Archive for the ‘Riforme costituzionali’ Category

Il settembre caldo delle riforme – I lavori in Senato

28 agosto 2015

Il settembre caldo delle riforme-I lavori in Senato
L’Assemblea di Palazzo Madama torna a riunirsi martedì 8 settembre, alle ore 17. All’ordine del giorno la discussione del ddl n. 1556, recante disposizioni volte a garantire la parità della rappresentanza di genere nei consigli regionali.
Le Commissioni torneranno a riunirsi a partire da martedì 1 settembre.
Il disegno di legge 1429-B (revisione della Parte II della Costituzione) è all’esame della Commissione Affari Costituzionali: sono stati presentati 513.450 emendamenti.
Il disegno di legge 14 e connessi (Disciplina delle coppie di fatto e delle unioni civili) – relatrice Cirinnà è all’esame della Commissione Giustizia, convocata per il 2 settembre.

Approfondimenti:

Riforma costituzionale in terza lettura al Senato

Aspettando l’otto settembre, data d’inizio dei lavori in Aula al Senato, in questi giorni la riforma costituzionale è agli onori della cronaca, con conseguente massicia presenza in TV di premier, ministra per le riforme, ecc.
Grande incertezza sulle strategie del Governo per evitare un Flop e raccogliere i necessari voti favorevoli dopo aver neutralizzato la valanga degli emendamenti presentati in Prima Commissione. L’alternativa all’’ipotesi di portare il DDL costituzionale direttamente in Aula per avvalersi del cosiddetto “ Canguro”, in modo da neutralizzare l’ostruzionismo è stata avanzata dal presidente del Senato alla Festa dell’Unità di Milano.
Necessaria, a suo parere, una soluzione politica, in particolare sulla formulazione dell’articolo 2 delle riforma, riguardante la non eleggibilità del nuovo organismo. Pietro Grasso, a proposito dei contenuti tecnici delle modifiche ha sottolineato che «non sarà più il Presidente del Senato a fare le veci del Capo dello Stato, ma quello della Camera»
http://www.corriere.it/politica/15_agosto_25/grasso-festa-pd-trovare-soluzione-politica-le-riforme-b823dbd8-4b56-11e5-9f12-8a25e5d314d3.shtml?refresh_ce-cp

Per ulteriori approfondimenti vi invitiamo a leggere il resoconto dell’ultima seduta in Prima Commissione del 5 Agosto
https://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=SommComm&leg=17&id=937936
e
http://www.polisblog.it/post/214803/abolizione-senato-riforma-come-funziona-cosa-cambia

Norme di garanzia di genere nelle leggi regionali elettorali

A conferma del costante oscuramento che caratterizza le questioni della parità donna uomo, in sordina, invece, l’arrivo in Aula al Senato, previsto per il primo giorno dei lavori (la presentazione degli emendamenti possibile fino alle 13 del 7 settembre), del Disegno di legge di Pina Maturani ~PD-.
• Ddl n. 1556 – Equilibrio nella rappresentanza nei Consigli regionali (Voto finale con la presenza del numero legale)
• Nota breve del Servizio Studi: “Consigli regionali: equilibrio della rappresentanza maschile e femminile”

Nota breve
Un provvedimento che finalmente dovrebbe porre fine a comportamenti incostituzionali di buona parte dei Consigli regionali, probabilmente sdoganato proprio perché, in vista della probabile composizione del nuovo Senato, non era più possibile ignorare quanto la mancanza di democrazia paritaria nelle regioni si sarebbe ripercossa sull’assemblea nazionale.
Una situazione più volte denunciata dalle donne, che già durante l’iter della Legge 125 del 2012 aveva individuato come soluzione ottimale una legge nazionale e ribadito nelle tante occasioni che le Associazioni hanno creato per rafforzare le iniziative delle donne parlamentari per modificare almeno alcuni dei meccanismi che causano la scarsa presenza delle donne nelle assemblee elettive.
A questo proposito riportiamo il resoconto dell’incontro di luglio dell’Accordo di Azione comune per la Democrazia Paritaria.

21 luglio 2015 Incontro con la ministra Boschi
Unioni civili
All’attenzione mediatica, invece, grazie anche agli interventi a gamba tesa della Conferenza Episcopale Italiana,  il testo unificato Cirinnà, che dovrebbe introdurre in Italia le Unioni civili, all’esame della Commissione Giustizia convocata per mercoledì 2 settembre
http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=SommComm&leg=17&id=00937863&part=doc_dc&parse=no&stampa=si&toc=no

Ecco le ultime novità su Huffington Post, dove, come spesso avviene sulla stampa, il titolo non rispecchia il testo dell’articolo.

http://www.huffingtonpost.it/2015/08/28/unioni-civili-passo-indietro_n_8054816.html

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Per il coordinamento delle leggi elettorali regionali

27 luglio 2015

Per il coordinamento dei sistemi elettorali regionali

Simonetta Sotgiu ha scritto il doc allegato in pdf, che riportiamo anche in calce.

Sarà pubblicato su “ Nuova Sardegna” con alcune integrazioni relative a questa Regione.

Necessità di un coordinamento delle leggi elettorali regionali
Mentre si avvia verso la conclusione la stagione delle modifiche al sistema elettorale nazionale con la modifica anche della norma costituzionale relativa alla elezione del Senato, è opportuno rilevare, anche e proprio in relazione a tale sostanziale intervento sulla Costituzione, il concreto pericolo della lesione del riequilibrio della rappresentanza, sancito dall’art.117 Cost. terzultimo comma.
In forza, infatti, del cit. art.117 Cost. il Parlamento italiano , con la legge n.215 del 2012, ha dettato, in via esclusiva, precise norme per le elezioni di Province, Comuni e Città metropolitane, rispettose del principio della parità di accesso di entrambi i sessi alle cariche elettive, ma non ha seguito lo stesso criterio per le elezioni dei Consigli Regionali, limitandosi a richiamare, nei confronti delle Regioni, il principio del rispetto del riequilibrio prima citato.
Tale generica disposizione non è stata sufficiente a porre rimedio al guazzabuglio di leggi elettorali regionali, differenti per lo più l’una dall’altra, causa di diversificazioni nell’elettorato dell’una o dell’altra regione in materia di rappresentanza e, soprattutto, ostili quasi tutte al rispetto del principio paritario in questione, che, ancorché non menzionato fra le materie di competenza concorrente o residuale fra Stato e Regioni , rientra fra i principi costituzionali fondamentali, in ordine al quale lo Stato conserva le prerogative legislative di indirizzo e coordinamento.
Se è, infatti, indubbio che con la disposizione dell’art.117 terzultimo comma Cost. l’indirizzo per l’adeguamento delle leggi elettorali regionali ai principi paritari sia stato dato, non altrettanto è avvenuto per il coordinamento di tali leggi, mediante l’inserimento nella citata legge 215 del 2010 di norme elettorali analoghe a quelle previste per gli Enti Locali. Tale omissione è stata a suo tempo giustificata col fatto che la competenza esclusiva o concorrente dello Stato in tale materia non è prevista nel cit. art.117. La Corte Costituzionale ha però affermato (sentenza n.44 del 2014 in materia di elezioni nelle Unioni dei Comuni) che la mancata menzione della competenza esclusiva dello Stato su una data materia non comporta l’automatica attribuzione di tale competenza alla competenza legislativa regionale, permanendo tale competenza nello Stato nel quadro dei principi fondamentali che, per quanto riguarda la parità di rappresentanza politica dei sessi, deve tenere conto dell’art.51 1° comma Cost.
Le leggi elettorali, statali o regionali i, possono perciò stabilire modi e criteri della partecipazione popolare alla vita democratica, ma sempre nel rispetto della Costituzione, e ciò comporta l’applicazione da parte delle singole Regioni non solo, senza eccezioni, della norma di indirizzo di cui all’art.117 terzultimo comma Cost.,ma anche dell’art.51 Cost nel quadro del rapporto di coessenzialità e necessaria integrazione (sent. C. Cost.430/2007;237/2009) delle relative competenze legislative statali e regionali e di leale collaborazione fra Stato e Regioni (art.120 Cost.), in caso di mancata esplicitazione da parte dalla Costituzione (sent.C.Cost.50/2008).
Può senza dubbio affermarsi che il coordinamento di tali due norme fondamentali è contenuto, al momento, sia nella legge 215/2010 per quanto attiene agli Enti locali sia nella legge elettorale (c.d. Italicum), relativa all’elezione della Camera dei Deputali, ma la stessa cosa non può dirsi per la maggior parte delle leggi elettorali regionali (con qualche lodevole eccezione) e ciò va necessariamente a incidere su quella che sarà la composizione del Senato affidata a eletti di secondo livello da parte di Consigli Regionali, composti a loro volta in violazione del combinato disposto delle norme citate, norme di cui l’art.122 Cost. pretende l’applicazione da parte delle Regioni “ nei limiti dei principi fondamentali stabiliti con legge della Repubblica”.
Principi quadro, per quanto attiene il criterio della parità di accesso alle cariche elettive, trascurati dal Parlamento con la legge 215 del 2010, che non ha adeguato a esso tutte le leggi elettorali regionali.
Ferma restando la competenza elettorale regionale ai sensi dell’art.122 Cost, si impone quindi, la modifica della legge 2 luglio 2004, n. 165, che introduca disposizioni sulle modalità da seguire per l’elezione dei singoli Consigli regionali e coordini e unifichi i parametri fondamentali di razionalizzazione e coordinamento dei sistemi elettorali degli organi elettivi ai vari livelli
Tale iniziativa non solo garantirebbe la rispondenza di tutte le leggi regionali elettorali ai principi costituzionali, ma comporterebbe la semplificazione e la facilitazione dell’espressione del voto nelle elezioni delle assemblee nazionali e regionali.
27 luglio 2015 Simonetta SOTGIU

L’ITALICUM a rischio

16 aprile 2015

Non è necessario rivolgersi al Presidente della Repubblica per evitare che l’ITALICUM sia votato definitivamente alla Camera con il voto di fiducia. Lo impediscono gli articoli 46 e 116 del regolamento, come chiarisce Massimo Villone nell’articolo pubblicato oggi su Il Manifesto.
Lo aveva già precisato ieri la senatrice Lorenza Ricchiuti della minoranza PD, nell’intervista su Ilsussidiario.net
http://www.ilsussidiario.net/News/Politica/2015/4/15/ITALICUM-Ricchiuti-Pd-il-voto-segreto-puo-riservare-a-Matteo-qualche-sorpresa-/2/599984/

E’ ancora aperta l’ipotesi del cosiddetto Lodo Boccia, che dovrebbe assicurare che la nuova legge elettorale viaggi in contemporanea con la legge costituzionale che prevede la riforma del Senato. Si tratta, della stessa richiesta, sia pure, più limitata, avanzata da Bersani, che chiede uno spiraglio almeno per le nuove norme sul Senato.

La ferma volontà di evitare pericolosi ulteriori passaggi al Senato dimostrata da Renzi capo del Governo, sostenuta dal voto dei parlamentari PD di ieri ottenuto da Renzi Segretario del PD, che ha visto però assente la minoranza, fa ipotizzare che le trattative in corso per evitare uno scontro frontale, dopo le clamorose dimissioni di Speranza da capogruppo del PD alla Camera, si potrebbero concludere proprio con aperture sulla riforma costituzionale.
E ci chiediamo perché non impegnarsi ad approvare separatamente, magari partendo da un Disegno di legge d’iniziativa governativa, la regolamentazione per legge delle primarie per l’individuazione dei candidati e delle candidate.
Aspettare stanca sostenne questa tesi a gennaio 2014 nel Post in
https://aspettarestanca.wordpress.com/2014/01/26/per-superare-la-diatriba-su-primarie-si-primarie-no-aspettare-stanca-propone-primarie-regolamentate-per-legge/

Un provvedimento che rimedierebbe anche alla sempre più accentuata e dannosa involuzione che si sta verificando sulle primarie del PD, anche a livello regionale.
Ma questa è un’altra storia….

Aggiornamenti al 14 gennaio dal Quirinale e dal Parlamento

15 gennaio 2015

Oggi Napolitano ha lasciato il Quirinale ed è tornato in compagnia della moglie Clio nella sua abitazione privata di via dei Serpenti.
Si moltiplicano i commenti sui suoi quasi nove anni da Presidente della Repubblica. Non stupisce che tra le critiche molte si riferiscano ai tre incarichi da lui conferiti a presidenti del Consiglio per nominare Governi con maggioranze parlamentari anomale.
E’ però inaccettabile che tali critiche partano anche dai principali responsabili della sciagurata legge elettorale che ha minato le basi della nostra democrazia parlamentare ed è la principale causa di tali anomalie.
Non dimentichiamo, inoltre, che, da allora, i Parlamenti eletti con tale legge, a suo tempo presentata come finalizzata ad assicurare la governabilità, non sono stati in grado di eliminarla, magari con un semplice ritorno al precedente Mattarellum, e solo l’intervento della Corte Costituzionale ha portato a un avvio di riforma della quale però, non si può prevedere l’esito.
Dal momento delle dimissioni del presidente della Repubblica presentate oggi, è iniziato un percorso che riguarda la Camera dei Deputati (la presidente ha convocato per il 29 gennaio le Camere riunite per l’elezione del nuovo Presidente) e il Senato, il cui presidente ha assunto e funzioni di presidente della Repubblica ed è stato sostituito nel ruolo di presidente del Senato dalla vicepresidente vicaria Valeria Fedeli. La circostanza di due donne a presiedere le Camere è stata salutata dalle associazioni che da tempo si impegnano per la parità di genere come un buon auspicio per l’elezione di una presidente anche al Quirinale.
Chi sono i grandi elettori:
http://www.polisblog.it/post/73159/presidente-della-repubblica-chi-sono-i-grandi-elettori
Restano soltanto due settimane per l’attività legislativa del Parlamento: il presidente del Consiglio ne è consapevole e da tempo ha messo in atto un’accelerazione notevole per arrivare prima della pausa obbligatoria e della nuova fase derivante dalla presenza di un nuovo presidente della Repubblica, all’approvazione di un testo, sia della riforma costituzionale sia della nuova legge elettorale per la Camera dei deputati, che nelle successive letture possa rimanere invariato.
La situazione, a oggi, tutt’altro che rosea, è la seguente:
Legge elettorale al Senato: impossibile prevedere la data conclusiva-
Si procede con un’accelerazione sui tempi, in contrasto con la decisone del Governo di prevedere l’efficacia del provvedimento solo a partire dal 2016, che porta a grandi anomalie, come la discussione in Aula iniziata prima che la Commissione abbia completato l’esame e la conseguenza mancanza di un relatore.
Sulla mancata condivisione dei contenuti basti sapere che in Commissione su questa legge elettorale sono stati presentati 17.000 emendamenti, e in Aula 44.000, senza considerare i subemendamenti.
Sulle critiche all’intero impianto segnaliamo l’intervento del Senatore Walter Tocci, che nel sostenere i pregi di un sistema basato sui collegi, ha anche fatto riferimento al collegio binominale, “in modo da eleggere un Parlamento in piena parità di genere”.
Tocci su legge elettorale
Riforma costituzionale alla Camera: si conclude il 23 gennaio?
Dovrebbe concludersi il 23 gennaio, salvo imprevisti, l’esame nell’aula della Camera del disegno di legge di riforma costituzionale del Senato e del Titolo V. Dopo la seduta del 12 gennaio, sono previste due sedute giornaliere interrotte solo per la pausa pranzo fino a giovedì 15. Mentre venerdì 16 è prevista la discussione di mozioni presentate dalle opposizioni. Stesso schema nella settimana fra il 19 e venerdì 23 gennaio: mezza giornata lunedì e venerdì, due sedute nei giorni centrali della settimana. Il voto finale si dovrebbe concludere entro le 15 del 23 gennaio. “Ove necessario”, tuttavia, hanno spiegato fonti di Montecitorio, resta aperta la possibilità di valutare “eventuali sedute aggiuntive” anche dopo.
L’accordo tra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi supera il primo ostacolo del primo voto segreto.
Durante l’esame degli emendamenti all’articolo 1 è stato respinto con 359 voti (favorevoli in 159) un emendamento di Sel,che prevedeva il rispetto della rappresentanza delle minoranze linguistiche nella legge elettorale.
Il percorso è appena cominciato. L’assemblea di Montecitorio dovrà esprimersi (more…)

Auguri Natale 2014- Capodanno 2015

24 dicembre 2014

Auguri di pace, impegno e cambiamento…..
da Aspettare stanca e dalla Rete per la Parità

Auguri di pace e cambiamento

Abuso d’ufficio in Parlamento e nei Consigli regionali? Invitiamo parlamentari e consiglieri regionali a riflettere.

23 dicembre 2014

Art. 323 Codice Penale:“… il pubblico ufficiale o l’incaricato di pubblico servizio che, nello svolgimento delle funzioni o del servizio, in violazione di norme di legge o di regolamento, ovvero omettendo di astenersi in presenza di un interesse proprio o di un prossimo congiunto o negli altri casi prescritti, intenzionalmente procura a sé o ad altri un ingiusto vantaggio patrimoniale ovvero arreca ad altri un danno ingiusto è punito con la reclusione da uno a quattro anni.”
Qualche dubbio è stato sollevato circa la possibilità di estendere ai parlamentari lo statuto penale della pubblica amministrazione, ma autorevoli giuristi la sostengono.  Leggi la voce dell’Enciclopedia Treccani in I pubblici ufficiali
L’ipotesi che alcuni comportamenti possano configurare il reato di abuso d’ufficio (che ha sostituito il vecchio interesse privato in atti d’ufficio), forse potrebbe essere la scossa utile per provocare un cambio di passo, per indurre parlamentari e consiglieri regionali, magari non tutti, ma tante e tanti,  ad evitare in futuro     ( l’Anno Nuovo è un’ottima occasione per buoni propositi) comportamenti penalmente rilevanti e in contrasto con la Costituzione, quella Costituzione che sono tenuti a rispettare, come tutti i cittadini, in base all’art. 54 della Costituzione.
Sono molte le leggi ad personam approvate nelle ultime Legislature dal Parlamento nazionale e da quelli regionali e non soltanto quelle dell’era Berlusconiana, rimaste comunque pressoché intatte.
Così come molti sono i casi di voti ad personam che hanno caratterizzato la mancata approvazione di norme che intaccherebbero  il potere dei loro componenti da parte del parlamento nazionale e dei parlamentini regionali, .
Decisioni di una maggioranza trasversale, molte volte nascosta sotto il voto segreto, assunte da parlamentari e consiglieri regionali attaccati alle loro poltrone (altamente remunerative in vari sensi), per ottenere o mantenere privilegi e non avere preoccupazioni per il loro futuro,.
Una maggioranza trasversale consapevole che il Paese non ha anticorpi, reagisce fiaccamente, al massimo non vota, lasciando decidere ai peggiori: è ormai definitivamente tramontata “la virtù dell’indignazione”, di cui parlava negli ultimi anni dell’Ottocento, in un’Italia unita da poco, Francesco De Sanctis nel libretto Un viaggio elettorale, dedicato da un letterato prestato alla politica all’esperienza in quello che sarebbe diventato il feudo del democristiano Ciriaco de Mita.

http://www.ibs.it/code/9788836812714/de-sanctis-francesco/viaggio-elettorale.html?gclid=CMzv5v-S1cICFefMtAodbx4A7Q http://www.interruzioni.com/viaggioelettorale.htm

Per approfondire:
Leggi ad personam o voti  ad personam

In Parlamento

Un piccolo, recente esempio, ancora non concluso, che non è arrivato a colpire l’opinione pubblica come meriterebbe, è quello che riguarda il divieto dei doppi incarichi, al quale gli Ordini professionali tentano di opporsi.
CORPORAZIONI SENZA TRASPARENZA: ONOREVOLE, AGLI ORDINI (Emiliano Fittipaldi) 20 dicembre 2014
Avvocati, medici e infermieri contro Cantone. Che vuole eliminare i doppi incarichi. Ma senatori Pd, Ncd e Fi si alleano per fermarlo.

CORPORAZIONI SENZA TRASPARENZA (more…)

INTRECCI E INCIUCI DI FINE D’ANNO IN PARLAMENTO

21 dicembre 2014

Sull’intreccio tra le riforme e l’elezione del Presidente della Repubblica

Vi invitiamo a leggere:
su Il Sole 24 Ore
Renzi dà la linea: Italicum, poi il Colle Emilia Patta18 dicembre 2014
http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-12-18/renzi-da-linea-italicum-poi-colle-063846.shtml?uuid=ABVRNVSC
Renzi: sul Colle non ci saranno problemi Emilia Patta19 dicembre 2014
http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-12-19/renzi-colle-non-ci-saranno-problemi-063808.shtml?uuid=AB5VZ4SC

Sui contenuti della riforma elettorale della Camera

Notevoli, davvero, i dettagli descritti da Bei e De Marchis su Repubblica
http://giacomosalerno.com/2014/12/18/nuovo-patto-renzi-berlusconi-subito-lok-allitalicum-ma-vale-da-settembre-2016-bei-e-de-marchis/
Nuovo patto Renzi-Berlusconi: subito l’ok all’Italicum ma vale da settembre 2016
di FRANCESCO BEI e GOFFREDO DE MARCHIS Dal Patto del Bavero è così uscita l’ultima versione (e la tempistica) del futuro impianto elettorale di questo Paese.
Tensione Pd-Forza Italia poi il Cavaliere: sì alle riforme. La prospettiva del voto anticipato così slitta al 2017
“In breve: Renzi voleva blindare il sistema di elezione del prossimo Parlamento prima della corsa al Quirinale, per migliorare il proprio rapporto di forza verso i berlusconiani sulla scelta del nuovo Presidente della Repubblica; i berlusconiani al contrario, volevano tenere in mano il ricatto sul Presidente (cioè avere la sicurezza che non fosse eletto uno che non gradiscono) prima di dare il via libera all’Italicum. In più, Renzi voleva far entrare in vigore l’Italicum in fretta e furia, così da tenere tutti sotto scacco con la minaccia di elezioni anticipate, alle quali pensa di incassare il super premio di maggioranza (con o senza ballottaggio), che non avrebbe invece se si votasse con il Consultellum, che attualmente è legge ed è proporzionale; al contrario, Berlusconi non voleva far entrare subito in vigore l’Italicum temendo elezioni anticipate con il medesimo, che ne diminuirebbero la forza e il potere in Parlamento.
Il risultato deciso ieri è che l’Italicum nuova versione verrà votato prima delle elezioni del nuovo Capo dello Stato, ma entrerà in vigore dopo, cioè il 1° settembre 2016.”
http://www.repubblica.it/politica/2014/12/18/news/nuovo_patto_renzi-berlusconi_subito_l_ok_all_italicum_ma_vale_da_settembre_2016-103174779/?ref=HREC1-3

Sull’elezione del Presidente della Repubblica

“…un gran risiko di convenienze personali e partitiche, roba che gli accordi di corridoio di D’Alema in confronto sembrano giochetti innocenti di bambini.
Insomma, qui l’unica cosa evidente è l’opacità. E il ristrettissimo gruppo di decisori: Renzi con Lotti, Berlusconi con Verdini. Tutti gli altri al massimo schiacceranno un bottone in Parlamento.
Non male, per quella “politica 2.0″ che doveva essere trasparente, limpida, partecipata, intessuta di contatti con i rappresentati perché questi fossero coinvolti, perché cadesse il muro tra dentro e fuori il Palazzo.
Si è arrivati al contrario esatto di quel modello.
Al Patto del Bavero, con i suoi cento capolista bloccati – élite dell’élite, casta della casta – decisi di nascosto e con il favore delle tenebre!”
Così conclude il suo post Alessandro Gilioli, giornalista de L’Espresso.
http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2014/12/18/il-patto-del-bavero/

E anche:

IL QUIRINALE NEL PATTO DEL NAZARENO (Furio Colombo)
Renzi punta all’elezione del nuovo Capo dello Stato fin dalla prima votazione,(con la maggioranza dei due terzi). Se così non sarà, il PD avrà un nome di riserva, una personalità molto più schierata politicamente, che sarà tenuto segreto fino alla quarta votazione, dalla quale per eleggere il nuovo Capo dello Stato basterà la maggioranza assoluta del Parlamento.

19 dicembre 2014 Il Quirinale nel Patto del Nazareno, di Furio Colombo

(http://giacomosalerno.com/2014/12/19/il-quirinale-nel-patto-del-nazareno-furio-colombo/)
Ci fermiamo qui, per amor di patria e per non interferire troppo con la serenità che vorremmo caratterizzasse le nostre prossime Festività.

Italicum al Senato: in Aula dal 7 gennaio 2015

21 dicembre 2014

 

Grandi novità sulla riforma elettorale.
Dalla Home page del Senato http://www.senato.it/home
Come stabilito dalla Conferenza dei Capigruppo, l’Aula ha incardinato la proposta di riforma elettorale (ddl n. 1385  DDL 1385) dopo l’approvazione dei documenti di bilancio, nella seduta n. 368, aperta venerdì 19 dicembre e chiusa sabato 20.

http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=hotresaula

Poichè la Commissione Affari costituzionali non ne ha concluso l’esame in sede referente, il ddl viene discusso in Assemblea senza relazione; la senatrice Finocchiaro ha dato conto dei lavori della 1a Commissione da lei presieduta. Il Senato tornerà a riunirsi mercoledì 7 gennaio, alle ore 16, per l’avvio della discussione generale del provvedimento, che proseguirà giovedì 8, come previsto dal calendario dei lavori.
(20 Dicembre 2014)
Dossier del Servizio studi Dossier
Testo a fronte tra il D.P.R. 361/1957 e il testo dell’A.S. n. 1385 (a cura del Servizio studi) Testo a fronte

Nel presentare il testo in Aula, la Senatrice Anna Finocchiaro, relatrice e presidente della Prima Commissione ha, tra l’altro dichiarato_ . Alla fine della discussione generale, prendendo spunto dalla maggioranza degli interventi e cercando di individuare un terreno condiviso ho avanzato una serie di proposte emendative al testo che avevano l’obiettivo di tenere insieme e coniugare al meglio le esigenze della governabilità e della stabilità degli esecutivi con quella della garanzia di rappresentatività delle forze politiche che si presentano alle elezioni politiche. In questo senso andavano le mie proposte per l’abbassamento della soglia di accesso alla ripartizione dei seggi, per l’innalzamento della quota di consensi che nel nuovo sistema avrebbe dato diritto al l’assegnazione del premio di maggioranza e per l’introduzione di un sistema di riequilibrio di genere”

Per saperne di più vi invitiamo a leggere quanto ci è pervenuto dal costituzionalista Stefano Ceccanti:

##Nuovo patto Renzi-Fi regge, Italicum 2.0 in aula dal 7 gennaio (more…)

Riforma Senato e Titolo V all’esame della Camera: ora la parola all’Aula

16 dicembre 2014

Dalle ore 16 di oggi 16 dicembre l’Assemblea della Camera inizia la discussione sulle linee generali del disegno di legge costituzionale “Disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del CNEL e la revisione del titolo V della parte II della Costituzione, approvato, in prima deliberazione, dal Senato (S. 1429),  che  alla Camera è l’AC 2693

AC riforma Senato e titolo V.

Non possiamo fare a meno di sottolineare che nelle notizie ufficiali si continua a indicare i due relatori, uno del PD e l’altro di FI, come di maggioranza, cosa che provoca un sobbalzo.
Inoltre la prassi di indicare i parlamentari col solo cognome, salvo i casi di omonimia, nasconde, come si verifica anche in questo caso, che sono tutti uomini, come risulta soltanto grazie alle nostre integrazioni.

Dalle associazioni, attraverso la lettera inviata dall’Accordo di Azione Comune per la Democrazia Paritaria, si chiede che siano ripresentati in Assemblea gli emendamenti sulle norme di garanzia, ritirati in Commissione.

Lettera Senato e Titolo V

Ma la battaglia, l’unica che è riportata nei mass media, che trascurano le questioni di genere,  sarà soprattutto per le modifiche che la Prima Commissione, con il sostegno di otto voti PD, ha apportato contro il parere del Governo.

E’ stato alzato il quorum per l’elezione del Presidente della Repubblica e aumentati i poteri del futuro Senato: sulle modifiche ai testi votati dalla Camera, il Senato potrà chiedere alla Camera di modificare i ddl approvati con maggioranza dei 2/3. La Camera però potrà comunque respingere tale richiesta con maggioranza semplice per le leggi ordinarie e con quella assoluta per tutte le altre tipologie.
Il Governo è invece riuscito a conservare i senatori di nomina presidenziale.

NB Stranamente il testo varato dalla Prima Commissione (AC. 2613-A), alle ore 14.30 di oggi non è ancora reperibile nella scheda del sito della Camera, ma era già disponibile da ieri, tanto è vero che lo diramiamo anche noi con questo post, sia pure in forma di bozza non corretta.

Riforma costituzionale – bozza I commissione camera

Per saperne di più: (more…)

Riforma Senato e Titolo V ( AC C. 2613)

15 dicembre 2014

 

Sabato 13 dicembre i lavori in Prima Commissione Camera hanno subito una brusca accelerazione finale, che  ha comportato che il provvedimento, come a suo tempo programmato, è all’ordine del giorno della seduta dell’Assemblea convocata per la mattina di martedì 16. Ora  sembra possibile, se non probabile, che entro quest’anno, o al massimo entro gennaio 2015, la riforma costituzionale risulti approvata in prima lettura da entrambe le Camere.
Un’altra conseguenza dell’accelerazione dei lavori in Commissione è stata, purtroppo, nella seduta di venerdì 12, il ritiro degli identici emendamenti presentati da Roberta AGOSTINI (PD) – emendamento 34.8, e da Stefano Quaranta (SEL) – emendamento 34.7, riguardanti l’obiettivo, affidato alla legge ordinaria, di “promuovere l’equilibrio tra donne e uomini nella rappresentanza”, in sostituzione della “parità di accesso tra donne e uomini alle cariche elettive”. Emendamenti riforma costituzionale
Celeste COSTANTINO (SEL), cofirmataria dell’emendamento Quaranta, nel ritirare l’emendamento e preannunciarne la ripresentazione in Aula, ha auspicato che sulla tematica posta dalle suddette proposte modificative si svolga in Assemblea un’ampia discussione, al fine di inserire nella Carta costituzionale una norma a suo avviso di grande rilevanza, a garanzia del rispetto della parità di genere anche nell’ambito dei consigli regionali, a fini antidiscriminatori.
Nonostante l’impegno dei firmatari e cofirmatari di vari emendamenti che rafforzano i principi dell’equilibrio della presenza di donne e uomini nelle assemblee elettive nazionali e regionali, che speriamo si manifesti anche in Aula, bando all’ottimismo: sembra destinata a ripetersi la vicenda degli emendamenti “di genere”, che le deputate di vari gruppi hanno tentato inutilmente di inserire nell’ITALICUM, ora all’esame del Senato.