Archive for the ‘ASviS’ Category

Aiutare chi aggiusta le cose

17 gennaio 2020

Da  Massimo Marnetto

Porto un vecchio sgabello in legno a cui si è staccata una gamba dal mio falegname “trotskista”, con cui ogni volta mi fermo a parlare. Di politica, ovviamente. “Noi “riparatori” – mi dice – dovremmo essere aiutati negli affitti. Falegnami, ciabattini, sarti… Insomma, chi riduce il consumismo aggiustando le cose svolge una funzione sociale preziosa”. Vorrei dirgli che sono d’accordo, ma riprende subito a parlarmi, perché mi considera una che fa politica. “Tu che scrivi ai giornali, devi difendere anche quei poveri cristi che cercano cose da riutilizzare nei cassonetti, perché poi le riciclano. Ed è tutta spazzatura in meno, capisci?” Chiede una settimana per aggiustarlo. Non faccio a tempo a dire che mi va bene, che incalza: “Non dobbiamo metterci fretta a vicenda, perché con le consegne in giornata stiamo creando nuovi schiavi del capitalismo”. Quando gli lascio qualcosa, vado via sempre con la voglia di fare la rivoluzione.

 

McKinsey: ecco cosa impedisce a 1 mln di donne di diventare manager

28 novembre 2019

FORTUNE Italia  16 Ottobre 2019

McKinsey: ecco cosa impedisce a 1 mln di donne di diventare manager

Carlotta Balena

Altro che soffitto di cristallo. La carriera di una donna “inciampa” ben prima di poter arrivare alle stanze più in alto del grattacielo. Secondo una ricerca di McKinsey e Lean In, infatti, c’è un collo di bottiglia che impedisce alle donne di progredire sul posto di lavoro, e si trova all’ingresso di quello che in inglese si chiama C-suite, cioè il ruolo dirigenziale. Per ogni 100 uomini, solo 72 donne vengono promosse al primo step da manager: pertanto, le donne ricoprono solo il 38% dei posti dirigenziali di base; la maggior parte resta bloccata in ruoli entry-level e solo in poche arrivano a competere con gli uomini per posizioni “senior”.

“Finché non si aggiusta il primo gradino della scala, le donne faranno sempre fatica a raggiungere l’uguaglianza, se mai ci arriveranno” scrive il report “Women in the Workplace 2019”, arrivato 5 anni dopo la sua prima edizione, e realizzato da  McKinsey & Company e dall’organizzazione Lean In, fondata dall’attuale direttore operativo di Facebook Sheryl Sandberg, dall’omonimo libro scritto dall’imprenditrice per spingere le donne a “farsi avanti” (lean in, appunto). Il campione preso in considerazione è di oltre 68 mila lavoratori in 329 grandi aziende (che impiegano totalmente 13 milioni di persone). Qualora si riuscisse a rompere l’argine che impedisce l’accesso di una donna al suo ruolo dirigenziale – calcola il report – nei prossimi cinque anni si avrebbe un milione di donne manager in più. 

Dunque, il problema non è il soffitto di cristallo, anzi: secondo i dati, in America non ci sono mai state così tante donne ai ruoli dirigenziali come oggi. Sempre una minoranza, per carità: è donna il 21% dei top manager contro il 79% degli uomini. Ma questo non è il problema più grande. Secondo McKinsey e Lean In l’ostacolo è proprio all’entrata del mondo dirigenziale, che accoglie molti più uomini rispetto alle donne: un “trend” che poi si mantiene per tutti gli altri gradi. Ecco allora il problema: le presenze femminili diminuiscono proporzionalmente quanto più in alto si sale con le posizioni. “Il numero di donne scende a ogni livello successivo al primo – dice il co-founder di Leanin.org, Rachel Thomas – quindi anche se registriamo più manager donna ai livelli senior, la parità in generale è ancora lontanissima. Semplicemente, le donne che vanno avanti sono ancora troppo poche”.

Il gap nelle promozioni si allarga quando i ricercatori mettono sotto la lente di ingrandimento le donne latine e afroamericane: per ogni 100 uomini promossi a dirigenti, accedono solo 58 donne afroamericane e 68 latine. Del problema non c’è grande consapevolezza: chiedendo quale sia il più grande innesco alla parità di genere, solo 19% dei capi delle risorse umane risponde la promozione di donne al primo livello dirigenziale. Il report di McKinsey e Lean In suggerisce alcune soluzioni da adottare per bilanciare il gender gap: definire una quota per il numero di donne da promuovere per al primo livello di manager, far sì che chi si occupa delle assunzioni sia scevro da pregiudizi, stabilire un processo di assunzione e promozione chiaro e trasparente. Inoltre, è importante permettere alle donne di fare quelle esperienze di formazione che permettano loro di arrivare preparate a ricoprire fuori di alto profilo e responsabilità.

Colmare il gender gap nelle aziende non è solo giusto eticamente, ma è anche più redditizio sotto il profilo economico. Avere più donne significa avvalersi di talenti che oggi restano tagliati fuori semplicemente sulla base di criteri legati al genere. Secondo il Wall Street Journal, se nella forza lavoro statunitense ci fossero tante donne quanti uomini, si avrebbe un apporto di 4,3 trilioni di dollari all’economia americana da qui al 2025, con una maggiore stabilità finanziaria per molte famiglie. E molta più civiltà.

“Mappe della disuguaglianza”

23 novembre 2019

Da Massimo Marnetto

Vado ad una discussione sul libro “Mappe della disuguaglianza” (K.Lelo, S.Monni, S.Tomassi, Ed. Donizelli – Postfazione Walter Tocci) con il docente di economia dello sviluppo Salvatore Monni e Walter Tocci, uno dei politici più intelligenti della sinistra. Lo sforzo di questo studio ragionato su Roma è far capire – attraverso mappe colorate da vari indicatori – la situazione della città nelle sue asimmetrie. “Abbiamo scelto le mappe – dice il prof. Monni – perché l’immagine è più potente di una descrizione, anche se non la sostituisce. Non abbiamo dovuto cercare chissà dove i dati, perché quelli ci sono, ma nessuno li elabora. Noi invece abbiamo trattato Roma come si fa con i paese in via di sviluppo, dove non ci si ferma al reddito pro-capite, ma scavando trovi una distribuzione scandalosa delle ricchezza, circoscritta a poche famiglie, mentre il resto della popolazione soffre una miseria stagnante”.

 

Nell’esposizione, mi colpisce non tanto la concentrazione di laureati in centro, ma la componente femminile dei (pochi) laureati nelle periferie. Il riscatto culturale è rosa, ma questo non sana la discriminazione di genere. “Una donna anche se laureata – spiega Manni – con il primo figlio viene spesso espulsa dalla possibilità di mantenere un lavoro già precario e se ce la fa a rientrare dopo lo svezzamento, viene demansionata. Con il secondo figlio e senza asili comunali a prezzi calmierati, resta a casa, perché una baby sitter costa più di quanto può guadagnare”.

 

Nella mappa della popolazione, lo svuotamento del centro è  un vero “buco” bianco di anziani, uffici e B&B, con colorazioni sempre più intese di residenti che aumentano andando verso le periferie. Che benché più abitate soffrono di di servizi più scarsi. Chiedo quanto l’abusivismo abbia complicato la situazione. “Molto – risponde il docente – perché se fai palazzi senza pensarli insieme ai servizi urbani di viabilità, scuole,  pubblica sicurezza ecc., poi hai un territorio sgranato e malservito”.

Chiedo se chi siede in Campidoglio conosca queste analisi e ne faccia uso. “Tranne poche eccezioni, non interessano. Eppure, abbiamo aperto alla consultazione le nostre ricerche sul sito mapperoma.info“.

 

Allora mi rivolgo a Tocci: “Perché questa decadenza della classe politica nazionale e locale?”. “Perché – risponde – si è rotto il raccordo tra intellettuali e popolo, che reggeva il vecchio PCI. Per noi giovani universitari (Tocci è laureato in Fisica e Filosofia) rappresentare gli ultimi, le periferie, i lavoratori significava studiare problemi e soluzioni, ascoltare chi li soffriva andando nelle borgate e poi fare sintesi in proposte di giustizia sociale”. Incalzo: “Ma mancano più gli ideali o la competenza?” Sorride, per la riluttanza a dare voti: “Forse entrambi. La selezione delle nuove classi dirigenti dovrebbe essere più accurata e partire dal volontariato civile. Nelle periferie ci sono esperienze di promozione sociale incredibili, ma se a questi comitati per il decoro, lotta alla povertà, auto-aiuto parli di partiti se ne vanno. Perché non hanno rappresentanza, né fiducia. Le periferie al massimo si frequentano in campagna elettorale, ma poi rimangono marginali per i decisori, anche se non voglio generalizzare”.

 

Siamo non molti, ma l’interesse per il tema ci fa dimenticare che abbiamo chi ci aspetta a cena. Monni ci ringrazia e non si scompone per il numero di presenti non proprio alto. “E’ normale – dice spegnendo il computer – quando si parla di disuguaglianze in periferia facciamo il pienone, con tanti giovani. In centro, ci si deve accontentare di chi è rimasto e ha ancora voglia di capire”.

 

 

Erariofobia

4 aprile 2019

E’ tutto uno stracciarsi di vesti – anche a sinistra – solo perché si è evocata una tassa sui grandi patrimoni.

Proprio quando l’Italia sta morendo di evasione fiscale e debito pubblico, strettamente correlati. L’unica via per uscire da questo mulinello che ci risucchia in basso e far pagare tasse eque a tutti. Me la medicina è impopolare. E nessuno vuole bruciarsi il consenso.

 

Per superare l’ “erariofobia”, occorrerebbe lanciare una vasta azione culturale, per mettere in relazione la scorrettezza fiscale con i problemi dei cittadini. Per esempio, una campagna “Pubblicità Progresso” con frasi tipo: “La tua evasione è la mia disoccupazione (mancano soldi per investimenti pubblici)” – La tua evasione è la mia lista d’attesa (mancano soldi per la sanità)” – E’ la mia insicurezza (mancano i soldi per le forze dell’ordine) – Ci fa cadere i soffitti in testa (mancano soldi per le scuole)“”.

E via di seguito, fino a far capire al cittadino un concetto essenziale: senza tasse vivono bene solo i ricchi, con le giuste tasse viviamo meglio tutti.

 

Massimo Marnetto

Fiaccolata in più di 80 città italiane per celebrare il 70° anniversario della Dichiarazione universale dei diritti umani

10 dicembre 2018

Oggi  10 dicembre c’è la fiaccolata promossa da ActionAid, Amnesty International Italia, Caritas, EMERGENCY e Oxfam in più di 80 città italiane per celebrare il 70° anniversario della Dichiarazione universale dei diritti umani,  alle 18.30  al Colosseo (lato via dei Fori Imperiali)  

Io vado perché per restare umani occorre uscire di casa, tenersi allenati all’incontro, ripetere gli sguardi verso gli altri, strappare il mastice della pigrizia: insomma, serve stare in movimento per vincere la stitichezza del cuore. Ci vediamo là,

Massimo Marnetto

Organizzazioni e associazioni che volessero aderire alla mobilitazione, possono farlo scrivendo sulla bacheca dell’evento Facebook: https://www.facebook.com/events/216438749253515/

Mareggiate, bombe d’acqua, alluvioni e anche il vento che tira giù alberi, siamo in pericolo.

30 ottobre 2018

Penso che l’affermazione dei Verdi in Germania – più che da cambiamenti politici – sia dovuta ai cambiamenti climatici finalmente “percepiti” da tutti. Cioè caldo anomalo, piogge torrenziali e concentrate, paura di contaminazione progressiva di terra, acqua e quindi del cibo. Parlare infatti di deterioramento del clima del globo nei convegni è importante, ma per l’uomo qualunque è brusio ambientalistico, perché per lui tutto va comunque come sempre e dei ghiacciai che si sciolgono gliene frega molto meno della Juve.

Poi arrivano mareggiate, bombe d’acqua, alluvioni e anche il vento che tira giù alberi e ammazza le persone. Solo di fronte a questi eventi estremi l’uomo qualunque esce dal suo bozzolo d’individualismo. E scopre all’improvviso che qualcosa di enorme sta succedendo davvero. E che anche lui deve iniziare a consumare meno energia, differenziare meglio i rifiuti, insomma accollarsi tutte le piccole scocciature che fanno bene al clima. Ecco, non credo che i Verdi nazionali faranno lo stesso salto di consenso di quelli tedeschi. Ma penso che almeno il plotone degli eco-negazionisti – dopo allerte meteo sempre più frequenti – possa finalmente capire che la terra è in pericolo reale. E che la sua minaccia maggiore sia l’indifferenza.

Massimo Marnetto

Filastrocca dei numeri scritta da Aspettare stanca il 23 settembre 2018

27 settembre 2018

 

3 anni dalla firma dell’Agenda ONU per lo sviluppo sostenibile

 

12 anni da ora al 2030

 

5 è l’obiettivo Parità di genere dell’Agenda ONU

 

82 la posizione dell’Italia nel 2017 su 144 totali in fatto di uguaglianza di genere

 

32 i posti che l’Italia ha perso dal 2016

 

41 posti che l’italia ha perso dal 2015

 

15 i giorni di congedo obbligatorio dei padri ritenuti necessari per creare un valido rapporto paterno fin dalla nascita

 

4 i giorni di congedo obbligatorio dei padri italiani  nel 2018

 

0 i giorni di congedo obbligatorio dei padri italiani  nel 2019 se nel DEF non ci fosse più lo stanziamento

 

 

Nei prossimi giorni lo sapremo

 

Terzo anno dalla firma dell’Agenda Onu 2030 per lo Sviluppo sostenibile

25 settembre 2018

Per celebrare il terzo anno dalla firma dell’Agenda 2030 e dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile domani, martedì 25 settembre 2018, l’Onu mobilita tutti gli attori che si sono impegnati lanciando una campagna social globale.

L’ASviS partecipa a questa campagna attraverso la diffusione di due video:

  • Il video “ASviS #ACT4SDGs” verrà proiettato al Palazzo di Vetro a New York durante le celebrazioni ufficiali, nell’ambito della “Global Action Hour” (il 25/9 alle 19 ora italiana) che tutti possono seguire in diretta: http://act4sdgs.org

Lo trovi anche in: https://youtu.be/iasiCONXCX0 e https://youtu.be/RYEJBpAV2j8

 

 

Gli algoritmi: questi sconosciuti che a nostra insaputa condizionano le nostre vite

7 luglio 2018

Gli algoritmi e l’intelligenza artificiale, a nostra insaputa, stanno sempre più prendendo piede. Gran parte della nostra vita, ormai, è condizionata dall’uso di internet e dai maggiori social esistenti, che in base ad algoritmi complicati scelgono, tra l’altro,  le persone in evidenza sui nostri profili e ci inviano pubblicità ed altre segnalazioni.

Durante la “UWE CONFERENCE – Women in STEM ProfessionConvegno europeo – Roma 22 giugno 2018,organizzato a Roma dalla F.I.L.D.I.S. Federazione Italiana Laureate Diplomate Istituti  Superiori Rosanna Oliva de Conciliis, intervenuta come presidente della Rete per la Parità, ha parlato de

LA MATEMATICA CHE C’È ANCHE QUANDO NON SI VEDE. Lo sguardo di genere per il superamento della  cultura maschiocentrica.

Una relazione che riguarda anche l’uso degli algoritmi. Vedi il Power Point allegato.SLIDE Oliva

Su questo Blog leggi anche su i BIG DATA post scritto da Francesco Carolei  https://aspettarestanca.wordpress.com/2018/03/25/big-data-la-rivoluzione-e-gia-avvenuta-a-nostra-insaputa/

Agricoltura sociale risorsa del Paese: organizzazioni settore scrivono al ministro Centinaio

25 giugno 2018

 COMUNICATO STAMPA

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Roma, 22 giugno 2018

Confagricoltura, Cia, Copagri, Forum Nazionale Agricoltura Sociale, Rete Fattorie Sociali, AGCI, CNCA, Capodarco e Legambiente sollecitano i decreti attuativi della legge 141/2015, il dialogo con l’Osservatorio e l’istituzione di un marchio nazionale

 Confagricoltura, Cia-Agricoltori Italiani, Copagri, Forum Nazionale Agricoltura Sociale, Rete Fattorie Sociali, AGCI, CNCA, Capodarco e Legambiente hanno scritto una lettera al ministro delle Politiche agricole Gian Marco Centinaio per sollecitare la sua attenzione sull’Agricoltura Sociale, che rappresenta un’importante risorsa per l’Italia sia in termini occupazionali che di produzioni agricole di qualità e di welfare territoriale.

Le Organizzazioni ricordano i dati di una recente indagine conoscitiva del CREA, realizzata in collaborazione con la Rete Rurale sull’agricoltura sociale, che confermano come negli ultimi 5 anni si è assistito a una forte crescita del settore, con investimenti per oltre 21 milioni di euro e attività di inserimento socio-lavorativo finalizzato nel 71% dei casi alle fasce più deboli della popolazione, dai disabili ai disoccupati con disagio, dai detenuti agli immigrati.

Con la legge 141/2015 si è dato vita a un Osservatorio Nazionale sull’Agricoltura Sociale che ha svolto con dedizione un lavoro finalizzato a sviluppare reti di rapporti solidi, responsabili e duraturi, finalizzati a creare un processo costruttivo e di crescita, grazie anche al valore delle esperienze del territorio. Purtroppo i tempi lunghi della politica non hanno consentito, nella fase finale della scorsa legislatura, di procedere all’emanazione dei decreti attuativi della legge. Sarebbe dunque importante, a parere delle Organizzazioni, che i decreti attuativi venissero firmati il prima possibile.

Confagricoltura, Cia, Copagri, Forum Nazionale Agricoltura Sociale, Rete Fattorie Sociali, AGCI, CNCA, Capodarco e Legambiente chiedono inoltre al ministro Centinaio di riprendere il dialogo con l’Osservatorio e di tenere alta l’attenzione sul settore, in modo da permettere la stesura delle linee guida e valutare l’opportunità dell’istituzione di un marchio nazionale, per far conoscere e valorizzare le produzioni delle imprese agricole che lavorano in questo ambito, in rete con gli altri attori territoriali, sviluppando la coscienza sociale e la crescita sostenibile e inclusiva dell’agricoltura.

Il livello d’innovazione raggiunto nello sviluppo dell’Agricoltura Sociale – concludono le Organizzazioni – non consente una battuta di arresto, che andrebbe a discapito dei reali beneficiari: imprese agricole, mondo della cooperazione e del terzo settore e, soprattutto, dei soggetti fragili.