Archive for the ‘Costituzione italiana’ Category

La notizia è clamorosa: l’italiano medio ha sempre meno paura di esporsi.

18 maggio 2019

Parla, manifesta, scrive, mette persino lenzuola appese ai balconi. Insomma, sta lentamente guarendo dallo “zittismo”. Anzi, sempre più persone capiscono che usare la parola pubblica è il modo più efficace per fare buona politica. Allora si può parlare di un’opinione pubblica finalmente attiva anche in Italia? Sì, qualcosa di importante inizia a muoversi nelle coscienze, perché qualcosa di importante inizia a rompersi nella democrazia: la libertà di pensiero e il principio di uguaglianza.

 

Queste lesioni hanno rinforzato non solo gli attivisti, ma stanato gli appartati, mosso i neutrali, riacceso i rassegnati. Ricordando a tutti il dovere di difendere i tre pilatri che gli ateniesi consideravano costitutivi della democrazia: l’isegoria, ovvero il pari diritto di prendere la parola in pubblico; l’isonomia, uguaglianza di fronte alla legge; la parresia, il diritto-dovere di dire il vero, senza essere censurati, né puniti. Il riferimento al sequestro di cartelli, di lenzuola e la repressione di un’insegnante è puramente voluto.

 

Massimo Marnetto

Annunci

Finalmente sul sito del ministero dell’interno le liste delle candidate e dei candidati alle europee, e sappiamo come è composto il corpo elettorale

12 maggio 2019

Ecco le liste   https://dait.interno.gov.it/elezioni/trasparenza/europee2019

Il 26 maggio le donne che potranno esercitare il loro diritto di voto sono più della metà  per le europee e anche per l’elezione regionale in Piemnte e per quelle comunali.

elezioni_26-05-2019_corpo-elettorale_0

Se le donne accogliessere in percentuale maggiore degli uomin l’appello rivolto dai capi di stato europei a recarsi alle urne, determinerebbero il risultato.

E se le donne esprimessero almeno una, o meglio,  due preferenze per le donna (in questo caso bisognerà aggiungere una prefernza per un uomo, pena la cancellazione della seconda preferenza) il risultato potrebbe portare a un’ulteriore crescita delle parlamentari europee italiane, già notevolmente aumentate la volta scorsa.

Il video el Corriere della sera sul come si vota , che utilizza il nostro disegno pubblicato su FACEBOOK

https://video.corriere.it/…/f99718cc-6bf6-11e9-b9a1-817a86a…

 

 

 

Europee 26 maggio 2019. Elezioni trasparenti perché invisibili?

8 maggio 2019

 

 Perché ancora non sono state pubblicate sul sito del Ministero dell’interno le liste delle candidate e dei candidati?

Una evidente e inaccettabile  violazione dei diritti delle elettrici e degli elettori. per i quali Aspettare stanca si è battuta sin dall 2006, anno della sua fondazione, quando chiese e ottenne, pur in assenza ancora di una legge,  la pubblicazione delle liste in occasione della prima applicazione del porecllum.

Ancora oggi, 7 maggio 2019, a 20 giorni dalla chiamata alle urne, non risultano  pubblicate le liste per le europee e neanche i facsimili delle schede.

https://dait.interno.gov.it/elezioni/speciale-europee

https://dait.interno.gov.it/elezioni/trasparenza/europee2019

Eppure ora esistono vari e chiari obblighi di legge, disattesi in maniera inaccettabile dall’amministrazione competente (ministero dell’interno), grazie alla compiacente e corresponsabile inerzia dell’intero Governo e dello stesso  Parlamento.

Le conseguenze sono gravi: ci si chiede anche come le emittenti, la stessa AGCOM, il CNU e i CORECOM possano rispettare  e far rispettare quanto previsto nella Delibera n. 94/19 dell’ AGCOM sulla  disciplina in materia di comunicazione politica e di parità di accesso ai mezzi di informazione.

Per la RAI il problema si pone anche rispetto all’osservanza della delibera approvata dalla Commissione parlamentare di vigilanza nella seduta del 2 aprile scorso.

Forse la Direzione Centrale dei Servizi Elettorali, oltre a rispondere  alla domanda n. 23 (vedi sotto) avrebbe dovuto attivarsi per rispettare l’obbligo che compete per legge al Ministero dell’interno.

23. Quali disposizioni sono state introdotte dalla legge 3 novembre 2017, n.165 in materia di trasparenza?

Ai sensi dell’art.4 della legge 3 novembre 2017, n.165 e dell’art.11 della legge 24 gennaio 1979, n.18, in un’apposita sezione del sito internet del Ministero dell’interno (denominata “Elezioni trasparenti”) sono pubblicati – in maniera facilmente accessibile – per ciascun partito, movimento e gruppo politico organizzato che abbia presentato liste:

  • a) il contrassegno depositato, con l’indicazione del soggetto che ha conferito il mandato per il deposito;
  • b) lo statuto ovvero la dichiarazione di trasparenza.

Nella medesima sezione del sito sono pubblicate, per ciascun partito, movimento o gruppo politico organizzato, le liste di candidati presentate per ciascuna circoscrizione.

Eppure, con decreto del 20 marzo scorso, il ministro dell’interno, in adempimento delle relative norme di legge, ha disposto quanto segue:

Articolo 1

(Destinatari e procedimento di pubblicazione)

  1. In occasione delle elezioni del Parlamento nazionale e delle elezioni dei membri del Parlamento europeo spettanti all’Italia sono pubblicati, per ciascun candidato ammesso, all’interno della sezione denominata «Elezioni trasparenti» del sito internet del Ministero dell’interno istituita dall’articolo 4 della legge 3 novembre 2017, n. 165, il curriculum vitae ed il certificato penale rilasciato dal casellario giudiziale, già pubblicati sul sito internet del partito, movimento politico o lista, ai sensi dell’articolo 1, comma 14, della legge 9 gennaio 2019, n. 3.

https://dait.interno.gov.it/elezioni/documentazione/acquisizione-curriculum-vitae-certificato-penale-candidati-europee-politiche

 

Per il Parlamento europeo si possono ancora votare  due donne, ma  solo se accompagnate

3 maggio 2019

Per il Parlamento europeo si possono ancora votare  due donne, ma  solo se accompagnate

Sulle preferenze per le europee c’è chi diffonde istruzioni ancora più complicate di quanto necessario per esprimere la preferenza a una o a  due donne. (vale anche per chi volesse votare uno o due uomini, ma stranamente non abbiamo trovato notizie false al riguardo).

Confermiamo, dopo aver  letto e riletto la legge del 2014  e le istruzioni del Ministero, (vedi in calce) che niente vieta di esprimere una sola preferenza per una donna (o per un uomo), o due preferenze di seguito per candidati dello stesso sesso, purché in questo caso siano seguite (o precedute ) da una terza preferenza per un candidato di sesso diverso.

Si può quindi dare una sola preferenza a una donna, meglio darne due, ma in questo caso è necessario ci sia anche un’altra per un uomo, altrimenti la seconda è annullata.

Detto in altro modo, se si vuole dare la preferenza a due donne è necessario ci sia una terza preferenza per un uomo, puoi invece anche votare solo una donna.

Ecco quanto scritto  sulle preferenze nel doc istruzioni del Ministero dell’interno:

“Ogni elettore ha diritto di manifestare il voto di lista tracciando un segno sul contrassegno della lista prescelta o nel rettangolo che lo contiene. L’elet­tore può anche esprimere fino a un massimo di tre preferenze per candidati della stessa lista. Se l’elettore esprime due o tre preferenze, queste devono riguardare candidati di sesso diverso, pena l’annullamento della seconda e della terza preferenza. “

Legge del 2014https://www.money.it/elezioni-europee-2019-legge-elettorale-Italia-Europa

 

 

Il rumore di spade si placa nell’accordo sul Def, L’editoriale di ieri sul Manifesto

21 aprile 2019

Alfonso Gianni (il manifesto del 20 aprile 2019)

 

La logorroica risoluzione con cui la maggioranza ha dato il via libera al Def faticosamente confezionato dal Ministro Tria, sembra rispondere in primo luogo all’esigenza di stemperare in un riassunto del contratto  di governo, le tensioni che si accumulano nella maggioranza. Il grande clangore di spade sulle richieste incrociate di dimissioni per la Raggi e per Siri si attutisce nel mare di parole che cercano di nascondere l’impietoso quadro dell’economia italiana fatto da Tria. Il ministro, contestatissimo da entrambi i dioscuri governativi, ne esce per il momento vincitore. Ha alle spalle il sostegno dell’arcigna Ue e sa che non può andare allo scontro con essa partendo da cifre taroccate. Ha ragione quindi Landini nel dire che Tria “ha detto quello che gli altri nascondono”. In effetti prudenza pare la parola chiave di questo Def. Solo nel gennaio di quest’anno i documenti ufficiali prevedevano una crescita nel 2019 dell’1% del Pil. Ora il Def dice che quel livello non verrà raggiunto neppure nel 2020, quando si prevede un modesto +0,8%, che resterà tale fino al 2022. Mentre per l’anno in corso ci si dovrà accontentare dello 0,2%. La differenza tra quadro tendenziale e programmatico diventa un misero 0,1%. Tale è il valore, quindi, che il Def attribuisce alle misure introdotte dal governo, dal decreto “crescita” dai contorni ancora imprecisi, a quello “sblocca cantieri”, o “porcate” come lo ha ridefinito la Cgil, che provocherà un ulteriore aumento di incidenti e morti sul lavoro, passando per il decreto sul reddito di “sudditanza” a quello di “quota cento”. Altro che politica espansiva e anticiclica, come insiste la risoluzione votata giovedì. Tanto è vero che si prevede un aumento del tasso di disoccupazione dal 10,6% all’11% del 2019. Nello stesso anno il deficit nominale ritorna quindi al famoso – 2,4%, mentre quello strutturale oscilla tra un -1,4 e un -1,5%. Una variazione minimale, quest’ultima, ma indicativa della scarsa fiducia sull’incremento del Pil potenziale da cui dipende, e conseguentemente sulla possibilità di poterla usare per ammorbidire i giudizi della Commissione europea. Il punto chiave per i pentaleghisti resta evitare l’incremento dell’Iva e contemporaneamente introdurre la Flat tax. La risoluzione di maggioranza reclama l’attuazione di entrambe le cose. Ma come? Visto che una patrimoniale è esplicitamente esclusa nella risoluzione, come nelle dichiarazioni di Tria e dello stesso Zingaretti. Tutti uniti per rassicurare i pochi ma potenti possessori di quella ricchezza che vanta in Europa il più alto tasso di patrimonializzazione. Per questo la misura sta nel programma della lista “la Sinistra” per il 26 maggio. Qui tutto diventa incerto e oscuro. Sul versante dell’Iva viene avanti l’ipotesi, nella difficoltà di reperire i 23 e rotti miliardi necessari per la sua sterilizzazione,  di un incremento selettivo. In fondo Tria aveva già detto di non essere contrario ad un aumento dell’Iva. In questo modo gli sherpa governativi, giocando sulla distribuzione delle aliquote, tentano di limitare i danni per l’elettorato di riferimento. Ma il sentiero è davvero stretto. Da un lato ci sono dei rigidi e vincolanti paletti europei, dall’altro la scarsità dei tempi per adottare le singole e mirate misure. Pensare di recuperare risorse da una lotta senza quartiere alla endemica evasione fiscale è pretesa risibile da un governo che in un anno di vita ha già fatto 12 condoni. D’altro canto la flat tax già introdotta nell’ultima manovra (al 15% per chi ha ricavi fino a 65mila euro nel 2019 e fino a 100mila nel 2020) esonera dal pagamento dell’imposta – pur essendo l’Iva quella più evasa – oltre due milioni di partite Iva, discriminando tra dipendenti e autonomi. Non c’è da stupirsi se il tentativo di bloccare l’aumento dell’Iva va a sbattere con il disegno di introdurre la Flat tax.  Ma il disegno del governo è  ancora peggiore. Non potendo introdurre una tassa piatta universale che costerebbe non meno di 60 miliardi, ha deciso di dare vita a tante piccole “flat tax”, scegliendo di premiare alcune categorie di contribuenti. Non è una novità dell’ultima ora. Già da diversi anni e governi la progressività del sistema fiscale viene erosa con l’introduzione di imposte sostitutive. Per esempio la cedolare secca sulle case in affitto o il primo assaggio di flat tax sopra ricordata sono alcuni esempi.  Tassare gli affitti, i redditi finanziari, quelli degli autonomi con aliquote fisse e di comodo invece che con l’Irpef porta alla liquidazione di quest’ultima e a un danno per l’erario che si aggira, secondo alcuni studi, attorno ai 14 miliardi. Ma con un risparmio fiscale spalmato in modo regressivo. Ovvero al 20% più povero non andrebbe nulla; il 60% con redditi medi ne godrebbe per il 30%, mentre il 20% più ricco infilerebbe nel portafoglio il restante 70%. Una vera e propria controriforma fiscale, fatta per creare un blocco sociale conservatore, tramite quello che era lo strumento principe per riequilibrare le ingiustizie nella distribuzione del reddito generate dai rapporti di produzione.

Erariofobia

4 aprile 2019

E’ tutto uno stracciarsi di vesti – anche a sinistra – solo perché si è evocata una tassa sui grandi patrimoni.

Proprio quando l’Italia sta morendo di evasione fiscale e debito pubblico, strettamente correlati. L’unica via per uscire da questo mulinello che ci risucchia in basso e far pagare tasse eque a tutti. Me la medicina è impopolare. E nessuno vuole bruciarsi il consenso.

 

Per superare l’ “erariofobia”, occorrerebbe lanciare una vasta azione culturale, per mettere in relazione la scorrettezza fiscale con i problemi dei cittadini. Per esempio, una campagna “Pubblicità Progresso” con frasi tipo: “La tua evasione è la mia disoccupazione (mancano soldi per investimenti pubblici)” – La tua evasione è la mia lista d’attesa (mancano soldi per la sanità)” – E’ la mia insicurezza (mancano i soldi per le forze dell’ordine) – Ci fa cadere i soffitti in testa (mancano soldi per le scuole)“”.

E via di seguito, fino a far capire al cittadino un concetto essenziale: senza tasse vivono bene solo i ricchi, con le giuste tasse viviamo meglio tutti.

 

Massimo Marnetto

La legittima difesa che verrà

28 febbraio 2019

“Pronto Polizia?.. Ho ammazzato una persona, venite”

Ma era dentro casa sua?

“Sì”

Si calmi, perché con la nuova legge Salvini non serve che veniamo. Si preoccupi invece di buttare la salma nell’apposito cassonetto differenziato “intrusi-organico” color viola, dopo averla ben chiusa in un sacco biodegradabile, per evitare il reato di odori molesti ai sensi dell’art. 674 c.p.. E non dimentichi di fare prima una foto per il riconoscimento.

“Per quello non c’è problema, perché era mia moglie e di foto ne ho tante”.

Ma se era sua moglie, non era una ladra. Perché l’ha ammazzata?

“Perché mi ha detto che andava a stare la notte dalla madre e invece è tornata a casa mentre dormivo. Ho sentito rumori e ho sparato. Non è che vado in galera, vero?”

No, non si agiti. Con la nuova legge, sta succedendo spesso che i mariti ammazzino le mogli per sbaglio. Ma mi raccomando, getti il corpo nel cassonetto viola, altrimenti rischia una multa salata per conferimento improprio di rifiuti.

“Certo, chi fa disordine dovrebbe andare in galera!  Grazie. Salvini è un grande politico. Ci ha semplificato la vita.”

Pure a noi. Ora la devo lasciare perché sull’altra linea ho una segnalazione per l’uccisione accidentale di una suocera.

Massimo Marnetto

Accordo fra il Governo e le 3 Regioni che chiedono il regionalismo differenziato

9 febbraio 2019

 

Tra  pochissimi giorni, il 15 febbraio 2019 è previsto un accordo fra il Governo e le regioni che chiedono il regionalismo differenziato: il Veneto, la Lombardia e l’Emilia Romagna.

 

Se ciò avverrà non riguarderà solo i cittadini delle tre regioni, bensì tutto il Paese. Infatti si avvierà un processo poitico decisivo per il suo futuro, che rischia di trasformarlo profondamente, prima di tutto nella sua Costituzione  materiale, inarrestabile nella direzione della sua  definitiva disgregazione economico, sociale, culturale e politica.

 

I Tg e le trasmissioni di approfondimento televisivo e radiofonico tacciono. I  quotidiani solo negli ultimi giorni hanno iniziato timidamente a parlarne, sui social non è certo al centro del dibattito.

La stragrande maggioranza dei cittadini sembra esserne completamente all’oscuro.

 

L’argomento resta tabù e la Lega sta per ottenere la sua vittoria più importante, nel disinteresse generale.

 

Giovedì pomeriggio ho avuto la fortuna di poter assistere al I dibattito del nuovo ciclo di “Conversazioni su Roma” (iniziativa promossa da alcuni anni dal prof. Giovanni Caudo) nel corso della quale il  prof.

Gianfranco Viesti, professore ordinario di economia all’Università di Bari, ha presentato il suo saggio “Verso la secessione dei ricchi?”

(scaricabile gratuitamente sul sito Editori Laterza). Vi consiglio di leggerlo, è prezioso, e fatelo conoscere.

 

Con voi, pensando di fare cosa a voi gradita,  voglio condividere il link dove protete anche rivedere la registrazione del dibattito:

https://www.facebook.com/conversazionisuroma/videos/977303189127474/ .

 

Un cordiale saluto.

 

Marcello Paolozza

Mareggiate, bombe d’acqua, alluvioni e anche il vento che tira giù alberi, siamo in pericolo.

30 ottobre 2018

Penso che l’affermazione dei Verdi in Germania – più che da cambiamenti politici – sia dovuta ai cambiamenti climatici finalmente “percepiti” da tutti. Cioè caldo anomalo, piogge torrenziali e concentrate, paura di contaminazione progressiva di terra, acqua e quindi del cibo. Parlare infatti di deterioramento del clima del globo nei convegni è importante, ma per l’uomo qualunque è brusio ambientalistico, perché per lui tutto va comunque come sempre e dei ghiacciai che si sciolgono gliene frega molto meno della Juve.

Poi arrivano mareggiate, bombe d’acqua, alluvioni e anche il vento che tira giù alberi e ammazza le persone. Solo di fronte a questi eventi estremi l’uomo qualunque esce dal suo bozzolo d’individualismo. E scopre all’improvviso che qualcosa di enorme sta succedendo davvero. E che anche lui deve iniziare a consumare meno energia, differenziare meglio i rifiuti, insomma accollarsi tutte le piccole scocciature che fanno bene al clima. Ecco, non credo che i Verdi nazionali faranno lo stesso salto di consenso di quelli tedeschi. Ma penso che almeno il plotone degli eco-negazionisti – dopo allerte meteo sempre più frequenti – possa finalmente capire che la terra è in pericolo reale. E che la sua minaccia maggiore sia l’indifferenza.

Massimo Marnetto

1938-2018 Anniversario delle leggi razziste e contro le donne

2 agosto 2018

DQ e RxP – comunicato stampa 2 ag 2018

1938-2018 Anniversario delle leggi razziste e contro le donne – elezioni

e nomine di soli uomini da parte del Parlamento e del Governo.

Soltanto una coincidenza?

Nell’anno del Manifesto della razza e delle leggi contro gli ebrei, il fascismo ridusse la presenza delle donne nella Pubblica Amministrazione  per relegarle sempre più nel ruolo di fattrici.

Ottanta anni dopo in Italia le coincidenze si ripetono. L’ondata di razzismo, criticata da molte persone ma anche negata da molti, coincide con rigurgiti di sessismo, ignorati dai più.

Recentemente la Camera e il Senato hanno eletto i componenti dei Consigli di Presidenza della Giustizia amministrativa, della Corte dei conti e della Giustizia tributaria, nonché, in seduta comune, gli 8 componenti laici del Consiglio Superiore della Magistratura.

Diversamente dalle passata legislatura, in cui  il Parlamento aveva eletto donne in tutti e quattro gli organi di autogoverno della Magistratura, stavolta non è stata eletta nessuna donna e, a quanto ci risulta, le candidature erano tutte maschili.

Per il CSM  questa elezione è frutto di un accordo maggioranza/opposizione, che ha permesso di procedere al primo scrutinio con la maggioranza richiesta dei due terzi dei componenti dell’assemblea.

Ciò è ulteriore prova anche della involuzione del PD, fondato come partito paritario, che invece disattende ancora una volta il proprio statuto. Un Pd che affida la difesa dei diritti civili a un uomo, proprio mentre i diritti delle donne sono sotto attacco dal governo, che per la prima volta ha delegato un uomo alle Pari Opportunità.

Contro le nomine di soli uomini ci sono state numerose e forti reazioni da parte delle donne: le lettere di Lella Golfo – Fondazione Bellisario, dell’ADMI- Associazione Donne Magistrato Italiane, delle Costituzionaliste, e gli articoli di Linda Laura Sabbadini su La Stampa e di Marilisa D’Amico/ Giovanna Fantini su La 27esima Ora.  Infine,  dalla politica la mozione della Senatrice Valeria Fedeli del Pd, sottoscritta anche da appartenenti ad altri gruppi.

Siamo seriamente preoccupate – dichiarano Rosanna Oliva de Conciliis, presidente della Rete per la Parità e Donatella Martini, presidente di DonneinQuota – anche per le altre nomine, di competenza del Governo (costituito a suo tempo con solo 11 donne su 64), di soli uomini nel CdA Rai in cui la quota obbligatoria prevista dalla legge Golfo/Mosca è assicurata con le due consigliere indicate dal Parlamento, ma presidente e Direttore Generale  saranno uomini.

Dal nostro osservatorio di attiviste per i diritti delle donne, vediamo episodi preoccupanti che configurano uno scenario drammatico: gli attacchi alla legge Merlin già in campagna elettorale, accompagnati dalla richiesta dei difensori di Tarantini di dichiarare illegittima una parte della stessa legge; la legge 194 messa a rischio dal dilagare dell’obiezione di coscienza, senza dimenticare i cartelloni pro-life e il tentativo di far approvare a Verona due mozioni della Lega per finanziare e favorire le associazioni cattoliche contro la 194 e istituire luoghi dedicati alla sepoltura dei bambini mai nati anche senza il consenso della donna; la pretesa esistenza della Sindrome di Alienazione Parentale ( PAS); la soppressione delle Commissioni delle Elette a Roma e in molte altre città, la nomina per la prima volta di un uomo alle Pari Opportunità (e per di più un sottosegretario e non un ministro), un Dipartimento Pari Opportunità sempre più depotenziato; i luoghi delle donne sotto sfratto (Casa Internazionale delle Donne di Roma e numerosi Centri anti-violenza in tutta Italia).

A questo si aggiunge la mancata presa in carico da parte del Governo della piaga della violenza maschile contro le donne: il Piano strategico nazionale, emanato dal passato governo lo scorso novembre, non è ancora partito e intanto le donne continuano ad essere  uccise.

Alle pressioni per sollecitare nuove leggi o regolamenti vogliamo aggiungere alcune nostre domande:

  • E’ legittimo che il Parlamento proceda senza nessuna candidatura femminile, applicando una legge del 1958 che non impedisce un CSM con poche donne o addirittura nessuna, nell’organo di autogoverno della magistratura dove ora le  donne sono  il 53%)?

 

  • Può il Parlamento disattendere il principio costituzionale dell’uguaglianza tra i sessi per l’accesso delle donne alle carriere pubbliche ed elettive, e può dimenticare l’obbligo della Repubblica (in questo caso proprio dello stesso Parlamento) di provvedere con appositi provvedimenti a garantire tale uguaglianza, sancito dal secondo comma dell’articolo 3 e dal comma aggiunto nel 2003 all’articolo 51?

 

  • A chi compete il compito di impedire questi gravi comportamenti omissivi  e di evitare che l’Italia continui a scendere nelle graduatorie europee e mondiali che monitorano la condizione delle donne?”

 

 

 Contatti: info@donneinquota.org, segreteria.reteperlaparita@gmail.com             

                                                          Cell.3356161043                          3386705939