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Via dalle strade di Roma i manifesti anonimi e abusivi con l’immagine della Ministra del MIUR

1 febbraio 2017

Alla Sindaca di Roma Capitale

VIRGINIA RAGGI

(virginia.raggi@comune.roma.it)

 

e   p. c.       All’ Assessora Roma Semplice

FLAVIA MARZANO

(assessoratoromasemplice@comune.roma.it)

Alla Dirigente Unità organizzativa Affissioni e Pubblicità

MONICA GIAMPAOLI

(protocollo.attivitaproduttive@pec.comune.roma.it)

Alla Responsabile Ufficio Affissioni

CINZIA PETRINI

(affissione.manifesti@comune.roma.it)

Alla Responsabile Ufficio Controlli sul Territorio e Sanzioni

ROSALBA PIRASTRU

(rosalba.pirastru@comune.roma.it)

 

 

OGGETTO: MANIFESTI ABUSIVI RAFFIGURANTI LA MINISTRA VALERIA FEDELI

 

Dal 10 gennaio 2017 lettera-a-sindaca-raggi-1feb2017,

dell’Università e della Ricerca Valeria Fedeli sono affissi sui muri delle strade della Capitale.

In quanto anonimi e abusivi, compito di Roma Capitale è rimuoverli o ricoprirli tempestivamente, individuare e multare i colpevoli di affissione abusiva. Anche la tipografia responsabile della stampa clandestina è suscettibile di sanzione.

Come scritto sul Corriere della Sera e ripreso dal sito dell’Assessora Marzano “… Sono anonimi  infatti i manifesti apparsi martedì mattina su molte strade del centro di Roma con la fotografia della ministra dellIstruzione Valeria Fedeli, e una didascalia poco lusinghiera...».

Ma, nonostante le immediate dichiarazioni dell’Assessora Marzano “…di provvedere urgentemente alla copertura dei manifesti abusivi…” a distanza di ben tre settimane, varie zone di Roma sono ancora tappezzate dagli stessi manifesti.

I manifesti in questione sono offensivi nei confronti di una ministra in carica, una donna che ha rivestito in precedenza con grande capacità e senso di responsabilità il ruolo prestigioso di Vicepresidente del Senato, dopo essere stata  per molti anni e con risultati apprezzati  Dirigente sindacale nazionale,  Presidente del Sindacato Europeo delle Tessili e Vice presidente del sindacato europeo dell’Industria.

Il coraggio di accettare per spirito di servizio un ministero difficile, al centro di una lunga e necessaria riforma, non è mancato alla Senatrice Valeria Fedeli, e forse proprio questo, come scrive il “Corriere della sera ”… le ha attirato addosso critiche, polemiche, e financo manifesti pubblici.

Noi Le chiediamo come Sindaca di Roma Capitale che i tutti questi manifesti offensivi, anonimi e abusivi siano rimossi dalle strade di Roma a cura degli uffici competenti.

Confidiamo in un suo sollecito e decisivo intervento e rimaniamo in attesa di una cortese risposta.

 

Roma, 1 febbraio 2017

 

 

Per l’Accordo

Daniela Carlà e Marisa Rodano

 

 

 

Fantasia, il capolavoro di Walt Disney, vi invitiamo a trovare su YOUTUBE la parte ispirata all’Apprenti Sorcier.

2 dicembre 2016

I 74 senatori-consiglieri regionali: come sarebbero eletti secondo Renzi

Abbiamo l’impressione che la riforma costituzionale proposta dal Governo e rimaneggiata dal Parlamento sia poco conosciuta dagli stessi creatori, che la raccontano in maniera opposta alla realtà. Non vogliamo neppure ipotizzare che si tratti, invece, di malafede.

La questione è comunque complessa: tra le modifiche alla Costituzione previste dal DDL sottoposto al referendum  non si trova la modalità con la quale verranno eletti  i nuovi senatori. La riforma abroga l’articolo 58 della Costituzione, che prevede che i senatori siano eletti a suffragio universale e diretto dagli elettori che hanno superato il venticinquesimo anno di età. Il nuovo articolo 57 della Costituzione stabilisce che il nuovo Senato sarebbe composto da 95 senatori (più cinque eventuali senatori nominati dal Presidente della Repubblica) e specifica che i 95 nuovi senatori dovranno essere eletti dai componenti dei Consigli Regionali (e dei Consigli delle Province autonome di Trento e di Bolzano) “ che avranno l’obbligo di sceglierli tra i propri componenti e, nella misura di uno per ciascuno, tra i sindaci dei Comuni dei rispettivi territori“.:

Il comma 6 dell’art. 57 rimanda a una legge ordinaria la  regolamentazione delle modalità di elezione dei componenti del Senato:nonché quelle per la loro sostituzione, in caso di cessazione dalla carica elettiva regionale o locale, mentre l’articolo 39 del DDL, che non modifica la Costituzione, regolamenta con norma transitoria le prime elezioni.

Fermo restando che fino all’approvazione di una legge che regoli l’elezione dei senatori valgono appunto  le disposizioni transitorie della riforma Renzi Boschi (art.139) e quindi i senatori saranno eletti “direttamente” dai Consigli Regionali, anche nel caso la legge elettorale sia approvata entro questa legislatura, non potrebbe essere applicata alla prima  elezione del nuovo Senato.

Su questo BLOG  abbiamo dettagliatamente argomentato il duplice motivo che rende inattaccabile tale affermazione. (more…)

L’inganno dell’art. 39 del Disegno di Legge Costituzionale

28 novembre 2016

In breve: una norma transitoria che non modifica la Costituzione, quindi sfugge a coloro che si limitano a leggere i testi a fronte degli articoli riformati, ma contraddice quanto è previsto dal nuovo articolo 55 della Costituzione sulla promozione dell’equilibrio di genere nelle leggi elettorali per il Parlamento (addirittura falsamente presentato come introduzione del principio della parità di genere in Costituzione) e dal nuovo articolo 57 Costituzione, in cui è stato inserito, per dare un contentino a chi è contro l’elezione indiretta, l’inciso “in conformità alle scelte espresse dagli elettori per i candidati consiglieri.” in-breve

Testo del Disegno di legge del  12/04/2016 , pubblicato nella G.U. del 15/04/2016

 http://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2016/04/15/16A03075/sg,

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Tre domande e tre risposte:

  1. I cittadini concorreranno ad eleggere il primo nuovo Senato?

Risposta No

  1. Ci saranno senatrici nel primo nuovo Senato? (salvo le senatrici di nomina del Presidente della Repubblica).

Risposta No

  1. Le regioni a statuto speciale voteranno per il primo nuovo Senato?

Risposta Non si capisce
La prima elezione del nuovo Senato (in realtà l’unica, perché i successivi rinnovi saranno parziali) non avverrà secondo i nuovi articoli della Costituzione, ma in base alla norma “transitoria”, prevista dall’art. 39 del ddl costituzionale, di cui non si parla nei dibattiti e ignorata anche da molti che hanno tentato di informarsi per un voto consapevole.
Una norma “transitoria” che potrebbe avere una vita lunga, in quanto  la legge elettorale ordinaria, prevista dalla Costituzione riformata, potrebbe anche non arrivare mai, come affermato dalla stessa ministra Boschi. Molti concordano perché sembra impossibile che una legge elettorale possa rispettare le disposizioni contraddittorie previste dalla riforma costituzionale e passare indenne al vaglio della Corte costituzionale.

Una norma che, oltre ad essere, come da più parti sottolineato, di difficile interpretazione, non fa menzione delle scelte dei cittadini (nuovo art. 57 della Costituzione), né si fa carico in alcun modo di promuovere l’equilibrio di genere di cui all’articolo 1 della riforma (nuovo art. 55 della Costituzione).

Da non trascurare che i sindaci e i consiglieri regionali attualmente, oltre che del PD, sono in prevalenza uomini e che   questi sono gli elettori e i candidati del nuovo Senato. (more…)

Comunicato stampa. Doppio cognome per figlie e figli

10 novembre 2016

Rete per la Parità
Associazione di promozione sociale per la Parità uomo-donna secondo la Costituzione Italiana
http://www.reteperlaparita.it

A 68 anni dalla Costituzione, a 41 anni alla riforma del diritto di famiglia, a 37  anni dalla presentazione della prima proposta di legge in Parlamento, a 10 anni dal monito della Corte costituzionale al Parlamento, a 2 anni dalla condanna dell’Italia da parte della Corte di Strasburgo, nell’udienza dell’otto novembre la Corte costituzionale, relatore il Giudice Giuliano Amato, con la propria decisione ha eliminato l’automatica attribuzione del solo cognome paterno alla prole nata nel matrimonio. anche in presenza di una diversa volontà di genitori.

“E’ una sentenza storica- dichiara Rosa Oliva, presidente della Rete per la Parità- e alla commozione di trovarmi di nuovo in quell’aula nella quale nel 1960 la Corte cancellò la norma del 1919 che impediva alle donne l’accesso alle principali carriere pubbliche e alla gioia per il risultato si aggiunge l’amarezza per il lento cammino verso la parità delle donne.”
“Si tratta di un risultato immediato e importante, ma ancora parziale – aggiunge Rosa Oliva- bisognerà leggere le motivazioni della sentenza, ma è chiaro che deve essere approvata dal Senato quanto prima la proposta di legge della Camera, che giace da due anni presso la Commissione Giustizia. Chiederemo un incontro per sollecitarla, assolvendo per una volta ancora quel ruolo di cui l’associazione si è fatto carico dalla sua fondazione nel 2010, quando, all’interno di uno dei tre filoni di obiettivi, Mai più donne invisibili, abbiamo inserito la questione del doppio cognome.”

Aggiunge Susanna Schivo autrice di Mai Più madri invisibili, uno dei 29 contributi raccolti nel volume Cinquant’anni non sono bastati ( curato da Anna Maria Isastia e Rosanna Oliva), che nel Comitato Scientifico della Rete per la Parità rappresenta l’Area 03 Distretto 30 di Zonta International (al quale apparteneva Maria Magnani Noya, prima sindaca di Torino, che presentò nel 1979 la prima proposta di legge in materia di attribuzione del cognome a figli e figlie rispettoso della parità tra i coniugi): “La Consulta ha accolto l’eccezione di illegittimità costituzionale sollevata nel ricorso presentato alla Corte d’Appello di Genova per il caso di una coppia di coniugi, da me patrocinata, che si è vista negare dall’Ufficiale di Stato civile la possibilità di attribuire al figlio, che oggi ha quattro anni, entrambi i cognomi dei genitori. Una vittoria nei diritti civili, che riguarda la donna e il suo ruolo paritario nella società, come ha dichiarato ieri la madre del piccolo”

“Innanzi alla Corte, come componente del Collegio difensivo, ho avuto l’onore di rappresentare la Rete per la Parità – dichiara l’avvocata Antonella Anselmo – nell’ambito di un’iniziativa che abbiamo ritenuto necessaria per sostenere le ragioni delle tante coppie italiane che testimoniano quotidianamente il rispetto reciproco, l’eguaglianza nei rapporti familiari e la condivisione della responsabilità genitoriale verso i figli. La Rete per la Parità è capofila del gruppo di lavoro all’interno dell’Alleanza per lo Sviluppo Sostenibile per l’Obiettivo 5 Parità di genere. Un obiettivo inserito nell’Agenda ONU 2030 per le ricadute positive sull’intera popolazione mondiale del riconoscimento dei diritti delle donne. E dunque continueremo, nelle opportune sedi, a denunciare le discriminazioni strutturali di genere e la violazione degli obblighi internazionali.”.
9 novembre 2016
Contatti: segreteria.reteperlaparita.@gmail.com

Il nuovo Senato secondo la riforma costituzionale che sarà sottoposta il prossimo 4 dicembre al vaglio del referendum confermativo.

4 novembre 2016

 (Seconda versione del precedente post con integrazioni ritenute necessarie dopo aver partecipato ad un acceso confronto tra sostenitori del si e sostenitori del no al referendum)

In breve: Tra incertezze interpretative e rinvii a leggi, regolamenti e elezioni  successive, una facile previsione: poche o nessuna donna tra le elette nel nuovo Senato,  nonostante  i principi costituzionali  e il nuovo articolo 55 Cost.  previsto dalla riforma.

Premessa: per una completa disamina dell’argomento è necessario riferirsi al testo del Disegno di legge del  12/04/2016 , pubblicato nella G.U. del 15/04/2016

 http://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2016/04/15/16A03075/sg, ossia il disegno di legge sottoposto al referendum del 4 dicembre, non essendo sufficiente esaminare i testi a fronte della Costituzione vigente e di quella a riforma approvata predisposti da varie fonti.

 Suggeriamo di avvalersi del documento predisposto dall’Ufficio studi della Camera che comprende anche nella tabella n. 1 le modifiche apportate dal testo a leggi costituzio­nali e nella tabella n. 2, gli articoli del testo che non modificano la Costituzione, né leggi costituzionali.

 Tra questi ultimi sono comprese le disposizioni dell’articolo 39[i], estremamente importanti per comprendere come potrebbe essere  il nuovo Senato a riforma approvata

Composizione e elezione del nuovo Senato

  • Il nuovo Senato sarà “composto di 95 senatori rappresentativi delle istituzioni territoriali e da 5 senatori che possono essere nominati dal Presidente della Repubblica. I senatori saranno formalmente eletti dai consigli regionali, che avranno l’obbligo di sceglierli tra i propri componenti e, nella misura di uno per ciascuno, tra i sindaci dei Comuni dei rispettivi territori“. Non si fa cenno ai Presidenti delle Giunte regionali che non sono compresi tra i componenti dei consigli e quindi sembra non potranno aspirare a diventare senatori.
  • La ripartizione dei seggi tra le Regioni sarà in proporzione alla loro popolazione e nessuna Regione avrà meno di due senatori. Due senatori toccheranno anche a Trento e Bolzano.
  • L’attuale elezione a suffragio universale e diretto per il Senato è sostituita da un’elezione di secondo grado ad opera delle assemblee elettive regionali, “in conformità alle scelte espresse dagli elettori per i candidati consiglieri in occasione del rinnovo dei medesimi organi”.
  • Inoltre il Senato diviene organo a rinnovo parziale, poiché la durata dei senatori coincide con quella degli organi delle istituzioni territoriali  (Consigli regionali o comuni) nei quali sono stati eletti.

Se il risultato del referendum del 4 dicembre confermasse la riforma, l’attuale Parlamento dovrebbe approvare un’apposita legge elettorale ordinaria per stabilire le modalità di elezione del nuovo Senato. Questa legge potrà essere portata all’esame della Corte costituzionale nel termine (dieci giorni dall’entrata in vigore) e con le modalità  (su ricorso motivato di almeno un quarto dei componenti della Camera dei deputati o di almeno un terzo dei componenti del Senato),  previsti dal nuovo articolo 73 Cost.[ii]

Anche per le Regioni è previsto che esse debbano modificare le proprie leggi elettorali per adeguarle alla nuova legge elettorale del Senato, entro 90 giorni dall’entrata in vigore della legge medesima. Si tratta comunque di un termine non perentorio, che quindi potrà anche non essere rispettato.

Peccato che l’articolo 73 Cost. nuova versione non abbia incluso anche le leggi regionali tra quelle da sottoporre eventualmente al preventivo vaglio della Suprema Corte, come avrebbe dovuto suggerire l’attuale situazione caratterizzata dal mancato rispetto dei principi costituzionali afferenti l’equilibrio di genere in numerose leggi elettorali regionali.

Le norme di garanzia di genere

La futura legge elettorale per il Senato dovrà contenere norme di garanzia di genere, secondo quanto previsto dal nuovo articolo 55 della Costituzione, come riscritto dall’articolo 1 della riforma.

ART. 1. (Funzioni delle Camere).

  1. L’articolo 55 della Costituzione è sostituito dal seguente:

« ART. 55. – Il Parlamento si compone della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica.

Le leggi che stabiliscono le modalità di elezione delle Camere promuovono l’equilibrio

tra donne e uomini nella rappresentanza. Omissis ».

La riforma, quindi, specifica ulteriormente, e per il Parlamento nazionale, quanto già sancito nella Costituzione vigente dall’articolo 51 che prevede l’accesso alle cariche elettive degli uomini e delle donne in condizioni di parità e la promozione con appositi provvedimenti delle pari opportunità tra donne e uomini. Con riferimento  al livello regionale è poi prevista la promozione della parità di accesso tra donne e uomini alle cariche elettive ( art. 117 Cost).

Si tratta di articoli che discendono dal principio fondamentale dell’uguaglianza dei cittadini dell’uno e dell’altro sesso davanti alla legge – art. 3 Cost, primo comma-, che si riferisce anche all’uguaglianza sostanziale nell’assegnare alla Repubblica il compito  di rimuovere gli ostacoli  che di fatto impediscono tale uguaglianza -art. 3 Cost, secondo comma- .

Sono le norme costituzionali alle quali si devono alcune leggi regionali elettorali vigenti, a partire dalla legge regionale Campania, che hanno introdotto la doppia preferenza di genere, la legge n.215/2012 che ha  introdotto  disposizioni per promuovere il riequilibrio delle rappresentanze di genere nei consigli e nelle giunte degli enti locali e nei consigli regionali (tra cui la doppia preferenza  e la par condicio di genere), passando per la tripla preferenza di genere della legge elettorale per il Parlamento europeo, fino ad arrivare ad alcune norme di garanzia di genere inserite, sia pure a fatica, nell’ITALICUM.

Per l’approvazione e entrata in vigore della nuova legge elettorale del Senato nella Legislatura in corso i tempi sono stretti, anche se una norma transitoria prevede un termine abbreviato  per l’eventuale ricorso alla Corte costituzionale (introdotto dalla riforma in via preventiva per le leggi elettorali riguardanti il Parlamento), che scade il decimo giorno dall’entrata in vigore della legge medesima.[iii]

Comunque la prima elezione del nuovo Senato (in realtà l’unica (perché i successivi rinnovi saranno parziali) dovrebbe avvenire secondo  la norma  “transitoria”, prevista dall’art. 39 del ddl costituzionale,[iv] che, oltre ad essere, come da più parti sottolineato, di difficile interpretazione, non prevede il concorso dei cittadini né si fa carico, nel rispetto dei principi costituzionali,  di promuovere l’equilibrio di genere  come ribadito dall’articolo 1 della riforma.

Il colmo è che, poiché la norma transitoria è pur sempre di rango costituzionale, non sembrerebbe possibile sottoporla al vaglio della Corte Costituzionale!  Salvo si sostenga che si tratti di una sorta di legge elettorale, sia pure transitoria e, in tal caso, potrebbe essere sottoposta, ai sensi del nuovo articolo 73 Cost., all’esame della Corte costituzionale nel termine (dieci giorni dall’entrata in vigore) e con le modalità  (su ricorso motivato di almeno un quarto dei componenti della Camera dei deputati o di almeno un terzo dei componenti del Senato),  previsti dalla riforma.

Comunque per l’elezione del primo Senato. le candidature femminili tra i sindaci  e i consiglieri regionali sono  numericamente limitate  e destinate a rimanere tali, anche nel caso si modifichino velocemente le singole leggi elettorali in tutte le Regioni. Difatti i consigli eletti con le nuove leggi elettorali per la maggior parte delle Regioni interverrebbero fuori tempo utile, salvo scioglimenti anticipati.

Le prossime elezioni Regionali.

Sicilia – Autunno 2017
Lombardia, Lazio, Molise –  Febbraio 2018
Val d’Aosta Friuli V-G – Primavera 2018
Trentino, Alto Adige, Basilicata – Autunno 2018
Sardegna – Febbraio 2019
Piemonte, Abruzzo –  Primavera 2019
Emilia R., Calabria – Autunno 2019
Liguria,Veneto, Marche, Umbria, Campania, Puglia – Primavera 2020

Come si vede, la prima Regione ad andare alle urne, a oggi sarà la Sicilia, nell’autunno 2017. Quindi potrebbe essere  la Sicilia ad eleggere per prima i propri senatori in un Consiglio eletto secondo le nuove regole. Se l’attuale legislatura nazionale dovesse concludersi  a scadenza naturale, nella primavera 2018,  potrebbe ipotizzarsi un “election day” in cui, oltre al rinnovo della Camera dei deputati, in cinque Regioni in scadenza (Lombardia, Lazio, Molise, Val d’Aosta, Friuli), si rinnoverebbero anche i Consigli regionali  e si eleggerebbero i nuovi  Presidenti.  Quindi anche in queste Regioni si  eleggerebbero  i nuovi senatori tra consiglieri  eletti secondo le nuove regole.

Le altre Regioni, in attesa delle rispettive elezioni, voterebbero con gli attuali Consigli ancora in carica.

L’applicabilità delle norme transitorie

Rimane aperta la discussione sull’obbligo di applicare per la prima elezione del nuovo Senato comunque le norme transitorie di cui all’articolo 39 (che non prevedono né il concorso dei cittadini né alcun tipo di norma di garanzia di genere), come chiaramente emerge dalla interpretazione letterale della norma, oppure si possa provvedere a sostituirle, o almeno ad integrarle,  con quelle della futura nuova legge elettorale prevista dalla riforma, sempre che il Parlamento  riesca a scriverne una che rispetti le numerose e in parte incoerenti nuove disposizioni costituzionale e che la legge passi al vaglio della Suprema Corte.

Conclusione

Una cosa è indiscutibile: il nuovo Senato è ancora un ectoplasma, ma di sesso maschile.

[i] Art. 39. (Disposizioni transitorie).

  1. In sede di prima applicazione e sino alla data di entrata in vigore della legge di cui all’articolo 57, sesto comma, della Costituzione, come modificato dall’articolo 2 della presente legge costituzionale, per l’elezione del Senato della Repubblica, nei Consigli regionali e della Provincia autonoma di Trento, ogni consigliere può votare per una sola lista di candidati, formata da consiglieri e da sindaci dei rispettivi territori. Al fine dell’assegnazione dei seggi a ciascuna lista di candidati si divide il numero dei voti espressi per il numero dei seggi attribuiti e si ottiene il quoziente elettorale. Si divide poi per tale quoziente il numero dei voti espressi in favore di ciascuna lista di candidati. I seggi sono assegnati a ciascuna lista di candidati in numero pari ai quozienti interi ottenuti, secondo l’ordine di presentazione nella lista dei candidati medesimi, e i seggi residui sono assegnati alle liste che hanno conseguito i maggiori resti; a parità di resti, il seggio è assegnato alla lista che non ha ottenuto seggi o, in mancanza, a quella che ha ottenuto il numero minore di seggi. Per la lista che ha ottenuto il maggior numero di voti, può essere esercitata l’opzione per l’elezione del sindaco o, in alternativa, di un consigliere, nell’ambito dei seggi spettanti. In caso di cessazione di un senatore dalla carica di consigliere o di sindaco, è proclamato eletto rispettivamente il consigliere o sindaco primo tra i non eletti della stessa lista.

omissis
6. La legge di cui all’articolo 57, sesto comma, della Costituzione, come modificato dall’articolo 2 della presente legge costituzionale, è approvata entro sei mesi dalla data di svolgimento delle elezioni della Camera dei deputati di cui al comma 4.

  1. I senatori a vita in carica alla data di entrata in vigore della presente legge costituzionale permangono nella stessa carica, ad ogni effetto, quali membri del Senato della Repubblica.
    8. Le disposizioni dei regolamenti parlamentari vigenti alla data di entrata in vigore della presente legge costituzionale continuano ad applicarsi, in quanto compatibili, fino alla data di entrata in vigore delle loro modificazioni, adottate secondo i rispettivi ordinamenti dalla Camera dei deputati e dal Senato della Repubblica, conseguenti alla medesima legge costituzionale.
     

[ii] Per approfondimenti tecnici su alcuni di questi aspetti e altri, vedi http://www.federalismi.it/nv14/articolo-documento.cfm?Artid=32310

[iii]

In sede di prima applicazione, nella legislatura in corso alla data di entrata in vigore della presente legge costituzionale, su ricorso motivato presentato entro dieci giorni da tale data, o entro dieci giorni dalla data di entrata in vigore della legge di cui all’articolo 57, sesto comma, della Costituzione, come modificato dalla presente legge costituzionale, da almeno un quarto dei componenti della Camera dei deputati o un terzo dei componenti del Senato della Repubblica, le leggi promulgate nella medesima legislatura che disciplinano l’elezione dei membri della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica possono essere sottoposte al giudizio di legittimità della Corte costituzionale. La Corte costituzionale si pronuncia entro il termine di trenta giorni. Anche ai fini di cui al presente comma, il termine di cui al comma 6 decorre dalla data di entrata in vigore della presente legge costituzionale.

 

 

 

Le città metropolitane un anno dopo, analisi e resoconto di Daniela Domenici (prossimamente il commento di Aspettare stanca) )

12 ottobre 2016

12 ottobre 2016

Mi è stato chiesto, e ho accolto la richiesta con piacere, di analizzare la composizione dei consigli delle città metropolitane un anno dopo con attenzione al gender gap. Ecco i dati che ho desunto.

Iniziamo dicendo che le città metropolitane sono 14, quali siano e le loro caratteristiche lo potete leggere al link seguente

http://www.comuniverso.it/index.cfm?Citta_metropolitane&menu=560

Inizierei dalla città metropolitana di Torino che ha eletto il proprio consiglio l’altro ieri e che è composto da 6 consigliere su 18.

Quella di Bologna lo ha eletto lo scorso 9 ottobre e anche qui troviamo 6 consigliere su 18.

Nella città metropolitana di Genova ci sono 4 consigliere su 18.

Reggio Calabria detiene, purtroppo, il record negativo tra le 14: i consiglieri sono stati eletti lo scorso 8 agosto e c’è 1 sola consigliera su 18, la vice sindaca di Caulonia Caterina Belcastro.

Nella città metropolitana di Bari ci sono solo 2 consigliere su 18.

Nella città metropolitana di Venezia ci sono 3 consigliere su 18.

Il consiglio della città metropolitana di Firenze ha 5 consigliere su 18.

Il consiglio della città metropolitana di Milano detiene, invece, il record positivo: è stato rieletto lo scorso 9 ottobre e ci sono 8 consigliere su 24.

Nel consiglio della città metropolitana di Roma ci sono 6 consigliere su 24.

Nella città metropolitana di Napoli ci sono 4 consigliere su 24. (more…)

Elezioni Città metropolitane: i risultati

11 ottobre 2016

Il 9 ottobre si è votato a Roma, Milano, Torino, Napoli e Bologna e nella provincia di Barletta Andria Trani. Elezioni di secondo livello, gli amministrati non informati, scelte delegate ai consiglieri comunali. Salta all’occhio la scarsa presenza delle donne nei nuovi cnsigli.Dove non c’è democrazia le donne spariscono. A breve contiamo di pubblicare i dati di genere e ulteriori considerazioni.

(Regioni.it 3025 – 11/10/2016) Si sono svolte il 9 ottobre le elezioni per il rinnovo dei Consigli delle Città Metropolitane di Torino, Roma, Milano, Bologna e Napoli.

Il Consiglio metropolitano è l’organo di indirizzo, programmazione e controllo politico-amministrativo della Città metropolitana. Dura in carica cinque anni, a meno che non intervenga nel frattempo il rinnovo del consiglio del comune capoluogo. E’ eletto a suffragio ristretto dai sindaci e dai consiglieri comunali dei comuni della città metropolitana. Sono eleggibili a consigliere metropolitano i sindaci e i consiglieri comunali in carica.

A Torino con la proclamazione avvenuta nella prima mattinata di lunedì 10 ottobre a palazzo Cisterna, le operazioni di voto per il rinnovo del Consiglio della Città metropolitana di Torino, presieduto da Chiara Appendino ha registrato come percentuale di voto finale (i seggi si sono chiusi domenica sera alle 23) si è attestata al 64.25%, di poco inferiore a quanto registrato nelle elezioni del 2015, mentre è cresciuto il peso del voto ponderato per l’affluenza ai seggi di più amministratori di città e centri medio grandi del territorio.

Sono andati 8 seggi alla lista di centrosinistra “Città di Città” che vede eletti Alberto Avetta (il più votato in assoluto) sindaco di Cossano Canavese, Vincenzo Barrea consigliere comunale di Borgaro Torinese, i consiglieri comunali di Torino Monica Canalis, Maria Grazia Grippo, Silvio Magliano, Roberto Montà sindaco di Grugliasco, Mauro Carena sindaco di Villardora e Maurizio Piazza sindaco di Beinasco.

Al Movimento 5Stelle sono andati 7 seggi: risultano eletti consiglieri metropolitani Dimitri De Vita (il più votato della sua lista) consigliere comunale a Rosta, Marco Marocco consigliere comunale a Chivasso, Barbara Azzarà consigliera comunale a Torino, Carlotta Trevisan consigliera comunale a Rivoli, Elisa Pirro consigliera comunale ad Orbassano, Anna Merlin consigliera comunale a Cumiana e Antonino Iaria consigliere comunale a Torino.

Alla lista di centrodestra Civica per il territorio sono andati 3 seggi: risultano eletti consiglieri metropolitani Paolo Ruzzola sindaco di Buttigliera Alta, Antonio Catello sindaco di Pianezza e Mauro Fava consigliere comunale a Cuorgnè.

Anche a Milano si è votato per il Consiglio della Città metropolitana (cfr. Statuto.). Ne fanno parte il Sindaco metropolitano e ventiquattro consiglieri. Dei 2.025 sindaci e consiglieri comunali aventi diritto, ha votato il 74,6%. Questi i consiglieri eletti:

– Lista Milano metropolitana – Mezzi Pietro, Vassallo Francesco, Censi Arianna Maria, Maviglia Roberto, Mantoan Giorgio, Bocci Paola, Buscemi Elena, Ceccarelli Bruno, Agogliati Barbara, Uguccioni Beatrice Luigia Elena, D’Alfonso Franco Maria Antonio, Trezzi Siria, Palestra Michela, Del Ben Daniele

– La città dei Comuni – lista civica – Braga Alessandro

– Insieme per la Città Metropolitana – Bellomo Vito, Cocucci Vera Fiammetta Silvana Solange, Di Lauro Angelo Antonio, Musella Graziano, Ballarini Marco, Guidi Luciano

– Lega Nord – Lega Lombarda Salvini – Bastoni Massimiliano, Cucchi Raffaele

– Movimento 5Stelle.It – Carrettoni Marco

Concluse anche a Bologna le elezioni del Consiglio metropolitano che si sono svolte domenica 9 ottobre. L’affluenza è stata dell’80,9%. L’ufficio elettorale della Città metropolitana procederà ora ai riconteggi e alle verifiche di rito e proclamerà ufficialmente gli eletti nella serata di lunedì 10 ottobre. Tra i 18 neo consiglieri metropolitani ci sono:12 uomini e 6 donne, 7 sindaci e 11 consiglieri comunali (di cui 5 del comune capoluogo), 8 consiglieri uscenti rieletti (Ruscigno, Santi Casali, Monesi, Ferri, Manca, Gnudi, Tinti per il Pd ed Evangelisti per Uniti per l’Alternativa). L’età media è di 48 anni.

Questi i 18 consiglieri che entreranno a far parte dell’assemblea di Palazzo Malvezzi:

– Rete Civica, alla quale spettano 2 seggi: Alessandro Santoni e Lorenzo Mengoli;

– Partito Democratico, al quale spettano 13 seggi: Giampiero Veronesi, Raffaele Persiano, Daniele Ruscigno, Raffaella Santi Casali, Luca Lelli, Elisabetta Scalambra, Marco Monesi, Francesco Errani, Simona Lembi, Mariaraffaella Ferri, Daniele Manca, Massimo Gnudi, Fausto Tinti;

– Movimento 5 Stelle, al quale spetta 1 seggio: Paolo Rainone;

– Uniti per l’alternativa, al quale spettano 2 seggi: Marta Evangelisti e Erika Seta.

Nello scorso Consiglio metropolitano il Pd aveva 12 seggi, Uniti per l’Alternativa 3, Sinistra per i beni comuni 1, Rete civica 1, Movimento cinque Stelle 1.

Al via anche il nuovo Consiglio della Città metropolitana di Roma Capitale. Ai seggi di via IV Novembre, si sono recati 1.372 votanti su 1.674, per un’affluenza dell’81,95%. L’Aula del consiglio sarà frammentata in tre blocchi: 9 consiglieri su 24 per il Movimento Cinque Stelle, 8 per il centrosinistra e 7 per il centrodestra.

Questi i Consiglieri eletti

– Movimento 5 Stelle, 9 seggi: De Vito Marcello, Ferrara Paolo, Fucci Fabio, Catini Maria Agnese, Guerrini Gemma, Zotta Teresa Maria, Colizza Carlo, Casto Angelo, Manunta Matteo.

– Le città della metropoli, 8 seggi: Ascani Federico, Pascucci Alessio, Baglio Valeria, Borelli Massimiliano, Gabbarini Flavio, Califano Michela, Sanna Pierluigi, Celli Svetlana

– Territorio protagonista, 7 seggi.:Silvestroni Marco, Giordani Massimiliano, Libanori Giovanni, Ghera, Fabrizio, Priori Alessandro, Cacciotti Mario, Volpi Andrea

Anche a Napoli, sono stati proclamati i 24 eletti al Consiglio metropolitano. (more…)

Compleanno dell’Inviolatella nel Parco di Veio

9 ottobre 2016

 

Attività principali di “Aspettare stanca” associazione di promozione sociale

2006

In occasione dell’inizio della campagna elettorale per il rinnovo del Parlamento nazionale, si costituisce l’Associazione no profit Aspettare stanca. Alcune delle fondatrici, conosciutesi perché impegnate in un Comitato di cittadini e cittadine del Municipio Roma XX, avevano seguito con preoccupazione la riforma elettorale, all’interno della quale il Governo ed il Parlamento non avevano ritenuto di inserire norme di garanzie per assicurare una maggiore presenza di donne.

Da subito si attiva con successo per chiedere all’allora Ministro dell’Interno Giuseppe Pisanu la pubblicazione online sul sito istituzionale delle liste delle candidature e dei rispettivi programmi in occasione delle elezioni politiche del 30 marzo 2006 e di quelle successive.

In rete con altre Associazioni sviluppa azioni di pressione per promuovere la democrazia paritaria mediante una riforma elettorale condivisa, non solo dai partiti, ma anche dalle cittadine e dai cittadini.

Realizza attività di monitoraggio e rilevazione statistica dei dati elettorali rispetto al Genere a partire dalle elezioni politiche del 2006, sia per quanto riguarda le candidature, sia per i risultati (compresa la rilevazione delle elette e degli eletti derivanti dal c.d. “gioco dei subentri”) e per le elezioni amministrative nel Comune e nei Municipi di Roma, inclusi quelle dei Consiglieri aggiunti rappresentanti degli extra Comunitari.

2007

Si impegna nel progetto sperimentale Partecipazione: sostantivo di genere femminile. La diversità è un valore aggiunto finanziata con i fondi comunitari (purtroppo ad oggi ancora non completamente ottenuti), per il sostegno delle politiche di genere con l’adesione degli Enti locali. La sperimentazione ha comportato quattro azioni principali collegate alle allora imminenti elezioni amministrative in tre Comuni della Provincia di Roma (Bracciano, Formello, Torrita Tiberina) e nel XX Municipio di Roma:

  • Sensibilizzazione dei partiti dei vari schieramenti per favorire una presenza di donne nelle liste e sostegno a donne candidate durante la campagna elettorale per le elezioni amministrative 2007.
  • Sostegno alle donne, una volta elette o nominate nelle Giunte, attraverso progetti di partecipazione locale.
  • Costruzione e gestione di un sito web dedicato, di supporto alla sperimentazione.
  • Diffusione dei risultati.

Al sito originario http://www.aspettarestanca.it si aggiunge quello del progetto http://www.aspettarestanca.it/partecipazione/hp.htm.

2008

In occasione delle elezioni nazionali, provinciali e comunali, partecipa all’iniziativa mediante la distribuzione di materiale informativo Il nostro voto mutilato è ancora decisivo, lanciando lo slogan “Voto ma Protesto!” e “Sulle schede di preferenza (Comune e municipio) vota una donna”. Reitera l’invito alle candidate al Comune e nei Municipi di Roma a fare rete per politiche di genere e per i piani d’azione previsti dalla Carta europea per la Parità e l’uguaglianza delle donne degli uomini nella vita locale.

2009

Monitora la campagna elettorale per le elezioni europee e pubblica dati inerenti alle Statistiche elettorali di genere.

Il sito di Aspettare stanca si evolve con l’aiuto del Blog su WordPress, uno strumento agile, che consente commenti e contributi esterni e più facilmente aggiornabile.

Con una lettera, sottoscritta anche dal Laboratorio 50&50, Corrente rosa e Donne e scienza, è stata chiesta la “par condicio” di genere in Tv e la trasparenza sui finanziamenti elettorali alle candidate e ai candidati.

Nel corso dell’anno scolastico 2008/2009 partecipa, a titolo gratuito, al progetto Sui generis, nelle classi e con i docenti.

Insieme con l’Associazione Donne della Banca d’Italia, Corrente rosa, D52 e il Laboratorio 50&50 invia, in occasione dell’   otto marzo, una lettera al Presidente della Repubblica sul tema dell’occupazione delle donne; le cinque presidenti partecipano alle celebrazioni della Giornata al Quirinale.

Monitora i lavori al Senato sul DDL Marino sul testamento biologico e le cure palliative.

2010

In occasione delle elezioni regionali monitora le candidature del Lazio sollecita la presenza delle donne nelle liste e nelle future giunte.

Dopo le elezioni partecipa alle iniziative di pressione per ottenere in tutte le regioni, principalmente nella Regione Lazio, leggi elettorali con la doppia preferenza di genere, come previsto dalla nuova legge della Regione Campania, passata al vaglio della Corte Costituzionale.

Oltre a contatti online, crea un proprio Gruppo attivo su Facebook, intendendo proseguire nell’uso dei mezzi più attuali ed efficaci per connettere le donne tra loro e per attivare una sempre più incisiva “politica di genere”.

Partecipa attivamente al Comitato nazionale per le celebrazioni del Cinquantenario della sentenza della Corte Costituzionale n. 33 del 13 maggio 1960, che eliminò le discriminazioni per l’accesso alle carriere pubbliche ed è tra le promotrici dell’associazione di promozione sociale Rete per la Parità.

E’ tra le prime firmatarie ed è tuttora  parte attiva in molte delle iniziative dell’Accordo di azione comune per la democrazia paritaria, che al 2016 raggiunge circa sessanta tra associazioni e gruppi di donne

 2011

 Nel mese di giugno si costituisce in Associazione di promozione sociale.

Aderisce alla manifestazione nazionale di Se Non Ora Quando il 13 febbraio e a quella dell’otto marzo a Roma, entrando a far parte del Comitato romano e partecipa all’incontro nazionale a Siena del 9-10 luglio.

In occasione delle elezioni amministrative 2011 entra a far parte del gruppo di associazioni che, con la Rete per la Parità, ha realizzato la campagna indirizzata ai partiti Mai più donne italiane portatrici d’acqua, per intensificare la presenza delle donne nelle liste e nelle future giunte. Partecipa al monitoraggio degli esiti delle candidature delle donne, della composizione delle Giunte e delle nomine di secondo livello.

per proseguire leggi il PDF

presentazione-di-aspettare-stanca

 

Ballottaggi: le sindache elette

20 giugno 2016

Successo delle donne ai ballottaggi: non inganni la percentuale del 19%: le due donne sindaco in capoluoghi di regione amministreranno;

Virgina Raggi,  prima sindaca di Roma Capitale,  ( 2.872.021 abitanti) e la Città Metropolitana di Roma (4.340.474 abitanti)

Chiara Appendino. oltre a Torino ( circa 900.000 abitanti), la Città Metropolitana più estesa d’Italia, che raccoglie 316 Comuni, con 2.821.970 abitanti..

Ecco i dati complessivi:

Daniela Domenici ha pubblicato:

Ringrazio l’ANSA che mi ha fornito i dati sui risultati dei ballottaggi di ieri in 126 Comuni italiani, le Sindache elette o rielette sono 24 su 126, quindi il 19%.

Si vanno ad aggiungere alle 1.063 che sono già in carica e che includono anche quelle elette lo scorso 5 giugno.

Eccole in ordine alfabetico per città come le ho estrapolate dall’ANSA:

Altopascio (LU) – Sara D’Ambrosio
Anguillara Sabazia (RM) – Sabrina Anselmo
Arcore (MB) – Rosalba Piera Colombo
Ardenno (SO) – Laura Bonat
Assisi (PG) – Stefania Proietti
Battipaglia (SA) – Cecilia Francese
Brindisi – Angela Carluccio
Carbonia (CI) – Paola Massidda
Carmagnola (TO) – Ivana Gaveglio
Cascina (PI) – Susanna Ceccardi
Ciriè (TO) – Loredana Devietti Goggia
Civita d’Antino (AQ) – Sara Cicchinelli
Favara (AG) – Anna Alba
Montevarchi (AR) – Silvia Chiassai
Oderzo (TV) – Maria Scardellato
Palo del Colle (BA) – Anna Zaccheo
Peschiera Borromeo (MI) – Caterina Molinari
Pioltello (MI) – Ivonne Cosciotti
Pisticci (MT) – Viviana Verri
Porto Empedocle (AG) – Ida Carmina
Roma – Virginia Raggi
Savona – Ilaria Caprioglio
Sulmona (AQ) – Annamaria Casini
Torino – Chiara Appendino

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Raggi e Appendino, neo Sindache di due metropoli come Roma e Torino, si vanno ad aggiungere al gruppo delle prime Sindache europee.

Nel 2013 a Malmö in Svezia è stata eletta prima Sindaca della città Katrin Stjernfeldt Jammeh e nello stesso anno a Tetovo in Macedonia è stata eletta, sempre prima Sindaca, Teuta Arifi.

Nel 2014 a Gjakova in Kosovo è stata eletta Mimoza Kusari-Lila, a Nantes in Francia Johanna Rolland, a Praga Adriana Krnáčová, a Presvov in Slovacchia Andrea Turčanová e a Parigi, sempre nello stesso, Anne Hildago.

Nel 2015 sono state elette, come prime Sindache, Ada Colau a Barcellona e Henriette Reker a Colonia.

L’altro ieri, 19 giugno 2016, Virginia Raggi è diventata la prima Sindaca di Roma (nonché la più giovane tra tutti i sindaci della capitale) e Chiara Appendino lo è divenuta di Torino.

Per il mio amore per le statistiche la più “anziana” tra le succitate Sindache è Reker a Colonia che è nata nel 1956, seguita da Hildago del 1959 e da Krnacova del 1960.

La più giovane in assoluto è la neo Sindaca di Torino Appendino che è nata nel 1984 seguita da Rolland del 1979 e da Raggi del 1978.

Concludo con una statistica “alternativa”, per sorridere: il segno zodiacale predominante tra queste Sindache è quello della bilancia, ce ne sono 3, è un segno d’aria, il segno dell’equilibrio, speriamo che siano equilibrate…poi due Sindache sono del toro, segno di terra, e due dei gemelli, un altro segno d’aria. Le altre appartengono al sagittario, al cancro, al capricorno e ai pesci, una a ciascuno

MILANO: DONNE ALL’INSEGUIMENTO DEI CANDIDATI SINDACO

17 giugno 2016

La vera novità delle amministrative di Milano è stata sicuramente il progetto #GenderQuestionTime https://m.facebook.com/Gender-Question-Time-1558414067790888/ organizzato da sette associazioni che si occupano di diritti delle donne, che ha costretto i nove candidati sindaco a rispondere alle istanze delle donne, dapprima in una video intervista (che potete trovare sui siti delle associazioni) e poi in un confronto avvenuto il 6 maggio allo Spazio Tadini con quattro candidati, di persona o con i propri rappresentanti.

Come ultimo atto del progetto, le associazioni hanno organizzato il 14 giugno alle Stelline un’intervista a Sala e Parisi, condotta dalla giornalista del Corriere della Sera e de La27ora, Rita Querzè. GQT la locandina

Sala ha risposto alle domande della giornalista, ribadendo quanto già sostenuto: sì alla giunta e alle partecipate con pari presenze di donne e uomini e alla vicesindaca. No all’assessora alle pari opportunità – chiesta con forza dalle associazioni – ma politiche attente alla parità e trasversali a tutti gli assessorati. Inoltre, Sala si è impegnato contro le pubblicità sessiste.

Parisi invece non si è presentato né ha concesso successivamente l’intervista alla giornalista che si era dichiarata disponibile.

Un gesto politicamente sbagliato e penalizzante per il candidato del centro destra, che non tiene conto che le donne, entrate con forza nella campagna elettorale anche grazie al progetto #GenderQuestionTime, possono diventare determinanti al ballottaggio.

Un errore che si aggiunge a quello già commesso all’atto della composizione delle liste per il Consiglio Comunale in appoggio a Parisi Sindaco, che se sarà eletto, conterà nella sua maggioranza solo quattro donne consigliere su 29, mentre in caso di vittoria di Sala, entreranno in Consiglio quindici donne su 29, in entrambi i casi su un totale complessivo di 48.

Non dimentichiamo che il grado di civiltà di una società si misura dalla partecipazione alla vita pubblica delle donne.

Milano e Roma, 16 giugno 2016

Ufficio Stampa Gaia Francieri 347 6941277 francieri@hotmail.it

Comunicato Stampa 16 giugno