Archive for the ‘Crisi economica’ Category

Il rumore di spade si placa nell’accordo sul Def, L’editoriale di ieri sul Manifesto

21 aprile 2019

Alfonso Gianni (il manifesto del 20 aprile 2019)

 

La logorroica risoluzione con cui la maggioranza ha dato il via libera al Def faticosamente confezionato dal Ministro Tria, sembra rispondere in primo luogo all’esigenza di stemperare in un riassunto del contratto  di governo, le tensioni che si accumulano nella maggioranza. Il grande clangore di spade sulle richieste incrociate di dimissioni per la Raggi e per Siri si attutisce nel mare di parole che cercano di nascondere l’impietoso quadro dell’economia italiana fatto da Tria. Il ministro, contestatissimo da entrambi i dioscuri governativi, ne esce per il momento vincitore. Ha alle spalle il sostegno dell’arcigna Ue e sa che non può andare allo scontro con essa partendo da cifre taroccate. Ha ragione quindi Landini nel dire che Tria “ha detto quello che gli altri nascondono”. In effetti prudenza pare la parola chiave di questo Def. Solo nel gennaio di quest’anno i documenti ufficiali prevedevano una crescita nel 2019 dell’1% del Pil. Ora il Def dice che quel livello non verrà raggiunto neppure nel 2020, quando si prevede un modesto +0,8%, che resterà tale fino al 2022. Mentre per l’anno in corso ci si dovrà accontentare dello 0,2%. La differenza tra quadro tendenziale e programmatico diventa un misero 0,1%. Tale è il valore, quindi, che il Def attribuisce alle misure introdotte dal governo, dal decreto “crescita” dai contorni ancora imprecisi, a quello “sblocca cantieri”, o “porcate” come lo ha ridefinito la Cgil, che provocherà un ulteriore aumento di incidenti e morti sul lavoro, passando per il decreto sul reddito di “sudditanza” a quello di “quota cento”. Altro che politica espansiva e anticiclica, come insiste la risoluzione votata giovedì. Tanto è vero che si prevede un aumento del tasso di disoccupazione dal 10,6% all’11% del 2019. Nello stesso anno il deficit nominale ritorna quindi al famoso – 2,4%, mentre quello strutturale oscilla tra un -1,4 e un -1,5%. Una variazione minimale, quest’ultima, ma indicativa della scarsa fiducia sull’incremento del Pil potenziale da cui dipende, e conseguentemente sulla possibilità di poterla usare per ammorbidire i giudizi della Commissione europea. Il punto chiave per i pentaleghisti resta evitare l’incremento dell’Iva e contemporaneamente introdurre la Flat tax. La risoluzione di maggioranza reclama l’attuazione di entrambe le cose. Ma come? Visto che una patrimoniale è esplicitamente esclusa nella risoluzione, come nelle dichiarazioni di Tria e dello stesso Zingaretti. Tutti uniti per rassicurare i pochi ma potenti possessori di quella ricchezza che vanta in Europa il più alto tasso di patrimonializzazione. Per questo la misura sta nel programma della lista “la Sinistra” per il 26 maggio. Qui tutto diventa incerto e oscuro. Sul versante dell’Iva viene avanti l’ipotesi, nella difficoltà di reperire i 23 e rotti miliardi necessari per la sua sterilizzazione,  di un incremento selettivo. In fondo Tria aveva già detto di non essere contrario ad un aumento dell’Iva. In questo modo gli sherpa governativi, giocando sulla distribuzione delle aliquote, tentano di limitare i danni per l’elettorato di riferimento. Ma il sentiero è davvero stretto. Da un lato ci sono dei rigidi e vincolanti paletti europei, dall’altro la scarsità dei tempi per adottare le singole e mirate misure. Pensare di recuperare risorse da una lotta senza quartiere alla endemica evasione fiscale è pretesa risibile da un governo che in un anno di vita ha già fatto 12 condoni. D’altro canto la flat tax già introdotta nell’ultima manovra (al 15% per chi ha ricavi fino a 65mila euro nel 2019 e fino a 100mila nel 2020) esonera dal pagamento dell’imposta – pur essendo l’Iva quella più evasa – oltre due milioni di partite Iva, discriminando tra dipendenti e autonomi. Non c’è da stupirsi se il tentativo di bloccare l’aumento dell’Iva va a sbattere con il disegno di introdurre la Flat tax.  Ma il disegno del governo è  ancora peggiore. Non potendo introdurre una tassa piatta universale che costerebbe non meno di 60 miliardi, ha deciso di dare vita a tante piccole “flat tax”, scegliendo di premiare alcune categorie di contribuenti. Non è una novità dell’ultima ora. Già da diversi anni e governi la progressività del sistema fiscale viene erosa con l’introduzione di imposte sostitutive. Per esempio la cedolare secca sulle case in affitto o il primo assaggio di flat tax sopra ricordata sono alcuni esempi.  Tassare gli affitti, i redditi finanziari, quelli degli autonomi con aliquote fisse e di comodo invece che con l’Irpef porta alla liquidazione di quest’ultima e a un danno per l’erario che si aggira, secondo alcuni studi, attorno ai 14 miliardi. Ma con un risparmio fiscale spalmato in modo regressivo. Ovvero al 20% più povero non andrebbe nulla; il 60% con redditi medi ne godrebbe per il 30%, mentre il 20% più ricco infilerebbe nel portafoglio il restante 70%. Una vera e propria controriforma fiscale, fatta per creare un blocco sociale conservatore, tramite quello che era lo strumento principe per riequilibrare le ingiustizie nella distribuzione del reddito generate dai rapporti di produzione.

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Erariofobia

4 aprile 2019

E’ tutto uno stracciarsi di vesti – anche a sinistra – solo perché si è evocata una tassa sui grandi patrimoni.

Proprio quando l’Italia sta morendo di evasione fiscale e debito pubblico, strettamente correlati. L’unica via per uscire da questo mulinello che ci risucchia in basso e far pagare tasse eque a tutti. Me la medicina è impopolare. E nessuno vuole bruciarsi il consenso.

 

Per superare l’ “erariofobia”, occorrerebbe lanciare una vasta azione culturale, per mettere in relazione la scorrettezza fiscale con i problemi dei cittadini. Per esempio, una campagna “Pubblicità Progresso” con frasi tipo: “La tua evasione è la mia disoccupazione (mancano soldi per investimenti pubblici)” – La tua evasione è la mia lista d’attesa (mancano soldi per la sanità)” – E’ la mia insicurezza (mancano i soldi per le forze dell’ordine) – Ci fa cadere i soffitti in testa (mancano soldi per le scuole)“”.

E via di seguito, fino a far capire al cittadino un concetto essenziale: senza tasse vivono bene solo i ricchi, con le giuste tasse viviamo meglio tutti.

 

Massimo Marnetto

Venerdì 22 Marzo FIDAF Roma, Via Livenza, 6 dalle ore 17.00 alle 19.00 “Oltre la Grande Muraglia”, di Alberto Bradanini

18 marzo 2019

Venerdì 22/03/2019
INGRESSO LIBERO
FIDAF Via Livenza, 6 (traversa di Via Po)
dalle ore 17.00 alle 19.00

“Oltre la Grande Muraglia”, di Alberto Bradanini
Il volume. La Cina odierna genera allarme, persino paura, ma allo stesso tempo attrae fortemente. Come mai? Forse perché è antica, ma anche la Grecia è antica; forse perché è vasta, ma anche la Russia è vasta; forse perché è popolosa, ma l’India lo è altrettanto; forse perché la Cina è le tre cose insieme, o perché nei riguardi della Cina è viva ancor oggi una sorta di mitologia del mistero, una mitologia del resto in parte giustificata, poiché nell’inconscio occidentale quel paese conserva un’immagine di estraneità e di difficile accesso, quasi si trattasse di una creazione onirica. Eppure oggi più che mai è necessario compiere uno sforzo per comprendere meglio e più a fondo questo gigante che ha saputo conquistarsi un posto di primo piano sulla scena mondiale, coniugando assenza di libertà e vertiginoso sviluppo economico in un modo che non finisce di stupire l’Occidente, ed esercitando sullo scacchiere geopolitico un sapientissimo soft power che, se oggi lo vede misurarsi quasi alla pari con gli Stati Uniti, partner e rivale a un tempo, configura per il futuro scenari inattesi e sorprendenti. A partire da una conoscenza approfondita del Paese frutto dell’esperienza personale e professionale dell’autore: tra approfondite analisi politiche ed economiche e i ricordi di quanto vissuto in prima persona nelle stanze della diplomazia in tanti anni trascorsi laggiù, Alberto Bradanini ci guida alla scoperta della Cina che non ci aspettiamo in un viaggio che passa dalla sua storia, dall’ideologia e dalla forza del Partito, dai rapporti con gli altri Paesi fino alle sue religioni e alle sue scelte economiche.

 L’autore Alberto Bradanini

Laureato in Scienze Politiche all’Università La Sapienza di Roma, Alberto Bradanini entra in carriera diplomatica nel 1975. Ha ricoperto diversi incarichi alla Farnesina e all’estero, tra cui Belgio, Venezuela, Norvegia e Nazione Unite (Direttore dell’Unicri, istituto di ricerca sul crimine e la droga, dal 2004 al 2007). Si è occupato di Cina per lunghi anni, trascorrendo in quel paese circa dieci anni in diversi momenti: dal 1991 al 1996 quale Consigliere Commerciale presso la nostra Ambasciata a Pechino, quindi Console Generale d’Italia ad Hong Kong dal 1996 al 1998 e infine Ambasciatore d’Italia a Pechino dal 2013 al 2015. Alla Farnesina ha inoltre svolto l’incarico di Coordinatore del Comitato Governativo Italia-Cina dal 2004 al 2007. Alberto Bradanini – che è stato anche Ambasciatore d’Italia in Iran dall’agosto 2008 al dicembre 2012 – è attualmente Presidente del Centro Studi sulla Cina Contemporanea.

Introduce l’Ambasciatore Paolo Sannella

Diplomatico di carriera, oggi in pensione. E’ nato a Napoli dove si é laureato in legge nel 1961. Ha poi studiato presso le Università di Utrecht, Lovanio e Johns Hopkins. E stato professore e preside della Facoltà di Scienze Politiche della Università di Lubumbashi in Congo. Ha tenuto corsi regolari di insegnamento alla Università di Trieste/Gorizia. Ha prestato servizio diplomatico soprattutto in Africa e Medio Oriente. È stato Ambasciatore in Angola e successivamente in Costa d’Avorio con accreditamento anche in Liberia, Sierra Leone, Burkina Faso e Niger. Attualmente è presidente dal 2013 del Centro Relazioni con l’Africa della Società Geografica italiana. È anche presidente dall’istituto per la promozione sull’Arbitrato nei Paesi Mediterranei ISPRAMED con sede a Milano.

Venerdì 22/03/2019
INGRESSO LIBERO
FIDAF Via Livenza, 6 (traversa di Via Po)
dalle ore 17.00 alle 19.00

MAPPIAMO INSIEME LE FATTORIE SOCIALI IN ITALIA

1 giugno 2018

Tra i servizi del nuovo sito della Rete Fattorie Sociali  figura anche la MAPPA delle Fattorie Sociali  operanti in Italia, suddivise per regioni e province.

Gli operatori dell’agricoltura sociale che lo desiderano potranno così registrarsi direttamente alla MAPPA, compilando in ogni sua parte il modulo che appare nel sito e inserendo, oltre ai dati richiesti, anche quattro immagini riguardanti la struttura e le sue attività.

Una volta inviato il modulo e previa convalida da parte della Rete circa la completezza delle informazioni fornite dai compilatori, la Fattoria Sociale apparirà nella MAPPA.

In qualsiasi momento, gli operatori potranno richiedere di modificare i dati che saranno visibili nella MAPPA.

RETE FATTORIE SOCIALI
Via Pasquale II, 75, 00168 Roma
Tel. 392 2147160
Tel. 348 2564595
Email: info@fattoriesociali.it

Informazioni: info@fattoriesociali.it

Governo paritario, una Ministra per le Pari Opportunità e un organismo di partecipazione dell’associazionismo femminile. La risorsa-donna per efficaci politiche economiche. Le proposte delle associazioni.

14 maggio 2018

Comunicato

Governo  paritario, una Ministra per le Pari Opportunità e un organismo di partecipazione dell’associazionismo femminile. La risorsa-donna per efficaci politiche economiche. Le proposte delle associazioni.

 

Economia, Lavoro, Sud i temi all’attenzione del tavolo tecnico M5S – Lega, composto di diciannove uomini e una sola donna. Temi che non possono trovare spunti di valido ed efficace impegno politico continuando a non utilizzare la risorsa-donna, senza una visione di genere che parta dai dati statistici sul lavoro, che accomuna la preoccupante situazione dei giovani a quella delle donne. Sono necessarie misure di welfare e conciliazione inclusive che consentano alle donne di non rinunciare al lavoro ed ai percorsi di carriera per esigenze familiari.

Le trattative che dovrebbero portare al cosiddetto Contratto per un governo Di Maio – Salvini, se davvero, come dichiarato, mirano a individuare le soluzioni ai veri problemi, non possono trascurare le questioni di genere, come già sottolineato anche da Lella Golfo, presidente della Fondazione Marisa Bellisario.

Il primo segnale dovrebbe essere la formazione di un Governo  con donne e uomini in egual numero tra i Ministri e i Sottosegretari. Un obbligo e un’opportunità, non solo per la presenza del 52% di donne nel nostro. Paese, ma anche perché il trend discendente nelle graduatorie europee e mondiali (l’Italia si trova all’82° posto e ha perso ben 32 punti rispetto all’anno scorso  secondo il World Economic Forum) è preoccupante per l’economia,  per l’accentuarsi della denatalità, soprattutto al Sud, e per l’aumento delle diseguaglianze, che vedono trasversalmente sempre rilevante il gap di genere.

Se non ci sarà, come probabile, una donna all’economia, ci deve essere almeno un impegno per una Sottosegretaria con delega al bilancio di genere. Un esame del bilancio che ha visto il primo avvio ufficiale nel corso di quest’anno e permette di valutare l’impatto delle scelte di finanza pubblica sull’equilibrio tra uomini e donne. La visione di genere non può mancare in tutti i ministeri, a partire da quelli dell’istruzione, lavoro e salute, con un ruolo di coordinamento affidato alla Ministra alle Pari Opportunità, per l’impegno ad una azione sinergica dell’intero Governo per il raggiungimento della parità sostanziale tra donne e uomini.

La parità di genere è trasversale a tutti i temi che riguardano le diseguaglianze, esplicitati nei 17 obiettivi e relativi target dell’Agenda Onu 2030 per lo Sviluppo Sostenibile,  sottoscritta dall’Italia.

Un Governo che si fa carico di questi temi dovrebbe avere donne nei Ministeri e nelle funzioni di governo di maggiore impatto sul gender equality e sulla crescita inclusiva e una Ministra per le Pari Opportunità, o Per i diritti delle donne, come preferiremmo si chiamasse, che sia dedicata e abbia gli strumenti idonei per l’incarico, tra i quali:

un Dipartimento per le Pari Opportunità potenziato con la copertura di tutti i ruoli, con l’individuazione di personale qualificato e competente e alleggerito da compiti estranei, come quello delle aree urbane degradate

– la creazione di un organismo di partecipazione dell’associazionismo femminile, al quale affidare compiti e funzioni che vadano oltre a quelli dei tavoli tecnici, che finora hanno dimostrato di non essere in grado di incidere operativamente sulle questioni affrontate.

Il primo impegno per la Ministra alle P.O. è di rendere operativo il Piano anti violenza 2017-2020, nel rispetto della Convenzione di Istanbul. Un Piano che, a secondo anno inoltrato, corre il rischio di andare incontro agli stessi ostacoli del precedente piano ( che fu oggetto anche di una negativa relazione della Corte dei conti) se continuerà ad essere affidato ad un Dipartimento sguarnito e senza la Ministra competente.

 

Italia, 13.05.2018

Rete per la Parità

DonneinQuota

EWMD European Women’s Management Development

FILDIS Federazione Italiana Laureate e Diplomate Istituti Superiori

Vox-diritti

Per informazioni: 3356161043 info@donneinquota.org  segreteria.reteperlaparita@gmail.com

Al Responsabile della IKEA di Corsico (MI) (email: rpit@ikea.com)

29 novembre 2017

Riceviamo e divulgiamo:

Al Responsabile della IKEA di Corsico (MI)  (email: rpit@ikea.com)

 

Ho letto sui giornali – insieme a molti altri cittadini – che nella vostra sede Ikea di Corsico (MI)  è stata licenziata Marica Ricutti,  separata, con due figli minori, di cui uno disabile. La sua  “colpa” sarebbe quella di aver chiesto orari compatibili con la propria complicata situazione familiare, da affrontare da sola.

 

I suoi colleghi si sono mobilitati. Anche molti di noi cittadini siamo pronti a fare lo sciopero degli acquisti natalizi all’Ikea.

 

Questa decisione è opposta all’immagine che in molti avevamo percepito della vostra azienda, attenta alla propria responsabilità sociale. Se non siete più così, non comprerò più i vostri prodotti. E non sarò il solo. Se invece questo è un “incidente di gestione”, vi chiedo di revocare il licenziamento della lavoratrice Marica Ricutti e di concordare un orario che le consenta di gestire la sua faticosa giornata.

Con vigilanza democratica,

Massimo Marnetto – Roma

GLI INGANNI DELLA FINANZA come svelarli, come difendersene di Paolo Maddalena

22 ottobre 2016

IL FORUM SALVIAMO IL PAESAGGIO ROMA E LAZIO

GIOVEDI’ 27 OTTOBRE 2016 ALLE ORE 17.00

SALA DELLA PROTOMOTECA

PIAZZA DEL CAMPIDOGLIO 1, ROMA

locandina-inganni-della-finanza-protomoteca-27-ottobre-16-leggeraINVITA ALLA PRESENTAZIONE DEL VOLUME

GLI INGANNI DELLA FINANZA

come svelarli, come difendersene

di Paolo Maddalena

Sarà presente l’autore.

Intervengono

Paolo Berdini, Luciano Barra Caracciolo, Giuseppe Severini

Modera Gerardo Bianco

Rimpasto di Governo da completare: per ora le donne diminuiscono e niente delega per le P. O.

4 febbraio 2016

Lettera aperta
Al Presidente del Consiglio Matteo Renzi,
e p.c.
alle Ministre,
alle Parlamentari e ai Parlamentari
Rimpasto di Governo da completare: per ora le donne diminuiscono e niente delega per le P. O.

L’attenzione dedicata, nel discorso di Capodanno, dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, alla situazione delle donne in Italia e alla stretta connessione tra le problematiche che a oggi investono la realtà femminile e i ben noti problemi sociali ed economici del Paese, induceva a non perdere ogni speranza di avere una Ministra per le Pari Opportunità.
Invece, anche dopo il recente rimpasto, non solo manca la Ministra alle Pari Opportunità, ma neppure è stata conferita a una delle Ministre la delega anche alle P.O
L’intervento risulta doveroso anche per la mancata sostituzione della Consigliera alle P.O. del Presidente del Consiglio, dimessasi, e per la mancata sostituzione del Capo Dipartimento alle P.O..
Non sono più tollerabili ritardi, dopo che, come annunciato dal NCD, sarà conferita al neo Ministro agli Affari Regionali la delega alla Famiglia.
Inoltre, se guardiamo ai numeri, è ormai definitivo l’addio al Governo 50&50, avviato con le dimissioni un anno fa della Ministra agli Affari regionali e, successivamente l’importante Dicastero degli Affari Esteri assegnato ad un uomo.
Ora i ministri sono di nuovo 16, ma solo 6 le donne.
Per non parlare delle viceministre e delle sottosegretarie, alle quali già nella prima composizione non era stato riconosciuto il 50&50,
Chiediamo che la delega alle P.O. sia assegnata a una delle Ministre.
In caso contrario si dovrà prendere atto di uno spostamento dell’attenzione, in via pressoché esclusiva, sul tema della famiglia, il quale storicamente travalica e oscura la questione della parità di genere. Anni fa fu avviata un’indagine sull’assetto governativo e il lessico dei politici in vari Stati e ne emergeva con grande evidenza che nei Paesi dove l’interesse si rivolge essenzialmente alla difesa del nucleo familiare, i diritti delle donne sono trascurati e le donne sono oppresse.
La sottorappresentanza e il “silenzio-assenza” – non penalizzano soltanto le donne, perché il conseguimento della parità effettiva, dell’uguaglianza nei blocchi di partenza e la messa a frutto delle potenzialità delle donne è a vantaggio del Paese.
Non considerare nei fatti i diritti di alcune/i non significa soltanto negare un’istanza di giustizia che trova riscontro sul fronte legislativo e esterno già a partire dai principi fissati dal legislatore costituente, fino ad arrivare agli obbiettivi di quello europeo, ma ricusa un’opportunità di miglioramento economico e un’esperienza di crescita professionale, collettiva e personale, che investe gli interessi di tutti. Di donne e uomini, di cittadine e cittadini: in sostanza del Paese.
Il Presidente del Consiglio tenga anche a mente gli obiettivi di crescita che ci sono imposti dall’Agenda della Commissione europea per il 2020 e che considerano la parità un traino per l’incremento dell’occupazione fino a una soglia minima del 75% e per la ripartenza economica entro il perimetro europeo.
Roma, 3 febbraio 2016

Aspettare stanca
Donne in Quota
InGenere
Noi Rete Donne
Pari o Dispare

NB Le altre firme saranno inserite in ordine alfabetico

Riferimenti:
info@aspettarestanca.it
d.martini@donneinquota.org

Auguri del Presidente Sergio Mattarella: una lettura di genere del discorso.

1 gennaio 2016

 

Un discorso breve ma ricco di contenuti, Discorso di Sergio Mattarella, all’interno del quale le donne sono ricordate per la sottooccupazione e le sole persone citate, oltre al Papa, sono quattro donne, oltre a Valeria SoresinFabiola Gianotti, in procinto di assumere la direzione del Cern di Ginevra, l’astronauta Samantha Cristoforetti e Nicole Orlando, l’atleta paralimpica che ha vinto quattro medaglie d’oro.

Soprattutto, il Presidente, oltre ad inviare un pensiero di riconoscenza a tutte le donne italiane, ha denunciato in maniera chiara che le donne “Fanno fronte a impegni molteplici e tanti compiti, e devono fare ancora i conti con pregiudizi e arretratezze. Con una parità di diritti enunciata ma non sempre assicurata; a volte persino con soprusi o con violenze.”

L’Ufficio stampa ha diramato puntuali TWEET in tempo reale, sul sito istituzionale compaiono il video integrale e il testo in vari formati.

Eppure…

Il Burka mediatico, la disinformazione sistematica sulle donne, ha caratterizzato ancora una volta le notizie diramate dai mass media tutti, TV, stampa e online.

Non stupisce che, a fronte del risalto che il Presidente ha dato ai temi “di genere”, Il Giornale, presti attenzione solo a “Lavoro, evasione, immigrati”.

Non è invece accettabile che facciano altrettanto il TG1 e gli altri telegiornali della TV pubblica, e che nei commenti istituzionali il premier Renzi e la ministra Boschi omettano ogni accenno al riguardo.

Una piccola prova che in Italia la disinformazione di regime colpisce a suo piacimento quando si tratta di temi che riguardano la condizione delle italiane.

Un suggerimento alle persone che, come il Presidente, sono convinte che una visione di genere della realtà politica, economica e sociale sia necessaria per il bene del Paese: inviate ringraziamenti al Presidente e critiche a chi lo censura.

Legge di stabilita: imminente l’approvazione del Senato

19 novembre 2015

Legge di stabilita: imminente l’approvazione del Senato, il Governo porrà la fiducia sul testo proposto dalla Commissione Bilancio:

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2015-11-19/legge-stabilita-oggi-aula-senato-governo-si-prepara-fiducia-091337.shtml?uuid=ACtxpEdB

http://www.unita.tv/focus/legge-di-stabilita-approda-in-senato-ecco-le-novita/

Conciliazione e condivisione nella Legge di Stabilità: c’è solo da sperare nelle modifiche alla Camera

Assolutamente insoddisfacente, l’aumento a due giorni del congedo obbligatorio dei padri, come abbiamo detto nel precedente post.

Per un vero Congedo di paternità obbligatorio leggi su InGenere:

http://www.ingenere.it/articoli/perche-servono-i-congedi-di-paternita

http://www.ingenere.it/articoli/genitorialita-una-scelta-condivisa