Erri De Luca Concerto Napolide

by

Ánema & Erri De Luca Concerto Napolide
Erri De Luca voce narrante
Marcello Corvino violino
Biagio Labanca chitarra
Massimo De Stephanis contrabbasso
Fabio Tricomi oud, tamorre e mandolino

“Chi nato a Napoli si stacca e perde la cittadinanza è Napolide”
Erri De Luca

Racconta Erri De Luca: “Quando i Greci fondarono Napoli avevano esaurito tutto la loro fantasia geografica. Decisero, allora, di chiamarla provvisoriamente Neapolis “città nuova”. Ma il mondo era pieno di città nuove che si chiamavano così. Allora i napoletani decisero di specializzarsi per rendere inconfondibile il loro luogo. E hanno fatto di Napoli una città leggendaria”. Concerto Napolide è un viaggio attraverso le bellezze e le contraddizioni di un posto unico al mondo. È un racconto in musica che trae spunto dal libro intitolato, appunto, Napolide, scritto da Erri De Luca che di questo concerto raccontato ne è anche l’interprete. Le musiche sono affidate agli Ánema che partendo dai grandi capolavori della musica napoletana ce le riconsegneranno in una veste inedita. Non resta che lasciarsi accompagnare.

 Serata magica ieri all’Auditorium della musica di Roma.

 Dopo aver lasciato l’auto al comodo parcheggio sotterraneo, che molti colpevolmente evitano e non utilizzano neanche quello esterno, a prova di claustrofobia, intasando le vie d’accesso e il villaggio olimpico, ci aspetta una lunga fila per ritirare i biglietti acquistati online, che potrebbe essere facilmente evitata, con risparmio di personale e di tempo delle persone partecipanti.

Ancora l’ultima sorpresa: per raggiungere la sala teatro Borgna, che non conoscevo nonostante frequenti l’Auditorium dal secondo anno della sua inaugurazione, dopo il controllo dei biglietti, ancora un lungo corridoio (mi chiedo se la sala, visto che è a pianterreno  sia dotata di uscite di sicurezza verso l’esterno).

La sala è particolare, con impianto di amplificazione, ma ha il giusto, contenuto, numero di posti per uno spettacolo come questo.

L’inizio, con un leggero ritardo, forse dovuto alla necessità di attendere chi ancora non è riuscito a ritirare il biglietto, non entusiasma: i quattro musicisti eseguono un brano sconosciuto (poi preciseranno che a note canzoni napoletane alternano anche loro musiche). L’amplificazione è eccessiva, solo dopo sarà regolata meglio.

La magia inizia con la comparsa di Erri De Luca.  Colpisce il profondo contrasto tra la mitezza che lo caratterizza, nel fisico, nel tono della voce, nell’italiano con leggero accento, e la forza dirompente delle sue parole. Spesso parole di pace, contro la violenza.

Parole destinate a rimanere, ad arricchirci (penso che citerò spesso la sua prima affermazione sui poli che hanno dimensioni diverse e di come il SUD sia più grande del Nord), a commuoverci (il ricordo della madre, tra musica e cucina napoletana, e la delicatezza del figlio che confessa di non mangiare più, da quando è morta, la parmigiana di melanzane), che inducono a tristi considerazioni sulle guerre di oggi, quando  rievoca le sofferenze di Napoli  per i bombardamenti,  a entusiasmarci.

Ecco è l’entusiasmo che travolge poi per tutta la serata le persone presenti (immagino quasi tutte napolidi, come me (anche se nata a Salerno, ma per caso), e come la coppia di amici che trovo seduta accanto).

L’entusiasmo ci travolge anche per la musica, anche questa magica, eseguita da quattro musicisti non solo virtuosi, che stupiscono con i loro strumenti, che siano quelli più tradizionali come il violino, la chitarra, il contrabbasso e il mandolino, per passare a oud e tamorre.

Peccato solo che non siano previste repliche del concerto, lo consiglierei volentieri.

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