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Rimpasto: un passo indietro per le Pari Opportunità, anzi più di uno.

29 gennaio 2016

Crescono i numeri, ma le donne diminuiscono.

Sono stati nominati 9 uomini e 4 donne.
Il Governo Renzi fa perdere ogni speranza di avere una ministra per le Pari Opportunità.
L’attenzione dedicata nel discorso di auguri dal Presidente della Repubblica alla situazione delle donne non ha portato a nessun risultato.
Si rottamano le donne e i loro diritti.
Se davvero, come annunciato dai mass media, sarà conferita la delega alla famiglia al neoministro agli Affari regionali (per la verità la certezza l’avremo solo dopo che domani alle 19, il nuovo Ministro avrà giurato al Quirinale), l’attenzione si sposterà sulla famiglia, e le donne, già penalizzate con la mancata nomina della Ministra alle Pari Opportunità, sarebbero ancora maggiormente oscurate, come è prassi in tutti i paesi più retrogradi.
Anni fa facemmo uno studio sul lessico dei politici e risaltava con grande evidenza che nei paesi dove l’attenzione è alla famiglia, le donne sono oppresse.
E, se guardiamo ai numeri, confermato l’addio al Governo 50&50,dopo le dimissioni un anno fa di quella agli Affari regionali e l’importante Dicastero degli Affari Esteri, già assegnato a una donna, passato ad un uomo.
Da domani i ministri saranno di nuovo 16, ma solo 6 le donne
Per non parlare delle viceministre e delle sottosegretarie, che già nella prima composizione e nell’attuale non rispettavano il 50&50,
Crescono le preoccupazioni anche per i nuovi equilibri all’interno della maggioranza, che influiranno sulle politiche di governo nel futuro. Le nomine fatte oggi dal Consiglio dei ministri, oltre ad intervenire su incarichi vacanti da tempo, rappresentano un notevole rafforzamento nel Governo dell’area più moderata (NCD Area Popolare e Scelta Civica) oltre al premio a chi ha lasciato un gruppo dell’opposizione.
Prove tecniche, dopo quelle della spartizione delle presidenze e vicepresidenze della Commissioni in Senato, per evitare problemi col voto sulla legge Cirinnà.
Per tutelare, giustamente, i diritti delle coppie omosessuali, dispiace l’alto prezzo che prefigura un arretramento inaccettabile su conquiste costate anni di rivendicazioni, e toglie le speranze che in tempi brevi, o almeno accettabili, si possano eliminare discriminazioni come quelle dell’obbligo del cognome paterno (che ha portato alla condanna dell’Italia a Strasburgo), o situazioni di svantaggio economico (donne sottooccupate e sottopagate), che arrecano danni all’economia e influiscono sulla denatalità.

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Questi sono i nuovi incarichi, come resi noti dal sito del governo: (more…)