Posts Tagged ‘parità di accesso’

Sicilia. Si vota senza doppia preferenza. Ma c’è il listino.

12 ottobre 2017

Riceviamo da Daniela Domenici i dati di genere delle imminenti elezioni regionali siciliane, utili per elettori e elettrici.

https://danielaedintorni.com/2017/10/12/chi-sono-le-donne-nei-listini-deilla-candidatia-per-le-elezioni-regionali-siciliane-del-5-novembre-2017-resoconto-di-daniela-domenici/

https://danielaedintorni.com/2017/10/07/chi-sono-le-candidate-alle-elezioni-regionali-siciliane-del-5-novembre-2017-province-di-caltanissetta-catania-ed-enna-resoconto-di-daniela-domenici/

https://danielaedintorni.com/2017/10/09/chi-sono-le-candidate-alle-elezioni-regionali-siciliane-del-5-novembre-2017-province-di-ragusa-siracusa-e-trapani-resoconto-di-daniela-domenici/

https://danielaedintorni.com/2017/10/08/chi-sono-le-candidate-alle-elezioni-regionali-siciliane-del-5-novembre-2017-provincia-di-palermo-resoconto-di-daniela-domenici/

https://danielaedintorni.com/2017/10/07/chi-sono-le-candidate-alle-elezioni-regionali-siciliane-del-5-novembre-2017-provincia-di-agrigento-resoconto-di-daniela-domenici/

https://danielaedintorni.com/2017/10/07/chi-sono-le-candidate-alle-elezioni-regionali-siciliane-del-5-novembre-2017-provincia-di-messina-resoconto-di-daniela-domenici/

 

 

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Testi a fronte nuova legge elettorale per Camera e Senato

10 ottobre 2017

Pubblicato dalla Camera dei deputati il testo a fronte della nuova legge elettorale  sul quale il Governo ha posto la fiducia

legge-elettorale(1)

Per saperne di più sul Rosatellum 2.0

23 settembre 2017

Il capogruppo del Pd in Commissione Affari Costituzionali della Camera e relatore della legge elettorale, Emanuele Fiano, ha depositato il nuovo testo base, il cosiddetto Rosatellum 2.0, che prevede il 36% dei deputati eletti in collegi uninominali e il 64% con metodo proporzionale.

La relazione tecnica che accompagna il nuovo testo  sottolinea che si tratta di un sistema elettorale misto, in cui l’assegnazione di 231 seggi alla Camera e 102 seggi al Senato è effettuata in Collegi uninominali con formula maggioritaria, in cui vince il candidato più votato. L’assegnazione dei restanti seggi avviene con metodo proporzionale, nell’ambito di Collegi plurinominali.

La soglia di sbarramento è fissata al 3%,  (per accontentare Alfano e i suoi), ma i voti delle liste che raggiungono almeno l’uno per cento non andranno dispersi perché confluiranno a vantaggio delle forze politiche maggiori.

I partiti potranno presentarsi da soli o in coalizione. La coalizione è unica a livello nazionale e i partiti in coalizione presentano candidati unitari nei Collegi uninominali.

Ogni elettrice/elettore dispone di un unico voto: l’elettore vota il contrassegno della lista e il voto è attribuito anche al candidato o alla candidata nel collegio uninominale,

Per i seggi da assegnare nel proporzionale, il riparto avviene a livello nazionale. (more…)

Le sindache elette al primo turno. Se ne riparla dopo i ballottaggi.

18 giugno 2017

Riceviamo da Daniela Domenici:

finito 🙂

se ne riparla dopo i ballottaggi…

 

https://danielaedintorni.com/2017/06/18/le-sindache-elette-eo-rielette-in-lombardia-alle-amministrative-2017-resoconto-di-daniela-domenici/

 

Il giorno 18 giugno 2017 06:12, Daniela Domenici <danieladomenici57@gmail.com> ha scritto:

https://danielaedintorni.com/2017/06/18/le-sindache-elette-eo-rielette-in-piemonte-alle-amministrative-2017-resoconto-di-daniela-domenici/

 

Il giorno 17 giugno 2017 09:59, Daniela Domenici <danieladomenici57@gmail.com> ha scritto:

https://danielaedintorni.com/2017/06/17/le-sindache-elette-eo-rielette-in-veneto-alle-amministrative-2017-resoconto-di-daniela-domenici/

 

Il giorno 17 giugno 2017 08:41, Daniela Domenici <danieladomenici57@gmail.com> ha scritto:

https://danielaedintorni.com/2017/06/17/le-sindache-elette-eo-rielette-in-friuli-venezia-giulia-alle-amministrative-2017-resoconto-di-daniela-domenici/

 

Il giorno 17 giugno 2017 06:27, Daniela Domenici <danieladomenici57@gmail.com> ha scritto:

https://danielaedintorni.com/2017/06/17/le-sindache-elette-eo-rielette-in-liguria-alle-amministrative-2017-resoconto-di-daniela-domenici/

 

Il giorno 17 giugno 2017 06:16, Daniela Domenici <danieladomenici57@gmail.com> ha scritto:

https://danielaedintorni.com/2017/06/17/le-sindache-elette-eo-rielette-in-emilia-romagna-alle-amministrative-2017-resoconto-di-daniela-domenici/

 

Il giorno 16 giugno 2017 17:55, Daniela Domenici <danieladomenici57@gmail.com> ha scritto:

https://danielaedintorni.com/2017/06/16/le-sindache-elette-eo-rielette-nel-lazio-alle-amministrative-2017-resoconto-di-daniela-domenici/

 

https://danielaedintorni.com/2017/06/16/le-sindache-elette-eo-rielette-in-umbria-alle-amministrative-2017-resoconto-di-daniela-domenici/

 

Il giorno 16 giugno 2017 06:33, Daniela Domenici <danieladomenici57@gmail.com> ha scritto:

https://danielaedintorni.com/2017/06/16/le-sindache-elette-eo-rielette-in-campania-alle-amministrative-2017-resoconto-di-daniela-domenici/

 

Il giorno 16 giugno 2017 05:31, Daniela Domenici <danieladomenici57@gmail.com> ha scritto:

https://danielaedintorni.com/2017/06/16/le-sindache-elette-eo-rielette-in-abruzzo-alle-amministrative-2017-resoconto-di-daniela-domenici/

 

Il giorno 16 giugno 2017 05:20, Daniela Domenici <danieladomenici57@gmail.com> ha scritto:

https://danielaedintorni.com/2017/06/16/le-sindache-elette-eo-rielette-in-molise-alle-amministrative-2017-resoconto-di-daniela-domenici/

 

Il giorno 15 giugno 2017 16:42, Daniela Domenici <danieladomenici57@gmail.com> ha scritto:

https://danielaedintorni.com/2017/06/15/le-sindache-elette-eo-rielette-in-puglia-alle-amministrative-2017-resoconto-di-daniela-domenici/

 

Il giorno 15 giugno 2017 15:35, Daniela Domenici <danieladomenici57@gmail.com> ha scritto:

https://danielaedintorni.com/2017/06/15/le-sindache-elette-eo-rielette-in-basilicata-alle-amministrative-2017-resoconto-di-daniela-domenici/

 

Il giorno 15 giugno 2017 14:18, Daniela Domenici <danieladomenici57@gmail.com> ha scritto:

https://danielaedintorni.com/2017/06/15/le-sindache-elette-eo-rielette-in-calabria-alle-amministrative-2017-resoconto-di-daniela-domenici/

 

Il giorno 15 giugno 2017 14:04, Daniela Domenici <danieladomenici57@gmail.com> ha scritto:

https://danielaedintorni.com/2017/06/15/le-sindache-elette-eo-rielette-in-sardegna-alle-amministrative-2017-resoconto-di-daniela-domenici/

 

Il giorno 15 giugno 2017 12:02, Daniela Domenici <danieladomenici57@gmail.com> ha scritto:

https://danielaedintorni.com/2017/06/15/le-sindache-elette-in-sicilia-alle-amministrative-2017-resoconto-di-daniela-domenici/

 

2017-06-15 11:41 GMT+02:00 Daniela Domenici <danieladomenici57@gmail.com>:

https://danielaedintorni.com/2017/06/15/le-sindache-elette-in-toscana-alle-amministrative-2017-resoconto-di-daniela-domenici/

Daniela Domenici

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La Giunta di Roma Capitale e le Giunte municipali non più paritarie, se passano le modifiche del M5S

1 giugno 2017

Clamorose sviste (non vogliamo infierire) del M5S nello schema della delibera per le modifiche allo Statuto di Roma Captale,Proposta delibera modifica Statuto Roma Capitale che sono state segnalate senza successo  da Annamaria Bianchi di Carteinregola (di cui Aspettare stanca fa parte) durante l’audizione di alcune associazioni in Commissione Statuto di Roma Capitale e nei successivi scambi di vedute con il consigliere Stumi, vicepresidente della Commissione,  primo firmatario della proposta di delibera e con la consigliera Guerrini , presidente della Commissione delle elette.

Le più gravi riguardano la composizione delle Giunte  di Roma Capitale e  Municipali, con la cancellazione della presenza paritaria di donne e uomininere, introdotta dallo Statuto del 2013,STATUTO_T_VOLUMETTO e la composizione  della nuova Commissione per le pari opportunità che sostituisce la Commissione delle elette (solo donne) , nella  quale ora basterebbe, se le modifiche passassero,  anche la presenza di una sola donna.

Sono norme da cancellare perché  in contrasto con i principi costituzionali, disposizioni europee e internazionali e la  legge n. 56/2014, c.d. Delrio. Favorirebbero accordi su uomini scelti in base a vecchie logiche spartitorie partitocratiche e impedirebbero l’arrivo di donne competenti.

Un inaccettabile ritorno all’indietro rispetto a una conquista che ha una storia collettiva da rispettare. La quota  del 50% fu introdotta nel 2013  nello Statuto di Roma Capitale dall’emendamento firmato da Monica Cirinnà (PD) e Gemma Azuni (SEL)  –  “Fra i nominati è garantita la presenza, di norma in pari numero, di entrambi i sessi, motivando le scelte difformemente operate con specifico riferimento al principio di pari opportunità” .

Il M5S cerca giustificazioni sostenendo che nelle giunte comunque deve essere rispettata la percentuale minima del 40%  di rappresentanza di genere prescritto appunto  dalla legge nazionale cosiddetta Delrio, e presentando le proposte di  modifica come un  aggiornamento  dovuto rispetto alla preesistente normativa (215/2012)(2)  che fissava ad 1/3 la proporzione”.  Posizione da respingere,  dato che  lo Statuto vigente, approvato il 7 marzo 2013, sarebbe caso mai da aggiornare  con quanto previsto dalla successiva legge Delrio. Aggiornamento che in ogni  caso non è per niente “dovuto” perché la legge dispone che “nessuno dei due sessi può essere rappresentato in misura inferiore al 40 per cento”, e che quindi nulla vieta ai Comuni di prevedere il criterio paritario, come quello ora vigente per Roma Capitale.

vedi anche http://www.carteinregola.it/index.php/il-problematico-rapporto-tra-m5s-e-societa-civile/#

No a un nuovo CNEL senza donne: per garantire rappresentatività e pluralismo necessarie norme di garanzia di genere.

6 maggio 2017

Tiziano Treu PRES. CNEL – IN COMMISSIONE AFFARI COSTITUZIONALI DEL SENATO DDL AUTORIFORMA CNEL

Il Consiglio dei Ministri ha deliberato oggi la nomina del professor Tiziano Treu, Professore di diritto del lavoro all’Università Cattolica di Milano e già Ministro dei Governi  Dini e Prodi, oltre ad essere stato Ministro  dei Trasporti nel primo governo D’Alema (1998-1999).
Parlamentare dal 1996 nelle file di Rinnovamento italiano dell’allora premier Dini. Rieletto al Senato con la Margherita (2001 e 2006) ed, infine, nel PD dal  2008.  Dal 2013 consigliere del Cnel anche se è stato uno dei 200 giuristi che hanno firmato il manifesto per il Si al Referendum, che prevedeva l’abolizione del CNEL.
Suo il  “Pacchetto Treu” sulla promozione dell’occupazione che riconobbe per la prima volta il lavoro interinale e altri contratti di lavoro atipico.

Nel frattempo ha definito un provvedimento di autoriforma del CNEL, che è  stato incardinato in Commissione Affari Costituzionali del Senato il disegno di legge di riforma del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (CNEL). Ne ha dato notizia lo stesso CNEL che ha presentato il provvedimento di autoriforma.

Sono relatori della riforma, approvata all’unanimità dalla parti sociali presenti al CNEL, il Sen. Francesco Russo (PD) e il Sen. Mario Mauro (FI-Pdl).

I punti essenziali della riforma sono :

–        E’ definita una nuova modalità di nomina dei Consiglieri del CNEL, più veloce e più trasparente (due mesi contro i nove attuali) da parte del Consiglio dei ministri, al fine di garantire i criteri del più ampio pluralismo sul modello del CESE europeo;

–        E’ previsto anche un rappresentante rispettivamente dell’ANCI, dell’UPI e della Conferenza delle Regioni;

–        Oltre alla conferma di tutte le attuali attribuzioni del CNEL, sono previsti pareri del CNEL obbligatori, ma non vincolanti, per i maggiori atti di finanza pubblica (DEF, nota di aggiornamento al DEF e legge di bilancio);

–        E’ stabilita la nuova funzione del CNEL di certificazione del grado di rappresentatività nazionale delle organizzazioni sindacali nel settore privato.

Le modifiche proposte sono tese a tutelare il massimo pluralismo per garantire la presenza del maggior numero di parti sociali rappresentative all’interno del CNEL.

Viene assicurata la più ampia partecipazione ai lavori del CNEL laddove è previsto che il Presidente del CNEL abbia la facoltà di costituire, senza oneri finanziari aggiuntivi, appositi gruppi di lavoro aperti a soggetti esterni qualificati per l’istruttoria di specifiche tematiche.

E’ una riforma del CNEL a costo zero – sottolinea in una nota – e una nuova importante tappa di un percorso virtuoso che il CNEL ha iniziato già nel 2011 e che ha portato, ad oggi, a restituire al bilancio dello Stato ben 37 milioni di euro. (05/05/2017-ITL/ITNET)

http://www.italiannetwork.it/news.aspx?ln=it&id=46162

LIBERIAMO LA STORIA DELLE DONNE

27 aprile 2017

Con preghiera di firmare e divulgare. Grazie.

PETIZIONE Petizione – Liberiamo la storia delle donne (2)

Diretta a Monica Maggioni Presidente RAI e Valeria Fedeli Ministra dell’Istruzione

https://www.change.org/p/monica-maggioni-presidente-rai-e-valeria-fedeli-ministra-dell-istruzione-liberiamo-la-storia-delle-donne

In questo 25 aprile Marisa Cinciari Rodano e Rosanna Oliva de Conciliis, anche a nome delle firmatarie, chiedono:

alla Rai TV di rendere visionabili e disponibili al pubblico, in apposita sezione di Teche Rai e utilizzabili non a fini di lucro, i materiali di repertorio utili a ricostruire la Storia delle donne;

al MIUR di agire perché la Storia delle donne abbia una equa rappresentazione nelle scuole.

Come prima azione chiediamo che sia sbloccato il documentario della Rete delle reti femminili “Le donne nella Resistenza. E perché alle partigiane fu negato di sfilare dopo la Liberazione”: https://www.youtube.com/watch?v=u_t6mbT2CBM, oscurato perché contenente anche clip di proprietà Rai.

La storia delle donne, sistematicamente ignorata anche dai programmi di scuola e dai libri scolastici, deve essere liberata e riportata alla luce.

Il servizio pubblico prenda esempio dalla recente pubblicazione online dell’immane archivio segreto del Vaticano: http://asv.vatican.va/content/archiviosegretovaticano/it/consultazione.html. Se il Vaticano ha reso possibile l’accesso libero e gratuito all’immenso patrimonio dei suoi contenuti, lo Stato italiano potrà ben fare qualcosa per restituire alle donne ciò che è rimasto della loro storia, a lungo negata e nascosta.

Marisa Cinciari Rodano

Rosanna Oliva de Conciliis

DonneinQuota

Rete delle Reti

 

Fantasia, il capolavoro di Walt Disney, vi invitiamo a trovare su YOUTUBE la parte ispirata all’Apprenti Sorcier.

2 dicembre 2016

I 74 senatori-consiglieri regionali: come sarebbero eletti secondo Renzi

Abbiamo l’impressione che la riforma costituzionale proposta dal Governo e rimaneggiata dal Parlamento sia poco conosciuta dagli stessi creatori, che la raccontano in maniera opposta alla realtà. Non vogliamo neppure ipotizzare che si tratti, invece, di malafede.

La questione è comunque complessa: tra le modifiche alla Costituzione previste dal DDL sottoposto al referendum  non si trova la modalità con la quale verranno eletti  i nuovi senatori. La riforma abroga l’articolo 58 della Costituzione, che prevede che i senatori siano eletti a suffragio universale e diretto dagli elettori che hanno superato il venticinquesimo anno di età. Il nuovo articolo 57 della Costituzione stabilisce che il nuovo Senato sarebbe composto da 95 senatori (più cinque eventuali senatori nominati dal Presidente della Repubblica) e specifica che i 95 nuovi senatori dovranno essere eletti dai componenti dei Consigli Regionali (e dei Consigli delle Province autonome di Trento e di Bolzano) “ che avranno l’obbligo di sceglierli tra i propri componenti e, nella misura di uno per ciascuno, tra i sindaci dei Comuni dei rispettivi territori“.:

Il comma 6 dell’art. 57 rimanda a una legge ordinaria la  regolamentazione delle modalità di elezione dei componenti del Senato:nonché quelle per la loro sostituzione, in caso di cessazione dalla carica elettiva regionale o locale, mentre l’articolo 39 del DDL, che non modifica la Costituzione, regolamenta con norma transitoria le prime elezioni.

Fermo restando che fino all’approvazione di una legge che regoli l’elezione dei senatori valgono appunto  le disposizioni transitorie della riforma Renzi Boschi (art.139) e quindi i senatori saranno eletti “direttamente” dai Consigli Regionali, anche nel caso la legge elettorale sia approvata entro questa legislatura, non potrebbe essere applicata alla prima  elezione del nuovo Senato.

Su questo BLOG  abbiamo dettagliatamente argomentato il duplice motivo che rende inattaccabile tale affermazione. (more…)

L’inganno dell’art. 39 del Disegno di Legge Costituzionale

28 novembre 2016

In breve: una norma transitoria che non modifica la Costituzione, quindi sfugge a coloro che si limitano a leggere i testi a fronte degli articoli riformati, ma contraddice quanto è previsto dal nuovo articolo 55 della Costituzione sulla promozione dell’equilibrio di genere nelle leggi elettorali per il Parlamento (addirittura falsamente presentato come introduzione del principio della parità di genere in Costituzione) e dal nuovo articolo 57 Costituzione, in cui è stato inserito, per dare un contentino a chi è contro l’elezione indiretta, l’inciso “in conformità alle scelte espresse dagli elettori per i candidati consiglieri.” in-breve

Testo del Disegno di legge del  12/04/2016 , pubblicato nella G.U. del 15/04/2016

 http://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2016/04/15/16A03075/sg,

– – – – – – –

Tre domande e tre risposte:

  1. I cittadini concorreranno ad eleggere il primo nuovo Senato?

Risposta No

  1. Ci saranno senatrici nel primo nuovo Senato? (salvo le senatrici di nomina del Presidente della Repubblica).

Risposta No

  1. Le regioni a statuto speciale voteranno per il primo nuovo Senato?

Risposta Non si capisce
La prima elezione del nuovo Senato (in realtà l’unica, perché i successivi rinnovi saranno parziali) non avverrà secondo i nuovi articoli della Costituzione, ma in base alla norma “transitoria”, prevista dall’art. 39 del ddl costituzionale, di cui non si parla nei dibattiti e ignorata anche da molti che hanno tentato di informarsi per un voto consapevole.
Una norma “transitoria” che potrebbe avere una vita lunga, in quanto  la legge elettorale ordinaria, prevista dalla Costituzione riformata, potrebbe anche non arrivare mai, come affermato dalla stessa ministra Boschi. Molti concordano perché sembra impossibile che una legge elettorale possa rispettare le disposizioni contraddittorie previste dalla riforma costituzionale e passare indenne al vaglio della Corte costituzionale.

Una norma che, oltre ad essere, come da più parti sottolineato, di difficile interpretazione, non fa menzione delle scelte dei cittadini (nuovo art. 57 della Costituzione), né si fa carico in alcun modo di promuovere l’equilibrio di genere di cui all’articolo 1 della riforma (nuovo art. 55 della Costituzione).

Da non trascurare che i sindaci e i consiglieri regionali attualmente, oltre che del PD, sono in prevalenza uomini e che   questi sono gli elettori e i candidati del nuovo Senato. (more…)

Il nuovo Senato secondo la riforma costituzionale che sarà sottoposta il prossimo 4 dicembre al vaglio del referendum confermativo.

4 novembre 2016

 (Seconda versione del precedente post con integrazioni ritenute necessarie dopo aver partecipato ad un acceso confronto tra sostenitori del si e sostenitori del no al referendum)

In breve: Tra incertezze interpretative e rinvii a leggi, regolamenti e elezioni  successive, una facile previsione: poche o nessuna donna tra le elette nel nuovo Senato,  nonostante  i principi costituzionali  e il nuovo articolo 55 Cost.  previsto dalla riforma.

Premessa: per una completa disamina dell’argomento è necessario riferirsi al testo del Disegno di legge del  12/04/2016 , pubblicato nella G.U. del 15/04/2016

 http://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2016/04/15/16A03075/sg, ossia il disegno di legge sottoposto al referendum del 4 dicembre, non essendo sufficiente esaminare i testi a fronte della Costituzione vigente e di quella a riforma approvata predisposti da varie fonti.

 Suggeriamo di avvalersi del documento predisposto dall’Ufficio studi della Camera che comprende anche nella tabella n. 1 le modifiche apportate dal testo a leggi costituzio­nali e nella tabella n. 2, gli articoli del testo che non modificano la Costituzione, né leggi costituzionali.

 Tra questi ultimi sono comprese le disposizioni dell’articolo 39[i], estremamente importanti per comprendere come potrebbe essere  il nuovo Senato a riforma approvata

Composizione e elezione del nuovo Senato

  • Il nuovo Senato sarà “composto di 95 senatori rappresentativi delle istituzioni territoriali e da 5 senatori che possono essere nominati dal Presidente della Repubblica. I senatori saranno formalmente eletti dai consigli regionali, che avranno l’obbligo di sceglierli tra i propri componenti e, nella misura di uno per ciascuno, tra i sindaci dei Comuni dei rispettivi territori“. Non si fa cenno ai Presidenti delle Giunte regionali che non sono compresi tra i componenti dei consigli e quindi sembra non potranno aspirare a diventare senatori.
  • La ripartizione dei seggi tra le Regioni sarà in proporzione alla loro popolazione e nessuna Regione avrà meno di due senatori. Due senatori toccheranno anche a Trento e Bolzano.
  • L’attuale elezione a suffragio universale e diretto per il Senato è sostituita da un’elezione di secondo grado ad opera delle assemblee elettive regionali, “in conformità alle scelte espresse dagli elettori per i candidati consiglieri in occasione del rinnovo dei medesimi organi”.
  • Inoltre il Senato diviene organo a rinnovo parziale, poiché la durata dei senatori coincide con quella degli organi delle istituzioni territoriali  (Consigli regionali o comuni) nei quali sono stati eletti.

Se il risultato del referendum del 4 dicembre confermasse la riforma, l’attuale Parlamento dovrebbe approvare un’apposita legge elettorale ordinaria per stabilire le modalità di elezione del nuovo Senato. Questa legge potrà essere portata all’esame della Corte costituzionale nel termine (dieci giorni dall’entrata in vigore) e con le modalità  (su ricorso motivato di almeno un quarto dei componenti della Camera dei deputati o di almeno un terzo dei componenti del Senato),  previsti dal nuovo articolo 73 Cost.[ii]

Anche per le Regioni è previsto che esse debbano modificare le proprie leggi elettorali per adeguarle alla nuova legge elettorale del Senato, entro 90 giorni dall’entrata in vigore della legge medesima. Si tratta comunque di un termine non perentorio, che quindi potrà anche non essere rispettato.

Peccato che l’articolo 73 Cost. nuova versione non abbia incluso anche le leggi regionali tra quelle da sottoporre eventualmente al preventivo vaglio della Suprema Corte, come avrebbe dovuto suggerire l’attuale situazione caratterizzata dal mancato rispetto dei principi costituzionali afferenti l’equilibrio di genere in numerose leggi elettorali regionali.

Le norme di garanzia di genere

La futura legge elettorale per il Senato dovrà contenere norme di garanzia di genere, secondo quanto previsto dal nuovo articolo 55 della Costituzione, come riscritto dall’articolo 1 della riforma.

ART. 1. (Funzioni delle Camere).

  1. L’articolo 55 della Costituzione è sostituito dal seguente:

« ART. 55. – Il Parlamento si compone della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica.

Le leggi che stabiliscono le modalità di elezione delle Camere promuovono l’equilibrio

tra donne e uomini nella rappresentanza. Omissis ».

La riforma, quindi, specifica ulteriormente, e per il Parlamento nazionale, quanto già sancito nella Costituzione vigente dall’articolo 51 che prevede l’accesso alle cariche elettive degli uomini e delle donne in condizioni di parità e la promozione con appositi provvedimenti delle pari opportunità tra donne e uomini. Con riferimento  al livello regionale è poi prevista la promozione della parità di accesso tra donne e uomini alle cariche elettive ( art. 117 Cost).

Si tratta di articoli che discendono dal principio fondamentale dell’uguaglianza dei cittadini dell’uno e dell’altro sesso davanti alla legge – art. 3 Cost, primo comma-, che si riferisce anche all’uguaglianza sostanziale nell’assegnare alla Repubblica il compito  di rimuovere gli ostacoli  che di fatto impediscono tale uguaglianza -art. 3 Cost, secondo comma- .

Sono le norme costituzionali alle quali si devono alcune leggi regionali elettorali vigenti, a partire dalla legge regionale Campania, che hanno introdotto la doppia preferenza di genere, la legge n.215/2012 che ha  introdotto  disposizioni per promuovere il riequilibrio delle rappresentanze di genere nei consigli e nelle giunte degli enti locali e nei consigli regionali (tra cui la doppia preferenza  e la par condicio di genere), passando per la tripla preferenza di genere della legge elettorale per il Parlamento europeo, fino ad arrivare ad alcune norme di garanzia di genere inserite, sia pure a fatica, nell’ITALICUM.

Per l’approvazione e entrata in vigore della nuova legge elettorale del Senato nella Legislatura in corso i tempi sono stretti, anche se una norma transitoria prevede un termine abbreviato  per l’eventuale ricorso alla Corte costituzionale (introdotto dalla riforma in via preventiva per le leggi elettorali riguardanti il Parlamento), che scade il decimo giorno dall’entrata in vigore della legge medesima.[iii]

Comunque la prima elezione del nuovo Senato (in realtà l’unica (perché i successivi rinnovi saranno parziali) dovrebbe avvenire secondo  la norma  “transitoria”, prevista dall’art. 39 del ddl costituzionale,[iv] che, oltre ad essere, come da più parti sottolineato, di difficile interpretazione, non prevede il concorso dei cittadini né si fa carico, nel rispetto dei principi costituzionali,  di promuovere l’equilibrio di genere  come ribadito dall’articolo 1 della riforma.

Il colmo è che, poiché la norma transitoria è pur sempre di rango costituzionale, non sembrerebbe possibile sottoporla al vaglio della Corte Costituzionale!  Salvo si sostenga che si tratti di una sorta di legge elettorale, sia pure transitoria e, in tal caso, potrebbe essere sottoposta, ai sensi del nuovo articolo 73 Cost., all’esame della Corte costituzionale nel termine (dieci giorni dall’entrata in vigore) e con le modalità  (su ricorso motivato di almeno un quarto dei componenti della Camera dei deputati o di almeno un terzo dei componenti del Senato),  previsti dalla riforma.

Comunque per l’elezione del primo Senato. le candidature femminili tra i sindaci  e i consiglieri regionali sono  numericamente limitate  e destinate a rimanere tali, anche nel caso si modifichino velocemente le singole leggi elettorali in tutte le Regioni. Difatti i consigli eletti con le nuove leggi elettorali per la maggior parte delle Regioni interverrebbero fuori tempo utile, salvo scioglimenti anticipati.

Le prossime elezioni Regionali.

Sicilia – Autunno 2017
Lombardia, Lazio, Molise –  Febbraio 2018
Val d’Aosta Friuli V-G – Primavera 2018
Trentino, Alto Adige, Basilicata – Autunno 2018
Sardegna – Febbraio 2019
Piemonte, Abruzzo –  Primavera 2019
Emilia R., Calabria – Autunno 2019
Liguria,Veneto, Marche, Umbria, Campania, Puglia – Primavera 2020

Come si vede, la prima Regione ad andare alle urne, a oggi sarà la Sicilia, nell’autunno 2017. Quindi potrebbe essere  la Sicilia ad eleggere per prima i propri senatori in un Consiglio eletto secondo le nuove regole. Se l’attuale legislatura nazionale dovesse concludersi  a scadenza naturale, nella primavera 2018,  potrebbe ipotizzarsi un “election day” in cui, oltre al rinnovo della Camera dei deputati, in cinque Regioni in scadenza (Lombardia, Lazio, Molise, Val d’Aosta, Friuli), si rinnoverebbero anche i Consigli regionali  e si eleggerebbero i nuovi  Presidenti.  Quindi anche in queste Regioni si  eleggerebbero  i nuovi senatori tra consiglieri  eletti secondo le nuove regole.

Le altre Regioni, in attesa delle rispettive elezioni, voterebbero con gli attuali Consigli ancora in carica.

L’applicabilità delle norme transitorie

Rimane aperta la discussione sull’obbligo di applicare per la prima elezione del nuovo Senato comunque le norme transitorie di cui all’articolo 39 (che non prevedono né il concorso dei cittadini né alcun tipo di norma di garanzia di genere), come chiaramente emerge dalla interpretazione letterale della norma, oppure si possa provvedere a sostituirle, o almeno ad integrarle,  con quelle della futura nuova legge elettorale prevista dalla riforma, sempre che il Parlamento  riesca a scriverne una che rispetti le numerose e in parte incoerenti nuove disposizioni costituzionale e che la legge passi al vaglio della Suprema Corte.

Conclusione

Una cosa è indiscutibile: il nuovo Senato è ancora un ectoplasma, ma di sesso maschile.

[i] Art. 39. (Disposizioni transitorie).

  1. In sede di prima applicazione e sino alla data di entrata in vigore della legge di cui all’articolo 57, sesto comma, della Costituzione, come modificato dall’articolo 2 della presente legge costituzionale, per l’elezione del Senato della Repubblica, nei Consigli regionali e della Provincia autonoma di Trento, ogni consigliere può votare per una sola lista di candidati, formata da consiglieri e da sindaci dei rispettivi territori. Al fine dell’assegnazione dei seggi a ciascuna lista di candidati si divide il numero dei voti espressi per il numero dei seggi attribuiti e si ottiene il quoziente elettorale. Si divide poi per tale quoziente il numero dei voti espressi in favore di ciascuna lista di candidati. I seggi sono assegnati a ciascuna lista di candidati in numero pari ai quozienti interi ottenuti, secondo l’ordine di presentazione nella lista dei candidati medesimi, e i seggi residui sono assegnati alle liste che hanno conseguito i maggiori resti; a parità di resti, il seggio è assegnato alla lista che non ha ottenuto seggi o, in mancanza, a quella che ha ottenuto il numero minore di seggi. Per la lista che ha ottenuto il maggior numero di voti, può essere esercitata l’opzione per l’elezione del sindaco o, in alternativa, di un consigliere, nell’ambito dei seggi spettanti. In caso di cessazione di un senatore dalla carica di consigliere o di sindaco, è proclamato eletto rispettivamente il consigliere o sindaco primo tra i non eletti della stessa lista.

omissis
6. La legge di cui all’articolo 57, sesto comma, della Costituzione, come modificato dall’articolo 2 della presente legge costituzionale, è approvata entro sei mesi dalla data di svolgimento delle elezioni della Camera dei deputati di cui al comma 4.

  1. I senatori a vita in carica alla data di entrata in vigore della presente legge costituzionale permangono nella stessa carica, ad ogni effetto, quali membri del Senato della Repubblica.
    8. Le disposizioni dei regolamenti parlamentari vigenti alla data di entrata in vigore della presente legge costituzionale continuano ad applicarsi, in quanto compatibili, fino alla data di entrata in vigore delle loro modificazioni, adottate secondo i rispettivi ordinamenti dalla Camera dei deputati e dal Senato della Repubblica, conseguenti alla medesima legge costituzionale.
     

[ii] Per approfondimenti tecnici su alcuni di questi aspetti e altri, vedi http://www.federalismi.it/nv14/articolo-documento.cfm?Artid=32310

[iii]

In sede di prima applicazione, nella legislatura in corso alla data di entrata in vigore della presente legge costituzionale, su ricorso motivato presentato entro dieci giorni da tale data, o entro dieci giorni dalla data di entrata in vigore della legge di cui all’articolo 57, sesto comma, della Costituzione, come modificato dalla presente legge costituzionale, da almeno un quarto dei componenti della Camera dei deputati o un terzo dei componenti del Senato della Repubblica, le leggi promulgate nella medesima legislatura che disciplinano l’elezione dei membri della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica possono essere sottoposte al giudizio di legittimità della Corte costituzionale. La Corte costituzionale si pronuncia entro il termine di trenta giorni. Anche ai fini di cui al presente comma, il termine di cui al comma 6 decorre dalla data di entrata in vigore della presente legge costituzionale.