Archive for the ‘Pace e tolleranza’ Category

Abbiamo visto: il film “L’insulto”

21 gennaio 2018

C’è un passato che non passa nel film “L’insulto”, quello della comunità palestinese da anni rifugiata in Libano e che molti locali vedono come una presenza che non riesce ad evolvere in integrazione.

Il meccanico cristiano Toni fa cadere un po’ d’acqua dei fiori del suo balcone sopra a Yasser, un operaio palestinese, che lavora per una ditta libanese. Toni non chiede scusa, e inveisce contro Yasser quando scopre che il palestinese ha montato un raccordo esterno alla grondaia e lo distrugge a martellate. “Sei un cane!” gli grida Yasser andandosene. Quando il capo della ditta viene a sapere della lite, vede rischi per la sua commessa e vuole risolvere alla svelta la faccenda, imponendo  a Yasser di chiedere scusa al cristiano. Il giorno dopo, lo accompagna all’officina di riparazioni auto di Toni, si fa avanti per manifestare l’intenzione del suo operaio di scusarsi, ma Toni rimane rigido e anzi usa sfrutta l’occasione per sfogare il suo razzismo antipalestinese, fino al punto di dire “Magari Sharon vi avesse sterminato tutti!”. Il riferimento all’eccidio di Sabra e Shatilia fa perdere il controllo a Yasser, che sferra un pugno in pieno petto a Toni, rompendogli due costole.

Il caso diventa giudiziario e subito mediatico, riattizzando le fiamme degli scontri dalla brace mai spenta delle tensioni latenti tra le due comunità. Neanche la gravidanza avanzata della moglie induce Toni a trovare un accordo. Un primo processo ritiene innocente Yasser, anche per il comportamento strafottente di Toni in aula. In appello, i due si presentano difesi da due famosi avvocati, uno anziano e l’altra giovane, che si scopre essere figlia del legale.

Nel dibattimento, il regista libanese Ziad Doueiri inizia a far capire che i due litiganti, pur nella loro contrapposizione, si somigliano più di quanto la lite li abbia resi ostili. Entrambi rifiutano l’opportunità di strumentalizzare politicamente la vicenda e si oppongono alle strategie processuali dei loro legali, che puntano solo al risultato. Quando tutto sembra irreparabile, esce un dettaglio dal passato di Toni che scombina il processo e porta ad un finale molto intenso.

Il film si muove su un terreno minato e non a caso nei titoli di testa si avvisa lo spettatore che il punto di vista del film è dell’autore e non delle autorità libanesi. Doueiri – nonostante molte probabilità di prendere un Oscar e una Coppa Volpi assegnata a Venezia a Kamel El Basha (Yasser) –  in Libano ha avuto parecchi guai e boicottaggi, perché la presenza dei palestinesi e le tragedie connesse sono temi non ancora elaborati culturalmente, né risolti politicamente. Ma proprio per questo, L’insulto è un film coraggioso e molto politico, ma non pesante, grazie a una sceneggiatura che alterna bene il livello privato e quello pubblico della storia. Esco pensando ai nostri conflitti sociali latenti, e che la via per risolverli dovrà essere interpersonale e istituzionale. Quando si conoscono le nostre storie, ci si ritrova più vicini di quanto il colore della pelle possa distinguerci.

Massimo Marnetto

 

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Ricevuto da Massimo Marnetto

2 gennaio 2018

Quando una donna dice basta all’ingiustizia, il mondo fa un salto di civiltà.

 

E’ quello che sta succedendo in Iran, dove una ragazza ha protestato contro il velo obbligatorio e lo ha sventolato su un bastone in pieno centro di Teheran, rilanciando nel suo paese la rivolta che da anni porta avanti l’esule iraniana Masih Alinejad. Un gesto di disubbidienza civile, che ricorda quello di Rosa Parks, la ragazza afroamericana, che nel 1955 si rifiutò di cedere il posto a un bianco e diede vita alla lotta per i diritti civili dei neri americani.

 

Ogni volta che vengo a conoscenza di trasgressioni di donne coraggiose contro divieti ingiusti, mi viene sempre in mente la riabilitazione che dobbiamo a Eva. Condannata da un barbuto proto-bigottismo  per la cacciata dall’eden e motivazione teologica per secoli di oppressione della donna. Eva invece è l’immagine di una donna intelligente e per questo curiosa, a cui non basta vivere di frutta e avere un posto fisso, perché vuole sviluppare il dono della conoscenza. E corre il rischio che il capire comporta. Rompe un equilibrio angusto e inaugura la laicità. Che non è antitesi alla spiritualità, ma la libertà di arrivarci capendo, non ubbidendo. E pagandone il prezzo.

 

Massimo Marnetto

Erri De Luca Concerto Napolide

16 ottobre 2017

Ánema & Erri De Luca Concerto Napolide
Erri De Luca voce narrante
Marcello Corvino violino
Biagio Labanca chitarra
Massimo De Stephanis contrabbasso
Fabio Tricomi oud, tamorre e mandolino

“Chi nato a Napoli si stacca e perde la cittadinanza è Napolide”
Erri De Luca

Racconta Erri De Luca: “Quando i Greci fondarono Napoli avevano esaurito tutto la loro fantasia geografica. Decisero, allora, di chiamarla provvisoriamente Neapolis “città nuova”. Ma il mondo era pieno di città nuove che si chiamavano così. Allora i napoletani decisero di specializzarsi per rendere inconfondibile il loro luogo. E hanno fatto di Napoli una città leggendaria”. Concerto Napolide è un viaggio attraverso le bellezze e le contraddizioni di un posto unico al mondo. È un racconto in musica che trae spunto dal libro intitolato, appunto, Napolide, scritto da Erri De Luca che di questo concerto raccontato ne è anche l’interprete. Le musiche sono affidate agli Ánema che partendo dai grandi capolavori della musica napoletana ce le riconsegneranno in una veste inedita. Non resta che lasciarsi accompagnare.

 Serata magica ieri all’Auditorium della musica di Roma.

 Dopo aver lasciato l’auto al comodo parcheggio sotterraneo, che molti colpevolmente evitano e non utilizzano neanche quello esterno, a prova di claustrofobia, intasando le vie d’accesso e il villaggio olimpico, ci aspetta una lunga fila per ritirare i biglietti acquistati online, che potrebbe essere facilmente evitata, con risparmio di personale e di tempo delle persone partecipanti.

Ancora l’ultima sorpresa: per raggiungere la sala teatro Borgna, che non conoscevo nonostante frequenti l’Auditorium dal secondo anno della sua inaugurazione, dopo il controllo dei biglietti, ancora un lungo corridoio (mi chiedo se la sala, visto che è a pianterreno  sia dotata di uscite di sicurezza verso l’esterno).

La sala è particolare, con impianto di amplificazione, ma ha il giusto, contenuto, numero di posti per uno spettacolo come questo.

L’inizio, con un leggero ritardo, forse dovuto alla necessità di attendere chi ancora non è riuscito a ritirare il biglietto, non entusiasma: i quattro musicisti eseguono un brano sconosciuto (poi preciseranno che a note canzoni napoletane alternano anche loro musiche). L’amplificazione è eccessiva, solo dopo sarà regolata meglio.

La magia inizia con la comparsa di Erri De Luca.  Colpisce il profondo contrasto tra la mitezza che lo caratterizza, nel fisico, nel tono della voce, nell’italiano con leggero accento, e la forza dirompente delle sue parole. Spesso parole di pace, contro la violenza.

Parole destinate a rimanere, ad arricchirci (penso che citerò spesso la sua prima affermazione sui poli che hanno dimensioni diverse e di come il SUD sia più grande del Nord), a commuoverci (il ricordo della madre, tra musica e cucina napoletana, e la delicatezza del figlio che confessa di non mangiare più, da quando è morta, la parmigiana di melanzane), che inducono a tristi considerazioni sulle guerre di oggi, quando  rievoca le sofferenze di Napoli  per i bombardamenti,  a entusiasmarci.

Ecco è l’entusiasmo che travolge poi per tutta la serata le persone presenti (immagino quasi tutte napolidi, come me (anche se nata a Salerno, ma per caso), e come la coppia di amici che trovo seduta accanto).

L’entusiasmo ci travolge anche per la musica, anche questa magica, eseguita da quattro musicisti non solo virtuosi, che stupiscono con i loro strumenti, che siano quelli più tradizionali come il violino, la chitarra, il contrabbasso e il mandolino, per passare a oud e tamorre.

Peccato solo che non siano previste repliche del concerto, lo consiglierei volentieri.

DONNE, IMMIGRAZIONE E INTEGRAZIONE: OLTRE GLI STEREOTIPI – ROMA, 6 LUGLIO

3 luglio 2017

DONNE, IMMIGRAZIONE E INTEGRAZIONE: OLTRE GLI STEREOTIPI

Giovedì 6 luglio 2017, dalle ore 17.30

Casa Internazionale delle Donne – Via della Lungara 19

Roma

 Un incontro e confronto promosso da Pari o Dispare e dalla Casa Internazionale delle Donne di Roma

 Programma

 Introducono

Francesca Maria Montemagno        Presidente Pari o Dispare

Francesca Koch                             Presidente Casa Internazionale delle Donne

 Intervengono

 Emma Bonino                Fondatrice di NPWJ e Presidente onoraria di Pari o Dispare

 Beatrice Covassi            Capo della Rappresentanza della Commissione Europea in Italia 

 Linda Laura Sabbadini    Statistica sociale, editorialista de La Stampa

 Igiaba Scego                   Scrittrice e giornalista

 Con le testimonianze di

 Sonia, Zhou Fenxia          Imprenditrice e proprietaria del ristorante Hang Zhou

Ana Laznibat                  Architetta e Co-fondatrice Associazione Culturale Atelier

 Modera

Valeria Manieri                Radio Radicale

 Nel corso del pomeriggio e della sera sarà possibile firmare per sostenere la campagna “Ero Straniero – L’umanità che fa bene”, lanciata ufficialmente il 12 aprile in una conferenza stampa al Senato da Emma Bonino, da Radicali Italiani, da molti sindaci italiani e dalle organizzazioni promotrici della legge di iniziativa popolare per superare la legge Bossi – Fini e cambiare le politiche sull’immigrazione puntando su inclusione e lavoro.

 Ulteriori informazioni

www.casainternazionaledelledonne.org www.pariodispare.org

Domenica 22 maggio 2016 – La Via Francigena come strada di incontro –

21 maggio 2016

LOCANDINA UNA VIADomenica 22 maggio 2016 (In occasione della Giornata Mondiale dell’Unesco per la Diversità Culturale,per il Dialogo e lo Sviluppo)

cinque gruppi di camminatori partiranno da cinque luoghi diversi; tre gruppi partiranno simbolicamente dalla Sinagoga, dalla Moschea e da San Pietro; si incontreranno a Monte Mario e da lì cammineranno insieme verso nord attraverso il parco dell’Insugherata.

Altri due gruppi partiranno da Campagnano e da Formello e cammineranno verso sud lungo il percorso archeologico e sul nuovo ponte del fiume Valchetta.

Tutti ci incontreremo nel meraviglioso sito archeologico di Veio.

Perché per incontrasi, conoscersi e capirsi ci deve pur essere UNA VIA.

La partecipazione sarà gratuita.

Sarà effettuata una raccolta di fondi a favore dei rifugiati siriani.

La Via Francigena unisce l’Europa al Mediterraneo e al Medio Oriente.

Canterbury, Roma e Gerusalemme sono le tre tappe del lungo cammino.

In occasione dell’Anno Giubilare e del difficile periodo che le relazioni tra le genti del Mediterraneo e dell’Europa stanno attraversando,  la Via Francigena può rappresentare un laboratorio di pace e di tolleranza.

Ancora non è così, la Via Francigena per alcuni è considerata una esperienza solo religiosa e solo “cristiana”, par altri è anche un percorso laico e/o spirituale inteso nel senso più ampio del termine.

Il tracciato è origine di diatribe e partigianerie, per alcuni vale il riferimento filologico alla storia per altri la priorità va data alla fruibilità attuale del percorso.

L’iniziativa UNA VIA vuole affermare che la Via Francigena è tutto questo insieme a molto altro.

Lungo la Via Francigena non deve esserci spazio per divisioni e primazie.

Durante l’iniziativa UNA VIA, tutte le religioni, tutte le motivazioni, e tutte le varianti del percorso saranno rappresentate e avranno pari dignità.

Perché lungo la Via Francigena, come nella vita e nel mondo deve essere sempre possibile Camminare Insieme.