Archive for the ‘Elezioni regionali’ Category

Elezione del nuovo Senato secondo la riforma costituzionale sottoposta il 4 dicembre al vaglio del referendum

2 novembre 2016

Il nuovo Senato sarà  “composto da 95 senatori rappresentativi delle istituzioni territoriali e da 5 senatori che possono essere nominati dal Presidente della Repubblica. I senatori saranno formalmente eletti dai consigli regionali, che avranno l’obbligo di sceglierli tra i propri componenti e, nella misura di uno per ciascuno, tra i sindaci dei Comuni dei rispettivi territori“. Non si fa cenno ai Presidenti delle Giunte regionali che non sono compresi tra i componenti dei consigli e quindi sembra non potranno aspirare a diventare senatori.

La ripartizione dei seggi tra le Regioni sarà in proporzione alla loro popolazione e nessuna Regione avrà meno di due senatori. Due senatori toccheranno anche a Trento e Bolzano.

L’attuale elezione a suffragio universale e diretto per il Senato è sostituita da un’elezione di secondo grado ad opera delle assemblee elettive regionali, “in conformità alle scelte espresse dagli elettori per i candidati consiglieri in occasione del rinnovo dei medesimi organi”.

Inoltre il Senato diviene organo a rinnovo parziale, poiché la durata dei senatori coincide con quella degli organi delle istituzioni territoriali  (Consigli regionali o comunali) nei quali sono stati eletti.

Se il risultato del referendum del 4 dicembre confermasse la riforma, l’attuale Parlamento dovrebbe approvare un’apposita legge elettorale ordinaria per stabilire le modalità di elezione del nuovo Senato. Anche  per le Regioni è previsto che devono adeguarsi alla nuova legge elettorale del Senato, entro 90 giorni dall’entrata in vigore della legge medesima. Si tratta comunque di un termine non perentorio, che quindi potrà anche non essere rispettato.

La legge elettorale nazionale dovrà contenere norme di garanzia di genere secondo quanto previsto dalle MODIFICHE AL TITOLO I DELLA PARTE II DELLA COSTITUZIONE

ART. 1. (Funzioni delle Camere).

  1. L’articolo 55 della Costituzione è sostituito dal seguente:

«  ART. 55. – Il Parlamento si compone della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica.

Le leggi che stabiliscono le modalità di elezione delle Camere promuovono l’equilibrio

tra donne e uomini nella rappresentanza ».

Per l’approvazione e entrata in vigore della nuova legge elettorale del Senato nella legislatura in corso i tempi sono stretti, anche se una norma transitoria prevede un termine abbreviato  per il ricorso alla Corte costituzionale che scade il decimo giorno dall’entrata in vigore della legge medesima.

Comunque sembra  (nulla è certo nel testo di questa parte della riforma), che la prima elezione del nuovo Senato (in realtà l’unica, perché i successivi rinnovi saranno parziali) dovrebbe avvenire secondo  la norma  “transitoria”, prevista dall’art. 39 del ddl costituzionale, che, oltre ad essere di difficile interpretazione, come da più parti sottolineato,articolo-57-della-riforma non si fa carico in alcun modo di promuovere l’equilibrio di genere  di cui al’articolo 1 della riforma,  ma trattandosi di norma costituzionale non è possibile sottoporla al vaglio della Corte Costituzionale! Per approfondimenti tecnici su questo e altri aspetti vedi federalismi-su-regioni

Inoltre in molte Regioni la presenza di consigliere è scarsa e destinata a rimanere tale, anche nel caso si modifichino le singole leggi elettorali regionali in tempo utile per i rinnovi, che comunque per la maggior parte delle Regioni, interverrebbero dopo l’elezione del primo Senato.

La prima Regione ad andare alle urne, ad oggi, sarà la Sicilia, nell’autunno 2017. Quindi se ci sarà uno scioglimento anticipato delle Camere prima di quella data, sarà la Sicilia ad eleggere per prima i propri senatori secondo le nuove Regole. Se invece l’attuale legislatura dovesse concludersi  a scadenza naturale, nella primavera 2018,  sarà l’ultima a eleggere i senatori, nel 2022, con il nuovo metodo.

In questo scenario è probabile un “election day” in cui oltre al rinnovo della Camera, le urne sarebbero convocate per le elezioni in cinque Regioni in scadenza (Lombardia, Lazio, Molise, Val d’Aosta, Friuli), che quindi eleggerebbero subito i senatori con il concorso dei cittadini. Le altre Regioni, in attesa delle rispettive elezioni, si avvarrebbero delle norme transitorie.

Ecco uno schema delle prossime elezioni Regionali. (more…)

Compleanno dell’Inviolatella nel Parco di Veio

9 ottobre 2016

 

Attività principali di “Aspettare stanca” associazione di promozione sociale

2006

In occasione dell’inizio della campagna elettorale per il rinnovo del Parlamento nazionale, si costituisce l’Associazione no profit Aspettare stanca. Alcune delle fondatrici, conosciutesi perché impegnate in un Comitato di cittadini e cittadine del Municipio Roma XX, avevano seguito con preoccupazione la riforma elettorale, all’interno della quale il Governo ed il Parlamento non avevano ritenuto di inserire norme di garanzie per assicurare una maggiore presenza di donne.

Da subito si attiva con successo per chiedere all’allora Ministro dell’Interno Giuseppe Pisanu la pubblicazione online sul sito istituzionale delle liste delle candidature e dei rispettivi programmi in occasione delle elezioni politiche del 30 marzo 2006 e di quelle successive.

In rete con altre Associazioni sviluppa azioni di pressione per promuovere la democrazia paritaria mediante una riforma elettorale condivisa, non solo dai partiti, ma anche dalle cittadine e dai cittadini.

Realizza attività di monitoraggio e rilevazione statistica dei dati elettorali rispetto al Genere a partire dalle elezioni politiche del 2006, sia per quanto riguarda le candidature, sia per i risultati (compresa la rilevazione delle elette e degli eletti derivanti dal c.d. “gioco dei subentri”) e per le elezioni amministrative nel Comune e nei Municipi di Roma, inclusi quelle dei Consiglieri aggiunti rappresentanti degli extra Comunitari.

2007

Si impegna nel progetto sperimentale Partecipazione: sostantivo di genere femminile. La diversità è un valore aggiunto finanziata con i fondi comunitari (purtroppo ad oggi ancora non completamente ottenuti), per il sostegno delle politiche di genere con l’adesione degli Enti locali. La sperimentazione ha comportato quattro azioni principali collegate alle allora imminenti elezioni amministrative in tre Comuni della Provincia di Roma (Bracciano, Formello, Torrita Tiberina) e nel XX Municipio di Roma:

  • Sensibilizzazione dei partiti dei vari schieramenti per favorire una presenza di donne nelle liste e sostegno a donne candidate durante la campagna elettorale per le elezioni amministrative 2007.
  • Sostegno alle donne, una volta elette o nominate nelle Giunte, attraverso progetti di partecipazione locale.
  • Costruzione e gestione di un sito web dedicato, di supporto alla sperimentazione.
  • Diffusione dei risultati.

Al sito originario http://www.aspettarestanca.it si aggiunge quello del progetto http://www.aspettarestanca.it/partecipazione/hp.htm.

2008

In occasione delle elezioni nazionali, provinciali e comunali, partecipa all’iniziativa mediante la distribuzione di materiale informativo Il nostro voto mutilato è ancora decisivo, lanciando lo slogan “Voto ma Protesto!” e “Sulle schede di preferenza (Comune e municipio) vota una donna”. Reitera l’invito alle candidate al Comune e nei Municipi di Roma a fare rete per politiche di genere e per i piani d’azione previsti dalla Carta europea per la Parità e l’uguaglianza delle donne degli uomini nella vita locale.

2009

Monitora la campagna elettorale per le elezioni europee e pubblica dati inerenti alle Statistiche elettorali di genere.

Il sito di Aspettare stanca si evolve con l’aiuto del Blog su WordPress, uno strumento agile, che consente commenti e contributi esterni e più facilmente aggiornabile.

Con una lettera, sottoscritta anche dal Laboratorio 50&50, Corrente rosa e Donne e scienza, è stata chiesta la “par condicio” di genere in Tv e la trasparenza sui finanziamenti elettorali alle candidate e ai candidati.

Nel corso dell’anno scolastico 2008/2009 partecipa, a titolo gratuito, al progetto Sui generis, nelle classi e con i docenti.

Insieme con l’Associazione Donne della Banca d’Italia, Corrente rosa, D52 e il Laboratorio 50&50 invia, in occasione dell’   otto marzo, una lettera al Presidente della Repubblica sul tema dell’occupazione delle donne; le cinque presidenti partecipano alle celebrazioni della Giornata al Quirinale.

Monitora i lavori al Senato sul DDL Marino sul testamento biologico e le cure palliative.

2010

In occasione delle elezioni regionali monitora le candidature del Lazio sollecita la presenza delle donne nelle liste e nelle future giunte.

Dopo le elezioni partecipa alle iniziative di pressione per ottenere in tutte le regioni, principalmente nella Regione Lazio, leggi elettorali con la doppia preferenza di genere, come previsto dalla nuova legge della Regione Campania, passata al vaglio della Corte Costituzionale.

Oltre a contatti online, crea un proprio Gruppo attivo su Facebook, intendendo proseguire nell’uso dei mezzi più attuali ed efficaci per connettere le donne tra loro e per attivare una sempre più incisiva “politica di genere”.

Partecipa attivamente al Comitato nazionale per le celebrazioni del Cinquantenario della sentenza della Corte Costituzionale n. 33 del 13 maggio 1960, che eliminò le discriminazioni per l’accesso alle carriere pubbliche ed è tra le promotrici dell’associazione di promozione sociale Rete per la Parità.

E’ tra le prime firmatarie ed è tuttora  parte attiva in molte delle iniziative dell’Accordo di azione comune per la democrazia paritaria, che al 2016 raggiunge circa sessanta tra associazioni e gruppi di donne

 2011

 Nel mese di giugno si costituisce in Associazione di promozione sociale.

Aderisce alla manifestazione nazionale di Se Non Ora Quando il 13 febbraio e a quella dell’otto marzo a Roma, entrando a far parte del Comitato romano e partecipa all’incontro nazionale a Siena del 9-10 luglio.

In occasione delle elezioni amministrative 2011 entra a far parte del gruppo di associazioni che, con la Rete per la Parità, ha realizzato la campagna indirizzata ai partiti Mai più donne italiane portatrici d’acqua, per intensificare la presenza delle donne nelle liste e nelle future giunte. Partecipa al monitoraggio degli esiti delle candidature delle donne, della composizione delle Giunte e delle nomine di secondo livello.

per proseguire leggi il PDF

presentazione-di-aspettare-stanca

 

Al Presidente della Conferenza dei Presidenti delle Assemblee legislative delle Regioni e delle Province Autonome

1 maggio 2016

Al Signor Presidente

della Conferenza dei Presidenti delle Assemblee legislative delle Regioni e delle Province Autonome

Onorevole Presidente,

ci rivolgiamo a Lei a nome e per conto dell’Accordo di Azione Comune per la Democrazia Paritaria, che riunisce oltre cinquanta Associazioni femminili il cui scopo è la promozione della presenza delle donne nelle Istituzioni.

Come è noto, la legge n.20 del 2016 ha modificato l’art.4 della legge n.165 del 2004, dettando norme di carattere generale per il riequilibrio della rappresentanza in materia elettorale col disporre in particolare che qualora la legge elettorale regionale preveda l’espressione di preferenze, in ciascuna lista i candidati dovranno essere presenti in modo tale che quelli dello stesso sesso non eccedano il 60% del totale e “sia consentita l’espressione di almeno due preferenze, di cui una riservata a un candidato di sesso diverso, pena l’annullamento delle preferenze successive alla prima”. Nel caso, invece, in alcune Regioni siano “previste liste senza espressione di preferenze”, la legge elettorale dispone l’alternanza tra candidati di sesso diverso, in modo tale che i candidati di un sesso non eccedano il 60%del totale. Stessa cosa nei casi in cui sono previsti collegi uninominali, la legge elettorale dovrà disporre l’equilibrio tra uomini e donne in modo tale che i candidati di un sesso non superino il 60%.

Ciò non soltanto al fine di promuovere l’attuazione del dettato costituzionale dell’art. 51 Cost., che prevede condizioni di eguaglianza fra i generi nell’accesso alle cariche pubbliche, ma anche per la tutela dell’unità giuridica in materia di legislazione elettorale, che ora vede sostanziali differenze fra le varie normative regionali.

Se è vero, infatti, che le Regioni e le Province Autonome godono di ampia autonomia nella elaborazione delle leggi che regolano la elezione della Giunta e dei Consiglieri Regionali, è vero altresì che, ai sensi dell’art.122 Cost. 2° comma ,tale autonomia va contenuta nei limiti dei principi fondamentali stabiliti dalle legge della Repubblica, fra cui rientra quale interesse essenziale del sistema costituzionale consacrato nell’art.51 Cost., anche la promozione, attraverso misure idonee, della parità tra uomini e donne nell’accesso alle cariche elettive, parità oggi largamente compromessa.

Le chiediamo pertanto un incontro a livello istituzionale, improntato all’ascolto da parte politica delle istanze della società civile, ci auguriamo che la Conferenza dei Presidenti delle Assemblee legislative delle Regioni e delle Province Autonome possa dare adeguato impulso alle singole Assemblee regionali affinché anche le Regioni che non hanno ancora leggi elettorali rispettose dei principi costituzionali si adeguino al disposto della novella n.20/2016.

In attesa di riscontro, porgiamo distinti saluti.

Roma

28 aprile 2016

Per L’Accordo di azione comune

Marisa Rodano e Daniela Carlà

 

Pubblicata anche in

http://www.womenews.net/per-lattuazione-dellart-51-della-costituzione-lettera-aperta-al-signor-presidente-della-conferenza-dei-presidenti-delle-assemblee-legi

Per una presenza significativa delle donne e delle questioni di genere nel nuovo Senato

5 aprile 2016

La speranza di ottenere una presenza femminile significativa nel nuovo Senato è affidata all’azione di pressione nei confronti delle Regioni, per ottenere in tutte le leggi elettorali regionali norme di garanzia di genere, nel rispetto dei principi stabiliti dalla  Legge 15 febbraio 2016, n. 20 (legge Maturani).LEGGE 15 febbraio 2016

Non dovrà mancare l’impegno dell’associazionismo nell’esercitare pressioni sulle singole Regioni, e sulle Conferenze regionali.

La provenienza dai Consigli regionali della maggior parte dei componenti del nuovo Senato e senatrici  ha accresciuto l’importanza di norme di garanzia di genere per la loro elezione, visto che il risultato si riflette sulla composizione di uno dei rami del Parlamento.

Grazie all’azione di pressione dall’esterno, alla sensibilità della ministra per le riforme e di alcune senatrici, nella riforma costituzionale è stato aggiunto all’articolo 122 della Costituzione un comma che prevede: “La legge della Repubblica stabilisce altresì i princìpi fondamentali per promuovere l’equilibrio tra donne e uomini nella rappresentanza”.

E’ stata persa però l’occasione per rendere cogente la norma dell’articolo 117 che, dopo la riforma del 2001, ha affidato alle leggi regionali il compito di rimuovere “ogni ostacolo che impedisce la piena parità degli uomini e delle donne nella vita sociale, culturale ed economica” e di promuovere “la parità di accesso tra donne e uomini alle cariche elettive”. Norma che solo in alcune Regioni è stata recepita all’interno delle leggi elettorali per i Consigli.

Inoltre, nonostante quanto richiesto dall’Accordo di azione comune per la democrazia paritaria anche in occasione dell’incontro ufficiale con la ministra Boschi del 3 novembre 2014, non è stata inserita alcuna norma di garanzia di genere nella disposizione transitoria che prevede  la prima elezione del nuovo Senato su liste bloccate e con preferenza unica, in contrasto con quanto impone la riforma costituzionale (Articolo 1, secondo comma) per tutte le leggi elettorali, compresa, quindi,  la futura legge  elettorale per il nuovo Senato.

La prima elezione, che avverrà secondo la disposizione transitoria che prevede la preferenza unica e nessuna norma di garanzia di genere, porterà all’assoluta predominanza di appartenenti al sesso maschile, come nella maggior parte dei consigli regionali e tra i sindaci.ART 39 Rifoma costituzionale

La prova generale è stata già fatta con l’elezione di secondo livello da parte dei consiglieri comunali dei Consigli delle Province e delle Città metropolitane. Anche questa elezione è avvenuta senza norme di garanzia di genere, in quanto la legge Del Rio le prevede solo per le tornate successive. A Napoli è stata eletta nel Consiglio della Città metropolitana una sola donna su ventiquattro, battendo il dato negativo della seconda classificata, la Città metropolitana di Roma (tre donne su ventiquattro eletti).

La democrazia paritaria e le politiche di genere sono, quindi, ancora una volta, ostacolate e rinviate a tempi successivi.

 

 

Legge elettorale in Sardegna: i primi risultati della legge nazionale Maturani e delle pronunce del Consiglio di Stato

7 febbraio 2016

leggiamo e diffondiamo:

Legge elettorale in Sardegna, ecco la proposta del Pd
Doppia preferenza di genere e tre soglie di sbarramento
Autore: Redazione Casteddu Online il 05/02/2016 17:20
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Doppia preferenza di genere e composizioni paritaria delle liste elettorali, insieme con l’introduzione di una serie di norme che pongono fine ai dubbi interpretativi sugli sbarramenti e l’assegnazione dei seggi, anche alla luce dei recenti pronunciamenti del Consiglio di Stato. Sono i punti cardine della proposta di legge presentata dai consiglieri del gruppo Pd, Franco Sabatini, Daniela Forma e Rossella Pinna, per la modifica della legge elettorale statutaria della Sardegna.

I sette articoli di cui si compone il testo introducono la parità della rappresentanza di genere nelle liste e si chiarisce che, qualora il numero dei componenti la lista sia dispari un genere non può essere rappresentato in numero maggiore di una unità (esempio: una lista di cinque candidati potrà essere formata da tre di genere maschile o femminile e di genere femminile o maschile).

L’elettore potrà esprimere una o due preferenze e se opta per la seconda ipotesi deve votare un candidato di genere maschile e uno di genere femminile. Qualora dovesse esprimere due preferenze per candidati dello stesso genere, vale il voto alla lista e la preferenza al primo candidato mentre si deve considerare nulla la seconda preferenza.

Si introduce inoltre la soglia di sbarramento al 3% per le liste all’interno delle coalizioni, queste ultime che per partecipare all’attribuzione dei seggi devono superare la soglia del 10%: Resta fermo lo sbarramento al 5% per le liste non coalizzate ma la novità riguarda la possibilità di accedere alla ripartizione dei seggi per quelle liste che ottengono il 5% dei voti anche se all’interno di una coalizione che non supera il 10%.

Alla luce del recente pronunciamento del Consiglio di Stato nella proposta di legge si precisa che sono considerati resti i voti delle liste che non hanno conseguito seggi a quoziente pieno.

«Ci proponiamo – hanno dichiarato i primi firmatari Sabatini e Forma – di garantire la rappresentanza paritaria delle donne nella competizione elettorale e favorirne la rappresentanza nel Consiglio regionale con l’introduzione della doppia preferenza che ha registrato positivi risultati negli Enti locali; vogliamo inoltre scongiurare i dubbi interpretativi alla legge elettorale regionale, che sono tali da provocare ricorsi e pronunciamenti dei giudici, a distanza di due anni dalle ultime elezioni».
– See more at: http://www.castedduonline.it/sardegna/campidano/32177/legge-elettorale-ecco-la-proposta-del-pd.html#sthash.C647O5Pq.dpuf (more…)

Il settembre caldo delle riforme – I lavori in Senato

28 agosto 2015

Il settembre caldo delle riforme-I lavori in Senato
L’Assemblea di Palazzo Madama torna a riunirsi martedì 8 settembre, alle ore 17. All’ordine del giorno la discussione del ddl n. 1556, recante disposizioni volte a garantire la parità della rappresentanza di genere nei consigli regionali.
Le Commissioni torneranno a riunirsi a partire da martedì 1 settembre.
Il disegno di legge 1429-B (revisione della Parte II della Costituzione) è all’esame della Commissione Affari Costituzionali: sono stati presentati 513.450 emendamenti.
Il disegno di legge 14 e connessi (Disciplina delle coppie di fatto e delle unioni civili) – relatrice Cirinnà è all’esame della Commissione Giustizia, convocata per il 2 settembre.

Approfondimenti:

Riforma costituzionale in terza lettura al Senato

Aspettando l’otto settembre, data d’inizio dei lavori in Aula al Senato, in questi giorni la riforma costituzionale è agli onori della cronaca, con conseguente massicia presenza in TV di premier, ministra per le riforme, ecc.
Grande incertezza sulle strategie del Governo per evitare un Flop e raccogliere i necessari voti favorevoli dopo aver neutralizzato la valanga degli emendamenti presentati in Prima Commissione. L’alternativa all’’ipotesi di portare il DDL costituzionale direttamente in Aula per avvalersi del cosiddetto “ Canguro”, in modo da neutralizzare l’ostruzionismo è stata avanzata dal presidente del Senato alla Festa dell’Unità di Milano.
Necessaria, a suo parere, una soluzione politica, in particolare sulla formulazione dell’articolo 2 delle riforma, riguardante la non eleggibilità del nuovo organismo. Pietro Grasso, a proposito dei contenuti tecnici delle modifiche ha sottolineato che «non sarà più il Presidente del Senato a fare le veci del Capo dello Stato, ma quello della Camera»
http://www.corriere.it/politica/15_agosto_25/grasso-festa-pd-trovare-soluzione-politica-le-riforme-b823dbd8-4b56-11e5-9f12-8a25e5d314d3.shtml?refresh_ce-cp

Per ulteriori approfondimenti vi invitiamo a leggere il resoconto dell’ultima seduta in Prima Commissione del 5 Agosto
https://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=SommComm&leg=17&id=937936
e
http://www.polisblog.it/post/214803/abolizione-senato-riforma-come-funziona-cosa-cambia

Norme di garanzia di genere nelle leggi regionali elettorali

A conferma del costante oscuramento che caratterizza le questioni della parità donna uomo, in sordina, invece, l’arrivo in Aula al Senato, previsto per il primo giorno dei lavori (la presentazione degli emendamenti possibile fino alle 13 del 7 settembre), del Disegno di legge di Pina Maturani ~PD-.
• Ddl n. 1556 – Equilibrio nella rappresentanza nei Consigli regionali (Voto finale con la presenza del numero legale)
• Nota breve del Servizio Studi: “Consigli regionali: equilibrio della rappresentanza maschile e femminile”

Nota breve
Un provvedimento che finalmente dovrebbe porre fine a comportamenti incostituzionali di buona parte dei Consigli regionali, probabilmente sdoganato proprio perché, in vista della probabile composizione del nuovo Senato, non era più possibile ignorare quanto la mancanza di democrazia paritaria nelle regioni si sarebbe ripercossa sull’assemblea nazionale.
Una situazione più volte denunciata dalle donne, che già durante l’iter della Legge 125 del 2012 aveva individuato come soluzione ottimale una legge nazionale e ribadito nelle tante occasioni che le Associazioni hanno creato per rafforzare le iniziative delle donne parlamentari per modificare almeno alcuni dei meccanismi che causano la scarsa presenza delle donne nelle assemblee elettive.
A questo proposito riportiamo il resoconto dell’incontro di luglio dell’Accordo di Azione comune per la Democrazia Paritaria.

21 luglio 2015 Incontro con la ministra Boschi
Unioni civili
All’attenzione mediatica, invece, grazie anche agli interventi a gamba tesa della Conferenza Episcopale Italiana,  il testo unificato Cirinnà, che dovrebbe introdurre in Italia le Unioni civili, all’esame della Commissione Giustizia convocata per mercoledì 2 settembre
http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=SommComm&leg=17&id=00937863&part=doc_dc&parse=no&stampa=si&toc=no

Ecco le ultime novità su Huffington Post, dove, come spesso avviene sulla stampa, il titolo non rispecchia il testo dell’articolo.

http://www.huffingtonpost.it/2015/08/28/unioni-civili-passo-indietro_n_8054816.html

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La par condicio di genere: chi l’ha vista?

1 agosto 2015

Siamo consapevoli dell’importanza che,  anche nell’era dei social, la televisione ha nel creare la notorietà di cui ha assoluto bisogno chiunque voglia suscitare consenso.

Impegnate come siamo per promuovere la presenza delle donne nelle assemblee elettive e in tutti i luoghi decisionali, stiamo da anni puntando sull’obiettivo della cosiddetta par condicio di genere.

Comparve la prima volta nel 2009 nella legge regionale della Campania.LEGGE REGIONALE CAMPANIA.

La Corte Costituzionale ritenne pienamente legittime sia questa disposizione sia le altre inserite nella stessa legge per aumentare la presenza delle donne nel Consiglio regionale.

Grazie alle continue pressioni sul Parlamento, la par condicio di genere ricomparve nella legge 215 del 2012,LEGGE 23 novembre 2012 ma, nonostantei tanti contati e  le formali diffide, di cui più volte abbiamo dato notizia su questo BLOG, la par condicio di genere non viene rispettata neanche nei periodi di campagna elettorale.

La norma che impone ai mezzi di informazione la promozione delle pari opportunità nella comunicazione politica, non solo non viene rispettata ma neanche viene citata nei siti e nei documenti ufficiali come quelli dell’AGCOM.

A nulla valgono, inoltre, le disposizioni sulla pubblicità dei dati di genere nelle campagne elettorali, inserite grazie alle pressioni delle Associazioni, nei relativi regolamenti per le campagne elettorali della Commissione parlamentare di vigilanza e l’AGCOM

Infatti, il monitoraggio di genere in periodo pre-elettorale non viene pubblicato (o non è accessibile facilmente) né da Rai Parlamento né dall’AGCOM. Né ci risulta che il monitoraggio venga eseguito per tutto l’anno, come la legge prescrive.

Donneinquota ha reperito la tabella della Presenza dei soggetti politici per genere” del periodo pre-elettorale 16 aprile-29 maggio 2015, che dimostra che nei mass media la disparità tra i due generi è veramente notevole: le donne sono solo il 22,3%.monitoraggio par condicio 16 apri 29 mag 2015 (2)

Né si ha notizia che l’AGCOM abbia provveduto alle sanzioni corrispondenti.

Insomma, dobbiamo rivolgerci a Chi l’ha visto?

Per il coordinamento delle leggi elettorali regionali

27 luglio 2015

Per il coordinamento dei sistemi elettorali regionali

Simonetta Sotgiu ha scritto il doc allegato in pdf, che riportiamo anche in calce.

Sarà pubblicato su “ Nuova Sardegna” con alcune integrazioni relative a questa Regione.

Necessità di un coordinamento delle leggi elettorali regionali
Mentre si avvia verso la conclusione la stagione delle modifiche al sistema elettorale nazionale con la modifica anche della norma costituzionale relativa alla elezione del Senato, è opportuno rilevare, anche e proprio in relazione a tale sostanziale intervento sulla Costituzione, il concreto pericolo della lesione del riequilibrio della rappresentanza, sancito dall’art.117 Cost. terzultimo comma.
In forza, infatti, del cit. art.117 Cost. il Parlamento italiano , con la legge n.215 del 2012, ha dettato, in via esclusiva, precise norme per le elezioni di Province, Comuni e Città metropolitane, rispettose del principio della parità di accesso di entrambi i sessi alle cariche elettive, ma non ha seguito lo stesso criterio per le elezioni dei Consigli Regionali, limitandosi a richiamare, nei confronti delle Regioni, il principio del rispetto del riequilibrio prima citato.
Tale generica disposizione non è stata sufficiente a porre rimedio al guazzabuglio di leggi elettorali regionali, differenti per lo più l’una dall’altra, causa di diversificazioni nell’elettorato dell’una o dell’altra regione in materia di rappresentanza e, soprattutto, ostili quasi tutte al rispetto del principio paritario in questione, che, ancorché non menzionato fra le materie di competenza concorrente o residuale fra Stato e Regioni , rientra fra i principi costituzionali fondamentali, in ordine al quale lo Stato conserva le prerogative legislative di indirizzo e coordinamento.
Se è, infatti, indubbio che con la disposizione dell’art.117 terzultimo comma Cost. l’indirizzo per l’adeguamento delle leggi elettorali regionali ai principi paritari sia stato dato, non altrettanto è avvenuto per il coordinamento di tali leggi, mediante l’inserimento nella citata legge 215 del 2010 di norme elettorali analoghe a quelle previste per gli Enti Locali. Tale omissione è stata a suo tempo giustificata col fatto che la competenza esclusiva o concorrente dello Stato in tale materia non è prevista nel cit. art.117. La Corte Costituzionale ha però affermato (sentenza n.44 del 2014 in materia di elezioni nelle Unioni dei Comuni) che la mancata menzione della competenza esclusiva dello Stato su una data materia non comporta l’automatica attribuzione di tale competenza alla competenza legislativa regionale, permanendo tale competenza nello Stato nel quadro dei principi fondamentali che, per quanto riguarda la parità di rappresentanza politica dei sessi, deve tenere conto dell’art.51 1° comma Cost.
Le leggi elettorali, statali o regionali i, possono perciò stabilire modi e criteri della partecipazione popolare alla vita democratica, ma sempre nel rispetto della Costituzione, e ciò comporta l’applicazione da parte delle singole Regioni non solo, senza eccezioni, della norma di indirizzo di cui all’art.117 terzultimo comma Cost.,ma anche dell’art.51 Cost nel quadro del rapporto di coessenzialità e necessaria integrazione (sent. C. Cost.430/2007;237/2009) delle relative competenze legislative statali e regionali e di leale collaborazione fra Stato e Regioni (art.120 Cost.), in caso di mancata esplicitazione da parte dalla Costituzione (sent.C.Cost.50/2008).
Può senza dubbio affermarsi che il coordinamento di tali due norme fondamentali è contenuto, al momento, sia nella legge 215/2010 per quanto attiene agli Enti locali sia nella legge elettorale (c.d. Italicum), relativa all’elezione della Camera dei Deputali, ma la stessa cosa non può dirsi per la maggior parte delle leggi elettorali regionali (con qualche lodevole eccezione) e ciò va necessariamente a incidere su quella che sarà la composizione del Senato affidata a eletti di secondo livello da parte di Consigli Regionali, composti a loro volta in violazione del combinato disposto delle norme citate, norme di cui l’art.122 Cost. pretende l’applicazione da parte delle Regioni “ nei limiti dei principi fondamentali stabiliti con legge della Repubblica”.
Principi quadro, per quanto attiene il criterio della parità di accesso alle cariche elettive, trascurati dal Parlamento con la legge 215 del 2010, che non ha adeguato a esso tutte le leggi elettorali regionali.
Ferma restando la competenza elettorale regionale ai sensi dell’art.122 Cost, si impone quindi, la modifica della legge 2 luglio 2004, n. 165, che introduca disposizioni sulle modalità da seguire per l’elezione dei singoli Consigli regionali e coordini e unifichi i parametri fondamentali di razionalizzazione e coordinamento dei sistemi elettorali degli organi elettivi ai vari livelli
Tale iniziativa non solo garantirebbe la rispondenza di tutte le leggi regionali elettorali ai principi costituzionali, ma comporterebbe la semplificazione e la facilitazione dell’espressione del voto nelle elezioni delle assemblee nazionali e regionali.
27 luglio 2015 Simonetta SOTGIU

Dati elettorali di genere. Risultati delle elezioni del 31 maggio 2015 dei presidenti e dei consigli in 7 Regioni

11 giugno 2015

Dati elettorali di genere, Risultati delle elezioni del 31 maggio 2015 dei presidenti e dei consigli in 7 Regioni
Consigliere regionali:il 26,6 % in Campania, il 25% in Toscana, il 20,8% in Liguria, il 20% nelle Marche e in Veneto, il 15% in Umbria, il 10% in Puglia – il peggior risultato in assoluto, come evidenziato da Daniela Dominici, alla quale dobbiamo la raccolta dei dati.
La doppia preferenza ha funzionato, ma non in Umbria, e in Puglia effetti disastrosi della mancata approvazione delle doppia preferenza-
Regioni dove si è votato con la doppia preferenza:

CAMPANIA (La prima Regione ad aver introdotto la doppia preferenza di genere)
http://danielaedintorni.com/2015/06/03/31-maggio-2015-le-donne-del-nuovo-consiglio-regionale-campano-resoconto-di-daniela-domenici/
Il primo dato che salta all’occhio è l’elevato numero di liste presentate, ben 14.
Sono 50 i seggi totali e le donne elette sono state 13, quindi il 26,6%, ecco chi sono nel dettaglio:
Per il PD 5 donne elette su 15, il 33%
• Enza Amato
• Loredana Raia
• Bruna Fiola
• Antonietta Ciaramella
• Rosetta D’Amelio
Per il Movimento 5 Stelle 3 donne elette su 7, il 42,8%
• Valeria Ciarambino
• Maria Muscarà
• Luigia Embrice
Per Forza Italia 3 donne elette su 8, il 37,5%
• Maria Grazia Di Scala
• Flora Beneduce
• Monica Paolino Aliberti

Per il Centro Democratico 1 donna su 2, il 50%
• Filomena Letizia

Per l’UDC 1 donna su 2, il 50%
• Maria Ricchiuti

Nessuna donna eletta nelle altre 9 liste.

TOSCANA Per la prima volta si è votato con la doppia preferenza di genere http://danielaedintorni.com/2015/06/03/31-maggio-2015-le-donne-del-nuovo-consiglio-regionale-toscano-resoconto-di-daniela-domenici/
Sono 40 i seggi totali e le donne elette 10, il 25%, ecco chi sono nel dettaglio:
Per il PD otto consigliere su 24, il 33%
• Stefania Saccardi, Fiammetta Capirossi, Serena Spinelli e Monia Monni di Firenze
• Ilaria Giovannetti di Lucca
• Alessandra Nardini d Pisa
• Federica Fratoni di Pistoia
• Ilaria Bugetti di Prato
Per Lega Nord una consigliera su 6, il 16,6%
• Elisa Montemagni di Lucca
Per Movimento 5 Stelle 1 consigliera su 5, il 20%
• Irene Galletti di Pisa
Nessuna consigliera per gli altri gruppi: Sì Toscana a Sinistra, Forza Italia e Fratelli d’Italia.

UMBRIA Per la prima volta si è votato con la doppia preferenza di genere
http://danielaedintorni.com/2015/06/04/31-maggio-2015-le-donne-del-nuovo-consiglio-regionale-umbro-resoconto-di-daniela-domenici/
In Umbria il peggior risultato tra le Regioni dove si è votato con la doppia preferenza, ma è l’unica Regione ad avere eletto una presidente: Catiuscia Marini
Sono 20 i seggi totali e le donne elette sono state 3, quindi il 15%, ecco chi sono nel dettaglio:
Per il PD 3 donne elette su 10, il 33%
• Donatella Porzi
• Lucia Barberini
• Fernanda Cecchini
Nessuna donna eletta nelle altre 7 liste.
Regioni dove si è votato con la preferenza unica
LIGURIA http://danielaedintorni.com/2015/06/04/31-maggio-2015-le-donne-del-nuovo-consiglio-regionale-ligure-resoconto-di-daniela-domenici/

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Questa povera par condicio

31 maggio 2015

La par condicio è morta, tra comunicazione sul WEB ( ancora non regolamentata) e mancato rispetto delle norme sulla par condicio vigenti (letteralmente sotto gli occhi di tutti e tutte in questi giorni la violazione della legge da parte dei maggiori leader nella televisione pubblica e non) e nessuna reazione dall’AGCOM Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (se ci sei batti un colpo).
Evidentemente fa comodo a molti ignorare norme che dovrebbero migliorare la consapevolezza di chi è chiamato a scegliere i componenti delle assemblee elettive, i presidenti delle Regioni, sindaci e sindache.

La par condicio è scomoda, Quasi impossibile reperire sul WEB il testo aggiornato della Legge 22 febbraio 2000, n. 28 Disposizioni per la parità di accesso ai mezzi di informazione durante le campagne elettorali e referendarie e per la comunicazione politica. L_2000_28(2).Per trovare il testo aggiornato è stato necessario approdare sul sito della Regione Friuli – Venezia Giulia, che lo pubblica, sia pure con l’obiettivo limitato di informare sulla sola parte relativa alla comunicazione istituzionale.
http://autonomielocali.regione.fvg.it/aall/opencms/AALL/Elezioni/GuidaElezAmm/e/e1/?&__element=head&
Questo è avvenuto dopo aver constatato con meraviglia che il sito dell’AGCOM http://www.agcom.it/normativa rinvia al testo su Normattiva http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2000-02-22;28!vig= privo delle modifiche introdotte con la legge 215 del 2011 Si è aggiunto sconcerto nel constatare che anche sul sito del Ministero dell’Interno c’è ancora anche il testo originario e che al Ministero dell’Interno, come al Governo interessa solo la parte relativa al divieto di diffondere sondaggi.http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2000-02-22;28!vig=

La par condicio di genere ha gravi problemi di salute
. Qualche risultato non da poco è stato raggiunto (la presenza di donne nelle trasmissioni televisive politiche è aumentata, ma, come Aspettare stanca e altre Associazioni hanno più volte sottolineato tempestivamente,la resistenza ad applicare la nuova normativa è notevole. (more…)