Archive for aprile 2019

“Mondo perduto” al MAXXI di Roma – 17 Aprile 2019 – 30 Giugno 2019

26 aprile 2019

La figlia di Paolo Di Paolo sapeva che il padre aveva fatto il fotografo da giovane, ma quando è andata nella sua cantina per riordinarla ha trovato una miniera di negativi. Foto pubblicate su Il Mondo di Pannunzio, con cui lavorò fino alla chiusura del giornale, ma anche inedite. Una loro parte è esposta al MAXXI di Roma, nella mostra “Mondo perduto”.

 

 

Paolo Di Paolo. Mondo perduto

Ci sono immagini di dive, attori, politici, ma anche tanta “vita” di un’Itala che nel ’54 cominciava a superare l’emergenza del dopoguerra. Di Paolo quando scatto ha una tale  rapidità di riflessi che mi viene da definirlo il paparazzo degli anonimi. La prima foto è di bambini che giocano su Monte Mario ancora non edificato, in mezzo a un pratone che è la loro giungla, con  in lontananza il cupolone che sembra un sole di pietra al tramonto tra i palazzi dei nuovi quartieri.

Nel ’59, segue Pasolini per un servizio sulle vacanze estive degli italiani per il settimanale Tempo. Nasce il reportage “La lunga strada della sabbia”. La foto del Lido di Venezia mostra tutta la sensibilità del fotografo: mentre un’aspirante attrice prende il sole in bikini ad occhi chiusi, di fronte a lei si è disposta a semicerchio una folla silenziosa che le indirizza i suoi sguardi, uno diverso dall’altro. Le donne l’ammirano, gli uomini la desiderano, i bambini con la testa inclinata cercano di capire quale strano tipo di sirena sia. Notevole anche la leggerezza della foto con lo scugnizzo che osserva una giovanissima Sofia Loren mentre si trucca, che rimane imperturbabile nonostante l’insistente attenzione.

Nel mezzo degli anni ’60, la chiusura de Il Mondo è talmente un trauma per  Di Paolo, che decide di smettere di fotografare. Si ritira e riprende i suoi studi in filosofia e storia. Oggi, ancora vivente con i suoi 93 anni, parla di quegli anni in una sua bella video-confessione da un monitor, le uniche immagini a colori della mostra. Nelle sue parole c’è affetto, lampi di entusiasmo, mai malinconia. Forse l’unica vena di rimpianto che tradisce è per non aver fatto meglio e di più il suo lavoro. Mi sembra un sentimento eccessivo per Di Paolo, ma quando esco, vedo scritta su una parete delle scale una frase del critico Emilio Cecchi, che mi fa capire: “Il roseo compiacimento del proprio lavoro è esclusivo retaggio dei dilettanti”.

Massimo Marnetto

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Radio radicale: AGCOM scrive al Governo

24 aprile 2019

L’Autorità ha auspicato, nelle more di una complessiva e non più rinviabile riforma della materia, che al fine di assicurare la continuità di un servizio di interesse generale, il Governo possa prorogare l’attuale convenzione, quanto meno fino al completamento della definizione dei criteri e delle procedure di assegnazione. Comunicato stampa 23-04-2019 Segnalazione al Governo 23-04-2019

Il rumore di spade si placa nell’accordo sul Def, L’editoriale di ieri sul Manifesto

21 aprile 2019

Alfonso Gianni (il manifesto del 20 aprile 2019)

 

La logorroica risoluzione con cui la maggioranza ha dato il via libera al Def faticosamente confezionato dal Ministro Tria, sembra rispondere in primo luogo all’esigenza di stemperare in un riassunto del contratto  di governo, le tensioni che si accumulano nella maggioranza. Il grande clangore di spade sulle richieste incrociate di dimissioni per la Raggi e per Siri si attutisce nel mare di parole che cercano di nascondere l’impietoso quadro dell’economia italiana fatto da Tria. Il ministro, contestatissimo da entrambi i dioscuri governativi, ne esce per il momento vincitore. Ha alle spalle il sostegno dell’arcigna Ue e sa che non può andare allo scontro con essa partendo da cifre taroccate. Ha ragione quindi Landini nel dire che Tria “ha detto quello che gli altri nascondono”. In effetti prudenza pare la parola chiave di questo Def. Solo nel gennaio di quest’anno i documenti ufficiali prevedevano una crescita nel 2019 dell’1% del Pil. Ora il Def dice che quel livello non verrà raggiunto neppure nel 2020, quando si prevede un modesto +0,8%, che resterà tale fino al 2022. Mentre per l’anno in corso ci si dovrà accontentare dello 0,2%. La differenza tra quadro tendenziale e programmatico diventa un misero 0,1%. Tale è il valore, quindi, che il Def attribuisce alle misure introdotte dal governo, dal decreto “crescita” dai contorni ancora imprecisi, a quello “sblocca cantieri”, o “porcate” come lo ha ridefinito la Cgil, che provocherà un ulteriore aumento di incidenti e morti sul lavoro, passando per il decreto sul reddito di “sudditanza” a quello di “quota cento”. Altro che politica espansiva e anticiclica, come insiste la risoluzione votata giovedì. Tanto è vero che si prevede un aumento del tasso di disoccupazione dal 10,6% all’11% del 2019. Nello stesso anno il deficit nominale ritorna quindi al famoso – 2,4%, mentre quello strutturale oscilla tra un -1,4 e un -1,5%. Una variazione minimale, quest’ultima, ma indicativa della scarsa fiducia sull’incremento del Pil potenziale da cui dipende, e conseguentemente sulla possibilità di poterla usare per ammorbidire i giudizi della Commissione europea. Il punto chiave per i pentaleghisti resta evitare l’incremento dell’Iva e contemporaneamente introdurre la Flat tax. La risoluzione di maggioranza reclama l’attuazione di entrambe le cose. Ma come? Visto che una patrimoniale è esplicitamente esclusa nella risoluzione, come nelle dichiarazioni di Tria e dello stesso Zingaretti. Tutti uniti per rassicurare i pochi ma potenti possessori di quella ricchezza che vanta in Europa il più alto tasso di patrimonializzazione. Per questo la misura sta nel programma della lista “la Sinistra” per il 26 maggio. Qui tutto diventa incerto e oscuro. Sul versante dell’Iva viene avanti l’ipotesi, nella difficoltà di reperire i 23 e rotti miliardi necessari per la sua sterilizzazione,  di un incremento selettivo. In fondo Tria aveva già detto di non essere contrario ad un aumento dell’Iva. In questo modo gli sherpa governativi, giocando sulla distribuzione delle aliquote, tentano di limitare i danni per l’elettorato di riferimento. Ma il sentiero è davvero stretto. Da un lato ci sono dei rigidi e vincolanti paletti europei, dall’altro la scarsità dei tempi per adottare le singole e mirate misure. Pensare di recuperare risorse da una lotta senza quartiere alla endemica evasione fiscale è pretesa risibile da un governo che in un anno di vita ha già fatto 12 condoni. D’altro canto la flat tax già introdotta nell’ultima manovra (al 15% per chi ha ricavi fino a 65mila euro nel 2019 e fino a 100mila nel 2020) esonera dal pagamento dell’imposta – pur essendo l’Iva quella più evasa – oltre due milioni di partite Iva, discriminando tra dipendenti e autonomi. Non c’è da stupirsi se il tentativo di bloccare l’aumento dell’Iva va a sbattere con il disegno di introdurre la Flat tax.  Ma il disegno del governo è  ancora peggiore. Non potendo introdurre una tassa piatta universale che costerebbe non meno di 60 miliardi, ha deciso di dare vita a tante piccole “flat tax”, scegliendo di premiare alcune categorie di contribuenti. Non è una novità dell’ultima ora. Già da diversi anni e governi la progressività del sistema fiscale viene erosa con l’introduzione di imposte sostitutive. Per esempio la cedolare secca sulle case in affitto o il primo assaggio di flat tax sopra ricordata sono alcuni esempi.  Tassare gli affitti, i redditi finanziari, quelli degli autonomi con aliquote fisse e di comodo invece che con l’Irpef porta alla liquidazione di quest’ultima e a un danno per l’erario che si aggira, secondo alcuni studi, attorno ai 14 miliardi. Ma con un risparmio fiscale spalmato in modo regressivo. Ovvero al 20% più povero non andrebbe nulla; il 60% con redditi medi ne godrebbe per il 30%, mentre il 20% più ricco infilerebbe nel portafoglio il restante 70%. Una vera e propria controriforma fiscale, fatta per creare un blocco sociale conservatore, tramite quello che era lo strumento principe per riequilibrare le ingiustizie nella distribuzione del reddito generate dai rapporti di produzione.

Al Teatro dei Dioscuri di Roma la mostra “Troisi Massimo, poeta”

19 aprile 2019

“Alla fine lo chiamavo poco, perché sentivo dalla sua voce che era stanco e faceva fatica anche a parlare”. E’ Carlo Verdone che da un monitor appeso al muro parla di Massimo Troisi, a cui il Teatro dei Dioscuri ha dedicato la mostra “Troisi Massimo, poeta”. Ci sono foto, poesie autografe, video della Smorfia, testimonianze  e al centro della sala, la bicicletta nera e un po’ arrugginita de Il Postino, con la gigantografia di Troisi, di spalle rivolto verso il tramonto nel mare di Procida.

 

“Quando iniziò a leggere Il postino di Neruda, del cileno Antonio Skarmeta – dice la sceneggiatrice Anna Pavignano – non arrivò neanche alla fine. Mi chiamò agitato dicendomi che dovevamo subito comprare i diritti e farlo, perché quella storia la sentiva sua. Non è stato facile riadattarlo all’Italia, ma Massimo lo voleva fare ad ogni costo”

“Sul set dava tutto, ma all’una era esausto – racconta Renato Scarpa – Anche io stavo girando là vicino. Allora facevamo ritorno in barca per evitare le scale. E ricordo ancora la calma del mare, la brezza leggera di primavera che si fondeva con il nostro silenzio di armonia, che nessuno infrangeva, se non con sorrisi di compiacimento”.

In un lato, c’è lo spazio dedicato alla sua storia. “Eravamo 16 persone a casa – racconta nel video con Pippo Baldo – i miei genitori, noi sei figli, zii e nonni. E a quella convivenza che mi sono ispirato, perché succedevano sempre cose strampalate. Non eravamo una famiglia, ma una compagnia stabile. Mia nonna una volta doveva fare le iniezioni a mio nonno per le vitamine. Nella scatola sopra c’erano le fiale di acqua distillata e sotto la polverina da sciogliere. Lei fece solo quelle d’acqua distillata. E il bello è che mio nonno si sentì molto meglio”.

“Ero timido, scrivevo poesie, poi pensieri, poi iniziai a fare teatro con gli amici del paese per scherzo. A un certo punto, venimmo a sapere che alle serate improvvisate, venivano a vederci anche da Napoli, che per noi era un luogo all’estero. Poi andammo noi a Napoli, e in altri posti fino a Roma, quando ci venne a vedere Proietti, che ci segnalò a Voglino. Iniziammo la tv e a diventare famosi così velocemente, che non reggemmo e la Smorfia si sciolse.”

“Gli ultimi giorni di riprese del Postino – ricorda ancora Pavignano – gli dicevamo che potevamo anche fermarci per una settimana, per fargli riprendere le forze. Ma lui insistette per arrivare alla conclusione senza pause. Ci fu una controfigura che lo sostituì nelle scene dove c’era da pedalare in bicicletta. Stringendo i denti, arrivammo all’ultimo ciack. E fu una gioia per tutti. Massimo andò a dormire, soddisfatto di aver fatto un film sulla poesia, la sua prima passione”.

Mori quella notte, nel sonno, per il suo cuore matto. Quello di un poeta.

 

Massimo Marnetto

E’ Pasqua, è tempo di auguri

19 aprile 2019

 

Il Giornale delle Periferie del 19/4/19

                                                                                                                 

E’ Pasqua, è tempo di auguri. E’ tempo di guardare avanti e augurarsi buone nuove. Gli auspici per Corviale ci sono tutti a cominciare dall’inizio dei lavori. Anche dalle altre periferie ci sono segnali di rinascita a cominciare dal programma avviato di rigenerazione di Scampia. Naturalmente ci continua ad indignare la mancata riconferma della Commissione parlamentare delle periferie. Ma noi continuiamo sulla nostra strada con il prossimo Forum di Corviale il 10 e l’11 maggio non a caso con il titolo “Corviale rigenera con il futuro”. E il futuro di Corviale ha radici in una scommessa che da tanto portiamo avanti. Quando abbiamo scelto Corviale come simbolo di una rigenerazione possibile per tutte le periferie d’Italia abbiamo fatto una scommessa politica, culturale, sociale.
Quando nel logo delle primarie pd per il candidato sindaco di Roma c’era la skyline del Colosseo del gasometro e del palazzo di Corviale dicemmo che avevamo indovinato i termini della scommessa.

Quando vediamo che al Mitreo di Corviale si riuniscono i 5 presidenti di municipio di Roma pd insieme al gruppo municipale pd dell’XI° municipio che ha mandato a casa il sesto municipio romano dei 5 stelle, cominciamo a pensare che stiamo per vincere la scommessa.

Abbiamo vinto quando i politici, a cominciare da quelle forze riformiste e solidali che hanno nel loro dna l’ascolto dei cittadini, capiscono che nelle periferie si vince o si perde.

E allora il nostro augurio è “Periferie, cuore politico d’Italia”.

Corviale Domani                         Coordinamento Periferie di Roma

info:

www.corviale.com     Coordinamento delle Periferie

facebook corviale       facebook Coordinamento delle Periferie 

Visite guidate a Roma Associazione IDEANDO Onlus

17 aprile 2019

  Associazione Ideando Onlus

VISITE a Roma

CHIESA E CRIPTA DI SAN VITO – Visita a San Vito

Domenica 5 maggio (ore 15.45 puntuali) Via Carlo Alberto 47

Costo ingresso e guida: 15 euro a persona per i soci, 18 euro per gli ospiti. Il costo è calcolato per un minimo di 20 partecipanti.

Fra S. Maria Maggiore e Piazza Vittorio, sull’antico Mons Cispius, si trova la chiesa di S.Vito. La prima menzione della chiesa, già detta “in Macello”, dal vicino Macellum Livianum, si trova nella vita di Papa Leone III (795-816).
L’area immediatamente vicina alla chiesa – intitolata in realtà oltre che a S. Vito anche ai SS. Modesto e Crescenzia – presenta, visibili a tutti, due elementi di notevole importanza archeologica: una porzione delle cosiddette Mura Serviane, in blocchi di tufo di Grotta Oscura, incastonate in un edificio lungo Via Carlo Alberto e, orientato esattamente come queste, l’Arco di Gallieno, ricostruito in epoca giulio-claudia su quella che doveva essere l’antica Porta Esquilina.

PASSEGGIATA NEL QUARTIERE GARBATELLA

Domenica 12 Maggio (ore 16.00) locandina Garbatella

Costo guida: 10 euro a persona per i soci, 13 euro per gli ospiti.

(Costo  calcolato per un minimo di 20 partecipanti)

Varie sono le ipotesi sull’origine del nome: un tipo di coltivazione “ a garbata” tipica della zona, quella che sovrastava l’attuale basilica di S. Paolo, in cui le viti venivano “poggiate” ad alberi di acero o di olmo? Oppure il nome deriva dalla particolare amenità del luogo? Oppure il nome ricorda una gentile e garbata ostessa, (detta anche ostella) ipoteticamente di nome Carlotta, che lavorava presso un’osteria che si trovava nella zona della basilica di S. Paolo? Non si sa bene l’origine vera del nome, a voi la scelta sull’ipotesi che vi stuzzica di più! La Garbatella  non ha perso la caratteristica di “quartiere paese” ma attenzione, non in senso spregiativo, al contrario invece ha conservato la calma, il silenzio e l’aspetto popolare: tutto il quartiere è diviso in “lotti”, grandi superfici occupate da costruzioni alte al massimo tre piani che circondano cortili e giardini interni, punti di ritrovo per la popolazione, con lavatoi, stenditoi per i panni, botteghe, cantine e muretti per sedersi soprattutto nelle calde serate estive

VISITA ESCLUSIVA A VILLA BLANC – Domenica 26 maggio (ore 10.30)

Costo ingresso e guida: 15 euro a persona per i soci, 18 euro per gli ospiti. Il costo è calcolato per un minimo di 20 partecipanti.

Villa Blanc è un edificio storico di pregio di Roma realizzato in stile eclettico negli ultimi anni del 1800 come residenza del barone Alberto Blanc, il quale morirà alcuni anni dopo il completamento dell’opera.

Situato in un parco di interesse ambientale ed architettonico di 39.000 m², sorge di fronte alle ambasciate in Italia della Libia e dell’Iran. Il sito, che nel suo complesso si compone dell’edificio di Villa Blanc, del parco circostante, di sei edifici minori e delle serre, dal 1922 è soggetto a vincoli di tutela architettonica e dei beni culturali.

Dal 2017 viene utilizzata come parte del campus universitario della LUISS Business School, la scuola di formazione manageriale della Libera Università Internazionale degli Studi Sociali “Guido Carli” (LUISS).

VILLA TORLONIA – Domenica 9 giugno (ore 16.00)

Giovanni Torlonia, ottenuto il titolo di marchese nel 1797, acquistò nello stesso anno, per sancire la conquista del nuovo status, la Villa Colonna (già Pamphilj) sulla Nomentana. Giuseppe Valadier venne incaricato di sistemare la tenuta in modo da renderla all’altezza delle altre Ville principesche di Roma.
Tra il 1802 e il 1806 Valadier convertì l’edificio padronale in un elegante Palazzo, trasformò il piccolo casino Abbati in una palazzina assai più graziosa (l’attuale Casino dei Principi), edificò le Scuderie e un maestoso ingresso (demolito con l’ampliamento della Nomentana). Valadier si occupò anche della sistemazione del parco realizzando viali simmetrici, tra loro perpendicolari, alla cui intersezione, in posizione centrale era posto il palazzo, con il prospetto settentrionale in asse con uno degli ingressi della villa sulla Nomentana. Numerose opere di arte classica, in gran parte scultoree, vennero acquistate per arredare la Villa.

la tassa piatta spiegata a un bambino

10 aprile 2019

C’è una una comitiva che viaggia sul pullman. Ogni tanto il capo comitiva passa e raccoglie i soldi per mettere benzina. A un certo punto, si propone un altro capo, che proclama il cambiamento: “Cari amici, con me mai più soldi per la benzina!” E’ subito un tripudio di applausi e grida di gioia “Era ora!” “Finalmente terremo i soldi tutti per noi!”  L’autista – a bassa voce – tenta di dire al nuovo capo che il serbatoio è in rosso fisso, ma quello lo zittisce, dandogli del disfattista.

 

Proprio mentre tutti stavano cantando “Quel mazzolin di fiori” per festeggiare la fine delle collette, il pullman si ferma. I passeggeri si ammutoliscono preoccupati e guardano il capo. Il quale prontamente ordina all’autista di ripartire, invocando il diritto dei passeggeri di viaggiare. L’autista vorrebbe spiegare che il problema è il serbatoio vuoto, ma il capo imprecando chiama un taxi e riparte insieme ai più facoltosi. Tutti gli altri protestano, finché non decidono di chiedere un parere all’unico “tecnico” del gruppo: l’autista. Il quale calma gli animi, dicendo che a pochi chilometri c’è un distributore, ma chiarisce che tutti dovranno fare il sacrificio di spingere il bus per raggiungerlo. La morale è questa: quando si appiattiscono troppo le tasse, lo Stato si ferma e non dà più servizi pubblici. I ricchi se li comprano, i poveri rimangono senza.

 

Me la racconti ancora?

Sì, al prossimo governo.

 

Massimo Marnetto

PS

Articolo 53 della Costituzione

Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva.

Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.

Le nuove tecnologie di sviluppo,

7 aprile 2019

Nel seminario di aggiornamento sulle nuove tecnologie di sviluppo, si parte dall’ “impero dei dati” la materia prima che sta surclassando in valore oro e diamanti, con la differenza che per i cercatori non ci sono impervie miniere dove andarli a cercare, perché i dati noi li forniamo ogni volta che consultiamo il web o autorizziamo la visione delle nostre informazioni in cambio di una “app”. Che, per esempio, mi dice quanti chilometri faccio a piedi, ma per essere scaricata mi chiede il consenso per sapere “dove” vado. Uno scambio che sembra non avere valore per l’utente, mentre è prezioso per il gestore, che lo raffinerà in elaborazioni di flussi da vendere a peso d’oro.

 

Nel primario, si sta affermando l’ “agricoltura di precisione” (“Precision farming”), che permette l’uso di trattori, trebbiatrici e altri mezzi senza guida, grazie a gps, microcamere e programmi che ottimizzano le “passate” sul terreno e annullano la fatica umana esecutiva; sensori per irrigazione differenziata in base alla mappatura dell’insolazione, ecc.

 

Nel commercio, si stanno sviluppando le vetrine sensibili, con sensori digitali che “leggono” l’orientamento delle pupille di chi osserva, per capire quali prodotti esposti sono più visti, riproducendo immagini della disposizione degli oggetti con “macchie di attenzione” dove si sono concentrati gli sguardi;  non solo, ma con il collegamento alle celle di telefonia il sistema è in grado di stabilire anche la nazionalità dei passanti che si fermano, per consentire agli esercizi in ambiti turistici di orientare l’offerta.

 

Le tecnologie influenzeranno anche la residenzialità. L’utilizzo dei droni per il recapito (spesa, medicine, ecc.) potrà fermare lo spopolamento dei piccoli centri, consentendo anche a chi è lontano dalla valle, di poter essere rifornito facilmente di beni essenziali.

 

Il seminario ha anche smontato qualche luogo comune relativo agli utilizzatori di dispositivi. Per esempio, il “sempre connessi” (“always on”) non potenzia le prestazioni dell’utente, ma le rallenta per mole e frequenza di impulsi. Fare più cose insieme (guidare, chattare, ecc.) non è indice di superpoteri attentivi, ma spesso di regressione esecutiva compulsiva.

 

Esco con un senso d’inquietudine. Capisco i vantaggi che ci attendono per lo sviluppo di nuovi apparati. Ma sento il fastidio di una tecnologia sempre più invadente. Che ci usa, bombarda, ci profila, ci pedina. Ci sostituisce sempre di più. Sento che dovremo imparare a conquistarci una nuova libertà: quella che si apre con il tasto “off”.

 

Massimo Marnetto

 

Erariofobia

4 aprile 2019

E’ tutto uno stracciarsi di vesti – anche a sinistra – solo perché si è evocata una tassa sui grandi patrimoni.

Proprio quando l’Italia sta morendo di evasione fiscale e debito pubblico, strettamente correlati. L’unica via per uscire da questo mulinello che ci risucchia in basso e far pagare tasse eque a tutti. Me la medicina è impopolare. E nessuno vuole bruciarsi il consenso.

 

Per superare l’ “erariofobia”, occorrerebbe lanciare una vasta azione culturale, per mettere in relazione la scorrettezza fiscale con i problemi dei cittadini. Per esempio, una campagna “Pubblicità Progresso” con frasi tipo: “La tua evasione è la mia disoccupazione (mancano soldi per investimenti pubblici)” – La tua evasione è la mia lista d’attesa (mancano soldi per la sanità)” – E’ la mia insicurezza (mancano i soldi per le forze dell’ordine) – Ci fa cadere i soffitti in testa (mancano soldi per le scuole)“”.

E via di seguito, fino a far capire al cittadino un concetto essenziale: senza tasse vivono bene solo i ricchi, con le giuste tasse viviamo meglio tutti.

 

Massimo Marnetto

Due buone notizie sul fronte europeo. 

1 aprile 2019

 

 

In Slovacchia vince le presidenziali  Zuzana Caputova, una donna che si è fatta strada lottando contro la corruzione e il degrado ambientale,  portando avanti così gli stessi temi su cui era impegnato il giornalista  Jan Kuciak, recentemente assassinato. In Turchia, inizia a perdere terreno Erdogan alle elezioni amministrative, subendo un clamoroso voto contrario proprio ad Ankara.

 

Non siamo di fronte a un cambiamento epocale, ma queste notizie danno speranza. Soprattutto alla vigilia di un voto europeo, dove molti sembrano rassegnati al dilagare di partiti nazionalisti. C’è invece una vasta domanda di giustizia sociale, ma va intercettata con programmi chiari e candidature credibili. Quelle che vengono dalle lotte, non dalle  segreterie particolari.

 

Massimo Marnetto