Archive for the ‘Governo Conte’ Category

Accordo fra il Governo e le 3 Regioni che chiedono il regionalismo differenziato

9 febbraio 2019

 

Tra  pochissimi giorni, il 15 febbraio 2019 è previsto un accordo fra il Governo e le regioni che chiedono il regionalismo differenziato: il Veneto, la Lombardia e l’Emilia Romagna.

 

Se ciò avverrà non riguarderà solo i cittadini delle tre regioni, bensì tutto il Paese. Infatti si avvierà un processo poitico decisivo per il suo futuro, che rischia di trasformarlo profondamente, prima di tutto nella sua Costituzione  materiale, inarrestabile nella direzione della sua  definitiva disgregazione economico, sociale, culturale e politica.

 

I Tg e le trasmissioni di approfondimento televisivo e radiofonico tacciono. I  quotidiani solo negli ultimi giorni hanno iniziato timidamente a parlarne, sui social non è certo al centro del dibattito.

La stragrande maggioranza dei cittadini sembra esserne completamente all’oscuro.

 

L’argomento resta tabù e la Lega sta per ottenere la sua vittoria più importante, nel disinteresse generale.

 

Giovedì pomeriggio ho avuto la fortuna di poter assistere al I dibattito del nuovo ciclo di “Conversazioni su Roma” (iniziativa promossa da alcuni anni dal prof. Giovanni Caudo) nel corso della quale il  prof.

Gianfranco Viesti, professore ordinario di economia all’Università di Bari, ha presentato il suo saggio “Verso la secessione dei ricchi?”

(scaricabile gratuitamente sul sito Editori Laterza). Vi consiglio di leggerlo, è prezioso, e fatelo conoscere.

 

Con voi, pensando di fare cosa a voi gradita,  voglio condividere il link dove protete anche rivedere la registrazione del dibattito:

https://www.facebook.com/conversazionisuroma/videos/977303189127474/ .

 

Un cordiale saluto.

 

Marcello Paolozza

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Granai vecchi e nuovi- di Massimo Marnetto

9 gennaio 2019

“Non sbarca nessuno. Altrimenti…” La minaccia di Salvini – diretta al premier Conte – è velata quanto netta. E tutti sentono aria di frattura elettorale per le europee. Ma la vera crepa che si sta allargando senza che nessuno la noti è nell’elettorato cattolico.

Una volta granaio della DC, da sempre accreditato come “moderato”, è oggi spinto da Francesco a prendere posizioni nette di solidarietà con gli ultimi, uscendo dalla prudenza dorotea. Questa operosa componente della chiesa di base non ha una casa, né la vuole. E rivendica la libertà di votare chi – con scelte concrete – opterà per dare sostegno alle fasce di emarginati, senza distinzione del colore della pelle o nazionalità. Questa quota di elettorato non si convince con un vangelo brandito in comizio o un rosario alzato in piazza. E’ informata, non ha tempo da perdere perché impegnata nel volontariato, ma vuole coerenza. E non la prendi con un tweet.

Poi c’è invece la parte cattolica identitaria, che adora riti e orazioni, ma odia i feriti di altre nazioni. Quella che ci tiene alle radici cristiane, ma non ai rami dell’accoglienza; quella dei crocefissi “culturali” appesi dove non c’è culto, ma solo per marcare il territorio. Così, l’ipocrisia del sovranismo pseudo-devoto sta creando un cripto-scisma nell’elettorato cattolico. Una divisione, certo. Ma che almeno ha il merito di rendere esplicita l’incompatibilità tra essere chiusi ed essere cristiani.

 

Massimo Marnetto

Manovra. Da Massimo Marnetto. Sintetico e più chiaro da solo di tanti editoriali e comparsate in TV .

19 dicembre 2018

“A casa facciamo i conti” era la frase con cui i miei genitori mi fulminavano, quando avevo trasgredito una regola, per evitare schiaffoni in pubblico, scena incompatibile con la compostezza borghese. Era questione di tempo, ma le sberle erano sicure. Lo pseudo-accordo che arriverà dall’Europa ha lo stesso tenore: rimandare tempo e modi delle sanzioni all’Italia dopo le elezioni europee, per non turbare platealmente un contesto già agitato. Ma a giugno le euro-sberle arriveranno, con la richiesta di una manovra correttiva per trovare i miliardi che ora ballano.

 

E’ questo l’unico compromesso che i Commissari Moscovici e Dombrovskis – custodi della stabilità finanziaria e portavoce del rigore chiesto dagli stati del Nord – sono disposti a trangugiare. Quindi l’ok alla manovra italiana sarà in realtà un rinvio, anche per non fornire argomenti alla destra sovranista – Salvini in primis –  per incendiare la campagna elettorale con invettive contro la “perfida Europa”. Complice anche le turbolenze francesi, che sconsigliano di aprire altri fronti di protesta. Anche se gli italiani, più che i gilet gialli di lotta, sono più inclini ad indossare mutande rosse a Capodanno, per scacciare l’euro-malocchio dal 2019.

 

Massimo Marnetto

TAP si o TAP no?

29 ottobre 2018

Se la costruzione del gasdotto Tap non si può fermare, perché il suo sbarco non si può spostare a Brindisi, salvando così il paradiso della spiaggia di San Foca?

Parliamo di pochi chilometri di deviazione, con una soluzione di compromesso da tempo proposta dal governatore Emiliano e da chi vuole uscire da questo scontro con l’uso del buon senso.  Nonostante la ragionevolezza della proposta, non si sono viste obiezioni argomentate alla sua adozione, ma solo secchi e autoritari dinieghi.

 

In questa vicenda sembra che molti non capiscano che una spiaggia integra e con mare pulito – com’è quella di San Foca – è un bene sempre più raro. Abusivismo e incuria hanno distrutto gran parte della meravigliosa costa italiana. Quella che è rimasta ancora intatta è un patrimonio in via di estinzione che merita una tutela rafforzata.  Chi pensa che l’utilità ci imponga il sacrificio del bello, spesso è un pigro affetto da conformismo vetero-industriale.

 

Massimo Marnetto

1938-2018 Anniversario delle leggi razziste e contro le donne

2 agosto 2018

DQ e RxP – comunicato stampa 2 ag 2018

1938-2018 Anniversario delle leggi razziste e contro le donne – elezioni

e nomine di soli uomini da parte del Parlamento e del Governo.

Soltanto una coincidenza?

Nell’anno del Manifesto della razza e delle leggi contro gli ebrei, il fascismo ridusse la presenza delle donne nella Pubblica Amministrazione  per relegarle sempre più nel ruolo di fattrici.

Ottanta anni dopo in Italia le coincidenze si ripetono. L’ondata di razzismo, criticata da molte persone ma anche negata da molti, coincide con rigurgiti di sessismo, ignorati dai più.

Recentemente la Camera e il Senato hanno eletto i componenti dei Consigli di Presidenza della Giustizia amministrativa, della Corte dei conti e della Giustizia tributaria, nonché, in seduta comune, gli 8 componenti laici del Consiglio Superiore della Magistratura.

Diversamente dalle passata legislatura, in cui  il Parlamento aveva eletto donne in tutti e quattro gli organi di autogoverno della Magistratura, stavolta non è stata eletta nessuna donna e, a quanto ci risulta, le candidature erano tutte maschili.

Per il CSM  questa elezione è frutto di un accordo maggioranza/opposizione, che ha permesso di procedere al primo scrutinio con la maggioranza richiesta dei due terzi dei componenti dell’assemblea.

Ciò è ulteriore prova anche della involuzione del PD, fondato come partito paritario, che invece disattende ancora una volta il proprio statuto. Un Pd che affida la difesa dei diritti civili a un uomo, proprio mentre i diritti delle donne sono sotto attacco dal governo, che per la prima volta ha delegato un uomo alle Pari Opportunità.

Contro le nomine di soli uomini ci sono state numerose e forti reazioni da parte delle donne: le lettere di Lella Golfo – Fondazione Bellisario, dell’ADMI- Associazione Donne Magistrato Italiane, delle Costituzionaliste, e gli articoli di Linda Laura Sabbadini su La Stampa e di Marilisa D’Amico/ Giovanna Fantini su La 27esima Ora.  Infine,  dalla politica la mozione della Senatrice Valeria Fedeli del Pd, sottoscritta anche da appartenenti ad altri gruppi.

Siamo seriamente preoccupate – dichiarano Rosanna Oliva de Conciliis, presidente della Rete per la Parità e Donatella Martini, presidente di DonneinQuota – anche per le altre nomine, di competenza del Governo (costituito a suo tempo con solo 11 donne su 64), di soli uomini nel CdA Rai in cui la quota obbligatoria prevista dalla legge Golfo/Mosca è assicurata con le due consigliere indicate dal Parlamento, ma presidente e Direttore Generale  saranno uomini.

Dal nostro osservatorio di attiviste per i diritti delle donne, vediamo episodi preoccupanti che configurano uno scenario drammatico: gli attacchi alla legge Merlin già in campagna elettorale, accompagnati dalla richiesta dei difensori di Tarantini di dichiarare illegittima una parte della stessa legge; la legge 194 messa a rischio dal dilagare dell’obiezione di coscienza, senza dimenticare i cartelloni pro-life e il tentativo di far approvare a Verona due mozioni della Lega per finanziare e favorire le associazioni cattoliche contro la 194 e istituire luoghi dedicati alla sepoltura dei bambini mai nati anche senza il consenso della donna; la pretesa esistenza della Sindrome di Alienazione Parentale ( PAS); la soppressione delle Commissioni delle Elette a Roma e in molte altre città, la nomina per la prima volta di un uomo alle Pari Opportunità (e per di più un sottosegretario e non un ministro), un Dipartimento Pari Opportunità sempre più depotenziato; i luoghi delle donne sotto sfratto (Casa Internazionale delle Donne di Roma e numerosi Centri anti-violenza in tutta Italia).

A questo si aggiunge la mancata presa in carico da parte del Governo della piaga della violenza maschile contro le donne: il Piano strategico nazionale, emanato dal passato governo lo scorso novembre, non è ancora partito e intanto le donne continuano ad essere  uccise.

Alle pressioni per sollecitare nuove leggi o regolamenti vogliamo aggiungere alcune nostre domande:

  • E’ legittimo che il Parlamento proceda senza nessuna candidatura femminile, applicando una legge del 1958 che non impedisce un CSM con poche donne o addirittura nessuna, nell’organo di autogoverno della magistratura dove ora le  donne sono  il 53%)?

 

  • Può il Parlamento disattendere il principio costituzionale dell’uguaglianza tra i sessi per l’accesso delle donne alle carriere pubbliche ed elettive, e può dimenticare l’obbligo della Repubblica (in questo caso proprio dello stesso Parlamento) di provvedere con appositi provvedimenti a garantire tale uguaglianza, sancito dal secondo comma dell’articolo 3 e dal comma aggiunto nel 2003 all’articolo 51?

 

  • A chi compete il compito di impedire questi gravi comportamenti omissivi  e di evitare che l’Italia continui a scendere nelle graduatorie europee e mondiali che monitorano la condizione delle donne?”

 

 

 Contatti: info@donneinquota.org, segreteria.reteperlaparita@gmail.com             

                                                          Cell.3356161043                          3386705939

 

Agricoltura sociale risorsa del Paese: organizzazioni settore scrivono al ministro Centinaio

25 giugno 2018

 COMUNICATO STAMPA

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Roma, 22 giugno 2018

Confagricoltura, Cia, Copagri, Forum Nazionale Agricoltura Sociale, Rete Fattorie Sociali, AGCI, CNCA, Capodarco e Legambiente sollecitano i decreti attuativi della legge 141/2015, il dialogo con l’Osservatorio e l’istituzione di un marchio nazionale

 Confagricoltura, Cia-Agricoltori Italiani, Copagri, Forum Nazionale Agricoltura Sociale, Rete Fattorie Sociali, AGCI, CNCA, Capodarco e Legambiente hanno scritto una lettera al ministro delle Politiche agricole Gian Marco Centinaio per sollecitare la sua attenzione sull’Agricoltura Sociale, che rappresenta un’importante risorsa per l’Italia sia in termini occupazionali che di produzioni agricole di qualità e di welfare territoriale.

Le Organizzazioni ricordano i dati di una recente indagine conoscitiva del CREA, realizzata in collaborazione con la Rete Rurale sull’agricoltura sociale, che confermano come negli ultimi 5 anni si è assistito a una forte crescita del settore, con investimenti per oltre 21 milioni di euro e attività di inserimento socio-lavorativo finalizzato nel 71% dei casi alle fasce più deboli della popolazione, dai disabili ai disoccupati con disagio, dai detenuti agli immigrati.

Con la legge 141/2015 si è dato vita a un Osservatorio Nazionale sull’Agricoltura Sociale che ha svolto con dedizione un lavoro finalizzato a sviluppare reti di rapporti solidi, responsabili e duraturi, finalizzati a creare un processo costruttivo e di crescita, grazie anche al valore delle esperienze del territorio. Purtroppo i tempi lunghi della politica non hanno consentito, nella fase finale della scorsa legislatura, di procedere all’emanazione dei decreti attuativi della legge. Sarebbe dunque importante, a parere delle Organizzazioni, che i decreti attuativi venissero firmati il prima possibile.

Confagricoltura, Cia, Copagri, Forum Nazionale Agricoltura Sociale, Rete Fattorie Sociali, AGCI, CNCA, Capodarco e Legambiente chiedono inoltre al ministro Centinaio di riprendere il dialogo con l’Osservatorio e di tenere alta l’attenzione sul settore, in modo da permettere la stesura delle linee guida e valutare l’opportunità dell’istituzione di un marchio nazionale, per far conoscere e valorizzare le produzioni delle imprese agricole che lavorano in questo ambito, in rete con gli altri attori territoriali, sviluppando la coscienza sociale e la crescita sostenibile e inclusiva dell’agricoltura.

Il livello d’innovazione raggiunto nello sviluppo dell’Agricoltura Sociale – concludono le Organizzazioni – non consente una battuta di arresto, che andrebbe a discapito dei reali beneficiari: imprese agricole, mondo della cooperazione e del terzo settore e, soprattutto, dei soggetti fragili.