Archive for the ‘Laicità’ Category

La magistratura torna sul caso Englaro e sul rifiuto dell’accanimento terapeutico

10 settembre 2014

Testamento biologico: La Regione Lombardia:sbagliò quando costrinse i genitori a portare la figlia in Friuli

http://www.quotidianosanita.it/cronache/articolo.php?articolo_id=23196

A fronte di un Parlamento inerte per fortuna ci sono i giudici ……………..

Legge 194: ritorno al passato?

28 dicembre 2011

Aborto, in ospedale non si può
L’Espresso
spiega Silvana Agatone, presidente della Laiga, l’associazione che riunisce i ginecologi in difesa della 194, la legge a tutela sociale della maternità

 

(more…)

Rodotà: “Aboliamo l’obiezione di coscienza”

5 dicembre 2011

Questo blog

Questo blog

 

 

 

 

 

 intervista a Stefano Rodotà, uscita sabato3 dicembre  su D di Repubblica

«Oggi, a più di trent’anni dall’approvazione della legge sull’interruzione di gravidanza, la possibilità dell’obiezione di coscienza dei medici andrebbe semplicemente abolita». Non usa mezzi termini Stefano Rodotà, professore emerito di Diritto civile all’Università La Sapienza di Roma ed ex presidente dell’Autorità garante per la protezione dei dati personali.

Professore, ma si può obbligare un medico ad agire contro la propria coscienza?

«Quando la legge è stata approvata la clausola dell’obiezione di coscienza era ragionevole e giustificata: i medici avevano iniziato la loro carriera quando l’aborto era addirittura un reato ed era comprensibile che alcuni di loro opponessero ragioni di coscienza. La legge 194 ha saggiamente raggiunto un difficile equilibrio tra il diritto dei medici a non agire contro la propria coscienza e quello della donna a interrompere la gravidanza. Oggi però chi decide di fare il ginecologo sa che l’interruzione di gravidanza è un diritto sancito dalla legge, che rientra nei suoi obblighi professionali e non è più ragionevole prevedere una clausola per sottrarvisi».

Ma ritiene che una tale modifica sia concretamente fattibile?

«Temo di no, in questi anni abbiamo assisitito a una generale stigmatizzazione delle donne che abortiscono e si sono fatti tentativi legislativi – penso alla proposta di legge regionale del Lazio di modifica dei consultori – che vanno nella direzione opposta. Ma per garantire il diritto delle donne all’interruzione di gravidanza, non è necessario cambiare la legge, basta applicarla.

In che senso?

«Già oggi gli ospedali non possono trincerarsi dietro la scusa di non avere medici disponibili a effettuare le interruzioni di gravidanza perché questo è un servizio che deve obbligatoriamente essere fornito, come previsto dall’articolo 9 della legge 194, e le strutture che non lo garantiscono possono essere considerate responsabili sotto il profilo civile e penale».
(more…)

I CONVEGNO GINECOLOGI NON OBIETTORI

20 ottobre 2011

Roma, 21-22 0ttobre 2011

Palazzo Valentini, via IV novembre 119/A

 

COMUNICATO STAMPA

 

 

ROMA, 4 ottobre 2011 – I ginecologi non obiettori di tutta Italia si riuniscono per la prima volta a Roma, per creare una rete di conoscenze e per elaborare strategie di interventi per l’attuazione della legge 194.

Da quando è stata approvata, la legge ha permesso di azzerare mortalità e morbilità legate alle pratiche clandestine, ed il numero degli aborti è praticamente dimezzato. Eppure gli attacchi a questa legge non si contano, ed una delle armi più efficaci per impedirne l’applicazione è l’obiezione di coscienza.

Uno strumento che in molte parti del nostro paese è diventato il primo passo per fare carriera negli ospedali, anche se si è anestesisti, ostetriche, infermieri, ausiliari. Vi sono ginecologi obiettori perfino nei consultori. Siamo arrivati all’assurdità di proporre di ammetterne la liceità anche per i farmacisti, ovviamente solo per la pillola del giorno dopo.

 

I ginecologi non obiettori non lasciano sole le donne che decidono di interrompere una gravidanza indesiderata o segnata da malformazioni o malattie del feto. Questa assunzione di responsabilità e del proprio dovere di cura è diventata, nel caso specifico dell’aborto, una penalizzazione, in termini di carriera e di carichi di lavoro; il ginecologo non obiettore viene confinato a questa piccola chirurgia, viene considerato un ginecologo di serie B, e non un ginecologo “a tutto tondo”.

Difficilmente le donne protestano, perché confinate in quella zona grigia segnata dai sensi di colpa indotti da una società e da una medicina che si ergono a giudici anziché farsi carico del loro diritto alla salute fisica e psichica.

 

I ginecologi non obiettori si incontrano a Roma perché è tempo di fermare tutto questo. (more…)

Rapporto ombra CEDAW Italia

18 luglio 2011

Il Governo italiano sotto esame dal Comitato CEDAW delle Nazioni Unite

 

Siamo arrivate da pochi giorni a New York e già stiamo rifacendo le valigie per tornare in Italia, riabbracciare i nostri cari e rimetterci a lavorare. Non siamo state delle buone turiste per la grande mela, ma sicuramente la nostra presenza come piattaforma “Lavori in corsa: 30 anni CEDAW ” è un elemento di avanzamento per i diritti delle donne in Italia. Ma che cosa è la CEDAW? È un trattato, uno dei principali delle Nazioni unite, del 1979, sottoscritto da quasi tutti i Paesi del mondo, per assicurare l’applicazione e il pieno godimento dei diritti delle donne. L’Italia ha ratificato la Convenzione per l’Eliminazione di ogni discriminazione contro le donne nel 1985. Ogni 4 anni i vari governi devono presentare un rapporto ad un Comitato di 23 membri, esperti da tutto il mondo, per illustrare cosa hanno migliorato, come e quali risultati hanno ottenuto. Nel corso della 49a sessione alle Nazioni Unite, il 14 luglio a New York,  hanno risposto i rappresentanti del governo italiano. Il Comitato CEDAW, ha discusso e chiesto ulteriori informazioni alla delegazione governativa composta da 25 rappresentanti del governo venuti a New York e altrettanti presenti in video conferenza da Roma.  Come voce di controcampo, il comitato ha ricevuto altri 4 rapporti ombra, tra cui quello preparato dalla piattaforma “Lavori in corsa: 30 anni CEDAW”, che mette in luce quanto ancora  c’è da fare in Italia per garantire un eguale e soprattutto reale accesso e partecipazione alla politica, al lavoro, alla salute, alla protezione dalla violenza, alla cultura etc.. a tutte le italiane, migranti, seconda generazione, disabili, rom e alle persone con diverso orientamento sessuale.

È la prima volta che la società civile italiana presenta un rapporto ombra e partecipa alla sessione di valutazione, siamo state presenti in tre, due rappresentanti di Fondazione Pangea e una di Giuristi Democratici. Per noi è stata un’emozione non da poco essere lì! La piattaforma ha fatto uno sforzo enorme, sia economico (dobbiamo ancora pagare i traduttori e non sappiamo come fare) che di impegno e di coordinamento! Abbiamo lavorato per giorni interi facendo nottate, abbiamo tolto tempo ai nostri cari, ai figli, al nostro sonno, pur di dire “noi ci siamo e non siamo contente di come state lavorando si deve fare di più per i diritti e la partecipazione delle donne e non solo”. Il rapporto, elaborato ha raccolto l’adesione di oltre 120 organizzazioni della società civile sia nazionali che locali e centinaia tra di singoli donne e uomini, creando un comune denominatore tra tante realtà molto diverse tra loro.

Il messaggio deve essere chiaro, non stiamo parlando male del ministero pari opportunità, anzi, stiamo parlando dei problemi strutturali nel riconoscere in ogni ministero e al governo, un approccio di genere che sia inserito nelle politiche e nella loro applicazione.

I rappresentanti del governo hanno risposto alle domande del Comitato CEDAW alle Nazioni Unite  per quel che hanno potuto ma non sono stati in grado di dare informazioni esaustive in diversi  punti critici. Molte domande sono rimaste inevase. Avanzare il pretesto dei problemi di budget per giustificare la non applicazione di politiche inclusive delle donne non può essere utilizzata perché molte azioni possono realizzarsi senza intaccare il bilancio, (more…)

Sintesi rapporto CEDAW presentato il 12 luglio dalle italiane

13 luglio 2011

1
Dichiarazione orale della Piattaforma italiana “30 anni CEDAW – Lavori in corsa”
Al Comitato per l’Eliminazione di ogni Forma di Discriminazione nei confronti delle Donne riguardo il VI Rapporto periodico del Governo italiano di Barbara Spinelli (Giuristi Democratici), Simona Lanzoni e Claudia Signoretti (Fondazione Pangea onlus)
11 Luglio 2011, 49° sessione CEDAW
Gentile Presidente,
Sono Simona Lanzoni e parlo a nome della Piattaforma italiana “30 anni CEDAW – Lavori in corsa”. Accanto a me ci sono le colleghe Claudia Signoretti e Barbara Spinelli.
Il Rapporto Ombra è stato redatto in collaborazione con 8 organizzazioni e abbiamo raccolto l’adesione di oltre 100 diverse realtà della società civile nonché molte adesioni individuali.
Vorremmo portare alla vostra attenzione questi temi critici:
 l’implementazione della CEDAW e la promozione dei diritti delle donne;
 lavoro e welfare,
 partecipazione politica delle donne,
 diritti sessuali e riproduttivi,
 protezione delle donne dalla violenza maschile,
 tratta e prostituzione.
L’implementazione della CEDAW e la promozione dei diritti delle donne
Il Governo italiano non ha rispettato gli obblighi previsti dalla Convenzione: nessuna strategia è stata adottata per diffondere la Convenzione, il Protocollo Opzionale e le Osservazioni Conclusive. Il processo di consultazione con la società civile è stato poco chiaro in termini di finalità, tempistica e soggetti coinvolti.
Non vi è stata alcuna discussione sulle Osservazioni Conclusive né in Parlamento né nelle Assemblee Legislative regionali e nelle amministrazioni locali. Non è stato fatto alcun progresso per l’istituzione di un organismo indipendente per la tutela e la promozione dei diritti delle donne. Il disegno di legge per l’istituzione di un organismo indipendente per i diritti umani risulta inadeguato rispetto ai criteri previsti dai Principi di Parigi e determina un notevole regresso rispetto al precedente disegno di legge, sul quale aveva già espresso parere tecnico l’Ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani.
L’approccio del Governo basato sull’uguaglianza formale tra uomini e donne rende impossibile l’adozione di una strategia onnicomprensiva e di lungo termine di contrasto alle discriminazioni strutturali basate sul genere e l’orientamento sessuale.
Gli atteggiamenti maschilisti sono ampiamente tollerati. I mass media e il dibattito politico li hanno rinforzati, date le frequenti allusioni sessuali, le espressioni stereotipate e la rappresentazione degradante
del corpo e del ruolo delle donne nella società.
Tale approccio si riflette nell’adozione di leggi e politiche che legittimano questi pregiudizi. Sebbene i discorsi e gli atti di violenza commessi per motivi razziali, etnici o religiosi costituiscano reato, il Parlamento nega il riconoscimento della discriminazione di genere, bocciando ogni disegno di legge mirante ad eliminare la discriminazione basata sul genere e sull’orientamento sessuale.
2
Lavoro e welfare
Il sistema di welfare sta peggiorando. Il federalismo e il taglio dei fondi discriminano le donne, soprattutto in tema di conciliazione tra lavoro e famiglia e occupazione femminile (per esempio carenza di asili nidi pubblici e servizi di assistenza, scuole a tempo pieno ecc.).
Le donne hanno una maggior incidenza di lavoro sottopagato e non qualificato, di contratti part-time e precari e ricevono salari più bassi degli uomini, nonostante siano più istruite. Manca una protezione sociale per le lavoratrici precarie e questo ha un impatto significativo sul calcolo delle pensioni.
Le donne sono scoraggiate nella ricerca e nel mantenimento del lavoro a causa del crescente sovraccarico del lavoro di cura in casa. Ciò implica una femminilizzazione della povertà.
Inoltre, a livello municipale, i sindaci hanno spesso utilizzato il potere di ordinanza per escludere le famiglie migranti dai benefici assistenziali e dall’accesso ai servizi.
Partecipazione politica delle donne
Nonostante la riforma dell’art.51 della Costituzione, non è stata adottata alcuna misura per incrementare il numero delle donne in politica, ai sensi della raccomandazione del Comitato CEDAW. A causa della diversità tra le leggi regionali, non è garantito ovunque alle donne un pari accesso alle cariche politiche. In
Parlamento c’è una tacita coalizione tra maschi di maggioranza e di opposizione che ostacola
l’approvazione di leggi per l’introduzione di misure temporanee speciali.
Violazione dei diritti sessuali e riproduttivi
A livello nazionale e regionale sono state adottate politiche conservatrici, che mirano a promuovere i valori tradizionali e la protezione della vita dall’embrione.
Il diritto all’autodeterminazione della donna nella sfera sessuale e riproduttiva è sistematicamente violato.
 La promozione di politiche pro-vita ha ridotto o reso impossibile l’accesso alla salute sessuale e
riproduttiva sebbene previsto dalla legge.
 Circa il 60% dei ginecologi negli ospedali pubblici è obiettore di coscienza, in Basilicata il 92,6% dei dottori si rifiuta di praticare aborti. Il Governo non ha preso alcuna misura per garantire l’accesso all’aborto ad ogni donna, nonostante sia garantito dalla legge.
 Le linee-guida del Ministero della Salute restringono l’accesso alla contraccezione di emergenza e all’aborto medico.
 Infine, la legge sulla procreazione assistita vieta esplicitamente la diagnosi pre-impianto e il
congelamento degli embrioni e consente solo l’impianto simultaneo di tre embrioni. La Corte
Costituzionale ha dichiarato illegittima questa previsione, poiché comporta un’eccessiva tutela per l’embrione a scapito del diritto alla salute della donna.
Esprimiamo inoltre la nostra preoccupazione poiché il federalismo nel sistema sanitario ha comportato differenze nei livelli di accesso ai servizi da regione a regione.
Protezione delle donne dalla violenza maschile (more…)

La legge è uguale per tutti

26 marzo 2011

Da non perdere  la puntata di venerdì 25 di Apprescindere . Potete rivederla cliccando su

chttp://www.rai.tv/dl/replaytv/replaytv.html#ch=3&day=2011-03-25&v=56582&vd=2011-03-25&vc=3

Il senatore Ignazio Marino  parla della ricerca e del non riconoscimento del merito  in Italia,  Rosa Oliva intervistata sul principio di uguaglianza nella Costituzione italiana. C’è anche un invito del FAI a partecipare alle giornate FAI di oggi e domani in tutta Italia.

Calamandrei: la Costituzione apre le vie verso l’avvenire.

18 marzo 2011

Nel 150° dell’unità d’Italia, può far bene a noi tutti anche rileggere questo bel discorso che Piero Calamandrei rivolse ai giovani milanesi il 26 gennaio 1955, un anno prima di morire, a Milano nel Salone degli affreschi della Società Umanitaria.

L’art. 34 dice: «I capaci e i meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi». Eh!

E se non hanno mezzi? Allora nella nostra Costituzione c’è un articolo che è il più importante di tutta la Costituzione, il più impegnativo per noi che siamo al declinare, ma soprattutto per voi giovani che avete l’avvenire davanti a voi.

Dice così: «È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e la eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese».

È compito di rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana: quindi dare lavoro a tutti, dare una giusta retribuzione a tutti, dare la scuola a tutti, dare a tutti gli uomini dignità di Uomo.

Soltanto quando questo sarà raggiunto, si potrà veramente dire che la formula contenuta nell’articolo primo – «L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro» – (more…)

SCUOLA PUBBLICA IN SVENDITA: UN COMUNICATO DELLA FNISM

2 marzo 2011

Alle dichiarazioni di Silvio Berlusconi che denunciano professori che “inculcano agli studenti valori diversi rispetto a quelli delle famiglie” e di genitori che non hanno la possibilità di educare i propri figli liberamente “e liberamente vuol dire non essere costretti a mandarli in una scuola di stato”, ci chiediamo di quale paese pensi di essere il premier.

E’ evidente la strumentalità di dichiarazioni rilasciate in un‘occasione ben precisa come il congresso dei crisitiano-riformisti, dichiarazioni che hanno il tono assertorio e semplificato di uno spot pubblicitario mirato alla conquista di un elettorato cattolico ormai esasperato. Tuttavia ci interroghiamo sull’arroganza di una politica scolastica che da anni priva la scuola di risorse materiali e professionali e poi le rinfaccia di non funzionare. (more…)

Dopo il 13 febbraio

10 febbraio 2011

Forse ci stiamo incartando su questioni come  se l’Italia sia o meno un bordello, se le donne prostitute siano rispettabili o meno, sulle responsabilità degli uomini  in proposito, eccetera e sulle dimissioni di un premier che non ne ha nessuna intenzione.

Non scendiamo in piazza solo per questo.

NON CE LO MERITIAMO

è lo slogan di  Aspettare stanca per il 13 febbraio e ognuna/o sostituisca pure quel  “Lo” come ritiene . Forse

NON CI MERITIAMO TUTTO QUESTO

Non dimentichiamo il vero problema, cioè se siamo in un paese democratico o in un regime, se ancora regge il sistema delle garanzia(oggi il Presidente della Corte Costituzionale ha dovuto difendere il ruolo del supremo organo di garanzia). Vi invitiamo a  vedere sul WEB (nessun giornale l’aveva evidenziato), il bellissimo intervento della costituzionalista Lorenza Carlassare alla manifestazione di Libertà e Giustizia a Milano. (more…)