Da Massimo Marnetto “Sublimi anatomie” Palazzo delle Esposizioni- Roma

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“Sublimi anatomie” (Palazzo delle Esposizioni) è una mostra dall’effetto sdoppiante. Le “ceroplastiche” sette-ottocentesche che riproducono corpi decorticati, sezionati, aperti mi ricordano quanto io – benché osservatore – sia una carcassa simile a quelle che sto osservando. Penso che dentro ai miei jeans si muovono gli stessi muscoli rossi della gamba riprodotti con una verosimiglianza incredibile, con vasi sanguigni bruni, che avvolgono candide ossa. Andando avanti nella sala mi colpisce la ceroplastica di un volto senza derma, con tutti i suoi muscoli, che sembrano tiranti per far sollevare il sipario della bocca, tirare le guance verso le orecchie per ridere, corrucciare le sopracciglia, aggrottare la fronte e di lato i potenti pistoni dei muscoli delle mascelle. La mano poi è sensazionale con il suo intrico di tendini: uno strumento di precisione ad altissima ingegneria.

La storia dell’anatomia procede con grande esitazione. C’è un senso di profanazione atavico, che preclude la dissezione di un corpo e ne protegge l’integrità per secoli, con specifici divieti. Che vengono aggirati da medici, ma poi soprattutto da artisti. Come nel Rinascimento, quando la spinta ad enfatizzare la fisicità delle masse corporee, spinge pittori e scultori a procurarsi cadaveri da aprire e studiare, per lo più tra i derelitti morti nelle carceri. La medicina ufficiale però non può battere queste vie illegali e così i ritrattisti entrano nelle sale mortuarie per disegnare le prime tavole anatomiche, a vantaggio dell’apprendimento medico. Il passo al tridimensionale è rapidissimo con le prodigiose  “ceroplastiche”, così accurate, che vengono ordinate dalle corti di Vienna e di altre nazioni. E lo stesso Napoleone ne rimane colpito.

Con i raggi X,  si entra finalmente in un corpo vivo. Nella riproduzione esposta della prima immagine – eseguita a New York a fine ‘800 – si vedono sagoma e ombre ossee di una donna, con ancora la sua collana indosso. All’uscita, mi sento frastornato da tanta esplicita materialità, che mi riguarda così intensamente. E mi sembra miracoloso che da ossa, muscoli e sangue, possa nascere il pensiero. Cerco di rinobilitarmi dopo il bagno di fisicità anatomica con questa riflessione. Ma non ci riesco più di tanto. E andando a casa, mi sento un manzo perplesso.

Massimo Marnetto

 

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