Archive for the ‘Recensioni’ Category

REMIO DI SCRITTURA FEMMINILE IL PAESE DELLE DONNE (XIX) & DONNA E POESIA (XXVI)

27 novembre 2018

PREMIO DI SCRITTURA FEMMINILE
IL PAESE DELLE DONNE (XIX) & DONNA E POESIA (XXVI)
dedicato a Maria Teresa Guerrero (Maité)
PREMIAZIONE: 1 DICEMBRE, ORE 16,30 – 19,30
CASA INTERNAZIONALE DELLE DONNE
VIA DELLA LUNGARA 19 ROMA, SALA SIMONETTA TOSI
Info: paesedelledonne@libero.it
PAESEDELLEDONNE-ON LINE-RIVISTA
COMUNICATO STAMPA 2018 (2)

La scortecata al Teatro India

25 ottobre 2018

martedì
30
ottobre
domenica
11
novembre

La Scortecata testo e regia Emma Dante

30 ottobre – 11 novembre 2018

Teatro India PROMOZIONE giovedì 1 e venerdì 2 novembre ore 21 posto unico 15,40€

Lo cunto de li cunti overo lo trattenimiento de peccerille di Giambattista Basile, noto anche col titolo di “Pentamerone” (cinque giornate), è una raccolta di cinquanta racconti narrati in cinque giornate che prendendo spunto dalle fiabe popolari elabora un mondo affascinante e sofisticato. La scortecata è “lo trattenimiento decemo de la iornata primma” e narra la storia di un re che si innamora della voce di una vecchia, la quale vive in una catapecchia insieme alla sorella più vecchia di lei. Emma Dante riscrive e dirige il racconto ambientandola in una scena completamente vuota ed affidando a due uomini il ruolo di due personaggi femminili, come nella tradizione del teatro settecentesco. Le due vecchie, sole e brutte, si sopportano a fatica ma non possono vivere l’una senza l’altra. Per far passare il tempo nella loro misera vita inscenano la favola con umorismo e volgarità, e quando alla fine non arriva il fatidico “e vissero felici e contenti”, la più giovane, novantenne, chiede alla sorella di scorticarla per far uscire dalla pelle vecchia la pelle nuova. Il dialetto napoletano dei personaggi, nutrito di espressioni gergali, proverbi e invettive popolari, produce modi e forme espressamente teatrali tra lazzi della commedia dell’arte e dialoghi shakespeariani a delineare una morale forte e sempre attuale: “il maledetto vizio delle femmine di apparire belle le riduce a tali eccessi che, per indorare la cornice della fronte, guastano il quadro della faccia. Ma, se merita biasimo una fanciulla che troppo vana si dà a queste civetterie, quanto è più degna di castigo una vecchia che, volendo competere con le figliole, si causa l’allucco della gente e la rovina di sé stessa”.
promo speciale community

giovedì 1 e venerdì 2 novembre ore 21.00

posto unico 15,40€
comprensivo di commissione

CODICE PROMO MTJ4DJUD82

Erri De Luca Concerto Napolide

16 ottobre 2017

Ánema & Erri De Luca Concerto Napolide
Erri De Luca voce narrante
Marcello Corvino violino
Biagio Labanca chitarra
Massimo De Stephanis contrabbasso
Fabio Tricomi oud, tamorre e mandolino

“Chi nato a Napoli si stacca e perde la cittadinanza è Napolide”
Erri De Luca

Racconta Erri De Luca: “Quando i Greci fondarono Napoli avevano esaurito tutto la loro fantasia geografica. Decisero, allora, di chiamarla provvisoriamente Neapolis “città nuova”. Ma il mondo era pieno di città nuove che si chiamavano così. Allora i napoletani decisero di specializzarsi per rendere inconfondibile il loro luogo. E hanno fatto di Napoli una città leggendaria”. Concerto Napolide è un viaggio attraverso le bellezze e le contraddizioni di un posto unico al mondo. È un racconto in musica che trae spunto dal libro intitolato, appunto, Napolide, scritto da Erri De Luca che di questo concerto raccontato ne è anche l’interprete. Le musiche sono affidate agli Ánema che partendo dai grandi capolavori della musica napoletana ce le riconsegneranno in una veste inedita. Non resta che lasciarsi accompagnare.

 Serata magica ieri all’Auditorium della musica di Roma.

 Dopo aver lasciato l’auto al comodo parcheggio sotterraneo, che molti colpevolmente evitano e non utilizzano neanche quello esterno, a prova di claustrofobia, intasando le vie d’accesso e il villaggio olimpico, ci aspetta una lunga fila per ritirare i biglietti acquistati online, che potrebbe essere facilmente evitata, con risparmio di personale e di tempo delle persone partecipanti.

Ancora l’ultima sorpresa: per raggiungere la sala teatro Borgna, che non conoscevo nonostante frequenti l’Auditorium dal secondo anno della sua inaugurazione, dopo il controllo dei biglietti, ancora un lungo corridoio (mi chiedo se la sala, visto che è a pianterreno  sia dotata di uscite di sicurezza verso l’esterno).

La sala è particolare, con impianto di amplificazione, ma ha il giusto, contenuto, numero di posti per uno spettacolo come questo.

L’inizio, con un leggero ritardo, forse dovuto alla necessità di attendere chi ancora non è riuscito a ritirare il biglietto, non entusiasma: i quattro musicisti eseguono un brano sconosciuto (poi preciseranno che a note canzoni napoletane alternano anche loro musiche). L’amplificazione è eccessiva, solo dopo sarà regolata meglio.

La magia inizia con la comparsa di Erri De Luca.  Colpisce il profondo contrasto tra la mitezza che lo caratterizza, nel fisico, nel tono della voce, nell’italiano con leggero accento, e la forza dirompente delle sue parole. Spesso parole di pace, contro la violenza.

Parole destinate a rimanere, ad arricchirci (penso che citerò spesso la sua prima affermazione sui poli che hanno dimensioni diverse e di come il SUD sia più grande del Nord), a commuoverci (il ricordo della madre, tra musica e cucina napoletana, e la delicatezza del figlio che confessa di non mangiare più, da quando è morta, la parmigiana di melanzane), che inducono a tristi considerazioni sulle guerre di oggi, quando  rievoca le sofferenze di Napoli  per i bombardamenti,  a entusiasmarci.

Ecco è l’entusiasmo che travolge poi per tutta la serata le persone presenti (immagino quasi tutte napolidi, come me (anche se nata a Salerno, ma per caso), e come la coppia di amici che trovo seduta accanto).

L’entusiasmo ci travolge anche per la musica, anche questa magica, eseguita da quattro musicisti non solo virtuosi, che stupiscono con i loro strumenti, che siano quelli più tradizionali come il violino, la chitarra, il contrabbasso e il mandolino, per passare a oud e tamorre.

Peccato solo che non siano previste repliche del concerto, lo consiglierei volentieri.

La stanza del figlio

8 ottobre 2017

Ieri ho visto su La7 il secondo film della serie Caro Nanni.

Quando La stanza del figlio uscì, nel 2001, non andai a vederlo.

Troppo recente il mio dolore, misto a rabbia, ancora troppo recente il mio pianto durante il funerale, per la morte di Tito (il cui nome ricordava il nonno materno. Tito De Stefano), un ragazzo brillantemente laureato, che abitava nel mio palazzo, da bambino compagno di giochi dei miei figli.

E troppo recente, allora,  il dolore per lo strazio della mamma (sopravvissuta a lui solo pochi anni) e dell’intera famiglia.

Da allora ogni anno l’Accademia Nazionale dei Lincei, al fine di onorare la memoria del Dott. Tito Maiani, prematuramente scomparso, con i fondi messi a disposizione dalla famiglia Maiani, anche a seguito di una pubblica sottoscrizione tra amici e colleghi, bandisce un concorso a un Premio, destinato a tesi di laurea su argomenti di ricerca riguardanti:

lo studio sperimentale dell’Universo, anche in collegamento alla fisica delle particelle

elementari;

la rilevazione di onde gravitazionali da sorgenti astrofisiche e cosmologiche;

lo studio sperimentale delle proprietà del campo gravitazionale.

Tito era morto durante un’immersione e sembra che proprio a quella tragedia si sia ispirato Nanni Moretti.

Ieri sera non ho pianto.

Il film è asciutto, non cade mai nel melodramma, descrive con un rispetto che non è distacco i sentimenti che coinvolgono il padre, con i suoi sensi di colpa, la sorella e la madre, che si abbandona alla disperazione.

La stanza del figlio scava nella dinamica dei rapporti tra loro, fino a concludersi nell’ultima  scena, che ricorda alcuni finali di Fellini altrettanto pieni di significato, con i tre non più uniti nell’abbraccio in cui avevano cercato conforto alla notizia dell’incidente.

Grazie, Caro Nanni. E grazie a La7.