Archive for the ‘Contro la violenza’ Category

La legittima difesa che verrà

28 febbraio 2019

“Pronto Polizia?.. Ho ammazzato una persona, venite”

Ma era dentro casa sua?

“Sì”

Si calmi, perché con la nuova legge Salvini non serve che veniamo. Si preoccupi invece di buttare la salma nell’apposito cassonetto differenziato “intrusi-organico” color viola, dopo averla ben chiusa in un sacco biodegradabile, per evitare il reato di odori molesti ai sensi dell’art. 674 c.p.. E non dimentichi di fare prima una foto per il riconoscimento.

“Per quello non c’è problema, perché era mia moglie e di foto ne ho tante”.

Ma se era sua moglie, non era una ladra. Perché l’ha ammazzata?

“Perché mi ha detto che andava a stare la notte dalla madre e invece è tornata a casa mentre dormivo. Ho sentito rumori e ho sparato. Non è che vado in galera, vero?”

No, non si agiti. Con la nuova legge, sta succedendo spesso che i mariti ammazzino le mogli per sbaglio. Ma mi raccomando, getti il corpo nel cassonetto viola, altrimenti rischia una multa salata per conferimento improprio di rifiuti.

“Certo, chi fa disordine dovrebbe andare in galera!  Grazie. Salvini è un grande politico. Ci ha semplificato la vita.”

Pure a noi. Ora la devo lasciare perché sull’altra linea ho una segnalazione per l’uccisione accidentale di una suocera.

Massimo Marnetto

Il 27 gennaio è il giorno della Memoria

27 gennaio 2019
Da Carteinregola

Si è stabilito di celebrare il Giorno della Memoria ogni 27 gennaio perché in quel giorno del 1945 le truppe dell’Armata Rossa, liberarono il campo di concentramento di Auschwitz, mostrando  al mondo intero la tragedia della Shoah, la persecuzione ed il genocidio degli ebrei durante la Seconda guerra mondiale ad opera dei nazisti. Ma il ricordo riguarda anche le altre vittime: disabili, rom e omosessuali, oltre ai dissidenti politici.

Vogliamo inviare un pensiero alle  famiglie Di Consiglio e  Di Castro: le pietre d’inciampo in via Madonna dei Monti che erano state strappate dal marciapiede  da sconosciuti lo scorso 10 dicembre,  sono state messe di nuovo al loro posto,  per ricordare la loro deportazione e  morte nei campi di sterminio ad opera dei nazifascisti. (> vai alla loro storia, raccontata da Roma2pass)

 

ComunitAppia, Progetto Celio, Arca di Noesis, Celio Aperto e ANPI Provinciale, celebreranno il Giorno della Memoria di quest’anno con letture, canti e un breve docufilm in ricordo delle vittime dell’ Olocausto e di tutti coloro, uomini, donne, bambini e bambine di ieri e di oggi che hanno subito e continuano a subire violenze e sopraffazioni.

RICORDARE PERCHE’

Domenica 27 gennaio dalle ore 17 alle 20 nei locali della Galleria d’Arte “Arca di Noesis”, sita in Via Ostilia 3/B nel Rione Celio,

> da Mente Locale: Giorno della Memoria Roma 2019: oltre 170 eventi tra spettacoli, mostre e incontri

Granai vecchi e nuovi- di Massimo Marnetto

9 gennaio 2019

“Non sbarca nessuno. Altrimenti…” La minaccia di Salvini – diretta al premier Conte – è velata quanto netta. E tutti sentono aria di frattura elettorale per le europee. Ma la vera crepa che si sta allargando senza che nessuno la noti è nell’elettorato cattolico.

Una volta granaio della DC, da sempre accreditato come “moderato”, è oggi spinto da Francesco a prendere posizioni nette di solidarietà con gli ultimi, uscendo dalla prudenza dorotea. Questa operosa componente della chiesa di base non ha una casa, né la vuole. E rivendica la libertà di votare chi – con scelte concrete – opterà per dare sostegno alle fasce di emarginati, senza distinzione del colore della pelle o nazionalità. Questa quota di elettorato non si convince con un vangelo brandito in comizio o un rosario alzato in piazza. E’ informata, non ha tempo da perdere perché impegnata nel volontariato, ma vuole coerenza. E non la prendi con un tweet.

Poi c’è invece la parte cattolica identitaria, che adora riti e orazioni, ma odia i feriti di altre nazioni. Quella che ci tiene alle radici cristiane, ma non ai rami dell’accoglienza; quella dei crocefissi “culturali” appesi dove non c’è culto, ma solo per marcare il territorio. Così, l’ipocrisia del sovranismo pseudo-devoto sta creando un cripto-scisma nell’elettorato cattolico. Una divisione, certo. Ma che almeno ha il merito di rendere esplicita l’incompatibilità tra essere chiusi ed essere cristiani.

 

Massimo Marnetto

Fiaccolata in più di 80 città italiane per celebrare il 70° anniversario della Dichiarazione universale dei diritti umani

10 dicembre 2018

Oggi  10 dicembre c’è la fiaccolata promossa da ActionAid, Amnesty International Italia, Caritas, EMERGENCY e Oxfam in più di 80 città italiane per celebrare il 70° anniversario della Dichiarazione universale dei diritti umani,  alle 18.30  al Colosseo (lato via dei Fori Imperiali)  

Io vado perché per restare umani occorre uscire di casa, tenersi allenati all’incontro, ripetere gli sguardi verso gli altri, strappare il mastice della pigrizia: insomma, serve stare in movimento per vincere la stitichezza del cuore. Ci vediamo là,

Massimo Marnetto

Organizzazioni e associazioni che volessero aderire alla mobilitazione, possono farlo scrivendo sulla bacheca dell’evento Facebook: https://www.facebook.com/events/216438749253515/

Martina Alessia Antonia

2 marzo 2018

L’uccisione di due bambine e il ferimento gravissimo, e dall’esito incerto, di Antonia Gargiulo da parte del marito e padre Luigi Capasso, appuntato dei Carabinieri, è Il risultato di una serie di omissioni e cattive interpretazioni dello stare, come si proclama, dalla parte delle donne.

Donne e uomini in Italia non sono uguali di fronte alla legge, non lo sono di fatto e non lo sono in quanto alle regole che disciplinano i diritti familiari, eppure con ogni forma di forzatura ideologica, assistiamo alla cieca applicazione di “norme sulla bigenitorialità” di fronte a madri maltrattate, violentate e figli terrorizzati. E’ successo questo, anche, alle due bambine, Martina e Alessia, prima di essere uccise da un padre violento: sono state messe sotto pressione e magari colpevolizzate, per non riuscire ad incontrarlo.

Sappiamo anche che le donne perdono la libertà proprio a causa della violenza di un uomo, e non solo per paura, e che parole come “autodeterminazione” e “autostima” devono essere rappresentative di un percorso nel quale i terminali dello stato hanno parola solo assumendosi l’onere di quella sottrazione di libertà e della sua ricostruzione. Questo riguarda in pieno coloro che devono condividere assumere l’onere della mancanza di libertà di chi è sotto costante minaccia e che non riesce ad autodeterminarsi nella giusta direzione di contrasto al violento. La madre delle bambine ad esempio sotto minaccia non ha saputo valutare, né e stata aiutata a valutare, che il bene primario era la vita e non certo il posto di lavoro del marito

Ad Antonia Gargiulo, non avvocata o esperta di iter amministrativi, sono stati scaricati l’onere e la colpa di scelte che altri non hanno compiuto. I Carabinieri che non hanno sottratto l’arma allo stalker conclamato, le esperte che non ne hanno fatto richiesta e che non hanno tenuto conto della possibile dissuasione della vittima in fase di denuncia da parte dei colleghi del marito.  I colleghi di lavoro testimoni della violenza di settembre accaduta sotto i loro occhi (potevano denunciare come la legge 119/13 prevede), i familiari della donna se non avessero temuto di rompere un equilibrio relazionale, i servizi sociali che incontravano le bambine non si sa su mandato di chi e per fare cosa se non che il loro dovere era proteggere le minori dal violento. Tutti ed ognuno hanno omesso atti dovuti e teorizzato ostacoli facilmente superabili con un atto di coraggio, che invece come sempre viene chiesto alle donne vittime. Ci si deve poi porre una domanda ineludibile: la violenza sui minori è o no un reato multiforme di cui la paura è un sintomo evidente? Chi ha avuto notizia del reato che si stava compiendo su Martina e Alessia? La violenza sulle donne non è forse anch’esso un reato? e di questo tutti erano a conoscenza e nessuno si è mosso, se non solo quando si sono sentiti gli spari. Tutti ed ognuno per la propria parte sono responsabili di questa orribile strage di donne!

Gli impegni presi istituzionalmente con la ratifica della Convenzione di Istanbul, implicano gesti doverosi che non possono essere superati con la convocazione rituale di tavoli e redigendo nuovi protocolli (da disattendere?) perché per evitare la cancellazione di vite ed energie femminili occorre che ogni risultato preluda ad un altro risultato, sapendo che le regole comportamentali di ogni soggetto incluso nella rete antiviolenza devono adeguarsi a quello che della violenza sulle donne si sa, e cioè che una donna sottoposta a un uomo violento non è libera, è VITTIMA  ( incolpevole) , legata, ostacolata nell’esercizio della sua libertà: va liberata.

Antonia andava liberata e le andava dato l’aiuto, quello che evidentemente ha chiesto proprio perché le era stata tolta la possibilità e la forza di autodeterminarsi. Certamente le è stata negata la guida ai passi giusti, quelli di una donna non avvertita a pieno del fatto che i tempi della violenza evolvono rapidamente producendo stragi di vittime innocenti.

Contrastare e sconfiggere la violenza è un obiettivo che è stato molto difficile da accettare, anche solo nominalmente, per la politica, ma è stato raggiunto, e questo impone una crescita dovuta e irrimandabile di tutti i soggetti coinvolti. L’ascolto e l’aiuto dedicato alle donne vittime della violenza maschile deve essere aggiornato su percorsi e procedure in grado di valutare il rischio per la salute e la vita delle donne e dei figli.

Stefania Cantatore (UDI Napoli), Elvira Reale (Salute donna)

Napoli, 1/3/2018

Ricevuto da Massimo Marnetto

2 gennaio 2018

Quando una donna dice basta all’ingiustizia, il mondo fa un salto di civiltà.

 

E’ quello che sta succedendo in Iran, dove una ragazza ha protestato contro il velo obbligatorio e lo ha sventolato su un bastone in pieno centro di Teheran, rilanciando nel suo paese la rivolta che da anni porta avanti l’esule iraniana Masih Alinejad. Un gesto di disubbidienza civile, che ricorda quello di Rosa Parks, la ragazza afroamericana, che nel 1955 si rifiutò di cedere il posto a un bianco e diede vita alla lotta per i diritti civili dei neri americani.

 

Ogni volta che vengo a conoscenza di trasgressioni di donne coraggiose contro divieti ingiusti, mi viene sempre in mente la riabilitazione che dobbiamo a Eva. Condannata da un barbuto proto-bigottismo  per la cacciata dall’eden e motivazione teologica per secoli di oppressione della donna. Eva invece è l’immagine di una donna intelligente e per questo curiosa, a cui non basta vivere di frutta e avere un posto fisso, perché vuole sviluppare il dono della conoscenza. E corre il rischio che il capire comporta. Rompe un equilibrio angusto e inaugura la laicità. Che non è antitesi alla spiritualità, ma la libertà di arrivarci capendo, non ubbidendo. E pagandone il prezzo.

 

Massimo Marnetto

L’Italia è contro la violenza maschile sulle donne? O ne è complice? Lo chiedono Rete per la Parità e DonneinQuota

25 novembre 2017

 

Comunicato stampa Audizione Commne Vig – 2017 def con loghi (2)

Mentre la Commissione parlamentare di Vigilanza Rai esamina lo schema di Contratto per il Servizio televisivo pubblico, a Firenze due studentesse americane sono sottoposte a lunghi interrogatori e, secondo gli avvocati difensori dei due carabinieri autori dei presunti stupri, dovrebbero anche rispondere a domande che il giudice ha ritenuto inaccettabili.
Perché l’Ordine degli avvocati non interviene?
Nulla è cambiato dai tempi di Processo per stupro, eppure proprio in questi giorni la Sottosegretaria Maria Elena Boschi con delega alle Pari Opportunità ha presentato il Piano nazionale straordinario contro la violenza 2017-2020, che contiene anche indicazioni sui processi per stupro e la responsabilità dei media, in ottemperanza alla Convenzione di Istanbul.
Aumenteranno le denunce e le telefonate al 1522 da parte di donne che vedono gli spot trasmessi in questi giorni, o le donne continueranno a tacere per il timore di essere sottoposte a martellanti e mortificanti interrogatori?
Giornaliste e giornalisti, a partire da quelli che lavorano in RAI, si adegueranno al manuale «Stop violenza: le parole per dirlo», di GiULiA Giornaliste Unite Libere Autonome e al “Manifesto per il rispetto e la parità di genere nell’informazione. Contro ogni forma di violenza e discriminazione. Attraverso parole e immagini», che sarà presentato oggi da Cpo Fnsi, Cpo Usigrai e associazione GiULiA a Venezia, in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne?
E quali dovrebbero essere i compiti dei mass media in generale e del servizio pubblico radiotelevisivo e digitale nei confronti delle donne?
Se lo chiedono Donatella Martini Ciampella – DonneinQuota e Rosanna Oliva de Concilis – Rete per la Parità, che In sede di audizione presso la Commissione Parlamentare di Vigilanza Rai, quattro giorni fa, il 21 novembre, hanno avanzato una serie di proposte migliorative dello schema di Contratto di Servizio Rai in discussione in questo periodo, per garantire un servizio pubblico che rispetti la dignità delle donne e promuova il loro empowerment.
Oltre all’uso di un linguaggio che non nasconda le donne, all’attenzione all’Agenda Onu 2030 per lo sviluppo sostenibile e alla composizione paritaria nelle varie commissioni, comitati, osservatori e strutture previsti dal Contratto, le due associazioni si sono concentrate sulla qualità del monitoraggio annuale, che va migliorato in collaborazione con il Dipartimento Pari Opportunità, e soprattutto sulle conseguenti azioni correttive sui palinsesti, mai esercitate.
Le associazioni chiedono anche maggiore attenzione allo sport femminile e al ruolo delle donne nella storia, con libero accesso alle Teche Rai, un bilancio non solo sociale ma anche di genere, il contrasto agli stereotipi di genere, una quota del finanziamenti riservata ad opere preposte ed, infine, la par condicio di genere tutto l’anno, in tutti i programmi.
Milano e Roma, 25 novembre 2017
Per contatti: info@donneinquota.org – segreteria.reteperlaparita@gmail.com 3356161043 – 33886705939

 

Prevenire la violenza: Donne forza 8 presso lo Spazio attivo di BIC Lazio

15 novembre 2017

Lunedì 20 novembre, ore 15,30, presso lo Spazio attivo Roma di BIC Lazio, in via Casilina 3/T (ex Pantanella)  partecipate al tavolo di lavoro per analizzare, discutere e sviluppare proposte a 360 gradi per il contrasto alla violenza di genere attraverso lo sviluppo di progetti di empowerment.

20 novembre al BIC Lazio

Doppio cognome: un Tavolo tecnico per gli effetti immediati e l’attuazione della sentenza della Consulta n. 286/2016

7 marzo 2017

COMUNICATO STAMPA della Rete per la Parità
Associazione di promozione sociale per la Parità uomo-donna secondo la Costituzione Italiana comunicato 7 marzo 1

La Rete per la Parità continua, anche attraverso le associazioni aderenti, nel suo impegno per far conoscere e rispettare gli effetti immediati e quelli rinviati a una futura legge della sentenza della Corte costituzionale 286/2016.
Ieri (6 marzo) l’associazione, con una lettera al Presidente del Consiglio, alla Ministra per i Rapporti con il Parlamento e alla Sottosegretaria con delega alle Pari Opportunità, ha chiesto un tavolo tecnico con la partecipazione, anche attraverso propri delegati, dei Ministri dell’interno, della Giustizia, per gli Affari esteri, del MIUR, per gli Affari regionali con delega in materia di politiche per la famiglia, per i Rapporti con il Parlamento, nonché della Sottosegretaria di recente delegata alle Pari Opportunità e della Garante per l’infanzia e l’adolescenza, che assicuri la corretta e tempestiva applicazione della sentenza in merito al diritto ora riconosciuto ai genitori che di comune accordo chiedono per il nuovo nato il doppio cognome e sulle questioni che la Corte ha rinviato al legislatore predisponga un testo normativo (preferibilmente un decreto legge) senza rinvii a successivi provvedimenti, in considerazione della “indifferibilità” dell’intervento legislativo.
“A oltre due mesi dalla data di pubblicazione della sentenza,- dichiara la presidente della Rete per la Parità Rosanna Oliva de Conciliis (il secondo cognome è quello della madre, da lei aggiunto sui social dall’otto novembre, data della decisione della Corte)- continuano a comparire informazioni inesatte e soltanto pochi Comuni hanno aggiornato le procedure delle dichiarazioni di nascita per far conoscere e rendere effettivo il diritto ora riconosciuto ai genitori che di comune accordo intendono attribuire al nuovo nato entrambi i loro cognomi. Nulla risulta sul doppio cognome nel caso di genitori adottivi. Inoltre sugli aspetti che richiedono un intervento normativo è evidentemente superato il testo approvato alla Camera nel 2014, all’esame della Commissione Giustizia del Senato, che perpetua discriminazioni e stereotipi che formalmente dichiara di voler abbattere, non tutela prioritariamente il diritto del figlio all’identità, non scioglie le questioni tecniche e rinvia l’effettiva applicazione ad un successivo regolamento, da emanare entro un anno.”
“ Non è questo il modo-conclude Rosanna Oliva de Conciliis, di assicurare ai genitori i diritti direttamente riconosciuti dalla sentenza e di dare seguito al monito della Corte, che dichiara indifferibile l’intervento del legislatore. L’Associazione ritiene che la parità tra i genitori e il rispetto all’identità attraverso il nome, costituzionalmente tutelati, debbano trovare immediata, puntuale e completa applicazione, non solo per rimuovere gli ostacoli che, di fatto, impediscono l’uguaglianza donna-uomo, compito attribuito alla Repubblica dal secondo comma dell’articolo 3 della Costituzione, ma anche perché questi ostacoli costituiscono l’humus culturale per dolorosi fenomeni come quello della violenza contro le donne, che vanno estirpati anche mediante azioni della scuola.”
Roma, 7 marzo 2017

Il commento di Fiorenza Taricone alla lettera dell’Accordo sui manifesti abusivi contro la Ministra Valeria Fedeli

6 febbraio 2017

Il commento di Fiorenza Taricone alla lettera dell’Accordo sui manifesti abusivi contro la Ministra Valeria  Fedeli. leggi qui:

http://www.unoetre.it/notizie/l-iniziativa-delle-donne/donne-storie-e-futuro/item/4116-le-rughe-delle-donne-in-politica-e-il-maschilismo-che-non-muore.html

PDF il-commento-di-fiorenza-taricone-alla-lettera

La lettera:

Alla Sindaca di Roma Capitale VIRGINIA RAGGI (virginia.raggi@comune.roma.it)

e   p. c.

All’ Assessora Roma Semplice FLAVIA MARZANO (assessoratoromasemplice@comune.roma.it)

Alla Dirigente Unità organizzativa Affissioni e Pubblicità MONICA GIAMPAOLI (protocollo.attivitaproduttive@pec.comune.roma.it)

Alla Responsabile Ufficio Affissioni CINZIA PETRINI(affissione.manifesti@comune.roma.it)

Alla Responsabile Ufficio Controlli sul Territorio e Sanzioni ROSALBA PILASTRU (rosalba.pirastru@comune.roma.it)

 

OGGETTO: MANIFESTI ABUSIVI RAFFIGURANTI LA MINISTRA VALERIA FEDELI

 

Dal 10 gennaio 2017 manifesti anonimi e abusivi con l’immagine della Ministra dell’Istruzione,

dell’Università e della Ricerca Valeria Fedeli sono affissi sui muri delle strade della Capitale.

 

In quanto anonimi e abusivi, compito di Roma Capitale è rimuoverli o ricoprirli tempestivamente, individuare e multare i colpevoli di affissione abusiva. Anche la tipografia responsabile della stampa clandestina è suscettibile di sanzione.

 

Come scritto sul Corriere della Sera e ripreso dal sito dell’Assessora Marzano “… Sono anonimi  infatti i manifesti apparsi martedì mattina su molte strade del centro di Roma con la fotografia della ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli, e una didascalia poco lusinghiera...».

 

Ma, nonostante le immediate dichiarazioni dell’Assessora Marzano “…di provvedere urgentemente alla copertura dei manifesti abusivi…” a distanza di ben tre settimane, varie zone di Roma sono ancora tappezzate dagli stessi manifesti.

 

I manifesti in questione sono offensivi nei confronti di una ministra in carica, una donna che ha rivestito in precedenza con grande capacità e senso di responsabilità il ruolo prestigioso di Vicepresidente del Senato, dopo essere stata  per molti anni e con risultati apprezzati  Dirigente sindacale nazionale,  Presidente del Sindacato Europeo delle Tessili e Vice presidente del sindacato europeo dell’Industria.

 

Il coraggio di accettare per spirito di servizio un ministero difficile, al centro di una lunga e necessaria riforma, non è mancato alla Senatrice Valeria Fedeli, e forse proprio questo, come scrive il “Corriere della sera ”… le ha attirato addosso critiche, polemiche, e financo manifesti pubblici.

 

Noi Le chiediamo come Sindaca di Roma Capitale che i tutti questi manifesti offensivi, anonimi e abusivi siano rimossi dalle strade di Roma a cura degli uffici competenti.

 

Confidiamo in un suo sollecito e decisivo intervento e rimaniamo in attesa di una cortese risposta.

 

Roma, 1 febbraio 2017 (more…)