Archive for the ‘Crisi poitica’ Category

Elezioni Città metropolitane: i risultati

11 ottobre 2016

Il 9 ottobre si è votato a Roma, Milano, Torino, Napoli e Bologna e nella provincia di Barletta Andria Trani. Elezioni di secondo livello, gli amministrati non informati, scelte delegate ai consiglieri comunali. Salta all’occhio la scarsa presenza delle donne nei nuovi cnsigli.Dove non c’è democrazia le donne spariscono. A breve contiamo di pubblicare i dati di genere e ulteriori considerazioni.

(Regioni.it 3025 – 11/10/2016) Si sono svolte il 9 ottobre le elezioni per il rinnovo dei Consigli delle Città Metropolitane di Torino, Roma, Milano, Bologna e Napoli.

Il Consiglio metropolitano è l’organo di indirizzo, programmazione e controllo politico-amministrativo della Città metropolitana. Dura in carica cinque anni, a meno che non intervenga nel frattempo il rinnovo del consiglio del comune capoluogo. E’ eletto a suffragio ristretto dai sindaci e dai consiglieri comunali dei comuni della città metropolitana. Sono eleggibili a consigliere metropolitano i sindaci e i consiglieri comunali in carica.

A Torino con la proclamazione avvenuta nella prima mattinata di lunedì 10 ottobre a palazzo Cisterna, le operazioni di voto per il rinnovo del Consiglio della Città metropolitana di Torino, presieduto da Chiara Appendino ha registrato come percentuale di voto finale (i seggi si sono chiusi domenica sera alle 23) si è attestata al 64.25%, di poco inferiore a quanto registrato nelle elezioni del 2015, mentre è cresciuto il peso del voto ponderato per l’affluenza ai seggi di più amministratori di città e centri medio grandi del territorio.

Sono andati 8 seggi alla lista di centrosinistra “Città di Città” che vede eletti Alberto Avetta (il più votato in assoluto) sindaco di Cossano Canavese, Vincenzo Barrea consigliere comunale di Borgaro Torinese, i consiglieri comunali di Torino Monica Canalis, Maria Grazia Grippo, Silvio Magliano, Roberto Montà sindaco di Grugliasco, Mauro Carena sindaco di Villardora e Maurizio Piazza sindaco di Beinasco.

Al Movimento 5Stelle sono andati 7 seggi: risultano eletti consiglieri metropolitani Dimitri De Vita (il più votato della sua lista) consigliere comunale a Rosta, Marco Marocco consigliere comunale a Chivasso, Barbara Azzarà consigliera comunale a Torino, Carlotta Trevisan consigliera comunale a Rivoli, Elisa Pirro consigliera comunale ad Orbassano, Anna Merlin consigliera comunale a Cumiana e Antonino Iaria consigliere comunale a Torino.

Alla lista di centrodestra Civica per il territorio sono andati 3 seggi: risultano eletti consiglieri metropolitani Paolo Ruzzola sindaco di Buttigliera Alta, Antonio Catello sindaco di Pianezza e Mauro Fava consigliere comunale a Cuorgnè.

Anche a Milano si è votato per il Consiglio della Città metropolitana (cfr. Statuto.). Ne fanno parte il Sindaco metropolitano e ventiquattro consiglieri. Dei 2.025 sindaci e consiglieri comunali aventi diritto, ha votato il 74,6%. Questi i consiglieri eletti:

– Lista Milano metropolitana – Mezzi Pietro, Vassallo Francesco, Censi Arianna Maria, Maviglia Roberto, Mantoan Giorgio, Bocci Paola, Buscemi Elena, Ceccarelli Bruno, Agogliati Barbara, Uguccioni Beatrice Luigia Elena, D’Alfonso Franco Maria Antonio, Trezzi Siria, Palestra Michela, Del Ben Daniele

– La città dei Comuni – lista civica – Braga Alessandro

– Insieme per la Città Metropolitana – Bellomo Vito, Cocucci Vera Fiammetta Silvana Solange, Di Lauro Angelo Antonio, Musella Graziano, Ballarini Marco, Guidi Luciano

– Lega Nord – Lega Lombarda Salvini – Bastoni Massimiliano, Cucchi Raffaele

– Movimento 5Stelle.It – Carrettoni Marco

Concluse anche a Bologna le elezioni del Consiglio metropolitano che si sono svolte domenica 9 ottobre. L’affluenza è stata dell’80,9%. L’ufficio elettorale della Città metropolitana procederà ora ai riconteggi e alle verifiche di rito e proclamerà ufficialmente gli eletti nella serata di lunedì 10 ottobre. Tra i 18 neo consiglieri metropolitani ci sono:12 uomini e 6 donne, 7 sindaci e 11 consiglieri comunali (di cui 5 del comune capoluogo), 8 consiglieri uscenti rieletti (Ruscigno, Santi Casali, Monesi, Ferri, Manca, Gnudi, Tinti per il Pd ed Evangelisti per Uniti per l’Alternativa). L’età media è di 48 anni.

Questi i 18 consiglieri che entreranno a far parte dell’assemblea di Palazzo Malvezzi:

– Rete Civica, alla quale spettano 2 seggi: Alessandro Santoni e Lorenzo Mengoli;

– Partito Democratico, al quale spettano 13 seggi: Giampiero Veronesi, Raffaele Persiano, Daniele Ruscigno, Raffaella Santi Casali, Luca Lelli, Elisabetta Scalambra, Marco Monesi, Francesco Errani, Simona Lembi, Mariaraffaella Ferri, Daniele Manca, Massimo Gnudi, Fausto Tinti;

– Movimento 5 Stelle, al quale spetta 1 seggio: Paolo Rainone;

– Uniti per l’alternativa, al quale spettano 2 seggi: Marta Evangelisti e Erika Seta.

Nello scorso Consiglio metropolitano il Pd aveva 12 seggi, Uniti per l’Alternativa 3, Sinistra per i beni comuni 1, Rete civica 1, Movimento cinque Stelle 1.

Al via anche il nuovo Consiglio della Città metropolitana di Roma Capitale. Ai seggi di via IV Novembre, si sono recati 1.372 votanti su 1.674, per un’affluenza dell’81,95%. L’Aula del consiglio sarà frammentata in tre blocchi: 9 consiglieri su 24 per il Movimento Cinque Stelle, 8 per il centrosinistra e 7 per il centrodestra.

Questi i Consiglieri eletti

– Movimento 5 Stelle, 9 seggi: De Vito Marcello, Ferrara Paolo, Fucci Fabio, Catini Maria Agnese, Guerrini Gemma, Zotta Teresa Maria, Colizza Carlo, Casto Angelo, Manunta Matteo.

– Le città della metropoli, 8 seggi: Ascani Federico, Pascucci Alessio, Baglio Valeria, Borelli Massimiliano, Gabbarini Flavio, Califano Michela, Sanna Pierluigi, Celli Svetlana

– Territorio protagonista, 7 seggi.:Silvestroni Marco, Giordani Massimiliano, Libanori Giovanni, Ghera, Fabrizio, Priori Alessandro, Cacciotti Mario, Volpi Andrea

Anche a Napoli, sono stati proclamati i 24 eletti al Consiglio metropolitano. (more…)

Rimpasto di Governo da completare: per ora le donne diminuiscono e niente delega per le P. O.Lettera aperta Al Presidente del Consiglio

8 febbraio 2016

Lettera aperta
Al Presidente del Consiglio Matteo Renzi
e p.c. Alle Ministre
Al Presidente del Senato
Alla Presidente della Camera dei Deputati
Alle Parlamentari e ai Parlamentari

Rimpasto di Governo da completare: per ora le donne diminuiscono  e niente delega per le P. O.

L’attenzione dedicata, nel discorso di Capodanno, dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, alla situazione delle donne in Italia e alla stretta connessione tra le problematiche che a oggi investono la realtà femminile e i ben noti problemi sociali ed economici del Paese, induceva a non perdere ogni speranza di avere una Ministra per le Pari Opportunità.
Invece, anche dopo il recente rimpasto, non solo manca la Ministra alle Pari Opportunità, ma neppure è stata conferita a una delle Ministre la delega anche alle Pari Opportunità.
L’intervento risulta doveroso dato che l’esperimento della Consigliera alle Pari Opportunità del Presidente del Consiglio si è concluso con le dimissioni della stessa e per la mancata sostituzione del Capo Dipartimento alle Pari Opportunità.
Non sono più tollerabili ritardi, dopo che, come annunciato dal NCD, sarà conferita al neo Ministro agli Affari Regionali la delega alla Famiglia.
Inoltre, se guardiamo ai numeri, è ormai definitivo l’addio al Governo 50&50, avviato con le dimissioni un anno fa della Ministra agli Affari regionali e, successivamente l’importante Dicastero degli Affari Esteri assegnato ad un uomo.
Ora i ministri sono di nuovo 16, ma solo 6 le donne.
Per non parlare delle viceministre e delle sottosegretarie, alle quali già nella prima composizione non era stato riconosciuto il 50&50,
Chiediamo che la delega alle P.O. sia assegnata a una delle Ministre.
In caso contrario si dovrà prendere atto di uno spostamento dell’attenzione, in via pressoché esclusiva, sul tema della famiglia, il quale storicamente travalica e oscura la questione della parità di genere. Anni fa fu avviata un’indagine sull’assetto governativo e il lessico dei politici in vari Stati e ne emergeva con grande evidenza che nei Paesi dove l’interesse si rivolge essenzialmente alla difesa del nucleo familiare, i diritti delle donne sono trascurati e le donne sono oppresse.
La sottorappresentanza e il “silenzio-assenza” – non penalizzano soltanto le donne, perché il conseguimento della parità effettiva, dell’uguaglianza nei blocchi di partenza e la messa a frutto delle potenzialità delle donne è a vantaggio del Paese.
Non considerare nei fatti i diritti di alcune/i non significa soltanto negare un’istanza di giustizia che trova riscontro sul fronte legislativo e esterno già a partire dai principi fissati dal legislatore costituente, fino ad arrivare agli obbiettivi di quello europeo, ma ricusa un’opportunità di miglioramento economico e un’esperienza di crescita professionale, collettiva e personale, che investe gli interessi di tutti. Di donne e uomini, di cittadine e cittadini: in sostanza del Paese.
Il Presidente del Consiglio tenga anche a mente gli obiettivi di crescita che ci sono imposti dall’Agenda della Commissione europea per il 2020 e che considerano la parità un traino per l’incremento dell’occupazione fino a una soglia minima del 75% e per la ripartenza economica entro il perimetro europeo.
Roma, 3 febbraio 2016
Riferimenti:
info@aspettarestanca.it
d.martini@donneinquota.org

Firmatarie (raccolta ancora in corso)
(more…)

Auguri del Presidente Sergio Mattarella: una lettura di genere del discorso.

1 gennaio 2016

 

Un discorso breve ma ricco di contenuti, Discorso di Sergio Mattarella, all’interno del quale le donne sono ricordate per la sottooccupazione e le sole persone citate, oltre al Papa, sono quattro donne, oltre a Valeria SoresinFabiola Gianotti, in procinto di assumere la direzione del Cern di Ginevra, l’astronauta Samantha Cristoforetti e Nicole Orlando, l’atleta paralimpica che ha vinto quattro medaglie d’oro.

Soprattutto, il Presidente, oltre ad inviare un pensiero di riconoscenza a tutte le donne italiane, ha denunciato in maniera chiara che le donne “Fanno fronte a impegni molteplici e tanti compiti, e devono fare ancora i conti con pregiudizi e arretratezze. Con una parità di diritti enunciata ma non sempre assicurata; a volte persino con soprusi o con violenze.”

L’Ufficio stampa ha diramato puntuali TWEET in tempo reale, sul sito istituzionale compaiono il video integrale e il testo in vari formati.

Eppure…

Il Burka mediatico, la disinformazione sistematica sulle donne, ha caratterizzato ancora una volta le notizie diramate dai mass media tutti, TV, stampa e online.

Non stupisce che, a fronte del risalto che il Presidente ha dato ai temi “di genere”, Il Giornale, presti attenzione solo a “Lavoro, evasione, immigrati”.

Non è invece accettabile che facciano altrettanto il TG1 e gli altri telegiornali della TV pubblica, e che nei commenti istituzionali il premier Renzi e la ministra Boschi omettano ogni accenno al riguardo.

Una piccola prova che in Italia la disinformazione di regime colpisce a suo piacimento quando si tratta di temi che riguardano la condizione delle italiane.

Un suggerimento alle persone che, come il Presidente, sono convinte che una visione di genere della realtà politica, economica e sociale sia necessaria per il bene del Paese: inviate ringraziamenti al Presidente e critiche a chi lo censura.

Tra Stabilità e Festività l’elezione (finora mancata) di tre giudici della Corte Costituzionale. 50 associazioni a Parlamento: eleggete tre donne

11 dicembre 2015

Tre donne nella Corte Costituzionale per uscire da un ritardo inaccettabile, è la richiesta dell’Accordo di Azione Comune per la Democrazia paritaria, ripresa dalle due agenzie allegate.

ADNKRONOS Comunicato Donne alla Consulta 2015 (2) ANSA Comunicato Donne alla Consulta 2015 (2)

Non ancora battuto il record dei 623 giorni impiegati, tra il 1995 e il 1997, per sostituire Vincenzo Caianiello con Annibale Marini. Chissà se basteranno 535 giorni perché il Parlamento riesca finalmente a eleggere i tre giudici della Corte Costituzionale mancanti. Tanti ne saranno trascorsi lunedì, quando le Camere torneranno a riunirsi in seduta comune, dopo che le precedenti si sono concluse senza esito. Il risultato è che la Corte è costretta a lavorare a ranghi incompleti dalla fine di giugno dello scorso anno: all’epoca terminarono il loro mandato Luigi Mazzella e Gaetano Silvestri, seguiti a novembre da Giuseppe Tesauro, Sabino Cassese e Paolo Maria Napolitano e, a inizio anno, da Sergio Mattarella, eletto a gennaio presidente della Repubblica.
Sei giudici scaduti, sostituiti solo da tre, grazie alla nomina parlamentare di Silvana Sciarra e alle designazioni di Daria de Pretis e Nicolò Zanon da parte dell’allora capo dello Stato Giorgio Napolitano. Mancano tre giudici, con tutte le ovvie e gravi conseguenze sul funzionamento del supremo organo di garanzia costituzionale. Tra i partiti, però, non si trova un accordo e senza un’ampia convergenza non ci sono margini per raggiungere il quorum dei tre quinti necessario.
Il Presidente della Repubblica e quelli delle Camere, e lo stesso Presidente della Consulta, hanno espresso preoccupazioni per un ritardo che rischia di compromettere il funzionamento della Corte. È vero che, negli ultimi anni, i ritardi sono stati frequenti, e i tempi si sono spesso dilatati, così come, nel 1991, il ritardo di un anno, da parte del Parlamento, giustificò l’intervento del presidente della Repubblica Cossiga: in un messaggio alle Camere minacciò, di fatto, lo scioglimento. Scioglimento che alcuni costituzionalisti non escludono possa intervenire.
La ripresa del voto per i giudici costituzionali a Camere riunite è fissata per lunedì 14 dicembre, alle 15. Il 23, anti vigilia di Natale, le vacanze. Niente sedute ad oltranza per quest’anno?. (more…)

Aggiornamenti al 14 gennaio dal Quirinale e dal Parlamento

15 gennaio 2015

Oggi Napolitano ha lasciato il Quirinale ed è tornato in compagnia della moglie Clio nella sua abitazione privata di via dei Serpenti.
Si moltiplicano i commenti sui suoi quasi nove anni da Presidente della Repubblica. Non stupisce che tra le critiche molte si riferiscano ai tre incarichi da lui conferiti a presidenti del Consiglio per nominare Governi con maggioranze parlamentari anomale.
E’ però inaccettabile che tali critiche partano anche dai principali responsabili della sciagurata legge elettorale che ha minato le basi della nostra democrazia parlamentare ed è la principale causa di tali anomalie.
Non dimentichiamo, inoltre, che, da allora, i Parlamenti eletti con tale legge, a suo tempo presentata come finalizzata ad assicurare la governabilità, non sono stati in grado di eliminarla, magari con un semplice ritorno al precedente Mattarellum, e solo l’intervento della Corte Costituzionale ha portato a un avvio di riforma della quale però, non si può prevedere l’esito.
Dal momento delle dimissioni del presidente della Repubblica presentate oggi, è iniziato un percorso che riguarda la Camera dei Deputati (la presidente ha convocato per il 29 gennaio le Camere riunite per l’elezione del nuovo Presidente) e il Senato, il cui presidente ha assunto e funzioni di presidente della Repubblica ed è stato sostituito nel ruolo di presidente del Senato dalla vicepresidente vicaria Valeria Fedeli. La circostanza di due donne a presiedere le Camere è stata salutata dalle associazioni che da tempo si impegnano per la parità di genere come un buon auspicio per l’elezione di una presidente anche al Quirinale.
Chi sono i grandi elettori:
http://www.polisblog.it/post/73159/presidente-della-repubblica-chi-sono-i-grandi-elettori
Restano soltanto due settimane per l’attività legislativa del Parlamento: il presidente del Consiglio ne è consapevole e da tempo ha messo in atto un’accelerazione notevole per arrivare prima della pausa obbligatoria e della nuova fase derivante dalla presenza di un nuovo presidente della Repubblica, all’approvazione di un testo, sia della riforma costituzionale sia della nuova legge elettorale per la Camera dei deputati, che nelle successive letture possa rimanere invariato.
La situazione, a oggi, tutt’altro che rosea, è la seguente:
Legge elettorale al Senato: impossibile prevedere la data conclusiva-
Si procede con un’accelerazione sui tempi, in contrasto con la decisone del Governo di prevedere l’efficacia del provvedimento solo a partire dal 2016, che porta a grandi anomalie, come la discussione in Aula iniziata prima che la Commissione abbia completato l’esame e la conseguenza mancanza di un relatore.
Sulla mancata condivisione dei contenuti basti sapere che in Commissione su questa legge elettorale sono stati presentati 17.000 emendamenti, e in Aula 44.000, senza considerare i subemendamenti.
Sulle critiche all’intero impianto segnaliamo l’intervento del Senatore Walter Tocci, che nel sostenere i pregi di un sistema basato sui collegi, ha anche fatto riferimento al collegio binominale, “in modo da eleggere un Parlamento in piena parità di genere”.
Tocci su legge elettorale
Riforma costituzionale alla Camera: si conclude il 23 gennaio?
Dovrebbe concludersi il 23 gennaio, salvo imprevisti, l’esame nell’aula della Camera del disegno di legge di riforma costituzionale del Senato e del Titolo V. Dopo la seduta del 12 gennaio, sono previste due sedute giornaliere interrotte solo per la pausa pranzo fino a giovedì 15. Mentre venerdì 16 è prevista la discussione di mozioni presentate dalle opposizioni. Stesso schema nella settimana fra il 19 e venerdì 23 gennaio: mezza giornata lunedì e venerdì, due sedute nei giorni centrali della settimana. Il voto finale si dovrebbe concludere entro le 15 del 23 gennaio. “Ove necessario”, tuttavia, hanno spiegato fonti di Montecitorio, resta aperta la possibilità di valutare “eventuali sedute aggiuntive” anche dopo.
L’accordo tra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi supera il primo ostacolo del primo voto segreto.
Durante l’esame degli emendamenti all’articolo 1 è stato respinto con 359 voti (favorevoli in 159) un emendamento di Sel,che prevedeva il rispetto della rappresentanza delle minoranze linguistiche nella legge elettorale.
Il percorso è appena cominciato. L’assemblea di Montecitorio dovrà esprimersi (more…)

INTRECCI E INCIUCI DI FINE D’ANNO IN PARLAMENTO

21 dicembre 2014

Sull’intreccio tra le riforme e l’elezione del Presidente della Repubblica

Vi invitiamo a leggere:
su Il Sole 24 Ore
Renzi dà la linea: Italicum, poi il Colle Emilia Patta18 dicembre 2014
http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-12-18/renzi-da-linea-italicum-poi-colle-063846.shtml?uuid=ABVRNVSC
Renzi: sul Colle non ci saranno problemi Emilia Patta19 dicembre 2014
http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-12-19/renzi-colle-non-ci-saranno-problemi-063808.shtml?uuid=AB5VZ4SC

Sui contenuti della riforma elettorale della Camera

Notevoli, davvero, i dettagli descritti da Bei e De Marchis su Repubblica
http://giacomosalerno.com/2014/12/18/nuovo-patto-renzi-berlusconi-subito-lok-allitalicum-ma-vale-da-settembre-2016-bei-e-de-marchis/
Nuovo patto Renzi-Berlusconi: subito l’ok all’Italicum ma vale da settembre 2016
di FRANCESCO BEI e GOFFREDO DE MARCHIS Dal Patto del Bavero è così uscita l’ultima versione (e la tempistica) del futuro impianto elettorale di questo Paese.
Tensione Pd-Forza Italia poi il Cavaliere: sì alle riforme. La prospettiva del voto anticipato così slitta al 2017
“In breve: Renzi voleva blindare il sistema di elezione del prossimo Parlamento prima della corsa al Quirinale, per migliorare il proprio rapporto di forza verso i berlusconiani sulla scelta del nuovo Presidente della Repubblica; i berlusconiani al contrario, volevano tenere in mano il ricatto sul Presidente (cioè avere la sicurezza che non fosse eletto uno che non gradiscono) prima di dare il via libera all’Italicum. In più, Renzi voleva far entrare in vigore l’Italicum in fretta e furia, così da tenere tutti sotto scacco con la minaccia di elezioni anticipate, alle quali pensa di incassare il super premio di maggioranza (con o senza ballottaggio), che non avrebbe invece se si votasse con il Consultellum, che attualmente è legge ed è proporzionale; al contrario, Berlusconi non voleva far entrare subito in vigore l’Italicum temendo elezioni anticipate con il medesimo, che ne diminuirebbero la forza e il potere in Parlamento.
Il risultato deciso ieri è che l’Italicum nuova versione verrà votato prima delle elezioni del nuovo Capo dello Stato, ma entrerà in vigore dopo, cioè il 1° settembre 2016.”
http://www.repubblica.it/politica/2014/12/18/news/nuovo_patto_renzi-berlusconi_subito_l_ok_all_italicum_ma_vale_da_settembre_2016-103174779/?ref=HREC1-3

Sull’elezione del Presidente della Repubblica

“…un gran risiko di convenienze personali e partitiche, roba che gli accordi di corridoio di D’Alema in confronto sembrano giochetti innocenti di bambini.
Insomma, qui l’unica cosa evidente è l’opacità. E il ristrettissimo gruppo di decisori: Renzi con Lotti, Berlusconi con Verdini. Tutti gli altri al massimo schiacceranno un bottone in Parlamento.
Non male, per quella “politica 2.0″ che doveva essere trasparente, limpida, partecipata, intessuta di contatti con i rappresentati perché questi fossero coinvolti, perché cadesse il muro tra dentro e fuori il Palazzo.
Si è arrivati al contrario esatto di quel modello.
Al Patto del Bavero, con i suoi cento capolista bloccati – élite dell’élite, casta della casta – decisi di nascosto e con il favore delle tenebre!”
Così conclude il suo post Alessandro Gilioli, giornalista de L’Espresso.
http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2014/12/18/il-patto-del-bavero/

E anche:

IL QUIRINALE NEL PATTO DEL NAZARENO (Furio Colombo)
Renzi punta all’elezione del nuovo Capo dello Stato fin dalla prima votazione,(con la maggioranza dei due terzi). Se così non sarà, il PD avrà un nome di riserva, una personalità molto più schierata politicamente, che sarà tenuto segreto fino alla quarta votazione, dalla quale per eleggere il nuovo Capo dello Stato basterà la maggioranza assoluta del Parlamento.

19 dicembre 2014 Il Quirinale nel Patto del Nazareno, di Furio Colombo

(http://giacomosalerno.com/2014/12/19/il-quirinale-nel-patto-del-nazareno-furio-colombo/)
Ci fermiamo qui, per amor di patria e per non interferire troppo con la serenità che vorremmo caratterizzasse le nostre prossime Festività.

Riforma Senato e Titolo V ( AC C. 2613)

15 dicembre 2014

 

Sabato 13 dicembre i lavori in Prima Commissione Camera hanno subito una brusca accelerazione finale, che  ha comportato che il provvedimento, come a suo tempo programmato, è all’ordine del giorno della seduta dell’Assemblea convocata per la mattina di martedì 16. Ora  sembra possibile, se non probabile, che entro quest’anno, o al massimo entro gennaio 2015, la riforma costituzionale risulti approvata in prima lettura da entrambe le Camere.
Un’altra conseguenza dell’accelerazione dei lavori in Commissione è stata, purtroppo, nella seduta di venerdì 12, il ritiro degli identici emendamenti presentati da Roberta AGOSTINI (PD) – emendamento 34.8, e da Stefano Quaranta (SEL) – emendamento 34.7, riguardanti l’obiettivo, affidato alla legge ordinaria, di “promuovere l’equilibrio tra donne e uomini nella rappresentanza”, in sostituzione della “parità di accesso tra donne e uomini alle cariche elettive”. Emendamenti riforma costituzionale
Celeste COSTANTINO (SEL), cofirmataria dell’emendamento Quaranta, nel ritirare l’emendamento e preannunciarne la ripresentazione in Aula, ha auspicato che sulla tematica posta dalle suddette proposte modificative si svolga in Assemblea un’ampia discussione, al fine di inserire nella Carta costituzionale una norma a suo avviso di grande rilevanza, a garanzia del rispetto della parità di genere anche nell’ambito dei consigli regionali, a fini antidiscriminatori.
Nonostante l’impegno dei firmatari e cofirmatari di vari emendamenti che rafforzano i principi dell’equilibrio della presenza di donne e uomini nelle assemblee elettive nazionali e regionali, che speriamo si manifesti anche in Aula, bando all’ottimismo: sembra destinata a ripetersi la vicenda degli emendamenti “di genere”, che le deputate di vari gruppi hanno tentato inutilmente di inserire nell’ITALICUM, ora all’esame del Senato.

Risultati regionali, riforme e appuntamenti

27 novembre 2014

 

Elezioni regionali in Calabria e Emilia Romagna
La Calabria passa da zero a una consigliera, si arriva a quasi il 25% di elette in Emilia Romagna, ma tutte in due sole liste: Pd e M5S, che nel 2010 aveva eletto solo uomini. Nessuna donna con la Lega  Forza Italia, Fratelli d’Italia, Sel e l’altra Emilia Romagna (ex Tsipras). I nuovi  consigli regionali non brillano certo  per parità dei sessi.
In Calabria forse ce la farà anche la candidata presidente del centrodestra, Wanda Ferro, ma dipenderà dall’interpretazione della legge elettorale regionale.
Da leggere l’analisi dei risultati da un punto di vista di genere di Marco Laudonio Elezioni regionali in Calabria e Emilia Romagna

nell’articolo Alisa Del Re, direttrice del Centro Interdipartimentale di Ricerca di Studi sulle politiche di Genere dell’Università di Padova, legge il dato partendo dalla normativa.

 Riforme

Riforma elettorale. Si sono concluse le audizioni in Prima Commissione Senato (tutti uomini).

Riforma del Senato, in aula alla Camera  il 10 dicembre

Job’s Act Riforma del lavoro: il Jobs Act approvato  alla Camera. Ora si attende il sì del Senato.
http://www.studiocataldi.it/news_giuridiche_asp/news_giuridica_16982.asp

Appuntamenti

Martedì 2 dicembre 13,30 – 15,00, presso il Caffè Fandango, via dei Prefetti a Roma, l’Accordo di azione comune per la democrazia paritaria prosegue gli incontri con le parlamentari di tutti gli schieramenti in materia di legge elettorale.

Mercoledì 3 dicembre 15,00 17.30 Accordo seminario Democrazia paritaria e pari opportunità: norme, esperienza e confronto con Paesi Europei in Roma, sala del Parlamento Europeo,
via IV Novembre n. 149

Giovedì 4 dicembre  Ore 19 Mostra di Enrico De Santis MamAfrica african women il 4 dicembre 2014 ore 19.00 Accademia Belle Arti d’Egitto Via Omero n°4 ROMA

L’ inaugurazione della mostra  sarà aperta dal concerto dell’orchestra CAIRO OPERA HOUSE.e dalla proiezione del film AFRICAN WOMEN.

Enrico De Santis

Venerdì 5 dicembre , ore 9 Roma Parlamento Europeo via IV novembre STATI GENERALI DELLE DONNE L’ITALIA CONTINUA A NON ESSERE UN PAESE PER DONNE contributi_stati_generali

 

I dati di genere delle elezioni nelle otto Città metropolitane

12 novembre 2014

 

“Città metropolitane” riepilogo generale di Daniela Domenici
12 novembre 2014

Nelle 8 città metropolitane sono state elette 29 donne su 162 che rappresentano, quindi, solo il 17,8% del totale.
Tutte e 8 le città metropolitane saranno governate da un uomo, il sindaco della relativa città capoluogo.
Nello specifico a Firenze le donne elette sono state 5, il 27.7%, e sono Brenda Barnini, sindaca di Empoli, Benedetta Albanese, Stefania Collesei, Francesca Paolieri, consigliere a Firenze e Anna Ravoni, sindaca di Fiesole.
Anche a Torino 5 donne, il 27,7%, e sono Gemma Amprino sindaca di Susa, Barbara Cervetti, Lucia Centillo e Domenica Genisio consigliere a Torino, Antonella Griffa consigliera a La Loggia.
E anche a Bologna 5 donne, il 27,7%, e sono Irene Priolo sindaca di Calderara di Reno, Isabella Conti sindaca di San Lazzaro di Savena, Daniela Manca sindaca di Imola, Rossella Lama e Raffaella Santi Casali consigliere a Bologna.
A Milano le donne elette sono state 6, (il miglior risultato in valore assoluto), il 25%, e sono Chittò Monica Luigia sindaca di Sesto San Giovanni, Palestra Michela sindaca di Arese, Censi Arianna Maria, consigliera a Opera, Iardino Maria Rosaria e Quartieri Ines patrizia, consigliere a Milano, Parozzi Rita consigliera a Bresso.
A Genova sono state elette 3 donne, il 16,6%, e sono Biorci Maria Luisa sindaca di Arenzano, Valentina Ghio sindaca di Sestri Levante e Laura Repetto consigliera a Busalla.
A Roma 3 sole donne, il 12,5%, e sono Svetlana Celli, consigliera a Roma, Michela Califano presidente del consiglio del Comune di Fiumicino e Gemma Azuni, consigliera a Roma.
A Bari 2, il 11,1%, e sono Francesca Pietroforte, consigliera ad Acquaviva delle Fonti e Anna Maurodinoia consigliera a Bari.
Fanalino di coda Napoli dov’è stata eletta 1 sola donna, che rappresenta il 4,1% ed è Elena Coccia, consigliera a Napoli.
http://danielaedintorni.com/2014/10/07/elezioni-degli-organi-delle-nuove-province-e-delle-citta-metropolitane/
http://danielaedintorni.com/2014/10/07/elezioni-consigli-metropolitani-2014-provincia-di-firenze/
http://danielaedintorni.com/2014/10/15/consigli-metropolitani-2014-provincia-di-torino/
http://danielaedintorni.com/2014/10/08/elezione-consigli-metropolitani-2014-provincia-di-bologna/
http://danielaedintorni.com/2014/10/08/elezioni-consigli-metropolitani-2014-provincia-di-milano/
http://danielaedintorni.com/2014/10/07/elezione-consigli-metropolitani-2014-provincia-di-genova/
http://danielaedintorni.com/2014/10/08/elezione-consigli-metropolitani-provincia-di-roma/
http://danielaedintorni.com/2014/10/15/elezione-consigli-metropolitani-2014-provincia-di-bari/
http://danielaedintorni.com/2014/10/15/elezioni-consigli-metropolitani-2014-provincia-di-napoli/
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Elezione consigli metropolitani 2014 – provincia di BolognaIn “women mayors’ corner”
Categoria : women mayors’ corner
Tag : 8%, bari, bologna, città metropolitane, firenze, genova, legge delrio, milano, napoli, roma, torino
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In http://danielaedintorni.com/2014/11/12/citta-metropolitane-riepilogo-generale-di-daniela-domenici/

La goccia scava la pietra.Il Parlamento eleggerà due donne alla Corte Costituzionale?

24 ottobre 2014

Il Parlamento elegga due donne alla Corte Costituzionale

La nomina da parte del Presidente Napolitano di un uomo e una donna a giudici della Corte Costituzionale ha finalmente messo fine, grazie alla presenza di Marta Cartabia e Daria De Pretris, alla regola non scritta: non più di una donna alla Corte Costituzionale.
Anche per l’elezione dei due giudici da parte del Parlamento si profila, nell’ambito della soluzione “tecnica”, l’ipotesi di eleggere due donne.
Si rincorrono in queste ore le notizie :
– Renzi cerca ora “nomi di tecnici puri e di alto profilo. Meglio ancora se fossero due donne”
http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/10/22/consulta-renzi-apre-a-m5s-ok-a-loro-nome-per-csm-via-violante-ora-tecnici/1164167/
– Gli fa eco l’ex Cavaliere nella conferenza stampa dove con Mara Carfagna ha presentato il Dipartimento di Forza Italia sui diritti civili: “Non mi sono mai occupato della Corte, che tanto sta 11 a 4, cioè è un organo di sinistra. Però l’idea della donna mi è piaciuta così tanto che ho dato mandato ai coordinatori regionali di fare proposte. Da una rosa di 12 nomi ne sono rimaste tre che stasera consegnerò ai capigruppo perché poi siano valutate dai nostri parlamentari”
Mentre il M5s, che all’inizio lanciò la candidatura di Silvia Niccolai, ordinario di diritto costituzionale a Cagliari, ed ha votato anche Lorenza Carlassare, professore emerito di diritto costituzionale, ribadisce la sua posizione: “…..se verranno fatti nomi degni, noi li voteremo: siamo abituati a mantenere quanto diciamo. Da mesi chiediamo nomi di alto profilo, super partes, slegati dai giochi della politica, per ricoprire ruoli importanti al Csm e alla Consulta…..”.

Si è arrivati a questa svolta per l’inaccettabile stallo che ha visto la mancata elezione dei due componenti della Corte costituzionale ripetersi per ben venti volte perché gli accordi basati su vecchie strategie bipartisan non hanno retto alla prova del voto segreto .
Sono tante le donne competenti e con le caratteristiche necessarie e i motivi per cui negli accordi tra i partiti le loro candidature non sono forti sono ben noti, primo fra tutti che nella scelta non incide il criterio del merito.

Puntare sulle donne è un forte segnale di rinnovamento, e non è certamente casuale che in tal modo si vada anche incontro alla forte richiesta avanzata da tempo di avere più donne alla Corte costituzionale.
Ci piace ricordare che per prima fu proprio Aspettare stanca, con la lettera del 12 giugno indirizzata ai presidenti delle due Camere,Aspettare stanca lettera del 12 giugno ad avanzare tale richiesta, cui ha fatto seguito poco dopo la lettera dell’Accordo di Azione Comune per la Democrazia Paritaria Lettera 19 giugno Due Donne alla Corte e a settembre la Petizione per l’elezione di due giuriste alla Corte costituzionale lanciata dalla Rete Lenford che ha raccolto in poche ore più di 5000 firme. La petizione, con l’elenco di tutte le firme e di tutti i commenti raccolti, è stata consegnata alla presidente della Camera, al presidente del Senato e al presidente della Repubblica.
http://www.repubblica.it/politica/2014/10/13/foto/consulta_due_donne_alla_corte_petizione_per_la_parit_di_genere-98032826/1/#1

La nostra speranza di vedere elette donne si rafforza alla luce degli ultimi avvenimenti e proseguiremo nel monitorare la situazione.