Archive for the ‘post pervenuti da altri Blog’ Category

La notizia è clamorosa: l’italiano medio ha sempre meno paura di esporsi.

18 maggio 2019

Parla, manifesta, scrive, mette persino lenzuola appese ai balconi. Insomma, sta lentamente guarendo dallo “zittismo”. Anzi, sempre più persone capiscono che usare la parola pubblica è il modo più efficace per fare buona politica. Allora si può parlare di un’opinione pubblica finalmente attiva anche in Italia? Sì, qualcosa di importante inizia a muoversi nelle coscienze, perché qualcosa di importante inizia a rompersi nella democrazia: la libertà di pensiero e il principio di uguaglianza.

 

Queste lesioni hanno rinforzato non solo gli attivisti, ma stanato gli appartati, mosso i neutrali, riacceso i rassegnati. Ricordando a tutti il dovere di difendere i tre pilatri che gli ateniesi consideravano costitutivi della democrazia: l’isegoria, ovvero il pari diritto di prendere la parola in pubblico; l’isonomia, uguaglianza di fronte alla legge; la parresia, il diritto-dovere di dire il vero, senza essere censurati, né puniti. Il riferimento al sequestro di cartelli, di lenzuola e la repressione di un’insegnante è puramente voluto.

 

Massimo Marnetto

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“Mondo perduto” al MAXXI di Roma – 17 Aprile 2019 – 30 Giugno 2019

26 aprile 2019

La figlia di Paolo Di Paolo sapeva che il padre aveva fatto il fotografo da giovane, ma quando è andata nella sua cantina per riordinarla ha trovato una miniera di negativi. Foto pubblicate su Il Mondo di Pannunzio, con cui lavorò fino alla chiusura del giornale, ma anche inedite. Una loro parte è esposta al MAXXI di Roma, nella mostra “Mondo perduto”.

 

 

Paolo Di Paolo. Mondo perduto

Ci sono immagini di dive, attori, politici, ma anche tanta “vita” di un’Itala che nel ’54 cominciava a superare l’emergenza del dopoguerra. Di Paolo quando scatto ha una tale  rapidità di riflessi che mi viene da definirlo il paparazzo degli anonimi. La prima foto è di bambini che giocano su Monte Mario ancora non edificato, in mezzo a un pratone che è la loro giungla, con  in lontananza il cupolone che sembra un sole di pietra al tramonto tra i palazzi dei nuovi quartieri.

Nel ’59, segue Pasolini per un servizio sulle vacanze estive degli italiani per il settimanale Tempo. Nasce il reportage “La lunga strada della sabbia”. La foto del Lido di Venezia mostra tutta la sensibilità del fotografo: mentre un’aspirante attrice prende il sole in bikini ad occhi chiusi, di fronte a lei si è disposta a semicerchio una folla silenziosa che le indirizza i suoi sguardi, uno diverso dall’altro. Le donne l’ammirano, gli uomini la desiderano, i bambini con la testa inclinata cercano di capire quale strano tipo di sirena sia. Notevole anche la leggerezza della foto con lo scugnizzo che osserva una giovanissima Sofia Loren mentre si trucca, che rimane imperturbabile nonostante l’insistente attenzione.

Nel mezzo degli anni ’60, la chiusura de Il Mondo è talmente un trauma per  Di Paolo, che decide di smettere di fotografare. Si ritira e riprende i suoi studi in filosofia e storia. Oggi, ancora vivente con i suoi 93 anni, parla di quegli anni in una sua bella video-confessione da un monitor, le uniche immagini a colori della mostra. Nelle sue parole c’è affetto, lampi di entusiasmo, mai malinconia. Forse l’unica vena di rimpianto che tradisce è per non aver fatto meglio e di più il suo lavoro. Mi sembra un sentimento eccessivo per Di Paolo, ma quando esco, vedo scritta su una parete delle scale una frase del critico Emilio Cecchi, che mi fa capire: “Il roseo compiacimento del proprio lavoro è esclusivo retaggio dei dilettanti”.

Massimo Marnetto

Al Teatro dei Dioscuri di Roma la mostra “Troisi Massimo, poeta”

19 aprile 2019

“Alla fine lo chiamavo poco, perché sentivo dalla sua voce che era stanco e faceva fatica anche a parlare”. E’ Carlo Verdone che da un monitor appeso al muro parla di Massimo Troisi, a cui il Teatro dei Dioscuri ha dedicato la mostra “Troisi Massimo, poeta”. Ci sono foto, poesie autografe, video della Smorfia, testimonianze  e al centro della sala, la bicicletta nera e un po’ arrugginita de Il Postino, con la gigantografia di Troisi, di spalle rivolto verso il tramonto nel mare di Procida.

 

“Quando iniziò a leggere Il postino di Neruda, del cileno Antonio Skarmeta – dice la sceneggiatrice Anna Pavignano – non arrivò neanche alla fine. Mi chiamò agitato dicendomi che dovevamo subito comprare i diritti e farlo, perché quella storia la sentiva sua. Non è stato facile riadattarlo all’Italia, ma Massimo lo voleva fare ad ogni costo”

“Sul set dava tutto, ma all’una era esausto – racconta Renato Scarpa – Anche io stavo girando là vicino. Allora facevamo ritorno in barca per evitare le scale. E ricordo ancora la calma del mare, la brezza leggera di primavera che si fondeva con il nostro silenzio di armonia, che nessuno infrangeva, se non con sorrisi di compiacimento”.

In un lato, c’è lo spazio dedicato alla sua storia. “Eravamo 16 persone a casa – racconta nel video con Pippo Baldo – i miei genitori, noi sei figli, zii e nonni. E a quella convivenza che mi sono ispirato, perché succedevano sempre cose strampalate. Non eravamo una famiglia, ma una compagnia stabile. Mia nonna una volta doveva fare le iniezioni a mio nonno per le vitamine. Nella scatola sopra c’erano le fiale di acqua distillata e sotto la polverina da sciogliere. Lei fece solo quelle d’acqua distillata. E il bello è che mio nonno si sentì molto meglio”.

“Ero timido, scrivevo poesie, poi pensieri, poi iniziai a fare teatro con gli amici del paese per scherzo. A un certo punto, venimmo a sapere che alle serate improvvisate, venivano a vederci anche da Napoli, che per noi era un luogo all’estero. Poi andammo noi a Napoli, e in altri posti fino a Roma, quando ci venne a vedere Proietti, che ci segnalò a Voglino. Iniziammo la tv e a diventare famosi così velocemente, che non reggemmo e la Smorfia si sciolse.”

“Gli ultimi giorni di riprese del Postino – ricorda ancora Pavignano – gli dicevamo che potevamo anche fermarci per una settimana, per fargli riprendere le forze. Ma lui insistette per arrivare alla conclusione senza pause. Ci fu una controfigura che lo sostituì nelle scene dove c’era da pedalare in bicicletta. Stringendo i denti, arrivammo all’ultimo ciack. E fu una gioia per tutti. Massimo andò a dormire, soddisfatto di aver fatto un film sulla poesia, la sua prima passione”.

Mori quella notte, nel sonno, per il suo cuore matto. Quello di un poeta.

 

Massimo Marnetto

E’ Pasqua, è tempo di auguri

19 aprile 2019

 

Il Giornale delle Periferie del 19/4/19

                                                                                                                 

E’ Pasqua, è tempo di auguri. E’ tempo di guardare avanti e augurarsi buone nuove. Gli auspici per Corviale ci sono tutti a cominciare dall’inizio dei lavori. Anche dalle altre periferie ci sono segnali di rinascita a cominciare dal programma avviato di rigenerazione di Scampia. Naturalmente ci continua ad indignare la mancata riconferma della Commissione parlamentare delle periferie. Ma noi continuiamo sulla nostra strada con il prossimo Forum di Corviale il 10 e l’11 maggio non a caso con il titolo “Corviale rigenera con il futuro”. E il futuro di Corviale ha radici in una scommessa che da tanto portiamo avanti. Quando abbiamo scelto Corviale come simbolo di una rigenerazione possibile per tutte le periferie d’Italia abbiamo fatto una scommessa politica, culturale, sociale.
Quando nel logo delle primarie pd per il candidato sindaco di Roma c’era la skyline del Colosseo del gasometro e del palazzo di Corviale dicemmo che avevamo indovinato i termini della scommessa.

Quando vediamo che al Mitreo di Corviale si riuniscono i 5 presidenti di municipio di Roma pd insieme al gruppo municipale pd dell’XI° municipio che ha mandato a casa il sesto municipio romano dei 5 stelle, cominciamo a pensare che stiamo per vincere la scommessa.

Abbiamo vinto quando i politici, a cominciare da quelle forze riformiste e solidali che hanno nel loro dna l’ascolto dei cittadini, capiscono che nelle periferie si vince o si perde.

E allora il nostro augurio è “Periferie, cuore politico d’Italia”.

Corviale Domani                         Coordinamento Periferie di Roma

info:

www.corviale.com     Coordinamento delle Periferie

facebook corviale       facebook Coordinamento delle Periferie 

Due buone notizie sul fronte europeo. 

1 aprile 2019

 

 

In Slovacchia vince le presidenziali  Zuzana Caputova, una donna che si è fatta strada lottando contro la corruzione e il degrado ambientale,  portando avanti così gli stessi temi su cui era impegnato il giornalista  Jan Kuciak, recentemente assassinato. In Turchia, inizia a perdere terreno Erdogan alle elezioni amministrative, subendo un clamoroso voto contrario proprio ad Ankara.

 

Non siamo di fronte a un cambiamento epocale, ma queste notizie danno speranza. Soprattutto alla vigilia di un voto europeo, dove molti sembrano rassegnati al dilagare di partiti nazionalisti. C’è invece una vasta domanda di giustizia sociale, ma va intercettata con programmi chiari e candidature credibili. Quelle che vengono dalle lotte, non dalle  segreterie particolari.

 

Massimo Marnetto

Alle 3 R virtuose: Ridurre, Riusare, Riciclare, aggiungiamo la quarta Riparare

25 marzo 2019

Riparare ha un’etimologia latina bellissima: procurarsi in altro modo. Senza sostituire, ma aggiustando. Senza smania per il nuovo da ostentare, ma attenzione per l’usato che ci serve. Se si approfondisse questo concetto di legame affettivo con le cose utili, quasi di riconoscenza per il loro durevole servizio, si potrebbe entrare in profondità nel significato di ecologia, inteso come uso parsimonioso delle risorse del pianeta.

 

Invece in molte persone trovo una distanza tra i proclami per l’ambiente e la frenesia dei consumi. Per riparare le cose serve autostima, tipica di chi non ha bisogno di essere quotato dagli altri per gli oggetti nuovi che sfoggia, ma si sente in equilibrio con quello che ha, in base ai propri bisogni. E’ piacevole invecchiare con il proprio orologio della maturità, portare per anni scarpe ben fatte e ben risuolate, ritrovare sempre là il divano che ci accoglie da anni.

 

La sobrietà è un punto d’arrivo; è armonia interna della persona.

Lo stato d’animo necessario per riconoscersi con l’armonia esterna della natura.

 

Massimo Marnetto

15 marzo 2019

Ambasciatore   Hamid Bayat,        (email: iranemb.rom@mfa.gov.ir)

scrivo per la detenzione dell’avvocatessa Nasrin Sotoudeh, che si occupa da anni della tutela dei diritti umani dei dissidenti, tanto da ricevere il premio Sakharov nel 2012 per la libertà di pensiero del Parlamento Europeo. Nasrin Sotoudeh è reclusa nel carcere Evin di Teheran, per aver difeso giovani donne che hanno protestato contro l’imposizione del velo, senza usare violenza, né provocare danneggiamenti. Questo suo impegno è stato giudicato come un “atto criminale” con la condanna a 38 anni e all’umiliante tortura di 138 frustate.

Ambasciatore   Hamid Bayat,

a molte cittadine e cittadini italiani questa condanna appare profondamente ingiusta. Lo spessore civile che ha sempre animato l’azione di Nasrin Sotoudeh, mai offensiva né violenta contro alcuno, merita un supplemento di attenzione da parte delle Autorità Iraniane. Pertanto, chiediamo che sia riconsiderata la posizione di Nasrin Sotoudeh alla luce dell’attenzione che in tutti i paesi democratici ha suscitato il suo caso.

 

Con vigilanza democratica,

Massimo Marnetto – Roma

Quando l’Intelligenza artificiale sbaglia e la responsabilità è umana (sembra non dei piloti).

13 marzo 2019

Il programma del computer di bordo ha prevalso sui piloti, facendo cadere l’aereo. E’ questa la prima, provvisoria causa che ha provocato il disastro aereo etiope. Così, oltre al dolore dei morti, tra cui molti volontari italiani, c’è anche l’inquietante scoperta dell’uso dell’ “ultima istanza informatica”, ovvero l’irrevocabilità della “certezza” del programma, anche in presenza di un errore.

 

Il dato è agghiacciante se si prova solo a traslare questo incidente aereo, già tragico, sui sistemi di lancio di testate nucleari. Algoritmi implacabili predisposti alla risposta in automatico in caso di arrivo di ordigni nucleari nemici. Una volta l’abbiamo scampata per un pelo. Il 26 Settembre 1983  i sistemi russi scambiarono dei raggi solari anomali per tracce di testate americane in viaggio verso Mosca. Il tenente colonnello Stanislav Petrov, di guardia quella notte, avrebbe dovuto attivare i lanci letali di risposta contro gli Usa, ma la sua esperienza non lo convinse che l’allert fosse reale e non spinse il bottone rosso. L’ultima istanza fu sua ed evitò la terza guerra mondiale.

L’umanità fu salvata da quel dubbio.

Una grandiosa facoltà umana di falsificazione critica collaterale, che non sarà mai digitale.

 

Massimo Marnetto

Il 27 gennaio è il giorno della Memoria

27 gennaio 2019
Da Carteinregola

Si è stabilito di celebrare il Giorno della Memoria ogni 27 gennaio perché in quel giorno del 1945 le truppe dell’Armata Rossa, liberarono il campo di concentramento di Auschwitz, mostrando  al mondo intero la tragedia della Shoah, la persecuzione ed il genocidio degli ebrei durante la Seconda guerra mondiale ad opera dei nazisti. Ma il ricordo riguarda anche le altre vittime: disabili, rom e omosessuali, oltre ai dissidenti politici.

Vogliamo inviare un pensiero alle  famiglie Di Consiglio e  Di Castro: le pietre d’inciampo in via Madonna dei Monti che erano state strappate dal marciapiede  da sconosciuti lo scorso 10 dicembre,  sono state messe di nuovo al loro posto,  per ricordare la loro deportazione e  morte nei campi di sterminio ad opera dei nazifascisti. (> vai alla loro storia, raccontata da Roma2pass)

 

ComunitAppia, Progetto Celio, Arca di Noesis, Celio Aperto e ANPI Provinciale, celebreranno il Giorno della Memoria di quest’anno con letture, canti e un breve docufilm in ricordo delle vittime dell’ Olocausto e di tutti coloro, uomini, donne, bambini e bambine di ieri e di oggi che hanno subito e continuano a subire violenze e sopraffazioni.

RICORDARE PERCHE’

Domenica 27 gennaio dalle ore 17 alle 20 nei locali della Galleria d’Arte “Arca di Noesis”, sita in Via Ostilia 3/B nel Rione Celio,

> da Mente Locale: Giorno della Memoria Roma 2019: oltre 170 eventi tra spettacoli, mostre e incontri

Granai vecchi e nuovi- di Massimo Marnetto

9 gennaio 2019

“Non sbarca nessuno. Altrimenti…” La minaccia di Salvini – diretta al premier Conte – è velata quanto netta. E tutti sentono aria di frattura elettorale per le europee. Ma la vera crepa che si sta allargando senza che nessuno la noti è nell’elettorato cattolico.

Una volta granaio della DC, da sempre accreditato come “moderato”, è oggi spinto da Francesco a prendere posizioni nette di solidarietà con gli ultimi, uscendo dalla prudenza dorotea. Questa operosa componente della chiesa di base non ha una casa, né la vuole. E rivendica la libertà di votare chi – con scelte concrete – opterà per dare sostegno alle fasce di emarginati, senza distinzione del colore della pelle o nazionalità. Questa quota di elettorato non si convince con un vangelo brandito in comizio o un rosario alzato in piazza. E’ informata, non ha tempo da perdere perché impegnata nel volontariato, ma vuole coerenza. E non la prendi con un tweet.

Poi c’è invece la parte cattolica identitaria, che adora riti e orazioni, ma odia i feriti di altre nazioni. Quella che ci tiene alle radici cristiane, ma non ai rami dell’accoglienza; quella dei crocefissi “culturali” appesi dove non c’è culto, ma solo per marcare il territorio. Così, l’ipocrisia del sovranismo pseudo-devoto sta creando un cripto-scisma nell’elettorato cattolico. Una divisione, certo. Ma che almeno ha il merito di rendere esplicita l’incompatibilità tra essere chiusi ed essere cristiani.

 

Massimo Marnetto