pena di nullità. La candidatura della stessa persona in più di un collegio uninominale è nulla. Il candidato in un collegio uninominale può essere candidato altresì nei collegi plurinominali, fermo restando il limite di 5 (art. 19 TU Camera richiamato dall’art. 9 TU Senato).

Non può essere, infine, candidato alla Camera o al Senato il candidato nella circoscrizione Estero (su cui l’art. 5 detta ulteriori disposizioni – v. infra).

Il deputato eletto in più collegi plurinominali è proclamato nel collegio nel quale la lista cui appartiene ha ottenuto la minore percentuale di voti validi rispetto al totale dei voti validi del collegio. Il deputato eletto in un collegio uninominale e in uno o più collegi plurinominali si intende eletto nel collegio uninominale (art. 85 TU Camera, richiamato dall’art. 17-bis TU Senato).

http://www.camera.it/leg17/465?tema=riforma_elettorale

Nel caso di liste collegate in coalizione, queste presentano il medesimo candidato nei collegi uninominali, ad eccezione delle liste rappresentative di minoranze linguistiche riconosciute che possono presentare separatamente il proprio candidato; in ogni caso, nella lista e nei manifesti, un riquadro più ampio ricomprende tutte le liste collegate (art. 18-bis TU Camera, art. 9 TU Senato).

Il Ministero dell’interno è tenuto a mettere a disposizione sul proprio sito internet il facsimile dei moduli per il deposito delle liste e degli altri documenti necessari.

Sia alla Camera, sia al Senato nessun candidato può essere incluso in liste con lo stesso contrassegno in più di 5 collegi plurinominali, a pena di nullità. La candidatura della stessa persona in più di un collegio uninominale è nulla. Il candidato in un collegio uninominale può essere candidato altresì nei collegi plurinominali, fermo restando il limite di 5 (art. 19 TU Camera richiamato dall’art. 9 TU Senato).

Non può essere, infine, candidato alla Camera o al Senato il candidato nella circoscrizione Estero (su cui l’art. 5 detta ulteriori disposizioni – v. infra).

Il deputato eletto in più collegi plurinominali è proclamato nel collegio nel quale la lista cui appartiene ha ottenuto la minore percentuale di voti validi rispetto al totale dei voti validi del collegio. Il deputato eletto in un collegio uninominale e in uno o più collegi plurinominali si intende eletto nel collegio uninominale (art. 85 TU Camera, richiamato dall’art. 17-bis TU Senato).

Come funziona l’effetto flipper

http://www.youtrend.it/2018/01/27/rosatellum-effetto-flipper-come-funziona-assegnazione-seggi-proporzionale-camera-senato/

A San Valentino un dono degli uomini e delle donne: anche il cognome della madre accanto a quello del padre

14 febbraio 2018

In attesa che il prossimo Parlamento, in attuazione dei principi costituzionali, ribaditi  dalla sentenza n. 286/2016 della Corte costituzionale, approvi finalmente una legge che faciliti anche l’aggiunta all’Anagrafe del cognome materno, Aspettare stanca, una delle associazioni della Rete per la Parità, che dal 2010 è impegnata per ottenere il doppio cognome per legge, suggerisce:

  • A uomini e donne, come gesto d’amore verso le madri, di aggiungere nei social e in tutte le occasioni informali il cognome materno al solo cognome paterno ancora imposto dalla legge, seguendo l’esempio di chi lo ha già fatto l’anno scorso dopo la sentenza della Corte costituzionale,

Agli uomini, come gesto d’amore verso le loro compagne, di impegnarsi ad attribuire  i cognomi della mamma e del papà alle figlie e ai figli  che nasceranno, (come possibile per le nuove nascite a seguito della sentenza).

Sono gesti d’amore  anche verso figlie e figli, ai quali, attraverso il doppio cognome sarà riconosciuto il diritto alla completa identità,  rompendo con retaggi culturali ormai superati.

– –  – – –

Nell’udienza dell’otto novembre 2016 la Corte costituzionale, nel rispetto dei principi fondamentali costituzionali della parità tra uomini e donne e della tutela dell’identità, con la propria decisione ha eliminato l’automatica attribuzione del solo cognome paterno se i genitori chiedono di aggiungere anche il cognome della madre. Un risultato immediato e importante, ma ancora parziale, anche perché non tutti i neogenitori sono informati. Siamo tutt’ora in attesa di una legge, definita dalla Corte costituzionale, indifferibile.

Per saperne di più: http://www.reteperlaparita.it/cognome-della-madre/

Roma, 14 febbraio 2018

Per contatti: 3386705939 info@aspettarestanca.it

https://aspettarestanca.wordpress.com

Verso le elezioni del 4 marzo. Secondo Post

1 febbraio 2018

Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico.

(articolo 48, 2° comma Costituzione)

Dei  simboli depositati entro il 21 gennaio, i contrassegni ammessi a partecipare alle elezioni politiche del 4 marzo sono 84.

http://www.interno.gov.it/it/notizie/i-contrassegni-ammessi-partecipare-elezioni-politiche-sono-84

Il 31 gennaio il Ministero dell’interno ha pubblicato accanto a ogni  contrassegno ammesso la denominazione del partito o del gruppo politico organizzato e se iscritto nel registro di cui all’articolo 4 della legge 21 febbraio 2014, n. 13, il relativo statuto. In mancanza, è stata depositata  una dichiarazione, con la sottoscrizione del legale rappresentante autenticata dal notaio, che indica i seguenti elementi minimi di trasparenza: 1) il legale rappresentante del partito o del gruppo politico organizzato, il soggetto che ha la titolarità del contrassegno depositato e la sede legale nel territorio dello Stato; 2) gli organi del partito o del gruppo politico organizzato, la loro composizione e le relative attribuzioni.

http://www.interno.gov.it/it/notizie/line-elezioni-trasparenti-programmi-statuti-contrassegni-politiche-2018

Le liste dei candidati e delle candidate saranno pubblicate entro l’8 febbraio prossimo.

Dal 4 febbraio, fino al 2 marzo, potranno essere utilizzati  gli spazi di affissione e autorizzato l’uso delle piazze e dei luoghi pubblici. Nelle 24 ore prima del voto si deve rispettare il silenzio elettorale. Per quanto riguarda i sondaggi, infine, è vietata la loro diffusione nei 15 giorni che precedono le elezioni.

Da molti anni le  campagne elettorali si svolgono  principalmente in TV e via radio, importante, quindi,  conoscere e far rispettare i due regolamenti sulla campagna elettorale 2018 che si applicano per alcuni ambiti già dal dodici gennaio.

Si tratta del regolamento della Commissione parlamentare  di vigilanza  per il servizio radiotelevisivo pubblico

http://www.gazzettaufficiale.it/atto/vediMenuHTML;jsessionid=3h9zb1q3Pr2fNlKY9ruoNQ__.ntc-as3-guri2a?atto.dataPubblicazioneGazzetta=2018-01-11&atto.codiceRedazionale=18A00212&tipoSerie=serie_generale&tipoVigenza=originario

e di quello dell’AGCOM che riguarda tutti gli altri mass media, stampa compresa.

http://www.gazzettaufficiale.it/atto/vediMenuHTML;jsessionid=5dKN2SDYHDq7mwRezR+rrg__.ntc-as5-guri2a?atto.dataPubblicazioneGazzetta=2018-01-11&atto.codiceRedazionale=18A00238&tipoSerie=serie_generale&tipoVigenza=originario

Prima di emanare le regole attuative della par condicio, la Commissione e l’Autorità hanno l’obbligo di consultazione reciproca. Tali regole, infatti, sono di norma quasi identiche.

Ci sono varie disposizioni  sulla par condicio di genere, argomento da sempre all’attenzione di Aspettare stanca.

 Per questo argomento, su come presentare segnalazioni, e per considerazioni sui programmi, rinviamo ad un  prossimo post.  

 

 

 

 

Elezioni politiche 2018, si vota il 4 marzo.

16 gennaio 2018

 

Il 28 dicembre 2017 il Presidente della Repubblica ha firmato il decreto di scioglimento del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati.

Nella stessa data il Presidente della Repubblica ha firmato i seguenti provvedimenti:

  • decreto di convocazione dei comizi per le elezioni della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica;
  • decreto di assegnazione alle regioni del territorio nazionale e ai collegi plurinominali di ciascuna regione nonché alle ripartizioni della circoscrizione Estero del numero dei seggi spettanti per l’elezione del Senato della Repubblica;
  • decreto di assegnazione alle circoscrizioni elettorali del territorio nazionale e ai collegi plurinominali di ciascuna circoscrizione nonché alle ripartizioni della circoscrizione Estero del numero dei seggi spettanti per l’elezione della Camera dei Deputati.

La prima riunione delle Camere avrà luogo il giorno 23 marzo 2018.

La nuova legge elettorale

Decreto di scioglimento del Senato della Repubblica e della Camera dei deputati

Decreto di convocazione dei comizi elettorali

F.A.Q.
Domande frequenti

Risposte e chiarimenti alle domande più frequenti degli elettori

Istruzioni e adempimenti
per le operazioni elettorali

Documenti, pubblicazioni e informazioni inerenti le istruzioni per le operazioni elettorali e i vari adempimenti preparatori del procedimento elettorale

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Aggiornamenti

10 gennaio 2018

Elettori all’estero

Elenco elettori residenti all’estero. Domande dei temporanei all’estero. Adempimenti.

Scadenza presentazione opzione:
31 Gennaio 2018

3 gennaio 2018

Decreto di scioglimento

Decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2017, n.208.
Scioglimento del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati.

3 gennaio 2018

Assegnazione seggi Camera dei deputati

Assegnazione alle circoscrizioni elettorali del territorio nazionale e ai collegi plurinominali di ciascuna circoscrizione nonché alle ripartizioni della circoscrizione Estero del numero dei seggi spettanti per l’elezione della Camera dei deputati.

3 gennaio 2018

Assegnazione seggi Senato della Repubblica

Assegnazione alle regioni del territorio nazionale e ai collegi plurinominali di ciascuna regione nonché alle ripartizioni della circoscrizione Estero del numero dei seggi spettanti per l’elezione del Senato della Repubblica.

http://elezioni.interno.it/

E scattata la par condicio

Elezioni politiche 2018 isposizioni di attuazione della disciplina in materia di comunicazione politica e di parità di accesso ai mezzi di informazione relative alle campagne per le elezioni della Camera dei d

Delibera 1-18-CONS(1)

Per approfondimenti e per notizie  sulle elezioni regionali in Lombardia, Lazio, ecc. rinviamo al prossimo post.

Per saperne di più sul Rosatellum 2.0

23 settembre 2017

Il capogruppo del Pd in Commissione Affari Costituzionali della Camera e relatore della legge elettorale, Emanuele Fiano, ha depositato il nuovo testo base, il cosiddetto Rosatellum 2.0, che prevede il 36% dei deputati eletti in collegi uninominali e il 64% con metodo proporzionale.

La relazione tecnica che accompagna il nuovo testo  sottolinea che si tratta di un sistema elettorale misto, in cui l’assegnazione di 231 seggi alla Camera e 102 seggi al Senato è effettuata in Collegi uninominali con formula maggioritaria, in cui vince il candidato più votato. L’assegnazione dei restanti seggi avviene con metodo proporzionale, nell’ambito di Collegi plurinominali.

La soglia di sbarramento è fissata al 3%,  (per accontentare Alfano e i suoi), ma i voti delle liste che raggiungono almeno l’uno per cento non andranno dispersi perché confluiranno a vantaggio delle forze politiche maggiori.

I partiti potranno presentarsi da soli o in coalizione. La coalizione è unica a livello nazionale e i partiti in coalizione presentano candidati unitari nei Collegi uninominali.

Ogni elettrice/elettore dispone di un unico voto: l’elettore vota il contrassegno della lista e il voto è attribuito anche al candidato o alla candidata nel collegio uninominale,

Per i seggi da assegnare nel proporzionale, il riparto avviene a livello nazionale. (more…)

Il nuovo Senato secondo la riforma costituzionale che sarà sottoposta il prossimo 4 dicembre al vaglio del referendum confermativo.

4 novembre 2016

 (Seconda versione del precedente post con integrazioni ritenute necessarie dopo aver partecipato ad un acceso confronto tra sostenitori del si e sostenitori del no al referendum)

In breve: Tra incertezze interpretative e rinvii a leggi, regolamenti e elezioni  successive, una facile previsione: poche o nessuna donna tra le elette nel nuovo Senato,  nonostante  i principi costituzionali  e il nuovo articolo 55 Cost.  previsto dalla riforma.

Premessa: per una completa disamina dell’argomento è necessario riferirsi al testo del Disegno di legge del  12/04/2016 , pubblicato nella G.U. del 15/04/2016

 http://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2016/04/15/16A03075/sg, ossia il disegno di legge sottoposto al referendum del 4 dicembre, non essendo sufficiente esaminare i testi a fronte della Costituzione vigente e di quella a riforma approvata predisposti da varie fonti.

 Suggeriamo di avvalersi del documento predisposto dall’Ufficio studi della Camera che comprende anche nella tabella n. 1 le modifiche apportate dal testo a leggi costituzio­nali e nella tabella n. 2, gli articoli del testo che non modificano la Costituzione, né leggi costituzionali.

 Tra questi ultimi sono comprese le disposizioni dell’articolo 39[i], estremamente importanti per comprendere come potrebbe essere  il nuovo Senato a riforma approvata

Composizione e elezione del nuovo Senato

  • Il nuovo Senato sarà “composto di 95 senatori rappresentativi delle istituzioni territoriali e da 5 senatori che possono essere nominati dal Presidente della Repubblica. I senatori saranno formalmente eletti dai consigli regionali, che avranno l’obbligo di sceglierli tra i propri componenti e, nella misura di uno per ciascuno, tra i sindaci dei Comuni dei rispettivi territori“. Non si fa cenno ai Presidenti delle Giunte regionali che non sono compresi tra i componenti dei consigli e quindi sembra non potranno aspirare a diventare senatori.
  • La ripartizione dei seggi tra le Regioni sarà in proporzione alla loro popolazione e nessuna Regione avrà meno di due senatori. Due senatori toccheranno anche a Trento e Bolzano.
  • L’attuale elezione a suffragio universale e diretto per il Senato è sostituita da un’elezione di secondo grado ad opera delle assemblee elettive regionali, “in conformità alle scelte espresse dagli elettori per i candidati consiglieri in occasione del rinnovo dei medesimi organi”.
  • Inoltre il Senato diviene organo a rinnovo parziale, poiché la durata dei senatori coincide con quella degli organi delle istituzioni territoriali  (Consigli regionali o comuni) nei quali sono stati eletti.

Se il risultato del referendum del 4 dicembre confermasse la riforma, l’attuale Parlamento dovrebbe approvare un’apposita legge elettorale ordinaria per stabilire le modalità di elezione del nuovo Senato. Questa legge potrà essere portata all’esame della Corte costituzionale nel termine (dieci giorni dall’entrata in vigore) e con le modalità  (su ricorso motivato di almeno un quarto dei componenti della Camera dei deputati o di almeno un terzo dei componenti del Senato),  previsti dal nuovo articolo 73 Cost.[ii]

Anche per le Regioni è previsto che esse debbano modificare le proprie leggi elettorali per adeguarle alla nuova legge elettorale del Senato, entro 90 giorni dall’entrata in vigore della legge medesima. Si tratta comunque di un termine non perentorio, che quindi potrà anche non essere rispettato.

Peccato che l’articolo 73 Cost. nuova versione non abbia incluso anche le leggi regionali tra quelle da sottoporre eventualmente al preventivo vaglio della Suprema Corte, come avrebbe dovuto suggerire l’attuale situazione caratterizzata dal mancato rispetto dei principi costituzionali afferenti l’equilibrio di genere in numerose leggi elettorali regionali.

Le norme di garanzia di genere

La futura legge elettorale per il Senato dovrà contenere norme di garanzia di genere, secondo quanto previsto dal nuovo articolo 55 della Costituzione, come riscritto dall’articolo 1 della riforma.

ART. 1. (Funzioni delle Camere).

  1. L’articolo 55 della Costituzione è sostituito dal seguente:

« ART. 55. – Il Parlamento si compone della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica.

Le leggi che stabiliscono le modalità di elezione delle Camere promuovono l’equilibrio

tra donne e uomini nella rappresentanza. Omissis ».

La riforma, quindi, specifica ulteriormente, e per il Parlamento nazionale, quanto già sancito nella Costituzione vigente dall’articolo 51 che prevede l’accesso alle cariche elettive degli uomini e delle donne in condizioni di parità e la promozione con appositi provvedimenti delle pari opportunità tra donne e uomini. Con riferimento  al livello regionale è poi prevista la promozione della parità di accesso tra donne e uomini alle cariche elettive ( art. 117 Cost).

Si tratta di articoli che discendono dal principio fondamentale dell’uguaglianza dei cittadini dell’uno e dell’altro sesso davanti alla legge – art. 3 Cost, primo comma-, che si riferisce anche all’uguaglianza sostanziale nell’assegnare alla Repubblica il compito  di rimuovere gli ostacoli  che di fatto impediscono tale uguaglianza -art. 3 Cost, secondo comma- .

Sono le norme costituzionali alle quali si devono alcune leggi regionali elettorali vigenti, a partire dalla legge regionale Campania, che hanno introdotto la doppia preferenza di genere, la legge n.215/2012 che ha  introdotto  disposizioni per promuovere il riequilibrio delle rappresentanze di genere nei consigli e nelle giunte degli enti locali e nei consigli regionali (tra cui la doppia preferenza  e la par condicio di genere), passando per la tripla preferenza di genere della legge elettorale per il Parlamento europeo, fino ad arrivare ad alcune norme di garanzia di genere inserite, sia pure a fatica, nell’ITALICUM.

Per l’approvazione e entrata in vigore della nuova legge elettorale del Senato nella Legislatura in corso i tempi sono stretti, anche se una norma transitoria prevede un termine abbreviato  per l’eventuale ricorso alla Corte costituzionale (introdotto dalla riforma in via preventiva per le leggi elettorali riguardanti il Parlamento), che scade il decimo giorno dall’entrata in vigore della legge medesima.[iii]

Comunque la prima elezione del nuovo Senato (in realtà l’unica (perché i successivi rinnovi saranno parziali) dovrebbe avvenire secondo  la norma  “transitoria”, prevista dall’art. 39 del ddl costituzionale,[iv] che, oltre ad essere, come da più parti sottolineato, di difficile interpretazione, non prevede il concorso dei cittadini né si fa carico, nel rispetto dei principi costituzionali,  di promuovere l’equilibrio di genere  come ribadito dall’articolo 1 della riforma.

Il colmo è che, poiché la norma transitoria è pur sempre di rango costituzionale, non sembrerebbe possibile sottoporla al vaglio della Corte Costituzionale!  Salvo si sostenga che si tratti di una sorta di legge elettorale, sia pure transitoria e, in tal caso, potrebbe essere sottoposta, ai sensi del nuovo articolo 73 Cost., all’esame della Corte costituzionale nel termine (dieci giorni dall’entrata in vigore) e con le modalità  (su ricorso motivato di almeno un quarto dei componenti della Camera dei deputati o di almeno un terzo dei componenti del Senato),  previsti dalla riforma.

Comunque per l’elezione del primo Senato. le candidature femminili tra i sindaci  e i consiglieri regionali sono  numericamente limitate  e destinate a rimanere tali, anche nel caso si modifichino velocemente le singole leggi elettorali in tutte le Regioni. Difatti i consigli eletti con le nuove leggi elettorali per la maggior parte delle Regioni interverrebbero fuori tempo utile, salvo scioglimenti anticipati.

Le prossime elezioni Regionali.

Sicilia – Autunno 2017
Lombardia, Lazio, Molise –  Febbraio 2018
Val d’Aosta Friuli V-G – Primavera 2018
Trentino, Alto Adige, Basilicata – Autunno 2018
Sardegna – Febbraio 2019
Piemonte, Abruzzo –  Primavera 2019
Emilia R., Calabria – Autunno 2019
Liguria,Veneto, Marche, Umbria, Campania, Puglia – Primavera 2020

Come si vede, la prima Regione ad andare alle urne, a oggi sarà la Sicilia, nell’autunno 2017. Quindi potrebbe essere  la Sicilia ad eleggere per prima i propri senatori in un Consiglio eletto secondo le nuove regole. Se l’attuale legislatura nazionale dovesse concludersi  a scadenza naturale, nella primavera 2018,  potrebbe ipotizzarsi un “election day” in cui, oltre al rinnovo della Camera dei deputati, in cinque Regioni in scadenza (Lombardia, Lazio, Molise, Val d’Aosta, Friuli), si rinnoverebbero anche i Consigli regionali  e si eleggerebbero i nuovi  Presidenti.  Quindi anche in queste Regioni si  eleggerebbero  i nuovi senatori tra consiglieri  eletti secondo le nuove regole.

Le altre Regioni, in attesa delle rispettive elezioni, voterebbero con gli attuali Consigli ancora in carica.

L’applicabilità delle norme transitorie

Rimane aperta la discussione sull’obbligo di applicare per la prima elezione del nuovo Senato comunque le norme transitorie di cui all’articolo 39 (che non prevedono né il concorso dei cittadini né alcun tipo di norma di garanzia di genere), come chiaramente emerge dalla interpretazione letterale della norma, oppure si possa provvedere a sostituirle, o almeno ad integrarle,  con quelle della futura nuova legge elettorale prevista dalla riforma, sempre che il Parlamento  riesca a scriverne una che rispetti le numerose e in parte incoerenti nuove disposizioni costituzionale e che la legge passi al vaglio della Suprema Corte.

Conclusione

Una cosa è indiscutibile: il nuovo Senato è ancora un ectoplasma, ma di sesso maschile.

[i] Art. 39. (Disposizioni transitorie).

  1. In sede di prima applicazione e sino alla data di entrata in vigore della legge di cui all’articolo 57, sesto comma, della Costituzione, come modificato dall’articolo 2 della presente legge costituzionale, per l’elezione del Senato della Repubblica, nei Consigli regionali e della Provincia autonoma di Trento, ogni consigliere può votare per una sola lista di candidati, formata da consiglieri e da sindaci dei rispettivi territori. Al fine dell’assegnazione dei seggi a ciascuna lista di candidati si divide il numero dei voti espressi per il numero dei seggi attribuiti e si ottiene il quoziente elettorale. Si divide poi per tale quoziente il numero dei voti espressi in favore di ciascuna lista di candidati. I seggi sono assegnati a ciascuna lista di candidati in numero pari ai quozienti interi ottenuti, secondo l’ordine di presentazione nella lista dei candidati medesimi, e i seggi residui sono assegnati alle liste che hanno conseguito i maggiori resti; a parità di resti, il seggio è assegnato alla lista che non ha ottenuto seggi o, in mancanza, a quella che ha ottenuto il numero minore di seggi. Per la lista che ha ottenuto il maggior numero di voti, può essere esercitata l’opzione per l’elezione del sindaco o, in alternativa, di un consigliere, nell’ambito dei seggi spettanti. In caso di cessazione di un senatore dalla carica di consigliere o di sindaco, è proclamato eletto rispettivamente il consigliere o sindaco primo tra i non eletti della stessa lista.

omissis
6. La legge di cui all’articolo 57, sesto comma, della Costituzione, come modificato dall’articolo 2 della presente legge costituzionale, è approvata entro sei mesi dalla data di svolgimento delle elezioni della Camera dei deputati di cui al comma 4.

  1. I senatori a vita in carica alla data di entrata in vigore della presente legge costituzionale permangono nella stessa carica, ad ogni effetto, quali membri del Senato della Repubblica.
    8. Le disposizioni dei regolamenti parlamentari vigenti alla data di entrata in vigore della presente legge costituzionale continuano ad applicarsi, in quanto compatibili, fino alla data di entrata in vigore delle loro modificazioni, adottate secondo i rispettivi ordinamenti dalla Camera dei deputati e dal Senato della Repubblica, conseguenti alla medesima legge costituzionale.
     

[ii] Per approfondimenti tecnici su alcuni di questi aspetti e altri, vedi http://www.federalismi.it/nv14/articolo-documento.cfm?Artid=32310

[iii]

In sede di prima applicazione, nella legislatura in corso alla data di entrata in vigore della presente legge costituzionale, su ricorso motivato presentato entro dieci giorni da tale data, o entro dieci giorni dalla data di entrata in vigore della legge di cui all’articolo 57, sesto comma, della Costituzione, come modificato dalla presente legge costituzionale, da almeno un quarto dei componenti della Camera dei deputati o un terzo dei componenti del Senato della Repubblica, le leggi promulgate nella medesima legislatura che disciplinano l’elezione dei membri della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica possono essere sottoposte al giudizio di legittimità della Corte costituzionale. La Corte costituzionale si pronuncia entro il termine di trenta giorni. Anche ai fini di cui al presente comma, il termine di cui al comma 6 decorre dalla data di entrata in vigore della presente legge costituzionale.

 

 

 

Il Senato ha approvato la riforma costituzionale, ora ci lavora la Camera

29 ottobre 2015

Per il testo con note riforma costituzionale

Il 13 ottobre il Senato ha approvato in terza lettura, ma in prima deliberazione, la riforma costituzionale per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi delle istituzioni, la soppressione del CNEL e la revisione del Titolo V della Costituzione.
I favorevoli sono stati 178, i contrari 16 e gli astenuti 7.
Durante l’ultima discussione prima dell’approvazione, dopo la dichiarazione di voto la Lega ha lasciato l’Aula con la Costituzione in mano (sic). Tutti i senatori M5S sono usciti lasciando i banchi deserti non appena l’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha cominciato a parlare. Hanno abbandonato il loro posto anche numerosi esponenti di Forza Italia.
Per le dichiarazioni delle opposizioni e dei favorevoli, vedi il comunicato comparso sul sito del Senato http://www.senato.it/3818?seduta_assemblea=632
Nel corso della settimana, la Prima Commissione della Camera in sede referente, proseguirà l’esame del disegno di legge costituzionale: 2613-B cost., (Rel. Fiano – PD) 2613b. Nell’ambito dell’esame del provvedimento il 28 ottobre sono iniziate le audizioni di esperti.

Iter per l’approvazione definitiva (more…)