Archive for the ‘Sentenza 1 del 2014 della Corte Costituzionale’ Category

Il nuovo Senato secondo la riforma costituzionale che sarà sottoposta il prossimo 4 dicembre al vaglio del referendum confermativo.

4 novembre 2016

 (Seconda versione del precedente post con integrazioni ritenute necessarie dopo aver partecipato ad un acceso confronto tra sostenitori del si e sostenitori del no al referendum)

In breve: Tra incertezze interpretative e rinvii a leggi, regolamenti e elezioni  successive, una facile previsione: poche o nessuna donna tra le elette nel nuovo Senato,  nonostante  i principi costituzionali  e il nuovo articolo 55 Cost.  previsto dalla riforma.

Premessa: per una completa disamina dell’argomento è necessario riferirsi al testo del Disegno di legge del  12/04/2016 , pubblicato nella G.U. del 15/04/2016

 http://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2016/04/15/16A03075/sg, ossia il disegno di legge sottoposto al referendum del 4 dicembre, non essendo sufficiente esaminare i testi a fronte della Costituzione vigente e di quella a riforma approvata predisposti da varie fonti.

 Suggeriamo di avvalersi del documento predisposto dall’Ufficio studi della Camera che comprende anche nella tabella n. 1 le modifiche apportate dal testo a leggi costituzio­nali e nella tabella n. 2, gli articoli del testo che non modificano la Costituzione, né leggi costituzionali.

 Tra questi ultimi sono comprese le disposizioni dell’articolo 39[i], estremamente importanti per comprendere come potrebbe essere  il nuovo Senato a riforma approvata

Composizione e elezione del nuovo Senato

  • Il nuovo Senato sarà “composto di 95 senatori rappresentativi delle istituzioni territoriali e da 5 senatori che possono essere nominati dal Presidente della Repubblica. I senatori saranno formalmente eletti dai consigli regionali, che avranno l’obbligo di sceglierli tra i propri componenti e, nella misura di uno per ciascuno, tra i sindaci dei Comuni dei rispettivi territori“. Non si fa cenno ai Presidenti delle Giunte regionali che non sono compresi tra i componenti dei consigli e quindi sembra non potranno aspirare a diventare senatori.
  • La ripartizione dei seggi tra le Regioni sarà in proporzione alla loro popolazione e nessuna Regione avrà meno di due senatori. Due senatori toccheranno anche a Trento e Bolzano.
  • L’attuale elezione a suffragio universale e diretto per il Senato è sostituita da un’elezione di secondo grado ad opera delle assemblee elettive regionali, “in conformità alle scelte espresse dagli elettori per i candidati consiglieri in occasione del rinnovo dei medesimi organi”.
  • Inoltre il Senato diviene organo a rinnovo parziale, poiché la durata dei senatori coincide con quella degli organi delle istituzioni territoriali  (Consigli regionali o comuni) nei quali sono stati eletti.

Se il risultato del referendum del 4 dicembre confermasse la riforma, l’attuale Parlamento dovrebbe approvare un’apposita legge elettorale ordinaria per stabilire le modalità di elezione del nuovo Senato. Questa legge potrà essere portata all’esame della Corte costituzionale nel termine (dieci giorni dall’entrata in vigore) e con le modalità  (su ricorso motivato di almeno un quarto dei componenti della Camera dei deputati o di almeno un terzo dei componenti del Senato),  previsti dal nuovo articolo 73 Cost.[ii]

Anche per le Regioni è previsto che esse debbano modificare le proprie leggi elettorali per adeguarle alla nuova legge elettorale del Senato, entro 90 giorni dall’entrata in vigore della legge medesima. Si tratta comunque di un termine non perentorio, che quindi potrà anche non essere rispettato.

Peccato che l’articolo 73 Cost. nuova versione non abbia incluso anche le leggi regionali tra quelle da sottoporre eventualmente al preventivo vaglio della Suprema Corte, come avrebbe dovuto suggerire l’attuale situazione caratterizzata dal mancato rispetto dei principi costituzionali afferenti l’equilibrio di genere in numerose leggi elettorali regionali.

Le norme di garanzia di genere

La futura legge elettorale per il Senato dovrà contenere norme di garanzia di genere, secondo quanto previsto dal nuovo articolo 55 della Costituzione, come riscritto dall’articolo 1 della riforma.

ART. 1. (Funzioni delle Camere).

  1. L’articolo 55 della Costituzione è sostituito dal seguente:

« ART. 55. – Il Parlamento si compone della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica.

Le leggi che stabiliscono le modalità di elezione delle Camere promuovono l’equilibrio

tra donne e uomini nella rappresentanza. Omissis ».

La riforma, quindi, specifica ulteriormente, e per il Parlamento nazionale, quanto già sancito nella Costituzione vigente dall’articolo 51 che prevede l’accesso alle cariche elettive degli uomini e delle donne in condizioni di parità e la promozione con appositi provvedimenti delle pari opportunità tra donne e uomini. Con riferimento  al livello regionale è poi prevista la promozione della parità di accesso tra donne e uomini alle cariche elettive ( art. 117 Cost).

Si tratta di articoli che discendono dal principio fondamentale dell’uguaglianza dei cittadini dell’uno e dell’altro sesso davanti alla legge – art. 3 Cost, primo comma-, che si riferisce anche all’uguaglianza sostanziale nell’assegnare alla Repubblica il compito  di rimuovere gli ostacoli  che di fatto impediscono tale uguaglianza -art. 3 Cost, secondo comma- .

Sono le norme costituzionali alle quali si devono alcune leggi regionali elettorali vigenti, a partire dalla legge regionale Campania, che hanno introdotto la doppia preferenza di genere, la legge n.215/2012 che ha  introdotto  disposizioni per promuovere il riequilibrio delle rappresentanze di genere nei consigli e nelle giunte degli enti locali e nei consigli regionali (tra cui la doppia preferenza  e la par condicio di genere), passando per la tripla preferenza di genere della legge elettorale per il Parlamento europeo, fino ad arrivare ad alcune norme di garanzia di genere inserite, sia pure a fatica, nell’ITALICUM.

Per l’approvazione e entrata in vigore della nuova legge elettorale del Senato nella Legislatura in corso i tempi sono stretti, anche se una norma transitoria prevede un termine abbreviato  per l’eventuale ricorso alla Corte costituzionale (introdotto dalla riforma in via preventiva per le leggi elettorali riguardanti il Parlamento), che scade il decimo giorno dall’entrata in vigore della legge medesima.[iii]

Comunque la prima elezione del nuovo Senato (in realtà l’unica (perché i successivi rinnovi saranno parziali) dovrebbe avvenire secondo  la norma  “transitoria”, prevista dall’art. 39 del ddl costituzionale,[iv] che, oltre ad essere, come da più parti sottolineato, di difficile interpretazione, non prevede il concorso dei cittadini né si fa carico, nel rispetto dei principi costituzionali,  di promuovere l’equilibrio di genere  come ribadito dall’articolo 1 della riforma.

Il colmo è che, poiché la norma transitoria è pur sempre di rango costituzionale, non sembrerebbe possibile sottoporla al vaglio della Corte Costituzionale!  Salvo si sostenga che si tratti di una sorta di legge elettorale, sia pure transitoria e, in tal caso, potrebbe essere sottoposta, ai sensi del nuovo articolo 73 Cost., all’esame della Corte costituzionale nel termine (dieci giorni dall’entrata in vigore) e con le modalità  (su ricorso motivato di almeno un quarto dei componenti della Camera dei deputati o di almeno un terzo dei componenti del Senato),  previsti dalla riforma.

Comunque per l’elezione del primo Senato. le candidature femminili tra i sindaci  e i consiglieri regionali sono  numericamente limitate  e destinate a rimanere tali, anche nel caso si modifichino velocemente le singole leggi elettorali in tutte le Regioni. Difatti i consigli eletti con le nuove leggi elettorali per la maggior parte delle Regioni interverrebbero fuori tempo utile, salvo scioglimenti anticipati.

Le prossime elezioni Regionali.

Sicilia – Autunno 2017
Lombardia, Lazio, Molise –  Febbraio 2018
Val d’Aosta Friuli V-G – Primavera 2018
Trentino, Alto Adige, Basilicata – Autunno 2018
Sardegna – Febbraio 2019
Piemonte, Abruzzo –  Primavera 2019
Emilia R., Calabria – Autunno 2019
Liguria,Veneto, Marche, Umbria, Campania, Puglia – Primavera 2020

Come si vede, la prima Regione ad andare alle urne, a oggi sarà la Sicilia, nell’autunno 2017. Quindi potrebbe essere  la Sicilia ad eleggere per prima i propri senatori in un Consiglio eletto secondo le nuove regole. Se l’attuale legislatura nazionale dovesse concludersi  a scadenza naturale, nella primavera 2018,  potrebbe ipotizzarsi un “election day” in cui, oltre al rinnovo della Camera dei deputati, in cinque Regioni in scadenza (Lombardia, Lazio, Molise, Val d’Aosta, Friuli), si rinnoverebbero anche i Consigli regionali  e si eleggerebbero i nuovi  Presidenti.  Quindi anche in queste Regioni si  eleggerebbero  i nuovi senatori tra consiglieri  eletti secondo le nuove regole.

Le altre Regioni, in attesa delle rispettive elezioni, voterebbero con gli attuali Consigli ancora in carica.

L’applicabilità delle norme transitorie

Rimane aperta la discussione sull’obbligo di applicare per la prima elezione del nuovo Senato comunque le norme transitorie di cui all’articolo 39 (che non prevedono né il concorso dei cittadini né alcun tipo di norma di garanzia di genere), come chiaramente emerge dalla interpretazione letterale della norma, oppure si possa provvedere a sostituirle, o almeno ad integrarle,  con quelle della futura nuova legge elettorale prevista dalla riforma, sempre che il Parlamento  riesca a scriverne una che rispetti le numerose e in parte incoerenti nuove disposizioni costituzionale e che la legge passi al vaglio della Suprema Corte.

Conclusione

Una cosa è indiscutibile: il nuovo Senato è ancora un ectoplasma, ma di sesso maschile.

[i] Art. 39. (Disposizioni transitorie).

  1. In sede di prima applicazione e sino alla data di entrata in vigore della legge di cui all’articolo 57, sesto comma, della Costituzione, come modificato dall’articolo 2 della presente legge costituzionale, per l’elezione del Senato della Repubblica, nei Consigli regionali e della Provincia autonoma di Trento, ogni consigliere può votare per una sola lista di candidati, formata da consiglieri e da sindaci dei rispettivi territori. Al fine dell’assegnazione dei seggi a ciascuna lista di candidati si divide il numero dei voti espressi per il numero dei seggi attribuiti e si ottiene il quoziente elettorale. Si divide poi per tale quoziente il numero dei voti espressi in favore di ciascuna lista di candidati. I seggi sono assegnati a ciascuna lista di candidati in numero pari ai quozienti interi ottenuti, secondo l’ordine di presentazione nella lista dei candidati medesimi, e i seggi residui sono assegnati alle liste che hanno conseguito i maggiori resti; a parità di resti, il seggio è assegnato alla lista che non ha ottenuto seggi o, in mancanza, a quella che ha ottenuto il numero minore di seggi. Per la lista che ha ottenuto il maggior numero di voti, può essere esercitata l’opzione per l’elezione del sindaco o, in alternativa, di un consigliere, nell’ambito dei seggi spettanti. In caso di cessazione di un senatore dalla carica di consigliere o di sindaco, è proclamato eletto rispettivamente il consigliere o sindaco primo tra i non eletti della stessa lista.

omissis
6. La legge di cui all’articolo 57, sesto comma, della Costituzione, come modificato dall’articolo 2 della presente legge costituzionale, è approvata entro sei mesi dalla data di svolgimento delle elezioni della Camera dei deputati di cui al comma 4.

  1. I senatori a vita in carica alla data di entrata in vigore della presente legge costituzionale permangono nella stessa carica, ad ogni effetto, quali membri del Senato della Repubblica.
    8. Le disposizioni dei regolamenti parlamentari vigenti alla data di entrata in vigore della presente legge costituzionale continuano ad applicarsi, in quanto compatibili, fino alla data di entrata in vigore delle loro modificazioni, adottate secondo i rispettivi ordinamenti dalla Camera dei deputati e dal Senato della Repubblica, conseguenti alla medesima legge costituzionale.
     

[ii] Per approfondimenti tecnici su alcuni di questi aspetti e altri, vedi http://www.federalismi.it/nv14/articolo-documento.cfm?Artid=32310

[iii]

In sede di prima applicazione, nella legislatura in corso alla data di entrata in vigore della presente legge costituzionale, su ricorso motivato presentato entro dieci giorni da tale data, o entro dieci giorni dalla data di entrata in vigore della legge di cui all’articolo 57, sesto comma, della Costituzione, come modificato dalla presente legge costituzionale, da almeno un quarto dei componenti della Camera dei deputati o un terzo dei componenti del Senato della Repubblica, le leggi promulgate nella medesima legislatura che disciplinano l’elezione dei membri della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica possono essere sottoposte al giudizio di legittimità della Corte costituzionale. La Corte costituzionale si pronuncia entro il termine di trenta giorni. Anche ai fini di cui al presente comma, il termine di cui al comma 6 decorre dalla data di entrata in vigore della presente legge costituzionale.

 

 

 

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Aggiornamenti al 14 gennaio dal Quirinale e dal Parlamento

15 gennaio 2015

Oggi Napolitano ha lasciato il Quirinale ed è tornato in compagnia della moglie Clio nella sua abitazione privata di via dei Serpenti.
Si moltiplicano i commenti sui suoi quasi nove anni da Presidente della Repubblica. Non stupisce che tra le critiche molte si riferiscano ai tre incarichi da lui conferiti a presidenti del Consiglio per nominare Governi con maggioranze parlamentari anomale.
E’ però inaccettabile che tali critiche partano anche dai principali responsabili della sciagurata legge elettorale che ha minato le basi della nostra democrazia parlamentare ed è la principale causa di tali anomalie.
Non dimentichiamo, inoltre, che, da allora, i Parlamenti eletti con tale legge, a suo tempo presentata come finalizzata ad assicurare la governabilità, non sono stati in grado di eliminarla, magari con un semplice ritorno al precedente Mattarellum, e solo l’intervento della Corte Costituzionale ha portato a un avvio di riforma della quale però, non si può prevedere l’esito.
Dal momento delle dimissioni del presidente della Repubblica presentate oggi, è iniziato un percorso che riguarda la Camera dei Deputati (la presidente ha convocato per il 29 gennaio le Camere riunite per l’elezione del nuovo Presidente) e il Senato, il cui presidente ha assunto e funzioni di presidente della Repubblica ed è stato sostituito nel ruolo di presidente del Senato dalla vicepresidente vicaria Valeria Fedeli. La circostanza di due donne a presiedere le Camere è stata salutata dalle associazioni che da tempo si impegnano per la parità di genere come un buon auspicio per l’elezione di una presidente anche al Quirinale.
Chi sono i grandi elettori:
http://www.polisblog.it/post/73159/presidente-della-repubblica-chi-sono-i-grandi-elettori
Restano soltanto due settimane per l’attività legislativa del Parlamento: il presidente del Consiglio ne è consapevole e da tempo ha messo in atto un’accelerazione notevole per arrivare prima della pausa obbligatoria e della nuova fase derivante dalla presenza di un nuovo presidente della Repubblica, all’approvazione di un testo, sia della riforma costituzionale sia della nuova legge elettorale per la Camera dei deputati, che nelle successive letture possa rimanere invariato.
La situazione, a oggi, tutt’altro che rosea, è la seguente:
Legge elettorale al Senato: impossibile prevedere la data conclusiva-
Si procede con un’accelerazione sui tempi, in contrasto con la decisone del Governo di prevedere l’efficacia del provvedimento solo a partire dal 2016, che porta a grandi anomalie, come la discussione in Aula iniziata prima che la Commissione abbia completato l’esame e la conseguenza mancanza di un relatore.
Sulla mancata condivisione dei contenuti basti sapere che in Commissione su questa legge elettorale sono stati presentati 17.000 emendamenti, e in Aula 44.000, senza considerare i subemendamenti.
Sulle critiche all’intero impianto segnaliamo l’intervento del Senatore Walter Tocci, che nel sostenere i pregi di un sistema basato sui collegi, ha anche fatto riferimento al collegio binominale, “in modo da eleggere un Parlamento in piena parità di genere”.
Tocci su legge elettorale
Riforma costituzionale alla Camera: si conclude il 23 gennaio?
Dovrebbe concludersi il 23 gennaio, salvo imprevisti, l’esame nell’aula della Camera del disegno di legge di riforma costituzionale del Senato e del Titolo V. Dopo la seduta del 12 gennaio, sono previste due sedute giornaliere interrotte solo per la pausa pranzo fino a giovedì 15. Mentre venerdì 16 è prevista la discussione di mozioni presentate dalle opposizioni. Stesso schema nella settimana fra il 19 e venerdì 23 gennaio: mezza giornata lunedì e venerdì, due sedute nei giorni centrali della settimana. Il voto finale si dovrebbe concludere entro le 15 del 23 gennaio. “Ove necessario”, tuttavia, hanno spiegato fonti di Montecitorio, resta aperta la possibilità di valutare “eventuali sedute aggiuntive” anche dopo.
L’accordo tra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi supera il primo ostacolo del primo voto segreto.
Durante l’esame degli emendamenti all’articolo 1 è stato respinto con 359 voti (favorevoli in 159) un emendamento di Sel,che prevedeva il rispetto della rappresentanza delle minoranze linguistiche nella legge elettorale.
Il percorso è appena cominciato. L’assemblea di Montecitorio dovrà esprimersi (more…)

INTRECCI E INCIUCI DI FINE D’ANNO IN PARLAMENTO

21 dicembre 2014

Sull’intreccio tra le riforme e l’elezione del Presidente della Repubblica

Vi invitiamo a leggere:
su Il Sole 24 Ore
Renzi dà la linea: Italicum, poi il Colle Emilia Patta18 dicembre 2014
http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-12-18/renzi-da-linea-italicum-poi-colle-063846.shtml?uuid=ABVRNVSC
Renzi: sul Colle non ci saranno problemi Emilia Patta19 dicembre 2014
http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-12-19/renzi-colle-non-ci-saranno-problemi-063808.shtml?uuid=AB5VZ4SC

Sui contenuti della riforma elettorale della Camera

Notevoli, davvero, i dettagli descritti da Bei e De Marchis su Repubblica
http://giacomosalerno.com/2014/12/18/nuovo-patto-renzi-berlusconi-subito-lok-allitalicum-ma-vale-da-settembre-2016-bei-e-de-marchis/
Nuovo patto Renzi-Berlusconi: subito l’ok all’Italicum ma vale da settembre 2016
di FRANCESCO BEI e GOFFREDO DE MARCHIS Dal Patto del Bavero è così uscita l’ultima versione (e la tempistica) del futuro impianto elettorale di questo Paese.
Tensione Pd-Forza Italia poi il Cavaliere: sì alle riforme. La prospettiva del voto anticipato così slitta al 2017
“In breve: Renzi voleva blindare il sistema di elezione del prossimo Parlamento prima della corsa al Quirinale, per migliorare il proprio rapporto di forza verso i berlusconiani sulla scelta del nuovo Presidente della Repubblica; i berlusconiani al contrario, volevano tenere in mano il ricatto sul Presidente (cioè avere la sicurezza che non fosse eletto uno che non gradiscono) prima di dare il via libera all’Italicum. In più, Renzi voleva far entrare in vigore l’Italicum in fretta e furia, così da tenere tutti sotto scacco con la minaccia di elezioni anticipate, alle quali pensa di incassare il super premio di maggioranza (con o senza ballottaggio), che non avrebbe invece se si votasse con il Consultellum, che attualmente è legge ed è proporzionale; al contrario, Berlusconi non voleva far entrare subito in vigore l’Italicum temendo elezioni anticipate con il medesimo, che ne diminuirebbero la forza e il potere in Parlamento.
Il risultato deciso ieri è che l’Italicum nuova versione verrà votato prima delle elezioni del nuovo Capo dello Stato, ma entrerà in vigore dopo, cioè il 1° settembre 2016.”
http://www.repubblica.it/politica/2014/12/18/news/nuovo_patto_renzi-berlusconi_subito_l_ok_all_italicum_ma_vale_da_settembre_2016-103174779/?ref=HREC1-3

Sull’elezione del Presidente della Repubblica

“…un gran risiko di convenienze personali e partitiche, roba che gli accordi di corridoio di D’Alema in confronto sembrano giochetti innocenti di bambini.
Insomma, qui l’unica cosa evidente è l’opacità. E il ristrettissimo gruppo di decisori: Renzi con Lotti, Berlusconi con Verdini. Tutti gli altri al massimo schiacceranno un bottone in Parlamento.
Non male, per quella “politica 2.0″ che doveva essere trasparente, limpida, partecipata, intessuta di contatti con i rappresentati perché questi fossero coinvolti, perché cadesse il muro tra dentro e fuori il Palazzo.
Si è arrivati al contrario esatto di quel modello.
Al Patto del Bavero, con i suoi cento capolista bloccati – élite dell’élite, casta della casta – decisi di nascosto e con il favore delle tenebre!”
Così conclude il suo post Alessandro Gilioli, giornalista de L’Espresso.
http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2014/12/18/il-patto-del-bavero/

E anche:

IL QUIRINALE NEL PATTO DEL NAZARENO (Furio Colombo)
Renzi punta all’elezione del nuovo Capo dello Stato fin dalla prima votazione,(con la maggioranza dei due terzi). Se così non sarà, il PD avrà un nome di riserva, una personalità molto più schierata politicamente, che sarà tenuto segreto fino alla quarta votazione, dalla quale per eleggere il nuovo Capo dello Stato basterà la maggioranza assoluta del Parlamento.

19 dicembre 2014 Il Quirinale nel Patto del Nazareno, di Furio Colombo

(http://giacomosalerno.com/2014/12/19/il-quirinale-nel-patto-del-nazareno-furio-colombo/)
Ci fermiamo qui, per amor di patria e per non interferire troppo con la serenità che vorremmo caratterizzasse le nostre prossime Festività.

Italicum al Senato: in Aula dal 7 gennaio 2015

21 dicembre 2014

 

Grandi novità sulla riforma elettorale.
Dalla Home page del Senato http://www.senato.it/home
Come stabilito dalla Conferenza dei Capigruppo, l’Aula ha incardinato la proposta di riforma elettorale (ddl n. 1385  DDL 1385) dopo l’approvazione dei documenti di bilancio, nella seduta n. 368, aperta venerdì 19 dicembre e chiusa sabato 20.

http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=hotresaula

Poichè la Commissione Affari costituzionali non ne ha concluso l’esame in sede referente, il ddl viene discusso in Assemblea senza relazione; la senatrice Finocchiaro ha dato conto dei lavori della 1a Commissione da lei presieduta. Il Senato tornerà a riunirsi mercoledì 7 gennaio, alle ore 16, per l’avvio della discussione generale del provvedimento, che proseguirà giovedì 8, come previsto dal calendario dei lavori.
(20 Dicembre 2014)
Dossier del Servizio studi Dossier
Testo a fronte tra il D.P.R. 361/1957 e il testo dell’A.S. n. 1385 (a cura del Servizio studi) Testo a fronte

Nel presentare il testo in Aula, la Senatrice Anna Finocchiaro, relatrice e presidente della Prima Commissione ha, tra l’altro dichiarato_ . Alla fine della discussione generale, prendendo spunto dalla maggioranza degli interventi e cercando di individuare un terreno condiviso ho avanzato una serie di proposte emendative al testo che avevano l’obiettivo di tenere insieme e coniugare al meglio le esigenze della governabilità e della stabilità degli esecutivi con quella della garanzia di rappresentatività delle forze politiche che si presentano alle elezioni politiche. In questo senso andavano le mie proposte per l’abbassamento della soglia di accesso alla ripartizione dei seggi, per l’innalzamento della quota di consensi che nel nuovo sistema avrebbe dato diritto al l’assegnazione del premio di maggioranza e per l’introduzione di un sistema di riequilibrio di genere”

Per saperne di più vi invitiamo a leggere quanto ci è pervenuto dal costituzionalista Stefano Ceccanti:

##Nuovo patto Renzi-Fi regge, Italicum 2.0 in aula dal 7 gennaio (more…)

L’Italicum passa al Senato, e il voto segreto nasconde i maschilisti

16 marzo 2014

Il testo
Alleghiamo le slide ufficiali e riportiamo di seguito i link per accedere a quanto compare sul sito della Camera, ma riteniamo inaccettabile che sia omesso qualsiasi riferimento alle disposizioni che riguardano la formazione, la composizione e il raggruppamento delle liste sulle quali il voto viene espresso.
Non si trova in particolare nulla sulle norme relative:
– alla limitazione della riforma alle sole norme riguardanti la Camera
– alla presenza dei candidati dei due sessi (rimaste inalterate per la bocciatura di tutti gli emendamenti presentati)
– alle pluricandidature (vietate nel testo base e inserite nel numero massimo di 8 ).

“Il 12 marzo 2014 l’Assemblea della Camera ha approvato in prima lettura il testo della proposta di riforma del sistema di elezione della Camera dei deputati.
informazioni aggiornate a giovedì, 13 marzo 2014
• L’esame presso la Camera dei deputati
• La sentenza 1/2014 e la relazione della Corte costituzionale
• La discussione al Senato (more…)

Tensione sulla parità di genere

7 marzo 2014

1 Rimane alta la tensione sulla parità di genere. Le quote rosa dividono, un asse trasversale di deputate preme per rafforzare le norme dell’Italicum sulla rappresentanza femminile in lista. L’iniziativa mette alla prova l’accordo tra Renzi e Berlusconi. La presidente della Camera Laura Boldrini lancia un appello ai partiti a non fare passi indietro e a riconoscere alle donne la possibilità di essere candidate in posizione eleggibile. L’appello bipartisan delle 90 deputate Novanta deputate dei partiti che sostengono la riforma elettorale – da Pd a Fi, da Ncd a Sc, Udc e Pi – hanno infatti sottoscritto un «appello aperto» ai leader dei loro partiti affinché sostengano gli emendamenti bipartisan per la parità di genere. Mentre i democratici aprono, Forza Italia non molla: il testo della legge elettorale non si tocca più, è il mantra tra gli Azzurri. Ma il Pd non dispera che il weekend di riflessione porti consiglio e alla fine il pressing vada Il Sole 24 Ore – leggi su http://24o.it/oV9R2

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-03-07/legge-elettorale-camera-no-introduzione-preferenze-alta-tensione-parita-genere-080928.shtml?uuid=ABX1CP1

2 A Sisto che ha dichiarato al TG1 delle 13,30 del 7 marzo, che non può essere garantita l’elezione delle donne, chiediamo perchè l’attuale testo dell’ITALICUM garantisce l’elezione degli uomini.
Leggi l’intervista a Rosy Bindi
Nella seduta notturna della Camera dei deputati Rosy Bindi è intervenuta due volte sulla legge elettorale, affrontando i temi caldi in discussione: liste bloccate e parità di genere. GUARDA I VIDEO

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3 Legge elettorale, Bindi: «La parità di genere è nella Costituzione e nel Dna del PD»
intervista di Francesca Schianchi, La Stampa, 7 marzo 2014

Io non sono mai stata una femminista, quindi sono veramente al di sopra di ogni sospetto, ma la parità di genere sta nella Costituzione e nel Dna del Pd, non ci si può rinunciare». Rosy Bindi esce dall’Aula della Camera solo pochi minuti, tra un voto e l’altro. Abbastanza però per manifestare la sua preoccupazione riguardo alla legge elettorale, in particolare sul tema della rappresentanza femminile: se non ci sarà, la combattiva deputata Pd, ex presidente del partito, oggi presidente della Commissione antimafia, potrebbe anche non votare la legge, (more…)

I lavori della tavola rotonda svoltasi il 25 febbraio sembrano già lontani.

28 febbraio 2014

Oggi, 27 febbraio, il Presidente Gaetano Silvestri ha tenuto la sua relazione sulla giurisprudenza costituzionale del 2013 e si moltiplicano i commenti, soprattutto sulla parte che riguarda la sentenza sulla legge elettorale:
http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-02-27/legge-elettorale-presidente-consulta-silvestri-garantisca-governi-stabili-111625.shtml?uuid=ABw8wXz

http://www.corriere.it/politica/14_febbraio_27/riforme-silvestri-si-camera-autonomie-9f64ce62-9faa-11e3-b156-8d7b053a3bcc.shtml

http://www.huffingtonpost.it/2014/02/27/silvestri-consulta-legge-elettorale-governi-stabili_n_4864511.html?utm_hp_ref=italy

http://www.ilsussidiario.net/News/Politica/2014/2/27/ITALICUM-Il-presidente-della-Consulta-Silvestri-la-legge-elettorale-garantisca-governi-stabili/473998/
http://qn.quotidiano.net/cronaca/2014/02/27/1031916-titolo-quinto-costituzione-silvestri.shtml

http://www.huffingtonpost.it/stefano-ceccanti/dalla-conferenza-del-presidente-della-corte-meno-sospetti-sullitalicum_b_4867647.html?utm_hp_ref=italy

Dalla relazione del Presidente Gaetano Silvestri sulla giurisprudenza costituzionale del 2013
Omissis
3.1. Con la sentenza n. 1 del 2013, resa nel conflitto di attribuzione sorto in seguito alle intercettazioni casuali delle comunicazioni telefoniche del Presidente della Repubblica, la Corte ha ricostruito – al di là del caso concreto deciso con quella pronuncia – il complesso delle attribuzioni del Presidente «collocato dalla Costituzione al di fuori dei tradizionali poteri dello Stato e, naturalmente, al di sopra di tutte le parti politiche. Egli dispone pertanto di competenze che incidono su ognuno dei citati poteri, allo scopo di salvaguardare, ad un tempo, sia la loro separazione che il loro equilibrio». In questa prospettiva, il Presidente della Repubblica «rappresenta l’unità nazionale (art. 87, primo comma, Cost.) non soltanto nel senso dell’unità territoriale dello Stato, ma anche, e soprattutto, nel senso della coesione e dell’armonico funzionamento dei poteri politici e di garanzia, che compongono l’assetto costituzionale della Repubblica. Si tratta di organo di moderazione e di stimolo nei confronti di altri poteri, in ipotesi tendenti ad esorbitanze o ad inerzia».
L’equilibrio costituzionale, che dovrebbe essere il risultato spontaneo del sistema di freni e contrappesi tracciato dalla legge fondamentale, può subire alterazioni e turbative, dalle quali sorge la necessità di interventi che non incidano nel merito delle decisioni politiche – riservate al circuito corpo elettorale, Parlamento, Governo – ma riavviino meccanismi costituzionali eventualmente bloccati o, al contrario, moderino l’asprezza di conflitti, che, dal naturale terreno del confronto politico, rischiano di trasmodare sul piano del corretto ordine di rapporti tra gli organi costituzionali della Repubblica.
L’esistenza di una suprema istanza di regolazione del funzionamento del sistema costituzionale non introduce elementi in contrasto con la forma di governo parlamentare, basata appunto sulla distinzione e sulla convergente efficacia delle decisioni politiche democraticamente legittimate e degli atti di controllo degli organi di garanzia, su cui grava il difficile compito di mantenere integro, nei limiti del possibile, l’equilibrio costituzionale nel cui ambito quelle decisioni sono destinate a prodursi e ad operare.
3.2. L’equilibrio costituzionale non è bene prezioso soltanto per i vertici delle istituzioni, nei rapporti tra poteri dello Stato e tra organi costituzionali, ma è parte essenziale della stessa ragion d’essere della democrazia pluralista, quale è configurata dalla Costituzione italiana.
L’esercizio concreto della sovranità popolare, «nelle forme e nei limiti della Costituzione» – secondo la felice formula dell’art. 1, secondo comma – avviene mediante la rappresentanza politica, istituto indispensabile (anche se integrato da importanti strumenti di democrazia diretta) per governare democraticamente un grande Paese,nel quale esiste ed opera una società civile di alta complessità economica, sociale e culturale, che si riflette inevitabilmente sul sistema politico.
In questo quadro, la legge elettorale deve prevedere un meccanismo di trasformazione dei voti in seggi, che, pur assicurando la necessaria rappresentanza alle diverse articolazioni della società civile, miri a rendere possibile la formazione di Governi stabili, fondati su maggioranze non fluttuanti. La Costituzione non prevede un particolare sistema elettorale, né la Corte costituzionale ha alcuna competenza a colmare questa lacuna, voluta, come risulta chiaramente dagli atti dell’Assemblea costituente.
Alla luce di quanto detto, si comprende facilmente che questa Corte, con la sentenza n. 1 del 2014, non ha esposto una propria formula elettorale (né avrebbe potuto farlo), ma si è limitata a dichiarare costituzionalmente illegittime alcune norme della legge elettorale oggetto di censura da parte della Corte di cassazione.
In particolare, la previsione di un cospicuo premio di maggioranza, senza la fissazione di una soglia minima per la sua applicazione, deve essere considerata come «una disciplina manifestamente irragionevole, che comprime la rappresentatività dell’assemblea parlamentare, attraverso la quale si esprime la sovranità popolare, in misura sproporzionata rispetto all’obiettivo perseguito (garantire la stabilità di governo e l’efficienza decisionale del sistema), incidendo anche sull’eguaglianza del voto, in violazione degli artt. 1, secondo comma, 3, 48, secondo comma, e 67 Cost.».
Il secondo punto critico, che ha determinato la sentenza di accoglimento della Corte, è quello delle liste c.d. “bloccate”, che contengono elenchi spesso assai lunghi di candidati, difficilmente conoscibili dai cittadini elettori, con il risultato che «manca il sostegno della indicazione personale dei cittadini, che ferisce la logica della rappresentanza consegnata nella Costituzione». (more…)

Migliorare l’ITALICUM si può: Sui lavori della Tavola rotonda svoltasi il 25 febbraio

28 febbraio 2014

Report Tavola Rotonda 25 f eb 2014
Migliorare l’Italicum. Si può!
Le richieste delle elettrici e degli elettori: rappresentanza paritaria e non solo

Sui lavori della Tavola rotonda svoltasi il 25 febbraio 2014
Report Tavola Rotonda 25 febbraio 2014 by aspettarestanca

Migliorare l’Italicum. Si può!
Le richieste delle elettrici e degli elettori: rappresentanza paritaria e non solo
Sulla legge elettorale “Italicum” che dovrebbe tornare presto alla discussione in Parlamento, si moltiplicano le prese di posizione dentro e fuori dai partiti e sulle testate nazionali, ma poco si discute in diretta e con esperti ed esperte in carne ed ossa. Esistono punti ancora da chiarire? Quali sono le perplessità? Le proposte di emendamenti sono sufficienti a illuminare i punti controversi? Per rispondere ai numerosi quesiti che da più parti si levano ASPETTARE STANCA, AFFI- Power&Gender e AzioneCivica hanno promosso, con il supporto della segreteria organizzativa della Rete per la Parità, una tavola rotonda di approfondimento, che si è tenuta martedì 25 febbraio, alla Casa Internazionale delle donne. A guidare gli interventi è stata la giornalista Alessandra Mancuso, fondatrice e attuale portavoce di Giulia http://www.giulia globalist. Prima di dare la parola alle/ai presenti, Alessandra Mancuso, ha comunicato che la poltrona in prima fila coperta da un drappo rosso “Posto occupato” ricorda la mobilitazione contro il femminicidio, a testimoniare che la violenza sulle donne e contro le donne è uno dei problemi fondamentali di questo mondo. http://postoccupato.org. In ogni incontro pubblico dovrebbe esserci sempre un POSTO OCCUPATO.
In assenza di Agnese Canevari, -trattenuta da impegni di lavoro, Rosanna Oliva ha fatto il punto sull’iter dell’ITALICUM alla Camera, ancora in attesa di una nuova calendarizzazione in Aula e con un testo di cui non si conoscono i più importanti emendamenti approvati dal Comitato dei Nove, (i membri della prima commissione che seguono i lavori d’Aula) annunciati , ma non ancora divulgati ufficialmente.
In un collegamento da Milano per capire cosa pensano della proposta i ventisette giuristi che hanno proposto il ricorso davanti alla Corte costituzionale, è stato lo stesso Aldo Bozzi , primo firmatario del ricorso, presente in studio anche Claudio Tani, ad intervenire , sottolineando alcuni punti essenziali. La legge attuale, scaturita dalle modifiche apportate dalla Corte, consente di andare alle elezioni con un sistema proporzionale; la nuova legge in discussione dovrà tener conto delle osservazioni essenziali in essa contenute a Costituzione Immutata. Se si vuole modificare la Costituzione e l’attuale impianto dei poteri bisogna dichiararlo apertamente: in Italia il premier non è eletto dal popolo e neppure il presidente della Repubblica. La governabilità è frutto della sapienza e capacità politica degli eletti piuttosto che un meccanismo indotto da alchimie elettorali. Governi eletti con il proporzionale puro e composti da più partiti, sono stati in grado di generare tutte le grandi riforme di questo paese, anche molto controverse all’interno delle direzioni dei partiti e tra l’elettorato.
Antonio Dainelli con supporti in video ha illustrato le differenze tra i vari sistemi e il contenuto dell’Italicum e ha presentato una proposta di sistema maggioritario paritario binominale (o plurinominale), che prevede per ogni collegio l’elezione di una coppia vincente (donna e uomo) e di un terzo rappresentante (donna o uomo) per il partito o movimento secondo classificato.
Antonella Anselmo ha sottolineato che non c’è rinnovamento, non c’è rispetto della Costituzione senza la parità, ma il contesto italiano è poco favorevole. La composizione paritaria del Governo Renzi ha avuto molti commenti negativi e le sentenze finora ottenute dai giudici amministrativi per la violazione dei principi costituzionali, comunitari e internazionali da parte dei sindaci che hanno nominato Giunte senza o con poche donne, potrebbero esser seguiti da decisioni meno in linea con tali principi.
Marisa Rodano, ha illustrato l’azione svolta dall’Accordo di Azione Comune per la Democrazia Paritaria (del quale Aspettare stanca e Power and Gender sono attive componenti) per proporre emendamenti all’Italicum al fine di assicurare alle donne parità nelle candidature e nella possibilità di essere elette, emendamenti che sono stati fatti propri e presentati alla Camera da donne parlamentari di diversi gruppi politici. Successivamente, a titolo personale, ha sostenuto che, a suo avviso, l’Italicum è un tentativo surrettizio di modificare la Costituzione, la quale prevede una Repubblica parlamentare (e non presidenziale) nella quale il Presidente del Consiglio non è eletto dal popolo, ma costruisce la sua maggioranza nel parlamento. Non serve un sistema maggioritario per assicurare la governabilità. Ricorda che negli anni della Prima Repubblica, durante il periodo in cui il Parlamento era eletto con il sistema proporzionale, anche se i governi si avvicendavano di frequente, sono state attuate importanti riforme.
Rosanna Oliva è intervenuta sul tema delle Primarie regolamentate per legge per scegliere candidate e candidati nelle Liste del proporzionale o dei Candidati/e nei Collegi del maggioritario. Il ricorso alle primarie potrebbe essere la risposta alla contrapposizione tra chi è pro e chi è contro le preferenze. Con l’uso della tessera elettorale per il voto e una serie di altri accorgimenti, che sono stati approfonditi in una bozza di proposta già disponibile, si potrebbe assicurare trasparenza e democraticità nel voto. La scelta su liste diverse per gli uomini e per le donne garantirebbe anche la presenza paritaria di entrambi i generi nelle liste o nei collegi.
Irene Giacobbe sulle cosiddette leggi (o meglio norme della legge elettorale ) di contorno, come la regolamentazione delle campagne elettorali e il rispetto della par condicio di genere, il conflitto d’interessi, ha portato all’attenzione anche il tema controverso delle pluricandidature Quanto le pluricandidature cozzano anche con l’Art 3 della costituzione “tutti sono eguali di fronte alla legge?” e quello dell’Incandidabilità , Vanno riviste anche le norme sulla incandidabilità, ha ricordato che oltre 201 comuni sono sciolti per infiltrazioni e malaffare, 16 consigli regionali su 20 sono indagati dalla magistratura o dalla Corte dei conti , 30 deputati della passata legislatura sono stati condannati per reati gravi e oggi due segretari su tre dei maggiori partiti in parlamento sono stati condannati con sentenza definitiva di cui uno, Berlusconi, per un reato grave contro lo stato: Quanto questa situazione ci avvicina o ci allontana dal consesso delle democrazie?
Non è stato possibile per motivi tecnici effettuare il previsto collegamento a distanza con Tommaso Nannicini, che manderà un suo scritto sul tema del passaggio dai voti ai seggi, strettamente connesso a quello dell’ individuazione dei collegi e delle circoscrizioni.
Ha concluso la tavola rotonda Mario Segni che auspica il rispetto della volontà popolare espressa nei referendum del 1991 e 1993 in cui l’impegno di molte associazioni di donne (ANDE e FUCI in testa) è stato fondamentale per il risultato. Segni ha ricordato che il processo referendario era una esigenza insopprimibile per adeguare il sistema politico agli enormi cambiamenti della società italiana. L’obbiettivo era passare dalla repubblica dei partiti a quella dei cittadini ed ancora non è stato raggiunto. E non sarà mai raggiunto se non avremo il coraggio di arrivare a una modifica importante della Costituzione che permetta davvero al Presidente del Consiglio di diventare il “sindaco d’Italia”, cioè avere il potere di incidere in concreto nelle scelte di fondo.
Sono intervenute anche Simonetta Sotgiu, di NOIDONNE Sardegna, che ha portato l’esperienza negativa del recente rinnovo del Consiglio regionale sardo con una legge simile a quella del futuro ITALICUM, Annamaria Isastia, presidente del SOROPTMIST INTERNATIONAL ITALIA, associazione che segue con particolare attenzione anche le norme elettorali nelle singole regioni, e Vanna Palumbo, che condivide le richieste delle norme/leggi di contorno.
Su FB reteperlaparita vedi album foto

BIO Partecipanti Tavola rotonda del 25 febbraio 2014
ANTONELLA ANSELMO – Avvocata amministrativista del Foro di Roma e condirettore di una rivista scientifica. Si occupa di ambiente, beni culturali, politiche sociali e sanitarie. Si avvicina alle politiche di genere con l’associazione Di Nuovo. Nel febbraio 2011 risulta cofondatrice del movimento Se Non Ora quando? Partecipa attivamente alle iniziative contro la violenza nei confronti delle donne e a sostegno della democrazia paritaria nei luoghi decisionali politici ed economici. Avvocata di importanti associazioni femminili. antonella.anselmo@sudiolemme.it http://www.studiolemme.it
ALDO BOZZI – Avvocato milanese, omonimo e nipote del politico Aldo Bozzi che nel 1985 guidò la prima commissione parlamentare incaricata di elaborare un progetto di revisione della parte seconda della Costituzione italiana. Nel novembre del 2009, in qualità di privato cittadino, ha citato in giudizio la Presidenza del Consiglio e il Ministero dell’Interno davanti al tribunale di Milano, sostenendo che nelle elezioni politiche che si sono tenute dopo l’entrata in vigore della legge 270/2005, il cosiddetto Porcellum, e nello specifico nelle elezioni del 2006 e del 2008, il suo diritto di voto era stato leso, perché non si era svolto secondo le modalità fissate dalla Costituzione: non era stato garantito un voto “personale ed eguale, libero e segreto” (art. 48) e “a suffragio universale e diretto”. La Corte di Cassazione ha ritenuto non manifestamente infondata l’eccezione di incostituzionalità e inviato gli atti alla Corte Costituzionale, che ha emesso la nota sentenza n. 1 del 2014. bozzialdo6@gmail.com
AGNESE CANEVARI.- Laureata in Scienze Politiche, master in Istituzioni Parlamentari europee e storia costituzionale e in Gender equality e Diversity management. Da anni si occupa di uguaglianza di genere, di diritti delle donne, di democrazia paritaria. Ha collaborato con l’Ufficio legislativo del Dipartimento per le Pari Opportunità. Attualmente lavora all’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri e si occupa di diritti e parità di trattamento per i diversi fattori di discriminazione. Collabora con l’Università di Pavia come docente al master in Genere, immigrazione, modelli familiari e strategie sociali. All’esperienza professionale ha affiancato anche un intenso impegno sociale. E’ socia fondatrice di Pari o Dispare e coordinatrice del Gruppo “Donne, lavoro e welfare”; socia fondatrice e componente del direttivo di Aspettare stanca; componente del Comitato scientifico della Rete per la Parità. Ha coordinato il gruppo di lavoro che ha elaborato il documento “Per un sistema di regole elettorali women friendly”. É autrice di saggi e articoli sul tema della democrazia paritaria.
agnese.cnvr@gmail.com – www. aspettarestanca.wordpress.com
ANTONIO DAINELLI – Laureato in Fisica presso l’Università di Pisa. Esperienze professionali in ambito nazionale e internazionale, dipendente dal 1988 dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare con attività di ricerca in fisica fondamentale e sviluppo tecnologico. Attivista di Alleanza Democratica (poi Unione dei Democratici), confluita ne I Democratici per l’Ulivo. Tra i fondatori nel 2005 di Unione Civica Padovana e tra i promotori del processo di costituzione dell’Associazione per il Partito Democratico. Coordinatore provinciale dei Referendum istituzionali di Segni e sulla Legge Elettorale (Segni-Guzzetta). Tra i fondatori, nel 2010, della Lega Per l’Uninominale. Promotore nel 2013 di una Legge Elettorale di impianto Binominale-Maggioritario, per una corretta Rappresentanza di Genere (Democrazia Paritaria), nel rispetto dei Referendum popolari del 1991, 1993 e 1999. Promotore su Twitter e FaceBook di Uninominale e AzioneCivica.
@Uninominale @AzioneCivica_www.azionecivica.wordpress.com
IRENE GIACOBBE.- Femminista, pubblicista, ricercatrice, interprete. Lavora con le Associazioni della Casa Internazionale delle Donne di Roma. E’tra le fondatrici di Differenza Donna, Assolei, Pari o dispare, Power and gender. E stata una delle presidenti dell’AFFI (associazione firmataria dell’Accordo di azione comune per la democrazia paritaria) e curatrice del “Laboratorio 50 & 50”per la riforma elettorale paritaria. Componente dei Comitati Scientifici di Solidea e della Rete per la Parità. Collabora al master sulle Pari opportunità dell’Università RomaTre. i.giacobbe@yahoo.ithttp://www.power-gender.org
TOMMASO NANNICINI – Professore associato di economia politica all’Università Bocconi di Milano, dove insegna econometria e political economics. Ha pubblicato su numerose riviste scientifiche, tra cui l’American Economic Review e l’American Political Science Review. Ha insegnato all’Universita’ Carlos III di Madrid e svolto periodi di ricerca a Harvard University, MIT, Fondo Monetario Internazionale, EIEF e CREI. È affiliato anche ai centri di ricerca IGIER-Bocconi e IZA.
http://www.tommasonannicini.eu/Twitter: @TNannicini.
ROSANNA OLIVA- Già funzionaria dello Stato, come esperta giuridica ha ricoperto incarichi regionali, in Parlamento e di Governo. Nel 2006 ha fondato Aspettare stanca, per promuovere la presenza paritaria delle donne in politica e tuttora ne segue il blog. Appena laureata con un suo ricorso alla Corte Costituzionale ha provocato la sentenza 33/60, che eliminò le principali discriminazioni per l’accesso alla P.A. Nel 2010, in seguito alle celebrazioni dei 50 anni della sentenza, ha fondato la Rete per la Parità per valorizzare i principi fondamentali della Costituzione, a partire dall’uguaglianza formale e sostanziale tra donne e uomini. Grande Ufficiale della Repubblica, le è stato assegnato il premio Minerva 2010 per l’uguaglianza di genere.
Twitter: @Rosanna.Oliva -presidenza.reteperlaparita@gmail.com – www. aspettarestanca.wordpress.com e http://www.reteoerlaparita.it. Anche su FB
MARIA LISA (DETTA MARISA) CINCIARI RODANO – Arrestata nel maggio 1943 per attività contro il fascismo, ha partecipato alla Resistenza a Roma nelle file del Movimento dei Cattolici Comunisti e dei Gruppi di difesa della donna (GDD). Tra le fondatrici dell’UDI (UNIONE DONNE ITALIANE) di cui è stata Presidente nazionale tra il ’56 e il ’60. Consigliera comunale di Roma dal ’46 al ’56. Deputata dal ’48 al ’68, senatrice fino al ’72, Consigliera provinciale di Roma dal ’72 al ’79. Prima donna eletta alla carica di VICE PRESIDENTE della Camera, (dal ’63 al ’68). Parlamentare europea dal 1979 al 1989. Componente della Commissione sulla condizione della donna del Parlamento Europeo (1979-1981), Presidente e Relatrice Generale della Commissione d’inchiesta del Parlamento Europeo sulla “Situazione della donna in Europa” (1981-1984), vice-presidente della Commissione dei diritti delle donne del Parlamento Europeo (1984-1989).Componente della Commissione di parità presso la Presidenza del Consiglio, ha fatto parte della delegazione italiana alla Conferenza mondiale della donna dell’ONU a Pechino (1995) e alla Commissione per lo Status della donna dell’ONU a New York nel 1996, 1997, 1998, 1999, 2000. Ha partecipato nel 1999 per il governo italiano al Seminario sui problemi di genere dell’OSCE a Vienna. Fa parte del gruppo “Noi Rete Donne”, che ha promosso con oltre cinquanta associazioni e gruppi femminili l’Accordo di azione comune per la democrazia paritaria. Pubblicazioni:. “ Del mutare dei tempi” 2 volumi, ed. Memori, Roma 2008 “ Memorie di una che c’era: una storia dell’UDI”, Saggiatore, 2010.
mrodano4@gmail.com /www.facebook.com/noiretedonne.doppiapreferenza‎
MARIO SEGNI – Politico e docente universitario. E’ stato consigliere regionale, parlamentare nazionale (la prima volta nel 1976) ed europeo. Ha ricoperto l’incarico di Sottosegretario all’Agricoltura nel secondo governo Craxi e nel sesto governo Fanfani. Ha militato nella Democrazia Cristiana, ha fondato Alleanza Democratica, il Patto Segni e l’Elefantino. La sua iniziativa referendaria ha portato al cambiamento della legge elettorale, all’inizio degli anni novanta.
Segreteria organizzativa: Rete per la Parità info.reteperlaparita@gmail.comhttp://www.reteperlaparita.it Ufficio stampa: Rosangela Petillo 338.7002506
https://aspettarestanca.wordpress.com/2014/02/28/sui-lavori-della-tavola-rotonda-svoltasi-il-25-febbraio/

Migliorare l’Italicum si può! Martedì 25 febbraio ore 15,30 -19, Casa Internazionale delle Donne, Roma

21 febbraio 2014

Com stampa Tavola rotonda def.doc

Tavola rotonda presentazione 2 (2)

Sulla LEGGE ELETTORALE attualmente in discussione in Parlamento è in atto un ampio dibattito fuori e dentro le istituzioni.
Sul tema delle riforme elettorali legato alla rappresentanza a tutti i livelli, dalle elezioni comunali alle elezioni europee, molte associazioni e persone hanno dato un apporto rilevante in questi anni, e il contributo delle donne è sempre servito a perfezionare ciò che era in discussione, affinandone i contenuti.
Al lavoro di informazione, le associazioni ASPETTARE STANCA, AFFI- Power&Gender e AzioneCivica aggiungono una tavola rotonda dal titolo” Migliorare l’ Italicum. Si può! Le richieste delle elettrici e degli elettori: rappresentanza paritaria e non solo”, su temi non tutti affrontati e risolti con chiarezza nel testo attualmente in discussione in Parlamento.
Saranno proposti i contributi che scaturiscono dall’esperienza civica di associazioni di uomini e donne e di studiosi, che si confrontano e avanzano proposte concrete, per migliorare l’Italicum, tra cui Se non ora quando Libere e Rete per la Parità. (more…)

Nel prossimo nuovo Governo Italiano è essenziale la Ministra per le Pari Opportunità

17 febbraio 2014

La lettera dell’Accordo di azione comune per la democrazia paritaria inviata oggi a Matteo Renzi, Presidente del Consiglio incaricato.
Lettera al presidente del Consiglio incaricato

A Matteo Renzi
Presidente del Consiglio incaricato
Roma
Oggetto- CI SIAMO! E vogliamo esserci.
Nel prossimo nuovo Governo Italiano è essenziale la Ministra per le Pari Opportunità.
Perché?
perché la voce delle Donne Italiane e i loro problemi di Cittadine, devono trovare non solo ascolto, ma avere valore di priorità del Paese e, come tali, seguiti da indispensabili e adeguate soluzioni, nel rispetto dei principi costituzionali e delle direttive europee;
perché questa lunga ed intensa crisi non solo economica – ma anche sociale, culturale, etica, sta colpendo in modo significativo soprattutto le Donne, nella vita pubblica e privata:precariato e disoccupazione femminile, disparità di carriera e di retribuzione sul lavoro, atti di violenza contro le Donne e femminicidio, distorta rappresentazione sui media delle Donne e delle loro vicende, smantellamento o riduzione dei servizi sociali, esigua presenza delle Donne nelle Istituzioni e nei luoghi decisionali…sono solo alcuni esempi;
perché le politiche di genere non diventino solo un bel vessillo di proclamata “modernità”, contemplandole nei punti programmatici al momento della costituzione del Governo e poi trascurate, ma siano un concreto impegno di tutti i Ministri;
perché è importante avere una figura di riferimento, di stimolo e di coordinamento, per politiche delle Pari Opportunità e delle azioni positive in tutte le attività e gli atti di Governo – in una logica di gender mainstreaming, con la valutazione delle diverse implicazioni per uomini e donne di ogni azione politica, compresa la legislazione e i programmi, in tutti i settori e livelli;
perché le politiche generali, per essere davvero tali e portare benefici collettivi, devono tener presenti tutte le prospettive, basilare quella di genere. (more…)