Archive for the ‘Linguaggio sessista’ Category

Il commento di Fiorenza Taricone alla lettera dell’Accordo sui manifesti abusivi contro la Ministra Valeria Fedeli

6 febbraio 2017

Il commento di Fiorenza Taricone alla lettera dell’Accordo sui manifesti abusivi contro la Ministra Valeria  Fedeli. leggi qui:

http://www.unoetre.it/notizie/l-iniziativa-delle-donne/donne-storie-e-futuro/item/4116-le-rughe-delle-donne-in-politica-e-il-maschilismo-che-non-muore.html

PDF il-commento-di-fiorenza-taricone-alla-lettera

La lettera:

Alla Sindaca di Roma Capitale VIRGINIA RAGGI (virginia.raggi@comune.roma.it)

e   p. c.

All’ Assessora Roma Semplice FLAVIA MARZANO (assessoratoromasemplice@comune.roma.it)

Alla Dirigente Unità organizzativa Affissioni e Pubblicità MONICA GIAMPAOLI (protocollo.attivitaproduttive@pec.comune.roma.it)

Alla Responsabile Ufficio Affissioni CINZIA PETRINI(affissione.manifesti@comune.roma.it)

Alla Responsabile Ufficio Controlli sul Territorio e Sanzioni ROSALBA PILASTRU (rosalba.pirastru@comune.roma.it)

 

OGGETTO: MANIFESTI ABUSIVI RAFFIGURANTI LA MINISTRA VALERIA FEDELI

 

Dal 10 gennaio 2017 manifesti anonimi e abusivi con l’immagine della Ministra dell’Istruzione,

dell’Università e della Ricerca Valeria Fedeli sono affissi sui muri delle strade della Capitale.

 

In quanto anonimi e abusivi, compito di Roma Capitale è rimuoverli o ricoprirli tempestivamente, individuare e multare i colpevoli di affissione abusiva. Anche la tipografia responsabile della stampa clandestina è suscettibile di sanzione.

 

Come scritto sul Corriere della Sera e ripreso dal sito dell’Assessora Marzano “… Sono anonimi  infatti i manifesti apparsi martedì mattina su molte strade del centro di Roma con la fotografia della ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli, e una didascalia poco lusinghiera...».

 

Ma, nonostante le immediate dichiarazioni dell’Assessora Marzano “…di provvedere urgentemente alla copertura dei manifesti abusivi…” a distanza di ben tre settimane, varie zone di Roma sono ancora tappezzate dagli stessi manifesti.

 

I manifesti in questione sono offensivi nei confronti di una ministra in carica, una donna che ha rivestito in precedenza con grande capacità e senso di responsabilità il ruolo prestigioso di Vicepresidente del Senato, dopo essere stata  per molti anni e con risultati apprezzati  Dirigente sindacale nazionale,  Presidente del Sindacato Europeo delle Tessili e Vice presidente del sindacato europeo dell’Industria.

 

Il coraggio di accettare per spirito di servizio un ministero difficile, al centro di una lunga e necessaria riforma, non è mancato alla Senatrice Valeria Fedeli, e forse proprio questo, come scrive il “Corriere della sera ”… le ha attirato addosso critiche, polemiche, e financo manifesti pubblici.

 

Noi Le chiediamo come Sindaca di Roma Capitale che i tutti questi manifesti offensivi, anonimi e abusivi siano rimossi dalle strade di Roma a cura degli uffici competenti.

 

Confidiamo in un suo sollecito e decisivo intervento e rimaniamo in attesa di una cortese risposta.

 

Roma, 1 febbraio 2017 (more…)

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Pari Opportunità: Anche se non è un Governo al 50E50 ora c’è la Ministra alle Pari Opportunità

12 maggio 2016

COMUNICATO STAMPA dell’Accordo di Azione Comune per la democrazia paritaria

 Comunicato Pari Opportunita Maggio 2016

vedi anche ADN Kronos

http://www.adnkronos.com/lavoro/sindacato/2016/05/11/accordo-azione-comune-per-democrazia-paritaria-bene-delega-ministro-boschi_TwLI8c8zTiZVPzFrHvmv2N.html

Pari Opportunità:  Anche se non è  un Governo al 50E50 ora c’è la Ministra alle  Pari Opportunità

Apprendiamo con soddisfazione che finalmente il presidente del Consiglio ha conferito la delega alle Pari Opportunità..

Dispiace, però,  che questo avvenga solo ora, in concomitanza con la terza sostituzione di una ministra donna con un uomo.

Al di là dei numeri, ci auguriamo che il conferimento della delega alla P. O. sia il segnale che  le questioni di genere, trascurate nei primi due anni, saranno affrontate finalmente dal Governo come meritano e con una impostazione trasversale a tutte le iniziative governative, non solo nell’interesse della condizione delle donne ma per l’economia del Paese tutto.

Premessa necessaria, come primo passo verso un assetto del Dipartimento integrato secondo il Codice delle Pari opportunità, un rapporto di collaborazione con il movimento delle donne, in particolare con le associazioni che hanno seguito  l’attività parlamentare in questi ultimi anni e svolto costruttive  azioni di sollecitazione.

Primo argomento da affrontare, è l’adeguamento delle leggi regionali elettorali alla legge Maturani che prevede norme di garanzia di genere. In caso contrario rischieremmo un nuovo Senato con poche donne, se passerà la riforma costituzionale per la quale la Ministra  Boschi si è tanto battuta.

Altra questione importante, è   sicuramente la costituzione di un tavolo con le associazioni che si occupano da anni del sessismo nei media in merito al nuovo Contratto Rai.  Infatti il 12 aprile il Mise ha avviato una pretesa consultazione pubblica,  in vista del rinnovo della convenzione Stato- RAI, già in scadenza a maggio e prorogata ad Ottobre, invitando 60 associazioni ma escludendo le associazioni femminili.

Auguriamo alla Ministra Boschi buon lavoro e l’aspettiamo alla prova dei fatti.

 

Roma, 11.05.2016

 

Lettere aperte a candidate e candidati sindaci per Roma con richieste per democrazia paritaria

14 aprile 2016

Lettera aperta a Bertolaso Lettera aperta a Fassina Lettera aperta a Giachetti 1 Lettera aperta a Marchini Lettera aperta a Giorgia Meloni               Lettera aperta a Raggi Lettera aperta a Storace

Ecco quanto Aspettare stanca e Donneinquota stanno inviando alle candidate e ai candidati sindaco a Roma .

Pubblicheremo  le risposte anche su questo BLOG .

Vi terremo informate su altre iniziative per la democrazia paritaria in occasione delle prossime amministrative.

Stiamo seguendo quella in avanzata preparazione a Milano

Invitiamo le altre associazioni a  rivolgere analoghe lettere alle candidate e ai candidati nelle città al voto il 5 giugno o a prendere altre iniziative sul genere.

Per la doppia preferenza leggi in

http://www.donneinquota.org/donne-e-politica/335-amministrative-tra-questuanti-del-voto-e-rischio-marginalita-sil-n-12-viii-di-arcipelagomilano

CambieRAI in peggio? La consultazione del MISE parte male – e non solo perché mancano le donne

14 aprile 2016

COMUNICATO STAMPA RAI – 13 apr 2016 (4)RAI per consultazione pubblica 12 apr 2016 (4)

 

COMUNICATO STAMPA Milano, 14.04.2016

 

La consultazione del MISE parte male – e non solo perché mancano le donne

DonneinQuota chiede un tavolo sulle questioni di genere

 

La consultazione del MISE parte male, denuncia Donatella Martini, presidente di DonneinQuota, che segnala: “Il 12 aprile il Mise, nella persona del sottosegretario Giacomelli ha convocato a Roma una consultazione definita pubblica, in vista del rinnovo della convenzione Stato- RAI già in scadenza a maggio e prorogata ad Ottobre.

 

160 persone, in rappresentanza di 62 associazioni, 20 enti pubblici e istituzioni, 11 centri studi e think tank,   hanno lavorato suddivise in 16 tavoli tematici ma mancavano le associazione di donne che lavorano da anni contro il sessismo nei media e a favore della par condicio di genere, come anche Rete per la Parità e Aspettare stanca.”

 

“Chiediamo quindi – dichiara la presidente di DonneinQuota- che, all’interno della consultazione, si apra un apposito tavolo con le associazioni delle donne e la partecipazione del Dipartimento Pari Opportunità, prima della diffusione dei risultati del think tank del 12 aprile, utilizzando come documento iniziale le proposte contenute nella lettera sopracitata, che alleghiamo al presente comunicato.”

 

Aggiunge Donatella Martini “L’ esclusione nella fase di avvio della consultazione è una grave e ingiustificabile omissione, perché ha cancellato i risultati degli ultimi 6 anni di interlocuzione con i precedenti governi  su questi temi, che hanno portato all’inserimento nel Contratto di Servizio 2010-2012, tuttora vigente, di 13 emendamenti sull’immagine della donna e anche perché non si è ritenuto di utilizzare almeno in parte la bozza di Contratto 2013-2015, che pur aveva completato il suo iter fino all’ approvazione, alla cui stesura abbiamo collaborato e che riteniamo la più avanzata dal punto di genere della storia della Rai.

Sono stati consultati organismi individuati con criteri ignoti e attraverso un think tank in stile Leopolda, con modalità non trasparenti, e confusi  che sono state criticate anche da alcuni partecipanti. Non è stata fornita nessuna risposta alla nostra richiesta del 16 marzo, più volte sollecitata e ribadita con la lettera inviata l’11 aprile scorso con le nostre proposte per una nuova Rai,  di poter partecipare – come in passato –  alla consultazione.

Viceversa studenti, disabili, consumatori, minori, sportivi e tanti altri sono stati chiamati a rappresentare la società, anche attraverso più associazioni di settore per ogni categoria.

Se questa fosse la nuova Rai voluta dal Governo, sarebbe un grave passo indietro, da collegare ad altre decisioni come quella della mancata nomina di una Ministra delle Pari Opportunità.

Un trend negativo, caratterizzato anche dall’insoddisfacente presenza delle donne nei mass media,  in contrasto con  i suggerimenti, basati anche su dati statistici nazionali e internazionali che dovrebbero portare l’Italia ad affrontare con determinazione le questioni legate alla condizione delle donne,  per ottenere vantaggi non solo per le donne ma anche per l’economia e per il futuro del Paese.”

 

Ufficio stampa  cell. 3356161043 info@donneinquota.org

 

Lettera aperta al candidato sindaco di Roma per il Partito Democratico

31 marzo 2016

Nel PD la democrazia paritaria interna è una caratteristica sempre meno presente, come dimostrato anche dalle ultime primarie a Roma che hanno visto candidati tutti uomini (se si esclude la candidatura presentata da un padre allo scopo di richiamare l’attenzione sulle persone affette da autismo).

Nonostante tutto cominciamo da Roberto Giachetti per chiedere impegni per la democrazia paritaria  ai candidati e alle candidate per il Comune di Roma.

Rappresentanza politica

La partecipazione delle donne al governo di Roma non può prescindere da una piena ed effettiva parità: 50 e 50 nella giunta e nei diversi organismi di competenza comunale valorizzando le tante competenze femminili al servizio dell’amministrazione della città.

 

Le liste che lo appoggeranno per il consiglio comunale e i consigli dei 15 Municipi  avranno solo donne capolista?

Nel caso di una sua vittoria, ci sarà una vicesindaca?

Nel suo progetto di governo di Roma pensa di realizzare una reale democrazia paritaria e come pensa di farlo?

 

  1. Ovviamente una piena partecipazione delle donne alla politica della città significa possibilità di contare e di decidere, ponendo istanze, punti di vista, soluzioni diverse da una politica prevalentemente maschile. Per far questo non sono sufficienti incarichi di facciata ma servono nomine ad assessorati “di peso.

 

Cosa ne pensa? Quali sono le sue proposte in tal senso? 

 

  1. Riteniamo utile un assessorato alle pari opportunità, anche per dare un segnale della centralità delle politiche di genere.

 

Lo ritiene fattibile?

 

  1. Le politiche economiche hanno un impatto diverso su uomini e donne: il bilancio è uno strumento potente per realizzare pari opportunità.

 

Pensa di potersi impegnare sull’introduzione del bilancio di genere al Comune di Roma?

 

  1. 50 e 50 non è solo quantità (numeri di donne presenti nei luoghi decisionali) ma anche qualità: per donne e uomini. E soprattutto trasparenza nelle nomine valorizzando le competenze.

 

Che ne pensa di effettuare le scelte sulla base di esperienze e competenze documentate, quindi del curriculum?

 

Rappresentazione delle donne nei media

 

  1. La pubblicità e, in particolare la cartellonistica stradale, è la forma più dannosa e invasiva di sessismo nella comunicazione. E’ necessario regolamentare le affissioni senza timore di perdere gli introiti della pubblicità.

 

Ha intenzione di impegnarsi in questo senso?

 

Il linguaggio sessuato 

 

  1. L’uso del linguaggio declinato al maschile è utilizzato sempre quale neutro, quindi usiamo il maschile per indicare uomini e donne. Ciò significa non riconoscere le differenze e le identità. Chiediamo l’attenzione al linguaggio sessuato, a partire da quello  istituzionale, utilizzando correttamente il maschile e il femminile per indicare le cariche e nei documenti ufficiali.

 

Ritiene di potersi impegnare in tal senso?

 

Comunità immigrate

 

  1. E’ importante includere le donne come interlocutori attivi, chiamate anche alle decisioni.

Gli interlocutori e/o i gestori degli spazi non possono essere solo i religiosi, che sono tutti uomini. Le donne devono essere rappresentate in modo paritario o almeno sensibile.

 

Si potrebbe ipotizzare una riedizione dei consiglieri aggiunti in Comune e nei Municipi?

La Città metropolitana

  1. Il sindaco di Roma è anche il presidente della Città metropolitana, un organismo non eletto direttamente, ma non per questo da trascurare, con competenze che influiscono in maniera importante sulla gestione della città.

Pensa di riportare anche in questo suo secondo e altrettanto importante ruolo, gli impegni quando compatibili, che assume come candidato sindaco per la democrazia paritaria?

Aspettare stanca e Donne in Quota

 

Roma, 31 marzo 2016

Resistenze all’uso generalizzato di un linguaggio non sessista

6 marzo 2016

 

Aumenta l’uso di termini al femminile e l’abbandono del neutro maschile (che in italiano non esiste).
Eppure ci sono ancora tante resistenze all’uso generalizzato di un linguaggio non sessista.
Non ce lo spieghiamo, anche perché non si tratta di grandi cambiamenti, né di appesantire troppo i testi.

Da Alma Mater Studiorum-Università di Bologna Dipartimento di Filosofia e Comunicazione Corso di Laurea in Filosofia Anno Accademico 2014/15, pagina 36
LABORATORIO DI FILOSOFIA NORME DI REDAZIONE DEL SAGGIO FINALEAlma MaterNORME DI REDAZIONE

“7.2 Uso del linguaggio di genere
Per ‘linguaggio di genere’ si intende l’uso «del genere naturale [ingl. gender] di alcuni nomi, cioè del genere che distingue effettivamente gli appartenenti ai due sessi (e non il genere grammaticale, che convenzionalmente possiedono tutti i nomi, anche quelli che designano oggetti inanimati» (BELTRAMO/NESCI 2011, p. 981). A questo proposito, è raccomandabile un uso del linguaggio di genere (e in particolare di elementi morfologici come le desinenze maschili e femminili) che non discrimini le persone di sesso femminile privilegiando il genere maschile e tramandando tutta una serie di pregiudizi negativi nei confronti delle donne. Lo scopo è quello di evitare il «sessismo linguistico» e di fare un uso della lingua rispettoso di entrambi i generi.
Semplificando una materia certamente complessa, si possono dare almeno le seguenti indicazioni:
(a) Non usate ‘l’uomo’ se volete riferirvi a uomini e donne. Tra l’altro, in filosofia, si tratta spesso di una cattiva traduzione del greco ánthropos, del latino homo o del tedesco Mensch, che invece sono termini inclusivi (e distinti quindi da anér, vir e Mann). In alternativa, ‘l’essere umano’ o ‘l’individuo’, ‘la persona’, ‘le persone’ o appunto ‘gli uomini e le donne’ o ‘le donne e gli uomini’ vanno bene in quasi ogni contesto.
(b) Non usate l’articolo per i nomi propri femminili: non ‘la Arendt’, ma ‘Hannah Arendt’ o ‘Arendt’.

N.B. Quest’uso dell’articolo determinativo davanti ai nomi propri femminili è un errore non solo per quanto riguarda il linguaggio di genere naturale, ma anche per quello di genere grammaticale: infatti la grammatica della lingua italiana vieta come localismo linguistico, cioè come pratica comune locale della lingua parlata, l’uso dell’articolo determinativo davanti ai nomi propri di persona in generale, sia maschili sia femminili;
(c) Usate per quanto possibile il femminile per nomi di professioni e ruoli, laddove previsto dalla lingua: per es. ‘la professoressa’, ‘la scienziata’, ‘la dottoressa’, ecc.”
Commento di Aspettare stanca :
A volte basta usare entrambi gli articoli separati da / e sostituire la finale del sostantivo con un asterisco o la chiocciola. Esempio le/i bambin* . (solo due caratteri in più)
Oltre alle disposizioni dell’Unione Europea, gli esempi virtuosi come quello dell’italiano nei mass media svizzeri, gli approfondimenti delle linguiste che seguono il tema anche su FACEBOOK e le precisazioni dell’Accademia della Crusca, ricordiamo che la Carta europea della parità e dell’uguaglianza delle donne e degli uomini nella vita locale si occupa anche del linguaggio.
Vedi
https://aspettarestanca.wordpress.com/2013/02/04/per-saperne-di-piu-sulla-carta-europea-della-parita-e-delluguaglianza-delle-donne-e-degli-uomini-nella-vita-locale/

Parità di genere nel linguaggio. E’ ancora possibile iscriversi.

12 gennaio 2016

Un breve corso online, gratuito e aperto a tutti, di Università Cà Foscari per imparare perché e come dire ministra

Più che un buon proposito, un’azione concreta con cui dare avvio al nuovo anno. Con poche ore di lezione svolte a casa l’università Ca’ Foscari insegna gratuitamente perché e come usare il linguaggio di genere, svolgendo un importante ruolo di formazione continua finalizzata al progresso sociale. L’università (docente è la linguista Giuliana Giusti), spiega il rapporto tra identità di genere e lingua italiana e come passare dalla teoria alla pratica per ‘dire donna senza danno’. Non sono più dunque solo le femministe ad invocare la parità di linguaggio spiegando il nesso indissolubile tra violenza verbale, che nega il femminile nei ruoli di potere, e la violenza psicologica e fisica nei confronti delle donne. E non bastano più nemmeno le inequivocabili indicazioni date dall’Accademia della Crusca, depositaria della lingua italiana, la parità nel linguaggio amministrativo introdotta a macchia di leopardo da qualche ente illuminato o i corsi promossi dall’Ordine nazionale dei Giornalisti per insegnare ai propri iscritti a scrivere ministra o sindaca: ora c’è un ente di formazione permanente qualificato che svolge un importante ruolo sociale e diffonde queste conoscenze basilari sulla parità del linguaggio tra la popolazione. Il primo corso, che si è tenuto in autunno, ha raggiunto quota 1137 partecipanti (in maggior numero donne, ma non solo). Un successo tale da spingere Ca’ Foscari a far partire subito una nuova sessione, che ha già raggiunto circa 600 partecipanti ma è ancora aperta, per far fronte a tutte le richieste. Può accedervi chiunque: nella prima edizione c’erano moltissime docenti di ogni grado, funzionarie di enti, operatrici di associazioni di volontariato e di centri antiviolenza, coloro che si occupano di comunicazione ma anche persone a titolo personale, tutte interessate a capire quale meccanismo si sia inceppato nella lingua italiana, perché si possa dire operaia e non avvocata, nonostante siano trascorsi quasi trent’anni dalle ‘Raccomandazioni per un uso non sessista della lingua italiana’ scritte per il Governo dalla linguista Alma Sabatini, ancora oggi presenti sul sito del Ministero delle Pari Opportunità senza però aver mai trovato applicazione. Mancando un’azione legislativa, il lavoro di rimettere in pari i binari del maschile e del femminile per evitare i continui deragliamenti di matrice patriarcale della lingua italiana deve necessariamente partire da tutti noi, sotto la guida dell’ Accademia della Crusca, col supporto degli ordini professionali e con l’accessibilità formativa garantita a tutti dall’Università Ca’ Foscari. Il corso, gratuito, è articolato in cinque unità didattiche con video lezioni online e test conclusivo di 10 domande a risposta multipla. Basta registrarsi sulla piattaforma dedicata all’e-learning http://ok.unive.it/ per mettersi alla prova (nei giorni e orari più comodi) e confrontarsi con gli altri iscritti nel forum; il corso analizza questioni pratiche di grammatica di genere ma tratta anche degli aspetti sociali del linguaggio e di toponomastica femminile, rilasciando un attestato finale.
presentazione del corso.https://www.youtube.com/watch?v=Y5uK4jCZkiU&feature=youtu.be

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http://blog.quotidiano.net/debenedetti/2016/01/03/dire-donna-senza-danno/

Sabato 28 Novembre , ore 16.30- Incontro con la Rete per la Parità

21 novembre 2015

Alla Casa Internazionale delle donne di Roma.

Incontro con la Rete per la Parità.

Informazioni cliccando su Evento

Evento FACEBOOK

 

 

Dare voce alle donne: buone pratiche per comunicare in ottica di genere

30 dicembre 2014


Un articolo che riporta correttamente e in modo completo i tanti aspetti del tema della comunicazione “in ottica di genere”.
Da condividere, salvo una piccola imprecisione: la parità, a differenza dell’uguaglianza, evita le trappole tese alle donne da un modello che suggerisce alle donne di imitare i modelli maschili.

Dare voce alle donne: buone pratiche per comunicare in ottica di genere
di Saveria Capecchi *
29 dicembre 2014
Alla luce dell’analisi della letteratura nazionale e internazionale sul tema “genere e media” e delle ricerche qualitative personalmente condotte sulla rappresentazione femminile in diversi contenuti mediatici (programmi d’informazione, fiction, pubblicità), ho elaborato una lista di buone pratiche per comunicare in ottica di genere che valgono come suggerimenti per coloro che lavorano nel settore della comunicazione in senso lato, e in particolare nella comunicazione veicolata dai media, sia tradizionali che digitali. Ritengo che comunicare in ottica di genere sia fondamentale non solo per promuovere pari opportunità tra donne e uomini e sconfiggere gli stereotipi di genere più insidiosi, interiorizzati dalle donne stesse, ma anche per migliorare la qualità e l’efficacia della comunicazione.
Premetto che dai dibattiti in corso su “genere e media” lo sguardo femminista che tende a prevalere è quello connesso alle teorie della differenza (teorie del gender e pensiero della differenza sessuale, teorie post-gender e postcoloniali), secondo le quali la parità effettiva tra i sessi si ottiene solo se si rispettano e si valorizzano le differenze esistenti tra donne e uomini. In tale modo si fuoriesce dalle trappole tese alle donne dal “modello della parità” come quella dell’imitazione dei modelli maschili nel mondo del lavoro e quella della donna “vittima”, bisognosa di essere protetta e tutelata, derivata dal paradigma della debolezza femminile.
La questione più impellente che scaturisce dagli studi e dai dibattiti su “genere e media” è la seguente: come decostruire il pensiero unico, presentato come “neutro” e universale, che da secoli occulta e svilisce d’importanza il genere femminile offrendo narrazioni sulla realtà sociale da un’ottica prettamente maschile? Dando più voce alle donne e sensibilizzando le donne e gli uomini che producono comunicazione (mediatica, pubblica e sociale) a valorizzare il genere femminile. Introdurre nella comunicazione un’ottica di genere significa essenzialmente rispettare e valorizzare i punti di vista femminili sulla realtà sociale, dando ad essi lo stesso valore di quello solitamente attribuito ai punti di vista maschili. leggi tutto in
http://sociale.corriere.it/dare-voce-alle-donne-buone-pratiche-per-comunicare-in-ottica-di-genere/

Riforma Senato e Titolo V all’esame della Camera: ora la parola all’Aula

16 dicembre 2014

Dalle ore 16 di oggi 16 dicembre l’Assemblea della Camera inizia la discussione sulle linee generali del disegno di legge costituzionale “Disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del CNEL e la revisione del titolo V della parte II della Costituzione, approvato, in prima deliberazione, dal Senato (S. 1429),  che  alla Camera è l’AC 2693

AC riforma Senato e titolo V.

Non possiamo fare a meno di sottolineare che nelle notizie ufficiali si continua a indicare i due relatori, uno del PD e l’altro di FI, come di maggioranza, cosa che provoca un sobbalzo.
Inoltre la prassi di indicare i parlamentari col solo cognome, salvo i casi di omonimia, nasconde, come si verifica anche in questo caso, che sono tutti uomini, come risulta soltanto grazie alle nostre integrazioni.

Dalle associazioni, attraverso la lettera inviata dall’Accordo di Azione Comune per la Democrazia Paritaria, si chiede che siano ripresentati in Assemblea gli emendamenti sulle norme di garanzia, ritirati in Commissione.

Lettera Senato e Titolo V

Ma la battaglia, l’unica che è riportata nei mass media, che trascurano le questioni di genere,  sarà soprattutto per le modifiche che la Prima Commissione, con il sostegno di otto voti PD, ha apportato contro il parere del Governo.

E’ stato alzato il quorum per l’elezione del Presidente della Repubblica e aumentati i poteri del futuro Senato: sulle modifiche ai testi votati dalla Camera, il Senato potrà chiedere alla Camera di modificare i ddl approvati con maggioranza dei 2/3. La Camera però potrà comunque respingere tale richiesta con maggioranza semplice per le leggi ordinarie e con quella assoluta per tutte le altre tipologie.
Il Governo è invece riuscito a conservare i senatori di nomina presidenziale.

NB Stranamente il testo varato dalla Prima Commissione (AC. 2613-A), alle ore 14.30 di oggi non è ancora reperibile nella scheda del sito della Camera, ma era già disponibile da ieri, tanto è vero che lo diramiamo anche noi con questo post, sia pure in forma di bozza non corretta.

Riforma costituzionale – bozza I commissione camera

Per saperne di più: (more…)