Archive for the ‘Riforma della Giustizia’ Category

Martina Alessia Antonia

2 marzo 2018

L’uccisione di due bambine e il ferimento gravissimo, e dall’esito incerto, di Antonia Gargiulo da parte del marito e padre Luigi Capasso, appuntato dei Carabinieri, è Il risultato di una serie di omissioni e cattive interpretazioni dello stare, come si proclama, dalla parte delle donne.

Donne e uomini in Italia non sono uguali di fronte alla legge, non lo sono di fatto e non lo sono in quanto alle regole che disciplinano i diritti familiari, eppure con ogni forma di forzatura ideologica, assistiamo alla cieca applicazione di “norme sulla bigenitorialità” di fronte a madri maltrattate, violentate e figli terrorizzati. E’ successo questo, anche, alle due bambine, Martina e Alessia, prima di essere uccise da un padre violento: sono state messe sotto pressione e magari colpevolizzate, per non riuscire ad incontrarlo.

Sappiamo anche che le donne perdono la libertà proprio a causa della violenza di un uomo, e non solo per paura, e che parole come “autodeterminazione” e “autostima” devono essere rappresentative di un percorso nel quale i terminali dello stato hanno parola solo assumendosi l’onere di quella sottrazione di libertà e della sua ricostruzione. Questo riguarda in pieno coloro che devono condividere assumere l’onere della mancanza di libertà di chi è sotto costante minaccia e che non riesce ad autodeterminarsi nella giusta direzione di contrasto al violento. La madre delle bambine ad esempio sotto minaccia non ha saputo valutare, né e stata aiutata a valutare, che il bene primario era la vita e non certo il posto di lavoro del marito

Ad Antonia Gargiulo, non avvocata o esperta di iter amministrativi, sono stati scaricati l’onere e la colpa di scelte che altri non hanno compiuto. I Carabinieri che non hanno sottratto l’arma allo stalker conclamato, le esperte che non ne hanno fatto richiesta e che non hanno tenuto conto della possibile dissuasione della vittima in fase di denuncia da parte dei colleghi del marito.  I colleghi di lavoro testimoni della violenza di settembre accaduta sotto i loro occhi (potevano denunciare come la legge 119/13 prevede), i familiari della donna se non avessero temuto di rompere un equilibrio relazionale, i servizi sociali che incontravano le bambine non si sa su mandato di chi e per fare cosa se non che il loro dovere era proteggere le minori dal violento. Tutti ed ognuno hanno omesso atti dovuti e teorizzato ostacoli facilmente superabili con un atto di coraggio, che invece come sempre viene chiesto alle donne vittime. Ci si deve poi porre una domanda ineludibile: la violenza sui minori è o no un reato multiforme di cui la paura è un sintomo evidente? Chi ha avuto notizia del reato che si stava compiendo su Martina e Alessia? La violenza sulle donne non è forse anch’esso un reato? e di questo tutti erano a conoscenza e nessuno si è mosso, se non solo quando si sono sentiti gli spari. Tutti ed ognuno per la propria parte sono responsabili di questa orribile strage di donne!

Gli impegni presi istituzionalmente con la ratifica della Convenzione di Istanbul, implicano gesti doverosi che non possono essere superati con la convocazione rituale di tavoli e redigendo nuovi protocolli (da disattendere?) perché per evitare la cancellazione di vite ed energie femminili occorre che ogni risultato preluda ad un altro risultato, sapendo che le regole comportamentali di ogni soggetto incluso nella rete antiviolenza devono adeguarsi a quello che della violenza sulle donne si sa, e cioè che una donna sottoposta a un uomo violento non è libera, è VITTIMA  ( incolpevole) , legata, ostacolata nell’esercizio della sua libertà: va liberata.

Antonia andava liberata e le andava dato l’aiuto, quello che evidentemente ha chiesto proprio perché le era stata tolta la possibilità e la forza di autodeterminarsi. Certamente le è stata negata la guida ai passi giusti, quelli di una donna non avvertita a pieno del fatto che i tempi della violenza evolvono rapidamente producendo stragi di vittime innocenti.

Contrastare e sconfiggere la violenza è un obiettivo che è stato molto difficile da accettare, anche solo nominalmente, per la politica, ma è stato raggiunto, e questo impone una crescita dovuta e irrimandabile di tutti i soggetti coinvolti. L’ascolto e l’aiuto dedicato alle donne vittime della violenza maschile deve essere aggiornato su percorsi e procedure in grado di valutare il rischio per la salute e la vita delle donne e dei figli.

Stefania Cantatore (UDI Napoli), Elvira Reale (Salute donna)

Napoli, 1/3/2018

Annunci

Il reato di immigrazione clandestina: come depotenziare il contrasto al soggiorno illegale nel nostro territorio.

12 gennaio 2016

Da Massimo Marnetto
Libertà e Giustizia di Roma

Ringraziamo l’Associazione Studi Giuridici per l’Immigrazione (ASGI) di Torino per il prezioso appunto dell’Avv. Guido Savio.
Buona lettura (3 minuti).
____________

Si discute molto, in questi giorni, dell’opportunità di abrogare il reato di ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello Stato di cittadini extracomunitari, ma le ragioni dei favorevoli e dei contrari sono spesso obnubilate da una diffusa disinformazione circa la reale natura di questo illecito, dei motivi per cui fu introdotto, e delle ragioni per cui il Parlamento deliberò di depenalizzarlo.
Queste poche righe vogliono fornire un contributo in termini di chiarezza e comprensione, nella consapevolezza che solo se si conoscono le questioni ci si può formare un convincimento motivato e non falsato da ideologie e opportunismi.
La natura del reato di clandestinità
La legge n. 94 del 2009 introdusse, nel Testo Unico delle norme sugli stranieri extracomunitari, l’art. 10 bis che sanziona la condotta dello straniero che fa ingresso o si trattiene nel territorio dello Stato in violazione delle disposizioni che disciplinano, appunto, l’ingresso ed il soggiorno in Italia dei cittadini di Paesi non appartenenti all’Unione europea (con esclusione, quindi, dei cittadini comunitari, nei cui confronti questo reato non si applica).
La sanzione è l’ammenda da 5.000 a 10.000 €: trattasi di un reato contravvenzionale, punito con la sola pena pecuniaria, per il quale non è possibile l’adozione di forme limitative della libertà personale, quali l’arresto o il fermo di polizia, perché il nostro sistema processuale penale non consente di mettere in carcere una persona per un reato che non è punito con la pena detentiva. Questa considerazione è molto importante, al fine di capire i meccanismi attuativi di questo reato: lo straniero che entra o soggiorna illegalmente in Italia non può essere arrestato, quindi viene denunciato a “piede libero”, e, nelle more del processo, è libero di andare dove vuole: quando dovesse essere condannato a pagare l’ammenda chi lo recupererà mai?
Una prima considerazione saltò subito agli occhi di tutti: che senso ha punire con una pena pecuniaria uno straniero irregolare che – proprio perché privo di permesso di soggiorno – non può accendere un conto corrente, non può essere assunto regolarmente, non può intestarsi beni immobili o mobili registrati?
Cioè, in che modo lo Stato ha la garanzia di recuperare le pene pecuniarie irrogate? Assolutamente nessuna, perché lo straniero irregolare condannato per questo reato non può possedere beni aggredibili alla luce del sole.
Fu subito evidente che mai la Pubblica Amministrazione avrebbe intascato nemmeno un centesimo delle pene pecuniarie irrogate, anzi, ci avrebbe rimesso perché non avrebbe nemmeno recuperato le spese di giustizia che lo Stato anticipa per la celebrazione di un processo e che, dopo, cerca di recuperare dal condannato.
Senza contare l’incidenza della rilevanza numerica di questa fattispecie negli uffici giudiziari, già oberati di cause pendenti. (more…)

Il 3 luglio il Parlamento in seduta comune voti donne nel CSM: comunicato della Rete per la Parità

14 giugno 2014

Lettera a Parlamento Rete per la Parità 14 giugno 2014
Rete per la Parità

Con una lettera ai Presidenti Camera e Senato, inviata anche ai Capigruppo, al Presidente del Consiglio e al Ministro della Giustizia, la Rete per la Parità ha chiesto che il 3 luglio il Parlamento, nell’eleggere gli otto componenti laici nel Consiglio Superiore della Magistratura garantisca almeno una “quota minima di genere”, in attesa della modifica legislativa oggetto della Delibera del 2 aprile scorso dallo stesso CSM.
È utile ricordare – prosegue la richiesta della Rete per la Parità- che da quando è stata eliminata ogni discriminazione nell’accesso alla Magistratura, il numero delle donne magistrato è in costante crescita. Tuttavia, nonostante oggi esse rappresentino la metà dell’organico, continuano a essere sotto-rappresentante nelle posizioni di vertice, e, vistosamente, proprio nell’organo che si occupa dello status e delle carriere di giudici e pubblici ministeri.

Ormai da diversi anni le Istituzioni dell’Unione europea hanno concentrato il loro impegno nel richiedere la promozione della parità di genere nelle posizioni di vertice, in politica, nel lavoro, nelle imprese e nelle pubbliche amministrazioni, sottolineando la scarsissima presenza di donne nelle posizioni di maggiore responsabilità della magistratura.

Il nostro Legislatore si sta recentemente muovendo proprio nella direzione auspicata dall’Unione europea. Si pensi alla legge volta a incrementare la presenza femminile nei consigli di amministrazione delle società (l. n. 120 del 2011), o negli organi rappresentativi dell’Avvocatura (l. n. 247 del 2012) e per l’elezione nei comuni e nelle regioni e le nomine nelle giunte (l. n.215 del 2012 e l. n. 56 del 2014).

E’ necessario, dunque, un tempestivo intervento attivo del Parlamento, per evitare lo squilibrio di genere nella composizione del nuovo CSM, reso più che mai doveroso a seguito della riforma dell’art. 51 Cost., che impone di rimuovere gli ostacoli che continuano a tenere le donne fuori dagli organi decisionali.

Roma, 14 giugno 2014
Rete per la Parità
Associazione di promozione sociale per la Parità uomo-donna secondo la Costituzione Italiana
segreteria.reteperlaparita@gmail.com
http://www.reteperlaparita.it

Dialogo immaginario tra una fanatica della Costituzione italiana e una elettrice che attende le riforme

2 agosto 2013

Ros La nostra Costituzione, giustamente definita “la più bella del mondo”, ha bisogno di qualche adeguamento, ma ho poche speranze che ci siano le condizioni per provvedervi senza correre il rischio di peggiorare la situazione.
Rosanna Io invece credo che questa sia un’occasione che non si presenterà di nuovo in un prossimo futuro, da utilizzare per aggiornare finalmente un testo datato, che nella seconda parte non risponde più alle esigenze di un contesto politico profondamente mutato rispetto a quello del dopoguerra .
Ros convengo che alcune soluzioni, come quelle del bicameralismo perfetto, furono dettate, direi quasi imposte, all’epoca, dalla prudenza dovuta ai grandi cambiamenti avvenuti, di cui i costituenti non potevano prevedere quali ulteriori novità avrebbero causato in Italia, anche a causa di un contesto internazionale anche esso non ancora definito.
Rosanna Quindi anche tu ti auguri che il Senato sia eliminato, o gli sia tolto il voto di fiducia al Governo?
Ros Si: questa e ‘ proprio la modifica che mi sembra urgente e necessaria.
Sparirebbe uno dei maggiori difetti del porcellum: il fenomeno di due maggioranze diverse nei due rami del Parlamento.
Ne deriverebbe anche una notevole riduzione del numero dei parlamentari e il Senato potrebbe rimanere ma composto di rappresentanti delle Regioni, senza diritto a ulteriori compensi. In questo caso bisognerebbe prevedere una composizione rispettosa delle pari opportunità di genere. Infatti, se ne facessero parte solo i presidenti delle Regioni, le donne non ci sarebbero, salvo qualche eccezione. Ora potrei aprire un discorso sulla Costituzione inattuata, ma te lo risparmio.
Rosanna Si rinviamolo e rimaniamo nel tema delle riforme costituzionali: quale altra riforma vorresti?
Non credi sia necessario rivedere l’intero sistema parlamentare, rafforzando i poteri del Presidente del Consiglio o passando al presidenzialismo?
Ros Ripeto che non credo questo possa essere il contesto giusto per riforme così importanti.
A parte le perplessità sulle procedure: il mancato rispetto dell’articolo 138 della Costituzione nella sua integrità si rifletterebbe sulla legittimità stessa delle modifiche. Mi preoccupa si metta mano all’equilibrio tra i poteri, soprattutto anche attraverso la riforma della magistratura. Vorrei si passasse invece a riforme che non modificano la Costituzione, ma la attuano. Urgente una nuova legge elettorale per il Parlamento, non un ritocco del porcellum per evitare il vaglio della Corte Costituzionale.
La decisione della Camera di ieri (31 luglio) di calendarizzare la riforma elettorale per il Parlamento emancipandola dalle riforme costituzionali suscita qualche speranza, ma non è possibile prevedere se il risultato sarà soddisfacente.
A parte l’eventuale ripristino del mattarellum, sembra comunque diffusa l’ipotesi del ritorno al maggioritario.
A modifiche costituzionali eventualmente approvate, volendo mantenere nell’unica Camera superstite pressoché il numero attuale dei deputati e contemporaneamente introdurre le pari opportunità, si potrebbero utilizzare i collegi del senato ma binominali, per l’elezione di un ticket uomo- donna individuato attraverso le primarie.
Si eviterebbe una defatigante trattativa per disegnare nuovi collegi, che credo prolungherebbe, se non addirittura renderebbe impossibile ogni riforma elettorale. L’ipotesi caldeggiata da Stefano Ceccanti di un maggioritario con lista breve, che io vedrei bloccata a cerniera, lascerebbe maggior margine ai partiti ma anche a elettrici ed elettori, che avrebbero la soddisfazione di scegliere a chi dare il voto.
Non può essere inoltre trascurata l’importanza delle cosiddette “leggi di contorno”, da introdurre, come quella sui partiti, in attuazione dell’articolo 49 C., o da modificare, come le norme sul finanziamento dei partiti. E non dimentichiamo le modifiche ai Regolamenti parlamentari. o semplicemente da far rispettare, come la par condicio di genere . E non sarebbe male una modifica alla legge elettorale per le europee e un atto di indirizzo o ricorsi alla Corte costituzionale che impongano alle Regioni leggi elettorali rispettose delle pari opportunità di genere, in aderenza all’articolo 51 della Costituzione.
Rosanna Per concludere, in attesa di un secondo confronto, anche se ognuno degli argomenti appena accennati meriterebbe un approfondimento, mi sembra che il tema della riforma elettorale, o meglio delle riforme elettorali, ci trovi concordi.
I agosto 2013

In Calabria, in un paese della Locride, una donna “scomoda”

31 marzo 2012
Nella notte tra il 28 e il 29 marzo tre colpi di pistola calibro 7.65 sono stati sparati a scopo intimidatorio, da persone non identificate, contro l’auto della Sindaca di Monasterace – La solidarietà di SNOQ RC |
Dopo il primo attentato Aspettare stanca aveva partecipato all’incontro organizzato da SNOQ per portare solidarietà alla sindaca di Monasterace, una donna eccezionale. Le considerazioni di SNOQ sono da condividere, (more…)

Buoni propositi per il nuovo anno

31 dicembre 2009

 

IZZO L’Italia condannata dalla Corte Europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo.

Governo e Parlamento, un giorno sì e l’altro pure impegnati a discettare di riforma della Giustizia, si porranno il problema se la morte di due donne per mano di un efferato assassino e stupratore in libertà e la condanna dell’Italia per aver violato il diritto alla vita, richiedono, forse,  il riesame sia delle norme che hanno consentito ad un efferato assassino e stupratore di procurare altre due vittime, sia perché siano previste e  poste in atto tutte le precauzioni necessarie per evitare che si ripetano altri casi simili, partendo dal controllo della situazione dell’altro suo collega da qualche tempo anche lui libero?

http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&currentArticle=OTGOL