Archive for the ‘Riforme regionali’ Category

Elezioni regionali Lazio e Lombardia

22 marzo 2018

Sul sito del ministero dell’interno mancano ancora i dati ufficiali.

Questi i dati forniti dal sito Eligendo messo a disposizione dal Ministero dell’Interno.

 Lazio I dati che vanno delineandosi disegnano un’assemblea regionale in cui il centrosinistra non è certo di avere una maggioranza assoluta.

Il Partito Democratico, con Nicola Zingaretti, ha vinto  le elezioni regionali nel Lazio, la percentuale è del 34,61%. Nella provincia di Roma gli eletti sono 18. 12 al PD, 3 alla lista Zingaretti, 1 per Liberi e Uguali, +Europa e Centro Solidale. Stefano Parisi, candidato presidente per il centro-destra, con 651.587 voti raggiunge il 29,25% di preferenze per 11 eletti, che si aggiungono ai 3 di Forza Italia, 3 per la Lega, 3 a Fratelli d’Italia con Giorgia Meloni ed 1 a Noi con l’Italia-UDC. La candidata pentastellata, Roberta Lombardi, resta in terza posizione con 607.498 preferenze arriva solo al 27,27% per un totale di 7 seggi. Sergio Pirozzi, che di fatto spacca il centro-destra, raggiunge 106.030 voti per una percentuale del 475 garantendo il suo solo scranno.

Nulla di fatto per Casapound, Potere al Popolo, Democrazia Cristiana, e Jean Leonard Touadi, candidato per la civica Popolare Lorenzin. Percentuale troppo bassa anche per Rosati Stefano con la lista Riconquistare l’Italia.

53.037 schede non valide di cui bianche ben 18.388. Sono 220 le  schede contestate per un totale di 2.280.860 votanti pari al 65,46% dei 3.484.329 aventi diritto.

26 donne su  50 consiglieri escluso il presidente

Regione Lazio 2018

 Lombardia

Netta la vittoria di Attilio Fontana (Lega), candidato del Centrodestra a presidente della Regione. 16 donne elette su un totale di 80 consiglieri, compreso il presidente.

Regione Lombardia

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Dopo 14 anni di battaglie anche la Sardegna ha norme di garanzia di genere nella legge elettorale

23 novembre 2017

Sardegna. Il Consiglio regionale ha votato per l’inserimento  della doppia preferenza di genere nella legge elettorale statutaria. Voti favorevoli 49, contrari: 2. Alle prossime elezioni regionali, dunque, i sardi avranno la possibilità di esprimere due preferenze (la seconda di genere diverso).

L’Aula ha superato lo scoglio del voto segreto che è stato chiesto per ben quattro volte, la prima sul passaggio degli articoli, la seconda e la terza su due emendamenti e la quarta sul testo dell’articolo sulla doppia preferenza. La legge approvata introduce anche il principio che prevede la parità al 50% nella compilazione delle liste e un numero di candidati pari (maggiorato di un’unità) anche nelle circoscrizioni con seggi dispari. La doppia preferenza ottiene il via libera quattro anni dopo il 2013, quando venne affossata dall’Assemblea che anche in quell’occasione fece ricorso al voto segreto. Legge elettorale

Regione Lazio. Approvata all’unanimità la nuova legge elettorale

14 novembre 2017

Regione Lazio. Approvata all’unanimità la nuova legge elettorale

Cancellato il listino e introdotta la parità di genere. Divieto di terzo mandato per il presidente. Spazio ad almeno un eletto per ogni provincia. Ineleggibili i sindaci sopra i 20 mila abitanti.

27/10/2017 – Scompare il listino. Introdotte la parità di genere e la garanzia di almeno un consigliere regionale per ogni provincia. Istituito il divieto del terzo mandato consecutivo per il presidente della Regione. Elezioni entro tre mesi in caso di scioglimento anticipato del Consiglio. Ampliati i casi di esenzione dall’obbligo di raccogliere le firme per la presentazione delle liste elettorali. Sancita l’ineleggibilità dei sindaci dei comuni con più di 20 mila abitanti. Sono queste le principali novità introdotte dal Consiglio regionale con l’approvazione all’unanimità (44 voti a favore su 44 votanti) della proposta n. 372 di riforma della legge elettorale del Lazio. Dichiarazioni di voto a favore da parte di tutti i gruppi, sebbene con alcuni distinguo, e in gran parte manifestando soddisfazione per l’avvenuta abolizione del listino.

La principale innovazione è infatti questa: è stata cancellata dalla legge la lista di 10 consiglieri collegati al presidente vincitore che entravano alla Pisana senza aver bisogno di preferenze. L’80 per cento dei seggi continuerà, comunque a essere assegnato con metodo proporzionale, il restante 20 per cento sarà attribuito, come premio, direttamente alle liste circoscrizionali che sostengono il presidente e non più, come accaduto fino a oggi, attraverso il “listino”. Gino De Paolis (Insieme per il Lazio) a questo proposito ha voluto spendere delle parole per i colleghi eletti nel listino, di cui ha avuto occasione, ha detto, di rimarcare “l’abnegazione e la generosità” in questi anni. Ciononostante si è detto favorevole a questa decisione, che sarà ricordata, ha aggiunto, come un risultato della presidenza Zingaretti. Bocciati gli emendamenti del M5s che puntavano a introdurre nel Lazio il doppio turno e uno sbarramento al 3 per cento per i gruppi di liste.
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Le elette all’Assemblea regionale siciliana

14 novembre 2017

Quante e chi sono le deputate elette all’Assemblea regionale siciliana lo scorso 5 novembre, resoconto di Daniela Domenici

 

I/le 70 deputati/e eletti/e all’Assemblea regionale siciliana sono così suddivisi/e: 16 in provincia di Palermo, 13 a Catania, 8 a Messina, 6 ad Agrigento, 5 a Siracusa e Trapani, 4 a Ragusa, 3 a Caltanissetta, 2 a Enna. Dei restanti otto seggi uno spetta al/la presidente eletto/a, sei alla lista regionale del/la candidato/a presidente (il cosiddetto listino) e il seggio restante è del/la candidato/a governatore/rice arrivato/a secondo/a nelle preferenze.

Le deputate elette sono state 15 sul totale di 70, rappresentano quindi il 21,4%.

7 appartengono al M5S, 3 a FI, 2 all’UDC, 1 al PD, 1 a Popolari e Autonomisti – Idea Sicilia e 1 a Fratelli d’Italia – Noi con Salvini.

Eccole:

  • Marianna Caronia – FI – prov. di Palermo
  • Roberta Schillaci – M5S – prov di Palermo
  • Margherita La Rocca Ruvolo – UDC – prov di Agrigento
  • Stefania Campo – M5S – prov di Ragusa
  • Angela Foti – M5S – prov di Catania
  • Gianina Ciancio – M5S – prov di Catania
  • Elena Pagana – M5S – prov di Enna
  • Luisa Lantieri – PD – prov di Enna
  • Valentina Zafarana – M5S – prov di Messina
  • Rossana Cannata – FI – prov di Siracusa
  • Eleonora Lo Curto – UDC – prov di Trapani
  • Valentina Palmeri – M5S – prov di Trapani
  • Bernadette Grasso – FI – listino
  • Giusy Savarino – Popolari e autonomisti idea Sicilia – listino
  • Elvira Amata – Fratelli d’Italia noi con Salvini – listino
 https://danielaedintorni.com/2017/11/12/quante-e-chi-sono-le-deputate-elette-allassemblea-regionale-siciliana-lo-scorso-5-novembre-resoconto-di-daniela-domenici/

Sicilia. Si vota senza doppia preferenza. Ma c’è il listino.

12 ottobre 2017

Riceviamo da Daniela Domenici i dati di genere delle imminenti elezioni regionali siciliane, utili per elettori e elettrici.

https://danielaedintorni.com/2017/10/12/chi-sono-le-donne-nei-listini-deilla-candidatia-per-le-elezioni-regionali-siciliane-del-5-novembre-2017-resoconto-di-daniela-domenici/

https://danielaedintorni.com/2017/10/07/chi-sono-le-candidate-alle-elezioni-regionali-siciliane-del-5-novembre-2017-province-di-caltanissetta-catania-ed-enna-resoconto-di-daniela-domenici/

https://danielaedintorni.com/2017/10/09/chi-sono-le-candidate-alle-elezioni-regionali-siciliane-del-5-novembre-2017-province-di-ragusa-siracusa-e-trapani-resoconto-di-daniela-domenici/

https://danielaedintorni.com/2017/10/08/chi-sono-le-candidate-alle-elezioni-regionali-siciliane-del-5-novembre-2017-provincia-di-palermo-resoconto-di-daniela-domenici/

https://danielaedintorni.com/2017/10/07/chi-sono-le-candidate-alle-elezioni-regionali-siciliane-del-5-novembre-2017-provincia-di-agrigento-resoconto-di-daniela-domenici/

https://danielaedintorni.com/2017/10/07/chi-sono-le-candidate-alle-elezioni-regionali-siciliane-del-5-novembre-2017-provincia-di-messina-resoconto-di-daniela-domenici/

 

 

Fantasia, il capolavoro di Walt Disney, vi invitiamo a trovare su YOUTUBE la parte ispirata all’Apprenti Sorcier.

2 dicembre 2016

I 74 senatori-consiglieri regionali: come sarebbero eletti secondo Renzi

Abbiamo l’impressione che la riforma costituzionale proposta dal Governo e rimaneggiata dal Parlamento sia poco conosciuta dagli stessi creatori, che la raccontano in maniera opposta alla realtà. Non vogliamo neppure ipotizzare che si tratti, invece, di malafede.

La questione è comunque complessa: tra le modifiche alla Costituzione previste dal DDL sottoposto al referendum  non si trova la modalità con la quale verranno eletti  i nuovi senatori. La riforma abroga l’articolo 58 della Costituzione, che prevede che i senatori siano eletti a suffragio universale e diretto dagli elettori che hanno superato il venticinquesimo anno di età. Il nuovo articolo 57 della Costituzione stabilisce che il nuovo Senato sarebbe composto da 95 senatori (più cinque eventuali senatori nominati dal Presidente della Repubblica) e specifica che i 95 nuovi senatori dovranno essere eletti dai componenti dei Consigli Regionali (e dei Consigli delle Province autonome di Trento e di Bolzano) “ che avranno l’obbligo di sceglierli tra i propri componenti e, nella misura di uno per ciascuno, tra i sindaci dei Comuni dei rispettivi territori“.:

Il comma 6 dell’art. 57 rimanda a una legge ordinaria la  regolamentazione delle modalità di elezione dei componenti del Senato:nonché quelle per la loro sostituzione, in caso di cessazione dalla carica elettiva regionale o locale, mentre l’articolo 39 del DDL, che non modifica la Costituzione, regolamenta con norma transitoria le prime elezioni.

Fermo restando che fino all’approvazione di una legge che regoli l’elezione dei senatori valgono appunto  le disposizioni transitorie della riforma Renzi Boschi (art.139) e quindi i senatori saranno eletti “direttamente” dai Consigli Regionali, anche nel caso la legge elettorale sia approvata entro questa legislatura, non potrebbe essere applicata alla prima  elezione del nuovo Senato.

Su questo BLOG  abbiamo dettagliatamente argomentato il duplice motivo che rende inattaccabile tale affermazione. (more…)

A proposito della scheda con la quale voteremmo il nuovo Senato

30 novembre 2016

Sventolare la scheda in tv è stato un atto avventato, ma molte persone non lo sanno. Se il referendum confermerà la riforma, la scheda mostrata in TV dal Presidente del Consiglio e Segretario nazionale del Partito democratico potrà (eventualmente), essere utilizzata solo dopo il 2020 e a queste condizioni:

  1. Si dovrebbe riuscire a inserire l’uso della scheda in una legge elettorale per il Senato, che passi preventivamente al vaglio della Corte costituzionale, sempre che il Parlamento riesca a scriverne una che rispetti le numerose e in parte incoerenti nuove e vecchie disposizioni costituzionali.
  2. L’elezione dei nuovi senatori da parte dei Consigli regionali e della Provincia autonoma di Trento sia indetta in concomitanza con il rinnovo dei Consigli, in modo che, i cittadini, oltre a votare presidenti di regione e consiglieri, esprimano le proprie scelte anche su quali consiglieri debbano essere eletti senatori dai Consigli.
  1. I singoli consiglieri votino effettivamente, nel segreto dell’urna i nuovi senatori “in conformità alle scelte espresse dagli elettori per i candidati consiglieri in occasione del rinnovo dei medesimi organi”. [1]

In realtà, premesso che la scadenza naturale dell’attuale Parlamentoe è a febbraio 2018, salvo non si voglia (e si possa) imporre per quella data  lo scioglimento anticipato di tutti i Consigli regionali, compresi i 14 che dovrebbero durare fino al 2019/2020,  bisogna tenere presente che  l’unica regione a scadenza naturale nell’autunno 2017 è la Sicilia (tra l’altro a statuto speciale e quindi impantanata  nel noto  rebus, ancora non sciolto sulla partecipazione all’elezione del nuovo Senato da parte delle regioni a statuto speciale )  e altre 5 scadranno  a Primavera/ autunno 2018. [2]

Avremmo elettori ed elettrici che, parteciperanno al voto del nuovo Senato e altri no? Che fine farebbe il voto personale ed eguale, libero e segreto dell’articolo 48 della Costituzione?[3] (more…)

Il nuovo Senato secondo la riforma costituzionale che sarà sottoposta il prossimo 4 dicembre al vaglio del referendum confermativo.

4 novembre 2016

 (Seconda versione del precedente post con integrazioni ritenute necessarie dopo aver partecipato ad un acceso confronto tra sostenitori del si e sostenitori del no al referendum)

In breve: Tra incertezze interpretative e rinvii a leggi, regolamenti e elezioni  successive, una facile previsione: poche o nessuna donna tra le elette nel nuovo Senato,  nonostante  i principi costituzionali  e il nuovo articolo 55 Cost.  previsto dalla riforma.

Premessa: per una completa disamina dell’argomento è necessario riferirsi al testo del Disegno di legge del  12/04/2016 , pubblicato nella G.U. del 15/04/2016

 http://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2016/04/15/16A03075/sg, ossia il disegno di legge sottoposto al referendum del 4 dicembre, non essendo sufficiente esaminare i testi a fronte della Costituzione vigente e di quella a riforma approvata predisposti da varie fonti.

 Suggeriamo di avvalersi del documento predisposto dall’Ufficio studi della Camera che comprende anche nella tabella n. 1 le modifiche apportate dal testo a leggi costituzio­nali e nella tabella n. 2, gli articoli del testo che non modificano la Costituzione, né leggi costituzionali.

 Tra questi ultimi sono comprese le disposizioni dell’articolo 39[i], estremamente importanti per comprendere come potrebbe essere  il nuovo Senato a riforma approvata

Composizione e elezione del nuovo Senato

  • Il nuovo Senato sarà “composto di 95 senatori rappresentativi delle istituzioni territoriali e da 5 senatori che possono essere nominati dal Presidente della Repubblica. I senatori saranno formalmente eletti dai consigli regionali, che avranno l’obbligo di sceglierli tra i propri componenti e, nella misura di uno per ciascuno, tra i sindaci dei Comuni dei rispettivi territori“. Non si fa cenno ai Presidenti delle Giunte regionali che non sono compresi tra i componenti dei consigli e quindi sembra non potranno aspirare a diventare senatori.
  • La ripartizione dei seggi tra le Regioni sarà in proporzione alla loro popolazione e nessuna Regione avrà meno di due senatori. Due senatori toccheranno anche a Trento e Bolzano.
  • L’attuale elezione a suffragio universale e diretto per il Senato è sostituita da un’elezione di secondo grado ad opera delle assemblee elettive regionali, “in conformità alle scelte espresse dagli elettori per i candidati consiglieri in occasione del rinnovo dei medesimi organi”.
  • Inoltre il Senato diviene organo a rinnovo parziale, poiché la durata dei senatori coincide con quella degli organi delle istituzioni territoriali  (Consigli regionali o comuni) nei quali sono stati eletti.

Se il risultato del referendum del 4 dicembre confermasse la riforma, l’attuale Parlamento dovrebbe approvare un’apposita legge elettorale ordinaria per stabilire le modalità di elezione del nuovo Senato. Questa legge potrà essere portata all’esame della Corte costituzionale nel termine (dieci giorni dall’entrata in vigore) e con le modalità  (su ricorso motivato di almeno un quarto dei componenti della Camera dei deputati o di almeno un terzo dei componenti del Senato),  previsti dal nuovo articolo 73 Cost.[ii]

Anche per le Regioni è previsto che esse debbano modificare le proprie leggi elettorali per adeguarle alla nuova legge elettorale del Senato, entro 90 giorni dall’entrata in vigore della legge medesima. Si tratta comunque di un termine non perentorio, che quindi potrà anche non essere rispettato.

Peccato che l’articolo 73 Cost. nuova versione non abbia incluso anche le leggi regionali tra quelle da sottoporre eventualmente al preventivo vaglio della Suprema Corte, come avrebbe dovuto suggerire l’attuale situazione caratterizzata dal mancato rispetto dei principi costituzionali afferenti l’equilibrio di genere in numerose leggi elettorali regionali.

Le norme di garanzia di genere

La futura legge elettorale per il Senato dovrà contenere norme di garanzia di genere, secondo quanto previsto dal nuovo articolo 55 della Costituzione, come riscritto dall’articolo 1 della riforma.

ART. 1. (Funzioni delle Camere).

  1. L’articolo 55 della Costituzione è sostituito dal seguente:

« ART. 55. – Il Parlamento si compone della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica.

Le leggi che stabiliscono le modalità di elezione delle Camere promuovono l’equilibrio

tra donne e uomini nella rappresentanza. Omissis ».

La riforma, quindi, specifica ulteriormente, e per il Parlamento nazionale, quanto già sancito nella Costituzione vigente dall’articolo 51 che prevede l’accesso alle cariche elettive degli uomini e delle donne in condizioni di parità e la promozione con appositi provvedimenti delle pari opportunità tra donne e uomini. Con riferimento  al livello regionale è poi prevista la promozione della parità di accesso tra donne e uomini alle cariche elettive ( art. 117 Cost).

Si tratta di articoli che discendono dal principio fondamentale dell’uguaglianza dei cittadini dell’uno e dell’altro sesso davanti alla legge – art. 3 Cost, primo comma-, che si riferisce anche all’uguaglianza sostanziale nell’assegnare alla Repubblica il compito  di rimuovere gli ostacoli  che di fatto impediscono tale uguaglianza -art. 3 Cost, secondo comma- .

Sono le norme costituzionali alle quali si devono alcune leggi regionali elettorali vigenti, a partire dalla legge regionale Campania, che hanno introdotto la doppia preferenza di genere, la legge n.215/2012 che ha  introdotto  disposizioni per promuovere il riequilibrio delle rappresentanze di genere nei consigli e nelle giunte degli enti locali e nei consigli regionali (tra cui la doppia preferenza  e la par condicio di genere), passando per la tripla preferenza di genere della legge elettorale per il Parlamento europeo, fino ad arrivare ad alcune norme di garanzia di genere inserite, sia pure a fatica, nell’ITALICUM.

Per l’approvazione e entrata in vigore della nuova legge elettorale del Senato nella Legislatura in corso i tempi sono stretti, anche se una norma transitoria prevede un termine abbreviato  per l’eventuale ricorso alla Corte costituzionale (introdotto dalla riforma in via preventiva per le leggi elettorali riguardanti il Parlamento), che scade il decimo giorno dall’entrata in vigore della legge medesima.[iii]

Comunque la prima elezione del nuovo Senato (in realtà l’unica (perché i successivi rinnovi saranno parziali) dovrebbe avvenire secondo  la norma  “transitoria”, prevista dall’art. 39 del ddl costituzionale,[iv] che, oltre ad essere, come da più parti sottolineato, di difficile interpretazione, non prevede il concorso dei cittadini né si fa carico, nel rispetto dei principi costituzionali,  di promuovere l’equilibrio di genere  come ribadito dall’articolo 1 della riforma.

Il colmo è che, poiché la norma transitoria è pur sempre di rango costituzionale, non sembrerebbe possibile sottoporla al vaglio della Corte Costituzionale!  Salvo si sostenga che si tratti di una sorta di legge elettorale, sia pure transitoria e, in tal caso, potrebbe essere sottoposta, ai sensi del nuovo articolo 73 Cost., all’esame della Corte costituzionale nel termine (dieci giorni dall’entrata in vigore) e con le modalità  (su ricorso motivato di almeno un quarto dei componenti della Camera dei deputati o di almeno un terzo dei componenti del Senato),  previsti dalla riforma.

Comunque per l’elezione del primo Senato. le candidature femminili tra i sindaci  e i consiglieri regionali sono  numericamente limitate  e destinate a rimanere tali, anche nel caso si modifichino velocemente le singole leggi elettorali in tutte le Regioni. Difatti i consigli eletti con le nuove leggi elettorali per la maggior parte delle Regioni interverrebbero fuori tempo utile, salvo scioglimenti anticipati.

Le prossime elezioni Regionali.

Sicilia – Autunno 2017
Lombardia, Lazio, Molise –  Febbraio 2018
Val d’Aosta Friuli V-G – Primavera 2018
Trentino, Alto Adige, Basilicata – Autunno 2018
Sardegna – Febbraio 2019
Piemonte, Abruzzo –  Primavera 2019
Emilia R., Calabria – Autunno 2019
Liguria,Veneto, Marche, Umbria, Campania, Puglia – Primavera 2020

Come si vede, la prima Regione ad andare alle urne, a oggi sarà la Sicilia, nell’autunno 2017. Quindi potrebbe essere  la Sicilia ad eleggere per prima i propri senatori in un Consiglio eletto secondo le nuove regole. Se l’attuale legislatura nazionale dovesse concludersi  a scadenza naturale, nella primavera 2018,  potrebbe ipotizzarsi un “election day” in cui, oltre al rinnovo della Camera dei deputati, in cinque Regioni in scadenza (Lombardia, Lazio, Molise, Val d’Aosta, Friuli), si rinnoverebbero anche i Consigli regionali  e si eleggerebbero i nuovi  Presidenti.  Quindi anche in queste Regioni si  eleggerebbero  i nuovi senatori tra consiglieri  eletti secondo le nuove regole.

Le altre Regioni, in attesa delle rispettive elezioni, voterebbero con gli attuali Consigli ancora in carica.

L’applicabilità delle norme transitorie

Rimane aperta la discussione sull’obbligo di applicare per la prima elezione del nuovo Senato comunque le norme transitorie di cui all’articolo 39 (che non prevedono né il concorso dei cittadini né alcun tipo di norma di garanzia di genere), come chiaramente emerge dalla interpretazione letterale della norma, oppure si possa provvedere a sostituirle, o almeno ad integrarle,  con quelle della futura nuova legge elettorale prevista dalla riforma, sempre che il Parlamento  riesca a scriverne una che rispetti le numerose e in parte incoerenti nuove disposizioni costituzionale e che la legge passi al vaglio della Suprema Corte.

Conclusione

Una cosa è indiscutibile: il nuovo Senato è ancora un ectoplasma, ma di sesso maschile.

[i] Art. 39. (Disposizioni transitorie).

  1. In sede di prima applicazione e sino alla data di entrata in vigore della legge di cui all’articolo 57, sesto comma, della Costituzione, come modificato dall’articolo 2 della presente legge costituzionale, per l’elezione del Senato della Repubblica, nei Consigli regionali e della Provincia autonoma di Trento, ogni consigliere può votare per una sola lista di candidati, formata da consiglieri e da sindaci dei rispettivi territori. Al fine dell’assegnazione dei seggi a ciascuna lista di candidati si divide il numero dei voti espressi per il numero dei seggi attribuiti e si ottiene il quoziente elettorale. Si divide poi per tale quoziente il numero dei voti espressi in favore di ciascuna lista di candidati. I seggi sono assegnati a ciascuna lista di candidati in numero pari ai quozienti interi ottenuti, secondo l’ordine di presentazione nella lista dei candidati medesimi, e i seggi residui sono assegnati alle liste che hanno conseguito i maggiori resti; a parità di resti, il seggio è assegnato alla lista che non ha ottenuto seggi o, in mancanza, a quella che ha ottenuto il numero minore di seggi. Per la lista che ha ottenuto il maggior numero di voti, può essere esercitata l’opzione per l’elezione del sindaco o, in alternativa, di un consigliere, nell’ambito dei seggi spettanti. In caso di cessazione di un senatore dalla carica di consigliere o di sindaco, è proclamato eletto rispettivamente il consigliere o sindaco primo tra i non eletti della stessa lista.

omissis
6. La legge di cui all’articolo 57, sesto comma, della Costituzione, come modificato dall’articolo 2 della presente legge costituzionale, è approvata entro sei mesi dalla data di svolgimento delle elezioni della Camera dei deputati di cui al comma 4.

  1. I senatori a vita in carica alla data di entrata in vigore della presente legge costituzionale permangono nella stessa carica, ad ogni effetto, quali membri del Senato della Repubblica.
    8. Le disposizioni dei regolamenti parlamentari vigenti alla data di entrata in vigore della presente legge costituzionale continuano ad applicarsi, in quanto compatibili, fino alla data di entrata in vigore delle loro modificazioni, adottate secondo i rispettivi ordinamenti dalla Camera dei deputati e dal Senato della Repubblica, conseguenti alla medesima legge costituzionale.
     

[ii] Per approfondimenti tecnici su alcuni di questi aspetti e altri, vedi http://www.federalismi.it/nv14/articolo-documento.cfm?Artid=32310

[iii]

In sede di prima applicazione, nella legislatura in corso alla data di entrata in vigore della presente legge costituzionale, su ricorso motivato presentato entro dieci giorni da tale data, o entro dieci giorni dalla data di entrata in vigore della legge di cui all’articolo 57, sesto comma, della Costituzione, come modificato dalla presente legge costituzionale, da almeno un quarto dei componenti della Camera dei deputati o un terzo dei componenti del Senato della Repubblica, le leggi promulgate nella medesima legislatura che disciplinano l’elezione dei membri della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica possono essere sottoposte al giudizio di legittimità della Corte costituzionale. La Corte costituzionale si pronuncia entro il termine di trenta giorni. Anche ai fini di cui al presente comma, il termine di cui al comma 6 decorre dalla data di entrata in vigore della presente legge costituzionale.

 

 

 

Elezione del nuovo Senato secondo la riforma costituzionale sottoposta il 4 dicembre al vaglio del referendum

2 novembre 2016

Il nuovo Senato sarà  “composto da 95 senatori rappresentativi delle istituzioni territoriali e da 5 senatori che possono essere nominati dal Presidente della Repubblica. I senatori saranno formalmente eletti dai consigli regionali, che avranno l’obbligo di sceglierli tra i propri componenti e, nella misura di uno per ciascuno, tra i sindaci dei Comuni dei rispettivi territori“. Non si fa cenno ai Presidenti delle Giunte regionali che non sono compresi tra i componenti dei consigli e quindi sembra non potranno aspirare a diventare senatori.

La ripartizione dei seggi tra le Regioni sarà in proporzione alla loro popolazione e nessuna Regione avrà meno di due senatori. Due senatori toccheranno anche a Trento e Bolzano.

L’attuale elezione a suffragio universale e diretto per il Senato è sostituita da un’elezione di secondo grado ad opera delle assemblee elettive regionali, “in conformità alle scelte espresse dagli elettori per i candidati consiglieri in occasione del rinnovo dei medesimi organi”.

Inoltre il Senato diviene organo a rinnovo parziale, poiché la durata dei senatori coincide con quella degli organi delle istituzioni territoriali  (Consigli regionali o comunali) nei quali sono stati eletti.

Se il risultato del referendum del 4 dicembre confermasse la riforma, l’attuale Parlamento dovrebbe approvare un’apposita legge elettorale ordinaria per stabilire le modalità di elezione del nuovo Senato. Anche  per le Regioni è previsto che devono adeguarsi alla nuova legge elettorale del Senato, entro 90 giorni dall’entrata in vigore della legge medesima. Si tratta comunque di un termine non perentorio, che quindi potrà anche non essere rispettato.

La legge elettorale nazionale dovrà contenere norme di garanzia di genere secondo quanto previsto dalle MODIFICHE AL TITOLO I DELLA PARTE II DELLA COSTITUZIONE

ART. 1. (Funzioni delle Camere).

  1. L’articolo 55 della Costituzione è sostituito dal seguente:

«  ART. 55. – Il Parlamento si compone della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica.

Le leggi che stabiliscono le modalità di elezione delle Camere promuovono l’equilibrio

tra donne e uomini nella rappresentanza ».

Per l’approvazione e entrata in vigore della nuova legge elettorale del Senato nella legislatura in corso i tempi sono stretti, anche se una norma transitoria prevede un termine abbreviato  per il ricorso alla Corte costituzionale che scade il decimo giorno dall’entrata in vigore della legge medesima.

Comunque sembra  (nulla è certo nel testo di questa parte della riforma), che la prima elezione del nuovo Senato (in realtà l’unica, perché i successivi rinnovi saranno parziali) dovrebbe avvenire secondo  la norma  “transitoria”, prevista dall’art. 39 del ddl costituzionale, che, oltre ad essere di difficile interpretazione, come da più parti sottolineato,articolo-57-della-riforma non si fa carico in alcun modo di promuovere l’equilibrio di genere  di cui al’articolo 1 della riforma,  ma trattandosi di norma costituzionale non è possibile sottoporla al vaglio della Corte Costituzionale! Per approfondimenti tecnici su questo e altri aspetti vedi federalismi-su-regioni

Inoltre in molte Regioni la presenza di consigliere è scarsa e destinata a rimanere tale, anche nel caso si modifichino le singole leggi elettorali regionali in tempo utile per i rinnovi, che comunque per la maggior parte delle Regioni, interverrebbero dopo l’elezione del primo Senato.

La prima Regione ad andare alle urne, ad oggi, sarà la Sicilia, nell’autunno 2017. Quindi se ci sarà uno scioglimento anticipato delle Camere prima di quella data, sarà la Sicilia ad eleggere per prima i propri senatori secondo le nuove Regole. Se invece l’attuale legislatura dovesse concludersi  a scadenza naturale, nella primavera 2018,  sarà l’ultima a eleggere i senatori, nel 2022, con il nuovo metodo.

In questo scenario è probabile un “election day” in cui oltre al rinnovo della Camera, le urne sarebbero convocate per le elezioni in cinque Regioni in scadenza (Lombardia, Lazio, Molise, Val d’Aosta, Friuli), che quindi eleggerebbero subito i senatori con il concorso dei cittadini. Le altre Regioni, in attesa delle rispettive elezioni, si avvarrebbero delle norme transitorie.

Ecco uno schema delle prossime elezioni Regionali. (more…)

Al Presidente della Conferenza dei Presidenti delle Assemblee legislative delle Regioni e delle Province Autonome

1 maggio 2016

Al Signor Presidente

della Conferenza dei Presidenti delle Assemblee legislative delle Regioni e delle Province Autonome

Onorevole Presidente,

ci rivolgiamo a Lei a nome e per conto dell’Accordo di Azione Comune per la Democrazia Paritaria, che riunisce oltre cinquanta Associazioni femminili il cui scopo è la promozione della presenza delle donne nelle Istituzioni.

Come è noto, la legge n.20 del 2016 ha modificato l’art.4 della legge n.165 del 2004, dettando norme di carattere generale per il riequilibrio della rappresentanza in materia elettorale col disporre in particolare che qualora la legge elettorale regionale preveda l’espressione di preferenze, in ciascuna lista i candidati dovranno essere presenti in modo tale che quelli dello stesso sesso non eccedano il 60% del totale e “sia consentita l’espressione di almeno due preferenze, di cui una riservata a un candidato di sesso diverso, pena l’annullamento delle preferenze successive alla prima”. Nel caso, invece, in alcune Regioni siano “previste liste senza espressione di preferenze”, la legge elettorale dispone l’alternanza tra candidati di sesso diverso, in modo tale che i candidati di un sesso non eccedano il 60%del totale. Stessa cosa nei casi in cui sono previsti collegi uninominali, la legge elettorale dovrà disporre l’equilibrio tra uomini e donne in modo tale che i candidati di un sesso non superino il 60%.

Ciò non soltanto al fine di promuovere l’attuazione del dettato costituzionale dell’art. 51 Cost., che prevede condizioni di eguaglianza fra i generi nell’accesso alle cariche pubbliche, ma anche per la tutela dell’unità giuridica in materia di legislazione elettorale, che ora vede sostanziali differenze fra le varie normative regionali.

Se è vero, infatti, che le Regioni e le Province Autonome godono di ampia autonomia nella elaborazione delle leggi che regolano la elezione della Giunta e dei Consiglieri Regionali, è vero altresì che, ai sensi dell’art.122 Cost. 2° comma ,tale autonomia va contenuta nei limiti dei principi fondamentali stabiliti dalle legge della Repubblica, fra cui rientra quale interesse essenziale del sistema costituzionale consacrato nell’art.51 Cost., anche la promozione, attraverso misure idonee, della parità tra uomini e donne nell’accesso alle cariche elettive, parità oggi largamente compromessa.

Le chiediamo pertanto un incontro a livello istituzionale, improntato all’ascolto da parte politica delle istanze della società civile, ci auguriamo che la Conferenza dei Presidenti delle Assemblee legislative delle Regioni e delle Province Autonome possa dare adeguato impulso alle singole Assemblee regionali affinché anche le Regioni che non hanno ancora leggi elettorali rispettose dei principi costituzionali si adeguino al disposto della novella n.20/2016.

In attesa di riscontro, porgiamo distinti saluti.

Roma

28 aprile 2016

Per L’Accordo di azione comune

Marisa Rodano e Daniela Carlà

 

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