Archive for the ‘Governo Monti’ Category

Moduli online per evitare le dimissioni in bianco. C’è il decreto. Habemus papam? Non ancora.

13 gennaio 2016

Ieri, dodici gennaio 2016, è entrato in vigore il decreto del MINISTERO DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI che approva il modulo da inviare in via telematica per presentare le dimissioni.

Ma il modulo potrà essere utilizzato solo  dal 12 marzo 2016, come previsto dal comma 8 dell’articolo 26 del Decreto semplificazioni (Dlgs n.151/2015), che per la piena operatività del nuovo modulo fissa il termine di 60 giorni dopo la pubblicazione in G.U. del decreto ministeriale.

Al 12 marzo prossimo saranno  trascorsi  oltre sette  anni  dal giorno  di entrata in vigore del  Decreto legge 25 giugno 2008, n. 111

con cui il Governo Berlusconi cancellò la legge del Governo Prodi che aveva imposto l’invio delle dimissioni in via telematica per impedire il fenomeno delle cosiddette dimissioni in bianco, che colpisce soprattutto le lavoratrici.

Un passo del gambero che sarà finalmente annullato, ma soltanto  grazie all’impegno  in tutti  questi anni di Aspettare stanca, Rete per la Parità, altre associazioni, in particolare SNOQ, e il Comitato 188 (appositamente costituitosi) e di  alcune parlamentari e giornaliste, come Ritanna Armeni, che non hanno mancato  occasione per sollecitare l’approvazione di una nuova regolamentazione e di criticare anche la norma introdotta dalla ministra Elsa Fornero, del Governo Monti, falsamente presentata come soluzione al problema. (more…)

Legge Stabilità: Congedo Paternità obbligatori0 e Voucher baby-sitting- Avanti a passi di formica.

19 novembre 2015

 

Dopo aver letto il comunicato che segue, a nostra volta ringraziamo le senatrici per l’impegno profuso, ma la vicenda dimostra due cose:

• Governo e Parlamento non considerano tra le priorità gli incentivi per l’occupazione femminile, ignorando i dati che dimostrano i notevoli vantaggi economici e la riduzione della denatalità che accompagnerebbero una sostanziosa politica di incentivi.

• L’aumento del cento per cento del congedo obbligatorio dei padri, ottenuto passando dal misero un giorno agli altrettanto miseri due giorni, dimostra che il lavoro di squadra è servito per non far accantonare una sperimentazione introdotta dal Governo Monti e che, andando avanti a passi di formica i risultati effettivi si vedrebbero nel Tremila.

L. STABILITA’: FEDELI E PARENTE (PD): PASSO AVANTI PER LE DONNE E GLI UOMINI
(9Colonne) Roma, 18 nov
Oggi la Commissione Bilancio del Senato ha approvato i due emendamenti sulla condivisione della genitorialità e quello per i voucher per il baby-sitting. Il primo prolunga al 2016 la sperimentazione sul congedo di  paternità obbligatorio che fu lanciata ormai tre anni fa dall’allora  Ministra al Lavoro Fornero, raddoppiandone la durata a 2 giorni più altri due facoltativi; il secondo invece ripropone, sempre per il 2016, il contributo concesso alle famiglie in cui le donne desiderino tornare a lavoro invece che fruire di tutto il periodo di maternità.
“Siamo riuscite – dichiarano Valeria Fedeli e Annamaria Parente, prime firmatarie degli emendamenti – grazie ad un lavoro di squadra lungo e impegnativo fatto in questi giorni in Parlamento, e che ha trovato molta della sua forza nella spinta della società civile, a far si che la sperimentazione della legge 92/12 in tema di conciliazione e condivisione non venisse accantonata ma proseguisse, rafforzata, per il 2016. E’ soltanto un primo passo in avanti, ma importante, perché il Governo ha recepito la centralità della questione e si è impegnato a reperire le risorse per aggiornare la sperimentazione. Una novità, che riconosce l’importanza di questo tema e ci incoraggia a proseguire sulla strada del cambiamento delle politiche per la genitorialità che non si ferma certo oggi ma esce rafforzata da questo passaggio. Sarà importante adesso monitorare i risultati di questa sperimentazione perché saranno utili nel percorso del Disegno di Legge sulla condivisione della genitorialità di cui siamo prime firmatarie, che rilanceremo dal giorno dopo il voto sulla stabilità assieme a tutti quelli che in questi giorni si sono mobilitati assieme a noi. Nel ringraziarli, come nel ringraziare il Governo per l’impegno, ci auguriamo che la battaglia per l’uguaglianza delle opportunità nel mondo del lavoro e nella società in genere, sappia mettere da parte divisioni politiche e ci veda tutti impegnati con l’obiettivo di migliorare la qualit à della nostra cittadinanza e il benessere del Paese”.
(PO / red) 181644 NOV 15

 

Aggiornamenti al 14 gennaio dal Quirinale e dal Parlamento

15 gennaio 2015

Oggi Napolitano ha lasciato il Quirinale ed è tornato in compagnia della moglie Clio nella sua abitazione privata di via dei Serpenti.
Si moltiplicano i commenti sui suoi quasi nove anni da Presidente della Repubblica. Non stupisce che tra le critiche molte si riferiscano ai tre incarichi da lui conferiti a presidenti del Consiglio per nominare Governi con maggioranze parlamentari anomale.
E’ però inaccettabile che tali critiche partano anche dai principali responsabili della sciagurata legge elettorale che ha minato le basi della nostra democrazia parlamentare ed è la principale causa di tali anomalie.
Non dimentichiamo, inoltre, che, da allora, i Parlamenti eletti con tale legge, a suo tempo presentata come finalizzata ad assicurare la governabilità, non sono stati in grado di eliminarla, magari con un semplice ritorno al precedente Mattarellum, e solo l’intervento della Corte Costituzionale ha portato a un avvio di riforma della quale però, non si può prevedere l’esito.
Dal momento delle dimissioni del presidente della Repubblica presentate oggi, è iniziato un percorso che riguarda la Camera dei Deputati (la presidente ha convocato per il 29 gennaio le Camere riunite per l’elezione del nuovo Presidente) e il Senato, il cui presidente ha assunto e funzioni di presidente della Repubblica ed è stato sostituito nel ruolo di presidente del Senato dalla vicepresidente vicaria Valeria Fedeli. La circostanza di due donne a presiedere le Camere è stata salutata dalle associazioni che da tempo si impegnano per la parità di genere come un buon auspicio per l’elezione di una presidente anche al Quirinale.
Chi sono i grandi elettori:
http://www.polisblog.it/post/73159/presidente-della-repubblica-chi-sono-i-grandi-elettori
Restano soltanto due settimane per l’attività legislativa del Parlamento: il presidente del Consiglio ne è consapevole e da tempo ha messo in atto un’accelerazione notevole per arrivare prima della pausa obbligatoria e della nuova fase derivante dalla presenza di un nuovo presidente della Repubblica, all’approvazione di un testo, sia della riforma costituzionale sia della nuova legge elettorale per la Camera dei deputati, che nelle successive letture possa rimanere invariato.
La situazione, a oggi, tutt’altro che rosea, è la seguente:
Legge elettorale al Senato: impossibile prevedere la data conclusiva-
Si procede con un’accelerazione sui tempi, in contrasto con la decisone del Governo di prevedere l’efficacia del provvedimento solo a partire dal 2016, che porta a grandi anomalie, come la discussione in Aula iniziata prima che la Commissione abbia completato l’esame e la conseguenza mancanza di un relatore.
Sulla mancata condivisione dei contenuti basti sapere che in Commissione su questa legge elettorale sono stati presentati 17.000 emendamenti, e in Aula 44.000, senza considerare i subemendamenti.
Sulle critiche all’intero impianto segnaliamo l’intervento del Senatore Walter Tocci, che nel sostenere i pregi di un sistema basato sui collegi, ha anche fatto riferimento al collegio binominale, “in modo da eleggere un Parlamento in piena parità di genere”.
Tocci su legge elettorale
Riforma costituzionale alla Camera: si conclude il 23 gennaio?
Dovrebbe concludersi il 23 gennaio, salvo imprevisti, l’esame nell’aula della Camera del disegno di legge di riforma costituzionale del Senato e del Titolo V. Dopo la seduta del 12 gennaio, sono previste due sedute giornaliere interrotte solo per la pausa pranzo fino a giovedì 15. Mentre venerdì 16 è prevista la discussione di mozioni presentate dalle opposizioni. Stesso schema nella settimana fra il 19 e venerdì 23 gennaio: mezza giornata lunedì e venerdì, due sedute nei giorni centrali della settimana. Il voto finale si dovrebbe concludere entro le 15 del 23 gennaio. “Ove necessario”, tuttavia, hanno spiegato fonti di Montecitorio, resta aperta la possibilità di valutare “eventuali sedute aggiuntive” anche dopo.
L’accordo tra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi supera il primo ostacolo del primo voto segreto.
Durante l’esame degli emendamenti all’articolo 1 è stato respinto con 359 voti (favorevoli in 159) un emendamento di Sel,che prevedeva il rispetto della rappresentanza delle minoranze linguistiche nella legge elettorale.
Il percorso è appena cominciato. L’assemblea di Montecitorio dovrà esprimersi (more…)

Comunicato stampa della Rete per la Parità

15 settembre 2012

Più donne per lo sviluppo e per la democrazia: la decisione del TAR Lazio di ieri sul ricorso contro la Giunta monosex del Comune di Cervaro non è solo una vittoria per le donne

Al Comune di Cervaro ci dovrà essere un assessore donna. È di ieri, infatti, l’ordinanza con cui il Tribunale amministrativo regionale del Lazio, sezione di Latina, ha accolto la domanda cautelare proposta contro  il provvedimento con cui il sindaco del Comune di Cervaro aveva costituito la giunta comunale senza nominare alcuna donna tra gli assessori, con manifesta violazione, secondo i ricorrenti, del principio costituzionale di pari opportunità.

Ecco quanto dichiara la Presidente della Rete per la Parità Rosanna Oliva:

“La democrazia Paritaria è sempre un vantaggio per tutte le comunità e per il paese intero. Una buona amministrazione per potersi dire tale deve comprendere uomini e donne.

La sottoscrizione del ricorso da parte della Rete per la Parità, insieme con Mauro Cernesi, Nadia Pacitto e Mara Di Fonzo, a nome di tutte le associate ed associati, ma in particolare dell’AFFI- Laboratorio 50&50, che per prima fu contattata dagli altri ricorrenti,  si inserisce nella più ampia iniziativa di monitoraggio da parte della Rete per la Parità. delle nuove Giunte nominate  dopo le recenti elezioni amministrative.

Un’iniziativa  finalizzata al  sostegno ad eventuali ricorsi e per indurre ANCI e Governo a far rispettare la democrazia paritaria, che ha portato. a cura della nostra Associazione,  anche al censimento delle Giunte  dei comuni sopra i 15.000 abitanti, diramato anche su FACEBOOK nel Gruppo Toponomastica femminile.

E’ assurdo però che per il rispetto dei principi fondamentali della nostra Costituzione si debbano affrontare giudizi come questo di Cervaro e come tanti altri, tra i quali ricordiamo i vari ricorsi contro la Giunta del Comune di Roma, azzerata e rinominata più volte, così come quello contro la Giunta della Regione Lombardia.

Il Parlamento deve dare un segnale con l’approvazione sollecita delle disposizioni per assicurare le pari opportunità negli enti locali, già approvate dalla Camera dei deputati, che sta avendo una stentato iter al Senato.

Ci aspettiamo anche che la ministra per le pari opportunità e la ministra dell’ Interno, invitino le sindache e i sindaci che hanno insediato Giunte non equilibrate a provvedere con atti di autotutela, per assicurare la loro piena legittimazione. “

Italia, 14 settembre 2012

leggi anche:

Mauro Cernesi. Comunicato alla stampa (1)

Il numero 3 del Notiziario della Rete per la Parità

19 giugno 2012
Notiziario Rete per la parità- numero 3
ll passaggio ad un diverso sistema di impaginazione ha creato ritardi, il numero 3 del Notiziario riguarda un intero quadrimestre ed arriva a ben 50 pagine, anche se non raccoglie tutte le notizie che abbiamo diramato in tempo reale sul nostro sito e su FACEBOOK.
Può dare un’idea dell’intensa attività non solo della nostra RxP , ma di tutto il Movimento delle donne in italia.

Per un nuovo CDA RAI con tante donne per un servizio pubblico attento a fornire un’immagine delle donne corrispondente alla realtà e a liberare la maggior parte delle italiane dal Burka mediatico che le rende invisibili

15 giugno 2012

Ecco il post della Rete per la Parità in http://www.reteperlaparita.org/wp/?p=709


E’  importante far pervenire entro lunedì al CDA RAI molte candidature di donne, a stamattina (venerdì ) risultavano presentati su un totale di 33 i curricula solo di Lorella Zanardo e Tana De Zulueta, due nomi ottimi, e ci auguriamo che siano nominate dalla Commissione di vigilanza RAI. che è competente in materia, ma dobbiamo dimostrare che le donne che potrebbero coprire l’incarico sono moltissime.

Deve arrivare un gran numero di curricula di donne alla mail vigilanzarai@senato.it , mandando possibilmente per conoscenza anche a  segreteria.reteperlaparita@gmail.com , per metterci in grado di diffondere anche i nuovi nomi e chiedere con forza un CDA al cinquanta e cinquanta

Qualcosa sta cambiando, anche a regole per le nomine RAI  ancora invariate: mai in precedenza se ne è discusso tanto, mai un partito ha dichiarato che non avrebbe portato i suoi nomi (lo stesso che successivamente ha chiesto a 4 associazioni di esprimere propri candidati dichiarandosi pronto a votarli).

Bisogna anche dare atto al presidente Monti di aver preso una importante iniziativa  con l’indicazione di Annamaria Tarantola per la presidenza.

La Rete per la Parità ha accolto con grande soddisfazione la notizia perchè è una persona che abbiamo  avuto modo di apprezzare in tante occasioni per le grandi capacità che l’hanno portata ad un alto incarico nella Banca d’Italia, ma anche una donna che ha avuto sempre presente la sua storia personale per riportare nell’impegno professionale la sensibilità di donna e l’attenzione per le altre donne.

La Rai ha bisogno di una presidente e di altre donne come lei nel CDA   per diventare un Ente che fornisca un servizio pubblico meno condizionato dai partiti e al passo con i tempi.

Una RAI  attenta a fornire un’immagine delle donne corrispondente alla realtà e a liberare la maggior parte delle italiane dal Burka mediatico che le rende invisibili.

Le autocandidature vanno indirizzate al presidente della Commissione Senatore prof. Sergio Zavoli Presidente della Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi , con un cv aggiornato. alla mail vigilanzarai@senato.it , mandando possibilmente per conoscenza anche segreteria.reteperlaparita@gmail.com.

Per saperne di più:

1. Ecco qualche notizia in più, già da aggiornare, ora i curricula dovrebbero essere 45 e 4 quelli di donne,  prese in rete http://www.blitzquotidiano.it/tv/rai-curriculum-consiglieri-cda-commissione-vigilanza-1267693/?utm_source=feedburner&utm_medium=feed&utm_campaign=Feed%3A+blitzquotidiano+%28Blitzquotidiano%29:

tv

OkNotizie

Santoro, Freccero, Liofredi..tutti i nomi degli aspiranti consiglieri al Cda Rai

TAG: alberto di luca, aldo mantineo, aldo sarullo, antonio fugazzotto, armando lamberti, carlo freccero, carlo rienzi, fabrizio perretti, federico guiglia, franco rositi, franco scaglia, gianpiero gamaleri, giuseppe signoriello, lorella zanardo, luigi marsullo, luigi schiavello, marco gambaro, marco marsili, massimo liofredi, massimo pini, michele santoro, paolo sabbatucci, pierangelo piegari, piervirgilio dastoli, rai, renato parascandolo, roberto mastroianni, roberto menegon, rubens esposito, sabino acquaviva, salvatore acanfora, stefano rolando, tana dezulueta, umberto croppi

ROMA – Il 21 giugno la Commissione di Vigilanza parlamentare si riunirà per eleggere i 7 componenti del nuovo Cda Rai. I curricula degli aspiranti consiglieri sinora pervenuti in Commissione sono 33.

La Vigilanza è un seggio in cui, dopo aver ricevuto le indicazioni dai rispettivi partiti, ci si riunisce per votare: anche i nomi indicati dal premier Mario Monti per il Direttore Generale e il Presidente, finché non si vota, restano parole. Quindi i 7 consiglieri nuovi sono da nominare e martedì mattina il presidente Sergio Zavoli ha riunito l’Ufficio di Presidenza della Vigilanza per capire come procedere.

Ora con un’azienda bloccata e un consiglio scaduto, si è aperta la porta delle autocandidature, ma c’è ancora una settimana di tempo: (entro lunedì 19. NDR) la Vigilanza, che può ovviamente proporre anche altri candidati, si riunirà per votare il 21 giugno. Sarà interessante vedere quali di questi nomi approderà a Viale Mazzini.

Il segretario del Pd Pier Luigi Bersani ha scritto a quattro associazioni (Se non ora quando, Libera, Libertà e Giustizia, Comitato per la libertà e il diritto all’informazione), sostenendo che se indicano ”due candidature per il Cda noi siamo pronti a sostenerle”. ”Qualora le vostre Associazioni – scrive Bersani – ritenessero di indicare due candidature per il CdA noi siamo pronti a sostenerle per garantire comunque, nella transizione ad una nuova governance dell’Azienda, la voce di liberi protagonisti della società civile. (…) La Rai vive il momento più drammatico della sua storia: umiliata da chi l’ha asservita ai capricci della destra, incapace di competere, priva di un chiaro indirizzo industriale. Nella prossima legislatura metteremo mano a una riforma che farà rinascere l’Azienda, aprendola anche al contributo di chi ha dimostrato di amarla molto più di parecchi di quelli che l’hanno amministrata in questi anni”.

Antonio Di Pietro appoggia la proposta di Bersani. ”Di fronte alla forca caudina e al ricatto di dover mantenere l’attuale Cda o peggio che questo venga nominato dai soliti noti, meglio scegliere il male minore rappresentato dalla proposta di Bersani: rimettere la scelta dei nomi ad associazioni culturali, movimenti di opinione, rappresentanti d’interessi diffusi”.

Questo l’elenco dei curricula aggiornato alle ore 13 del 12 giugno, riportato dal Corriere:

ROBERTO MENEGON è un comune cittadino, un artigiano edile che vive in provincia di Pordenone. La candidatura a membro del Cda Rai l’ha inviata a marzo 2009, ai Presidenti di Camera e Senato, “non soggetta a tempi di scadenza” perché vuole una tv pubblica con una più vasta impronta divulgativa didattica

GIANPIERO GAMALERI classe 1940, professore ordinario di Sociologia dei Processi culturali e comunicativi all’Università di Roma Tre, membro del Cda del Centro Televisivo Vaticano. Ed è anche già stato nel Cda Rai, dal 1998 al 2002

SABINO ACQUAVIVA, 83 anni. Classe 1929, professore, sociologo, giornalista e scrittore. Ha collaborato con “La notte della Repubblica” di Sergio Zavoli; è stato Presidente della Nuova Eri, consociata Rai che gestiva 2 riviste aziendali poi svendute, Moda e King. Ha diretto per 2 anni la struttura tematica Programmi culturali della Rai

MICHELE SANTORO, conosciutissimo giornalista e conduttore televisivo di programmi con grandi ascolti: da Samarcanda ad Anno Zero

MASSIMO LIOFREDI, ex direttore di Rai Due (qualcuno lo ha definito l’affossatore della rete), attuale direttore di Rai Ragazzi. I suoi programmi più noti sono Thelethon e le Partite del Cuore

CARLO FRECCERO, attuale direttore di Rai 4, autore televisivo, esperto di comunicazione, ex direttore di Rai 2 dal 1996 al 2002. Memorabili le aperture alla prima serata del teatro civile di Marco Paolini

MASSIMO PINI, classe 1937, giornalista e dirigente industriale. Per due volte membro del Cda Rai. Ma anche di Finmeccanica e Capitalia. Attualmente è nei Cda di Milano Assicurazioni Spa, IEO, Finadin Spa, oltreché Vicepresidente di Fondiaria Sai Torino, Immobiliare Lombarda Spa e Aeroporti di Roma Spa. Nonché biografo di Craxi

FEDERICO GUIGLIA, giornalista, ha collaborato con il programma “Telecamere” e poi con Rai International. Da 5 anni conduce “Prossima Fermata” su La 7. Lui si candida alla direzione di Rai Italia, il canale per italiani e stranieri nel mondo

SALVATORE ACANFORA, ex capotreno della Ferrovia Roma Lido, da 14 anni nel libro “Il guiness dei Primati” per aver inoltrato oltre 4.000 petizioni al Parlamento. Medaglia d’argento della Marina per aver salvato 2 pescatori in mare

PAOLO SABBATUCCI, direttore della segreteria dell’attuale Cda Rai, ha ideato e cura una newsletter mensile interna – // Sestante – focalizzata sull’analisi industriale del settore televisivo

FRANCO SCAGLIA, attuale Presidente di Rai Cinema, è stato prima Vicepresidente di Rai Sat e Presidente della Newco Rai International

GIUSEPPE SIGNORIELLO, giornalista e avvocato, è stato Amministratore Delegato della società Ischia Ambiente Spa, e componente del Collegio Revisori dei Teatri Stabili di Napoli e Roma

UMBERTO CROPPI, ex assessore alla Cultura del Comune di Roma, nella prima giunta Alemanno dal 2008 al 2011. Fedelissimo di Gianfranco Fini, fa parte della segreteria nazionale di Futuro e Libertà, ed è anche responsabile cultura del partito. Docente a contratto di Scienze della Comunicazione alla Sapienza

ALBERTO DI LUCA, ex parlamentare e tesoriere di Forza Italia dal 1994 al 2006. Dopodiché diventa Vicepresidente e Direttore Commerciale in Atm Servizi, dal 2010 è membro del Cda di Fondazione Valore Italia e di Clp, società del gruppo Poste Italiane

ALDO SARULLO, scrittore, sceneggiatore, regista, è stato consulente artistico del Comune di Palermo e di Leoluca Orlando quando era sindaco. Dal giugno 2008 è consigliere per gli affari culturali della Presidenza del Senato. E nel 2010 ha condotto una rubrica su Rai International

LORELLA ZANARDO, coautrice del documentario “Il Corpo delle Donne”. E’ stata consulente e docente nei paesi dell’Est per la Comunità Europea. Si è occupata di gestione dei cambiamenti organizzativi

ROBERTO MASTROIANNI, professore di scienze internazionali all’Università di Napoli. Allievo dell’ex presidente Rai Roberto Zaccaria

TANA DE ZULUETA, antropologa e archeologa, è stata senatrice per i Ds poi eletta alla Camera con i Verdi è stata vicepresidente della Commissione Affari esteri e Comunitari e membro della Commissione Difesa

ANTONIO FUGAZZOTTO, regista

LUIGI SCHIAVELLO, ex presidente della sezione controllo Enti della Corte dei Conti, e sindaco revisore per Eni

ALDO MANTINEO, giornalista della gazzetta del Sud, corrispondente Ansa da Siracusa. Esperienza televisiva: ha collaborato a “La vita in diretta”

FABRIZIO PERRETTI, docente associato alla Bocconi, dipartimento management e tecnologia

PIERANGELO PIEGARI giornalista economico e sportivo Rai

MARCO MARSILI direttore di Voceitalia.it e scrittore

PIERVIRGILIO DASTOLI, consigliere della Commissione Europea attualmente distaccato presso la Presidenza della Conferenza dei Presidenti delle Regioni e delle Province Autonome

FRANCO ROSITI, professore ordinario studi politico sociali Università di Pavia. Ha fondato e diretto il famoso Osservatorio di Pavia. Non giovanissimo (74 anni)

ARMANDO LAMBERTI, professore ordinario Università di Salerno, cattedra di Diritto costituzionale

STEFANO ROLANDO, professore alla Università Iulm di Milano dove insegna Teoria e tecniche della comunicazione. Uomo decisamente poliedrico, è stato in Rai assistente di Zavoli. Direttore generale alla Presidenza del Consiglio e capo Dipartimento Editoria con i governi: Craxi, Fanfani, Goria, De Mita, Andreotti, Amato, Ciampi, Berlusconi. Per un anno è stato anche direttore centrale del gruppo Olivetti, e dal ‘99 al 2008 consigliere dei Ministri: Berlinguer, Mazzella, Rutelli, Rosa Russo Jervolino, Frattini, Stanca

RUBENS ESPOSITO, ex capo dell’ufficio legale della Rai, pensionato lo scorso anno

LUIGI MARSULLO, economista, ha valutato per il Ministero del Tesoro, Bilancio, Industria, Trasporti, Infrastrutture, Ambiente, una lunga serie di progetti nel settore green energy

CARLO RIENZI, laureato in giurisprudenza, rifondatore e Presidente del Codacons

MARCO GAMBARO, professore associato alla Statale di Milano dove insegna Economia della Comunicazione. Interessi di ricerca su concorrenza, struttura dei mercati, antitrust nelle industrie dei media e telecomunicazioni.

RENATO PARASCANDOLO, giornalista, presidente di Rai Trade e già direttore di Rai Educational

13 giugno 2012 11:09 | tv

Ultim’ora. Altra importante autocandidatura :

RAI: BRANCATI, MI CANDIDO A CDA PER SERVIZIO PUBBLICO A PATTO CHE… =
BANDISCA BANALITA’, SPERIMENTI NUOVI LINGUAGGI, SI APRA A
GIOVANI ED ESPRIMA CULTURA DELLE DONNE

Roma, 15 giu. -(Adnkronos) – “Io non ho mai pensato che una
persona e’ buona per tutte le stagioni e quindi non posso immaginare
di autocandidarmi al Cda della Rai a prescindere, pur di andare.
Ritengo, in sostanza, che uno si debba autocandidare perche’ in testa
ha un’idea precisa”. E Daniela Brancati, a leggere il documento
inviato alla Commissione di Vigilanza Rai, oltre a vantare un
ventaglio davvero ampissimo di esperienze dentro e fuori la Rai, nei
media tradizionali, come nei nuovi, le idee chiare ce le ha. Idee che,
come spiega all’Adnkronos, si possono sintetizzare in tre priorita’:
cambiare la filosofia aziendale e quindi l’offerta nel suo complesso
perche’ 15 canali cosi’ come sono ora non hanno senso; rendere la Rai
paritaria, in grado cioe’ di esprimere la cultura del genere femminile
cosi’ come di quello maschile, oltre che aperta ai giovani; mantenere
quote di mercato alzando il livello qualitativo e non ricorrendo a
imitazioni della tv commerciale e a volgarita’.
“C’e’ a parer mio un motivo per cui si legittima ancora oggi
l’esistenza di un servizio pubblico – scrive, ripercorrendo un
passaggio del suo libro ‘Occhi di maschio. Donne e televisione una
storia dal 1954 a oggi’ alla seconda edizione – Perche’ ci sia un
luogo che bandisca la banalita’, madre di ogni volgarita’. Perche’ ci
sia un luogo della massima modernita’ e sperimentazione di nuovi
linguaggi. Un luogo della massima liberta’ di sperimentare nuovi
conduttori, giovani se possibile, donne se possibile, anche sbagliando
e possibilmente non sbagliando. Il che non puo’ accadere se ogni volta
che si cambia il palinsesto si grida alla lesa maesta’ nei confronti
di qualcuno.… Si puo’ obiettare: i privati non possono farlo? Certo,
ma farlo al riparo della tirannia del mercato sarebbe piu’ semplice”.
“Naturalmente la Rai e’ una grande azienda che deve mantenere
quote di mercato – aggiunge Brancati – ma credo che la scommessa sia
proprio questa: ottenere il risultato senza ricorrere alla volgarita’,
intesa come banalita’, assenza di curiosita’ intellettuale, ricorso a
luoghi comuni e stereotipi, cattive imitazioni di prodotti commerciali
ed esasperato uso dei format d’acquisto. E dando alla pubblicita’ il
giusto peso, ma non il predominio. L’esperienza di Sky ha insegnato
che il pubblico paga per un servizio che vuole. Anche il canone della
Rai puo’ essere vissuto come un corrispettivo per un servizio
desiderato e non come una sgradevole ‘necessita”, ma per farlo
bisogna lavorare sulla programmazione, riconquistando anche un primato
morale che corrisponda al marchio, che ancora oggi ha un grande valore
per il pubblico nazionale e internazionale. E facendo recuperare a
dipendenti e collaboratori il senso di appartenenza e unitarieta’
aziendale. Se queste mie convinzioni corrispondono alle vostre idee di
mandato al prossimo Consiglio di Amministrazione della Rai – conclude
– mi candido”.

(Rig/Zn/Adnkronos)
15-GIU-12 13:32
L’iniziativa del PD: Il Segretario Pd scrive a Se non ora quando, Libera, Libertà e Giustizia, Comitato per la libertà e il diritto all’informazione

“Qualora le Vostre Associazioni ritenessero di indicare due candidature per il CdA noi siamo pronti a sostenerle per garantire comunque, nella transizione ad una nuova governance dell’Azienda, la voce di liberi protagonisti della società civile”. Con queste parole il Segretario nazionale del Partito democratico, Pier Luigi Bersani si rivolge in una lettera inviata questo pomeriggio a quattro associazioni: Se non ora quando, Libertà e Giustizia, Libera e Comitato per la libertà e il diritto all’informazione che comprende diverse organizzazioni del settore.

“La Rai – continua Bersani nella lettera – vive il momento più drammatico della sua storia: umiliata da chi l’ha asservita ai capricci della destra, incapace di competere, priva di un chiaro indirizzo industriale. Non è solo un problema di autonomia dell’informazione o di scarso pluralismo, oggi il male è ben più profondo.

Le decisioni che dovrebbero essere guidate da valutazioni esclusivamente aziendali vengono prese sempre più fuori dall’Azienda. Anni di lottizzazione hanno cambiato la RAI, finendo per inaridire la capacità innovativa della più grande industria culturale del Paese. Il tutto mentre migliaia di lavoratori e lavoratrici ogni giorno con professionalità e passione si impegnano per un’azienda che amano, come la amano gli italiani. Gli ascolti calano, la raccolta pubblicitaria fatica, l’innovazione tecnologica è bloccata, le prospettive industriali sono nel buio: questa oggi è la RAI. Davvero dobbiamo rassegnarci a un triste declino? Io credo di no; d’altra parte, se qualcosa di buono è venuto da questi mesi terribili, è la conferma che sono in tantissimi a non volerlo fare.

Le manifestazioni che hanno denunciato e contrastato i momenti più drammatici dell’occupazione politica, l’impegno di intellettuali e uomini di cultura, la voglia di non arrendersi di chi dall’Azienda è stato emarginato o peggio allontanato sono la dimostrazione che si può invertire la rotta. E che si può immaginare una RAI diversa, che torni a essere un asset per il Paese. Per questo abbiamo voluto esprimere una posizione forte, rompendo unilateralmente il rito della lottizzazione.

Altro che Aventino! A isolarsi – sottolinea il leader del Pd – sono quelli che ancora oggi pensano di continuare come se niente fosse a distruggere il servizio pubblico. Abbiamo proposto una riforma minima, in attesa di affrontarne una più complessiva nella prossima legislatura. Abbiamo chiesto di ritoccare la legge Gasparri modificando la governance dell’Azienda, dandole un amministratore delegato con i poteri di dirigerla veramente, di cambiarla, di impostare una strategia industriale degna di questo nome.

Con tutte le sue peculiarità, la Rai è un’azienda e come un’azienda può e deve funzionare. La destra con i suoi irresponsabili veti ha impedito ogni intervento, per questo abbiamo deciso di non nominare alcun nostro rappresentante nel CdA. Il meccanismo con cui funziona l’Azienda impedirebbe anche ai più liberi e qualificati di amministrarla sul serio. Se vi scrivo è perché questa battaglia l’abbiamo fatta anche per dare una risposta concreta alla richiesta che in tante occasioni ci avete ripetuto: “i partiti fuori dalla Rai”. Noi oggi lo facciamo davvero. Nella prossima legislatura metteremo mano a una riforma che farà rinascere l’Azienda, aprendola anche al contributo di chi, come Voi, ha dimostrato di amarla molto più di parecchi di quelli che l’hanno amministrata in questi anni. Lunedì scade il tempo per la presentazione delle candidature per il CdA. Noi non ne presenteremo. A fronte di questa nostra posizione – più volte ribadita – la destra rifiuta ogni discussione, ogni riflessione e intende procedere. Qualora le Vostre Associazioni ritenessero di indicare due candidature per il CdA noi siamo pronti a sostenerle per garantire comunque, nella transizione ad una nuova governance dell’Azienda, la voce di liberi protagonisti della società civile.”

Fornero scatena le polemiche

6 maggio 2012
su  http://d.repubblica.it/argomenti/2012/05/06/news/fornero_donne-1005839/
diramato anche tramite http://www.reteperlaparit.org

Le Associazioni femminili sono in rivolta contro le dichiarazioni di Elsa Fornero sulle dimissioni in bianco. Ne parliamo con Rosanna Oliva e Titti Di Salvo di Camilla Gaiaschi

lavoro diritti donne polemiche

In una lettera inviata al Corriere della Sera, la ministra del Welfare è tornata a difendere l’articolo 55 contenuto nella riforma del lavoro, attualmente all’esame in Commissione Senato, sul contrasto al fenomeno delle cosiddette dimissioni in bianco: “il governo” scrive la Fornero, “ha tenuto conto prioritariamente della tutela dei lavoratori, senza però dimenticare le esigenze dei datori di lavoro”, prevedendo cioè “una soluzione per dare corso a dimissioni volontarie annunciate dal lavoratore, ma dallo stesso successivamente confermate”. Sofismi che non piacciono a quelle donne che da settimane denunciano l’inefficacia della proposta Fornero nel contrastare quella pratica illegale, il più delle volte utilizzata per licenziare le neomamme, che consiste nel costringere il lavoratore o la lavoratrice a firmare una lettera di dimissioni senza data al momento dell’assunzione. “Sono dispiaciuta per questa vicenda” spiega Rosanna Oliva, presidente della Rete per la Parità e promotrice di una petizione che ha ispirato molti degli emendamenti presentati in Commissione, “dal governo Monti mi aspettavo qualcosa di più”. Sulla stessa linea Titti Di Salvo, relatrice nella passata legislatura della legge 188/2007 contro le dimissioni in bianco, successivamente abrogata dal governo Berlusconi, e da cui prende il nome il Comitato 188 di cui è portavoce: “Sulle dimissioni in bianco si può fare di più” spiega di Salvo, “la ministra dice che bisogna trovare una mediazione tra interessi, ma una norma di civiltà come quella per impedire le dimissioni in bianco non può essere sottoposta a mediazioni”.Ma cosa rimproverano le militanti alla proposta Fornero? La mancanza, innanzitutto, di uno strumento preciso volto a prevenire “a monte” l’abuso della firma in bianco, agendo cioè sulle modalità di compilazione delle dimissioni: la legge 188, per esempio, obbligando a numerare il modulo, impediva di “truccarne” la data. La proposta Fornero invece prevede solo la convalida “a valle” della firma da parte del lavoratore e della lavoratrice: spetta a questi ultimi, come spiega Di Salvo “dover dimostrare che pur essendo autografa la firma della lettera di dimissioni è stata richiesta al momento dell’assunzione”. Una volta che il datore di lavoro ha inviato l’invito a convalidare la firma con una raccomandata, il lavoratore ha tempo sette giorni per rispondere. Se non lo fa, recita il testo, “il rapporto di lavoro si intende risolto”. “E se il lavoratore è in ferie o in ospedale”? Si chiede Rosanna Oliva. “La norma, in sostanza, lascia aperto lo spiraglio ai datori disonesti perché, a differenza di quanto dichiara la ministra Fornero, prevede un complesso iter che può sfociare nella risoluzione del rapporto di lavoro anche in assenza di convalida”. Il diavolo, si sa, si nasconde nei dettagli. (more…)

L’iniziativa della RxP Mai più lavoratrici e lavoratori dimissionati si avvia a conclusione

29 aprile 2012

 

 

– DDL 3249- in Commissione Lavoro al Senato

Mercoledì 2 maggio  e giovedì 3 maggio prosegue in Commissione  Lavoro l’esame della riforma del lavoro, si prevede di portare il provvedimento in Aula per la settimana dall’otto maggio.

Oltre 1000 gli emendamenti presentati, dei quali  28 riguardano  l’articolo 55 “Tutela della maternità e paternità e contrasto del fenomeno delle dimissioni in bianco”.DDL 3249 art. 55

Il contenuto  della petizione della Rete per la Parità, presentato sin dall’estate 2011Rete per la Parità petizione data certa, è ripreso testualmente negli emendamenti 55.2 del PD (senatrice Rita Ghedini), 55.4 IDV (senatrice Giuliana Carlino)e in buona parte anche nell’emendamento 55.7 della senatrice Ada Spadoni Urbani del PDL;  inoltre anche l’altra proposta della Rete per la Parità riguardante una soluzione semplice e di possibile applicazione in tempi brevi, basata sulla domanda presentata personalmente dalla persona interessata, note su Art 55 1è stata ripresa negli emendamenti 55.8 , presentato dalla senatrice Ada Spadoni Urbani del PDL e  55.9, prima firmataria la senatrice Rita Ghedini del PD.

Altri emendamenti, come quelli che prevedono il ripensamento dalla persona interessata, vanno nel senso di profonde modifiche migliorative al testo del Governo.

Leggi tutti gli emendamenti: emendamenti art 55

Ci sono ottime speranze, visto il coinvolgimento di parlamentari di più gruppi,  di arrivare a cancellare del tutto in tempi brevi, con una norma di legge contenuta nel DDL “Riforma del lavoro”, la delittuosa prassi della richiesta di rilascio all’atto dell’assunzione o dell’incarico di lettere di dimissione con data in bianco e della possibilità di farne fraudolento uso da parte di datori di lavoro e committenti disonesti.

La Rete per la Parità, consapevole della gravità e della vastità del fenomeno, che incide negativamente anche nei casi in cui le dimissioni in bianco non siano utilizzate, in quanto costituisce una spada di Damocle che penalizza in particolare le giovani donne che rischiano di pagare la maternità con la perdita del lavoro, si è impegnata sull’iniziativa “Mai più lavoratrici e lavoratori dimissionati” fin dall’inizio della propria attività. Ha formato un piccolo gruppo di lavoro che si è avvalso della preziosa collaborazione di  due esperte, impegnate una nel settore pubblico e l’altra nel privato. Ha inoltre adottato uno strumento di democrazia diretta previsto dalla Costituzione, ma desueto e svalorizzato dal Parlamento, come la petizione, e ha utilizzato ogni occasione utile per spingere Parlamento e Governo ad approvare una nuova norma  e per  creare sinergie con tutte le persone ed associazioni impegnate per lo stesso obiettivo.

E’ grata alle senatrici e ai senatori della Commissione lavoro che hanno preso in considerazione il lavoro messo a disposizione e si augura, anche a difesa degli imprenditori corretti, che  il Governo dimostri la stessa disponibilità nel raggiungere un obiettivo di legalità e semplificazione.

Roma, 29 aprile 2012

Corriere della sera L’INTERVISTA «Le società pubbliche o in Borsa rispettino le quote di genere» Fornero: la maternità? Congedi ripartiti tra i genitori

6 febbraio 2012

 

Corriere della sera

L’INTERVISTA

«Le società pubbliche o in Borsa
rispettino le quote di genere»

Fornero: la maternità? Congedi ripartiti tra i genitori

Si avvicina una nuova stagione di nomine ai vertici delle principali società quotate e pubbliche e il governo è impegnato a controllare che le imprese si adeguino fin da subito (i vincoli veri e propri scatteranno dopo l’estate) alla normativa sulle «quote di genere». «Le quote sono la negazione del merito, ma se certi processi non avvengono spontaneamente – e il tempo, al Paese, è stato dato – allora bisogna agire con una spinta più forte», dice Elsa Fornero, ministra per il Welfare e per le Pari opportunità. «Come ministero vigileremo affinché le normative sia rispettate. Sarei molto stupita se società quotate abituate a osservare le disposizioni non si adeguassero. E questo vale a maggior ragione per le società pubbliche: stiamo lavorando, anche in collaborazione con associazioni private che promuovono il lavoro delle donne, perché lo Stato rispetti i vincoli imposti dalle leggi. D’altra parte – prosegue – non si può più ricorrere al vecchio adagio per cui non ci sono abbastanza competenze: tutte le associazioni e i siti che si occupano di questo tema hanno provveduto a raccogliere curricula di donne in grado di sedere nei cda. E, poi, devo dire, non si è mai molto guardato alle competenze degli uomini, che magari siedono in ben più di un consiglio di amministrazione».

Ministra Fornero, parliamo di donne, ma sono state le più penalizzate dalla riforma delle pensioni, lo ha riconosciuto lei stessa.
«È vero. Ma su questo argomento bisogna fare prima un cappello introduttivo: la riforma delle pensioni era l’ingrediente portante nella strategia di arretramento rispetto al baratro finanziario in cui ci trovavamo. Questo spiega l’urgenza e l’incisività: bisognava convincere i mercati finanziari. Non dobbiamo dimenticarlo».
E le donne…
«Da tempo c’era l’idea di avvicinare l’età di pensionamento delle dipendenti private a quella delle dipendenti pubbliche e a quella degli uomini. Questo percorso era stato modificato solo pochi mesi prima della formazione del nuovo governo, ma quell’intervento non poteva tenere a causa della lunghezza del periodo di transizione. Mi prendo la responsabilità di aver pesantemente accelerato quel percorso. Le donne non godevano di un vantaggio, ma di una compensazione per tutti gli svantaggi subiti prima. I sindacati mi rimproverano duramente perché vedono solo il lato negativo di questa riforma, mentre io vedo quello positivo: si è ristabilita l’equità tra le generazioni. Noi parliamo spesso di ciò che viene negato ai giovani, ma quando si fa un passo verso il bilanciamento ci si dimentica di ciò che è positivo. Bene, ora che abbiamo cambiato le pensioni, dobbiamo buttarci a cambiare il mercato del lavoro: quel sistema pensionistico funziona se funziona bene il mercato del lavoro. A quel punto le donne potranno rivendicare di avere le stesse condizioni degli uomini: come accesso, come servizi, come bilanciamento nella famiglia rispetto al lavoro di cura. Il nostro è un Paese ancora molto arretrato, culturalmente e nei servizi, per quanto riguarda il bilanciamento nel lavoro di cura. Questo bilanciamento lo vogliamo realizzare e lo chiediamo a gran forza».
Ci sono donne che si sono ritirate dal lavoro per occuparsi dei genitori anziani, dei nipoti e ora vedono slittare di diversi anni la propria pensione. È giusto?
«L’obiezione è: sì, va bene, ma le chance prima non ce le avete date. Penso che ci siano momenti nella storia di ogni Paese in cui non si può guardare troppo ai torti subiti ma al futuro e a creare delle prospettive nuove. In cui bisogna avere il coraggio di chiudere con il passato e non andare a rivendicare ciò che ciascuno ha o non ha avuto».
La politica, però, non ha fatto grandi sacrifici.
«Questo non è vero, anche la politica ha dato l’esempio, cose che erano francamente inaccettabili ora sono state corrette. Il sistema pensionistico dei parlamentari è diventato contributivo a partire da gennaio, è un buon esempio. Ci sono margini per altri buoni esempi».
La riforma delle pensioni, però, è stata fatta senza confronto.
«È vero, c’era una questione di urgenza fortissima, e riconosco al sindacato, che pure non la accetta, di non aver fomentato l’opposizione. Sul lavoro ci deve essere dialogo, e spero che il sindacato si riesca a convincere della necessità di adottare delle misure che non sono una sola né poche: c’è la necessità di un intervento sul mercato del lavoro che tocca tutto. Per esempio, l’ordinamento dei contratti: ne abbiamo tanti, io non credo che siano i 46 che vengono dichiarati, molti sono varianti dello stesso, ma li stiamo analizzando uno per uno per vedere chi ha dato o meno buona prova».
Qual è il suo orientamento?
«Penso che si debba avere un contratto di riferimento, che deve essere il contratto a tempo indeterminato se parliamo di lavoro subordinato. Poi, il contratto a tempo determinato e forme di flessibilità. Ma non voglio entrare nel merito, questo è oggetto del percorso che stiamo facendo con le parti sociali».
Lei ha detto che l’articolo 18 non è il problema più importante.
«Noi vogliamo dare opportunità di lavoro a chi ne ha poco, soprattutto distribuire meglio le tutele che oggi sono molto concentrate e lasciano alcuni segmenti del lavoro assolutamente privi. Un obiettivo che ci vede lavorare all’unisono con i sindacati e con la parte datoriale è dare un contenuto vero all’apprendistato, come forma per imparare una professione, non come un veicolo di flessibilità».
Ha preannunciato una normativa per impedire il bruttissimo fenomeno delle dimissioni in bianco. Quando arriverà?
«Stiamo studiando un provvedimento che sia a tutela di un lavoratore che può essere in condizioni di inferiorità e costretto alle dimissioni, ma non vogliamo che sia una rivalsa nei confronti delle imprese».
È necessaria una riforma della legge sulla maternità?
«Ho già detto di essere favorevole al congedo per i padri. Ma anche qui, attenzione: non vogliamo caricare di costi le imprese, altrimenti finiamo per rendere più difficile trovare un lavoro, anziché più semplice. Penso che potremmo far riferimento ai disegni di legge già in discussione in Parlamento per pensare a ripartire il congedo tra i due genitori in modo che nessuno dei due prenda meno di un “x” per cento. (more…)

Parità di genere: intervista a Rosanna Oliva

12 dicembre 2011

Intervista di Sabrina Ferri su

Cosa significa essere donna, nel Terzo Millennio, in un paese come l’Italia? Significa, forse, dare uno sguardo al passato e tornare sui propri passi con fierezza, consapevoli di quanta strada sia già stata fatta. Significa non essere più mero strumento di procreazione e oggetto di sottomissione, ma essere soggetto pensante, capace di muoversi in una fitta rete di diritti e di lottare con forza, determinazione, coraggio.

Oggi ogni donna dovrebbe essere una roccaforte di diritti inviolabili. Nessuna donna, invece, andrebbe lesa nella sua dignità. Eppure, in ogni angolo del mondo, chi è donna si ritrova il più delle volte ad annaspare in un mare di abusi, violenze e discriminazioni come se la sua condizione di donna fosse un errore. Ecco che allora parlare di pari opportunità e parità di genere diventa un’ovvietà, l’ultimo baluardo cui aggrapparsi per non lasciar sfumare quel principio secondo il quale tutti i cittadini sono eguali di fronte alla legge, senza distinzioni di sesso.

Rosanna Oliva, presidente dell’associazione “Rete per la Parità”, fu una delle tante donne “coraggio” che caparbiamente lottò per i diritti delle donne e che ancora oggi si batte per rendere concreto ed effettivo quanto sancito dall’art. 3 della Costituzione. Fu nel 1960 che riuscì a far rimuovere una legge risalente al 1919, che contrastava apertamente con gli articoli 3 e 51 della legge fondamentale dello Stato, e che le aveva impedito di accedere alla carriera prefettizia. La Corte Costituzionale emanò la celebre sentenza n. 33 con la quale sanciva l’illegittimità costituzionale di tutte le norme che avessero creato discriminazioni di genere nell’accesso alle carriere pubbliche.

Da allora sono trascorsi oltre cinquant’anni, tanti i passi in avanti che sono stati fatti, tanti ancora quelli da compiere. Rosanna Oliva ci racconta quello che è stato fatto e quello che c’è ancora da fare in un mondo dove la donna fatica ancora ad affermarsi e dove è spesso costretta a scegliere tra il ruolo di lavoratrice e quello di madre. In un mondo dove l’immagine di donna resa dai media è sempre più un’immagine storpiata, ancorata all’estetica e ad un corpo che vuole essere mostrato ad ogni costo.

Si è tenuta lo scorso 25 novembre la dodicesima edizione della Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne. Perché oggi la donna è ancora vittima di abusi e violenze sia in ambito domestico che lavorativo? 

In occasione della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne di quest’anno, con un post pubblicato in prima battuta su www.aspettarestanca.wordpress.com, abbiamo denunciato che, in Italia, il taglio dei fondi ai centri di accoglienze, alle Forze dell’Ordine, al Welfare, la crisi economica dei Comuni, hanno aggravato il cosiddetto “femminicidio”, la piaga che provoca centinaia di vittime ogni anno nell’ambito famigliare.

E ancora poco si fa anche contro l’altro fenomeno che vede vittime le donne oggetto di tratta e di riduzione in schiavitù, nonostante sia stato denunciato con forza il 13 febbraio di quest’anno alla prima manifestazione di “Se non ora, quando?” a Roma, in Piazza del Popolo, da Suor Eugenia Bonetti al grido «le donne non sono merci».

Va sostenuto il rifinanziamento dei centri anti violenza e la valorizzazione dei consultori familiari pubblici, primo e indispensabile servizio per le donne che sono in difficoltà, così come occorre aumentare l’attenzione del Governo e del Parlamento sui temi della violenza alle donne: la legge sullo stalking, che costituisce già un primo risultato, deve essere seguita da una legge organica che consideri i tanti aspetti della violenza, come in altri paesi d’Europa.

La presenza di tre donne ministro in settori chiave quali Interno, Giustizia e Welfare  ci fa ben sperare per un cambio deciso di direzione.

A 51 anni dalla celebre sentenza n. 33, cos’è cambiato nel rapporto donne-lavoro? Quali sono state le principali conquiste? Quali gli ostacoli che ancora non si è riusciti ad abbattere?

L’appartenenza delle donne a ruoli tradizionalmente maschili è sicuramente un cambiamento epocale nella società italiana, ma permane il fenomeno che ho definito, parafrasando il titolo di un noto romanzo, “la solitudine dei numeri uno”. Poche donne ai vertici, spesso costrette ad omologarsi per non farsi espellere o isolare.

Insieme con giovani donne e giovani uomini va costruita una maggiore consapevolezza sulla situazione attuale delle donne italiane: ci impegneremo per ridurre in Italia il gap di genere occupazionale, contributivo e rappresentativo nelle carriere e nelle professioni.

Vanno inoltre proposte modifiche alle regole (dalle leggi elettorali alle norme sul cognome dei figli e sui titoli delle cariche pubbliche), ideare nuovi strumenti di diffusione della cultura di genere, organizzare laboratori di sostegno alle scelte professionali e alle carriere.

Il nostro preciso impegno è fare in modo che la “Rete per la Parità” offra una possibilità in più per lavorare con maggiore incisività su questi ambiti a persone, associazioni ed enti che hanno aderito o aderiranno alla Rete per la Parità e per creare e sviluppare sinergie, senza antagonismi, anche con altre meritevoli associazioni e reti impegnate per la parità uomo-donna, in modo da dare maggiore forza ai gruppi di pressione impegnate sui vari obiettivi collegati alla parità.

Continueremo a lavorare per contribuire alla promozione del diritto di ogni persona, donna o uomo, a sviluppare al meglio, in ogni fase della sua vita, in ogni contesto privato o pubblico, le proprie potenzialità, anche a vantaggio della democrazia paritaria e della collettività.

Gender gap e parità di genere. Due termini inconciliabili?

Sono convinta che dal gender gap si possa e si debba passare alla parità di genere. So bene che i tempi sono lunghi: non sono bastati 63 anni dalla Costituzione, 51 dalla sentenza del 1960, e quelli trascorsi dopo le varie direttive europee, che in altri paesi hanno già prodotto effetti rilevanti. Lo abbiamo potuto approfondire a proposito di un tema che sembra limitato e che è stato oggetto del convegno a Cà Foscari il 19 settembre: quello del linguaggio, che in Italia non si è allineato alla realtà sociale politica, che vede le donne presenti da anni in settori e con incarichi in passato monopolio maschile e della mancata trasmissione del cognome ai figli in condizione di parità tra i coniugi.

Parliamo di politica. Severino, Cancellieri, Fornero. Tre donne ministro contro quindici uomini. Sarebbe stato meglio un “cinquanta e cinquanta”?

Sicuramente un Governo “50-50″ sarebbe stato un grande segnale di vero rinnovamento. Lo abbiamo scritto l’11 novembre in una lettera al Presidente della Repubblica, prima ancora che formalizzasse l’incarico a Monti come “donne gentili e rivoluzionarie” riunite all’Aquila.

Abbiamo detto che un Governo paritario sarebbe stato un segnale importante di discontinuità e premessa perché tutte e tutti, di persona o attraverso le rappresentanti e i rappresentanti eletti, si impegnino a superare la difficile fase che il Paese attraversa.

A quella prima richiesta hanno fatto seguito altre, da parte di “Se non ora, quando?”, della Casa Internazionale delle Donne di Roma, della Rete Armida, di “Pari o Dispare” e della stessa “Rete per la Parità”, che se non hanno visto il risultato pieno hanno sicuramente evitato un Governo tutto di uomini come si andava profilando. Comunque sia, l’alta professionalità delle tre ministre e l’importanza degli incarichi loro affidati, in parte rimediano allo scarso numero.

“Rete per la Parità”, associazione della quale Lei è presidente, ha chiesto al Governo Monti tre leggi a costo zero in grado di incidere positivamente sulla situazione delle donne e sullo sviluppo economico del Paese. Quali sono queste tre leggi e perché “a costo zero”?

Legge a costo zero: ”Mai più donne invisibili”.

Norme che eliminino l’anomalia mediatica che mina la nostra democrazia e diano visibilità alle donne vere, anche in occasione delle campagne elettorali (cosiddetta par condicio di genere) e impediscano immagini lesive della dignità delle donne. Obbligo per legge del doppio cognome alle figlie e ai figli (www.reteperlaparita.org/wp/?p=366).

Legge a costo zero: ”Mai più italiane portatrici d’acqua”.

Col termine “Portatrici d’acqua” si allude alle donne presenti nelle liste al solo fine di portare voti ai candidati uomini. Si chiedono norme di garanzia di genere previste e legittimate dagli artt.51 e 117 della Costituzione italiana e dall’art. 23 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, (Nizza – 2000). Misure che prevedano vantaggi specifici a favore del sesso sottorappresentato, applicate a qualsiasi sistema adottato nelle leggi elettorali nazionali, regionali, provinciali e comunali (si veda l’Accordo di azione comune per la democrazia paritaria di “Noi Rete Donne” www.womenews.net/spip3/spip.php?article9356 ).

Legge a costo zero: ”Mai più maternità e paternità penalizzate”.

Una legge che impedisca licenziamenti mascherati da dimissioni, come chiesto con le petizioni della “Rete per la Parità” presentate alla Camera il 30 giugno e al Senato il 6 luglio di quest’anno, che contengono anche le possibili soluzioni tecniche. Allo stato attuale, le lavoratrici e i lavoratori dipendenti con contratto a tempo indeterminato, e soprattutto le donne, vivono il ricatto dell’assunzione condizionata alla firma di una lettera di dimissioni con data in bianco. Questa delittuosa e diffusa pratica condanna al precariato anche chi ha un contratto a tempo indeterminato ed elimina ogni diritto della lavoratrice e del lavoratore, compresi quelli che tutelano la maternità e la paternità. (www.reteperlaparita.org/wp/?p=306)

Dalla “Rete per la Parità”, che riunisce 16 associazioni e 7 Università che operano a livello nazionale per la parità uomo-donna, è partita la richiesta di 3 Leggi a costo zero con una lettera al Presidente del Consiglio Mario Monti, al Presidente del Senato Renato Schifani, al Presidente della Camera Gianfranco Fini, alle Ministre del Lavoro, Welfare e Pari Opportunità Elsa Fornero, dell’Interno Anna Maria Cancellieri, della Giustizia Paola Severino ed al  Ministro per i Rapporti con il Parlamento Piero Giarda.

Queste tre leggi incidono positivamente sulla situazione delle donne e di conseguenza sullo sviluppo economico del nostro Paese, senza richiedere stanziamenti, ecco perché le abbiamo definite a costo zero. La nostra associazione dall’inizio si è concentrata su questi temi. Azioni positive che non pesano sul bilancio dello Stato, sono di veloce esecuzione e possono contribuire alla parità uomo-donna

Da dove partire e quali obiettivi porsi per raggiungere una demos effettivamente paritaria?

In questi tempi di crisi economica, di tagli ai bilanci pubblici e di sacrifici imposti alle cittadine e ai cittadini, abbiamo lanciato la proposta delle 3 leggi a costo zero per richiamare l’attenzione su iniziative legislative che giacciono in Parlamento e rischiano di essere dimenticate perché non implicano né risparmi né spese, mentre sono importanti per ridurre sia il gap di genere che caratterizza il nostro Paese, sia, con gli effetti indotti, il gap economico nei confronti dell’Europa. (more…)