Aggiornamenti al 14 gennaio dal Quirinale e dal Parlamento

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Oggi Napolitano ha lasciato il Quirinale ed è tornato in compagnia della moglie Clio nella sua abitazione privata di via dei Serpenti.
Si moltiplicano i commenti sui suoi quasi nove anni da Presidente della Repubblica. Non stupisce che tra le critiche molte si riferiscano ai tre incarichi da lui conferiti a presidenti del Consiglio per nominare Governi con maggioranze parlamentari anomale.
E’ però inaccettabile che tali critiche partano anche dai principali responsabili della sciagurata legge elettorale che ha minato le basi della nostra democrazia parlamentare ed è la principale causa di tali anomalie.
Non dimentichiamo, inoltre, che, da allora, i Parlamenti eletti con tale legge, a suo tempo presentata come finalizzata ad assicurare la governabilità, non sono stati in grado di eliminarla, magari con un semplice ritorno al precedente Mattarellum, e solo l’intervento della Corte Costituzionale ha portato a un avvio di riforma della quale però, non si può prevedere l’esito.
Dal momento delle dimissioni del presidente della Repubblica presentate oggi, è iniziato un percorso che riguarda la Camera dei Deputati (la presidente ha convocato per il 29 gennaio le Camere riunite per l’elezione del nuovo Presidente) e il Senato, il cui presidente ha assunto e funzioni di presidente della Repubblica ed è stato sostituito nel ruolo di presidente del Senato dalla vicepresidente vicaria Valeria Fedeli. La circostanza di due donne a presiedere le Camere è stata salutata dalle associazioni che da tempo si impegnano per la parità di genere come un buon auspicio per l’elezione di una presidente anche al Quirinale.
Chi sono i grandi elettori:
http://www.polisblog.it/post/73159/presidente-della-repubblica-chi-sono-i-grandi-elettori
Restano soltanto due settimane per l’attività legislativa del Parlamento: il presidente del Consiglio ne è consapevole e da tempo ha messo in atto un’accelerazione notevole per arrivare prima della pausa obbligatoria e della nuova fase derivante dalla presenza di un nuovo presidente della Repubblica, all’approvazione di un testo, sia della riforma costituzionale sia della nuova legge elettorale per la Camera dei deputati, che nelle successive letture possa rimanere invariato.
La situazione, a oggi, tutt’altro che rosea, è la seguente:
Legge elettorale al Senato: impossibile prevedere la data conclusiva-
Si procede con un’accelerazione sui tempi, in contrasto con la decisone del Governo di prevedere l’efficacia del provvedimento solo a partire dal 2016, che porta a grandi anomalie, come la discussione in Aula iniziata prima che la Commissione abbia completato l’esame e la conseguenza mancanza di un relatore.
Sulla mancata condivisione dei contenuti basti sapere che in Commissione su questa legge elettorale sono stati presentati 17.000 emendamenti, e in Aula 44.000, senza considerare i subemendamenti.
Sulle critiche all’intero impianto segnaliamo l’intervento del Senatore Walter Tocci, che nel sostenere i pregi di un sistema basato sui collegi, ha anche fatto riferimento al collegio binominale, “in modo da eleggere un Parlamento in piena parità di genere”.
Tocci su legge elettorale
Riforma costituzionale alla Camera: si conclude il 23 gennaio?
Dovrebbe concludersi il 23 gennaio, salvo imprevisti, l’esame nell’aula della Camera del disegno di legge di riforma costituzionale del Senato e del Titolo V. Dopo la seduta del 12 gennaio, sono previste due sedute giornaliere interrotte solo per la pausa pranzo fino a giovedì 15. Mentre venerdì 16 è prevista la discussione di mozioni presentate dalle opposizioni. Stesso schema nella settimana fra il 19 e venerdì 23 gennaio: mezza giornata lunedì e venerdì, due sedute nei giorni centrali della settimana. Il voto finale si dovrebbe concludere entro le 15 del 23 gennaio. “Ove necessario”, tuttavia, hanno spiegato fonti di Montecitorio, resta aperta la possibilità di valutare “eventuali sedute aggiuntive” anche dopo.
L’accordo tra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi supera il primo ostacolo del primo voto segreto.
Durante l’esame degli emendamenti all’articolo 1 è stato respinto con 359 voti (favorevoli in 159) un emendamento di Sel,che prevedeva il rispetto della rappresentanza delle minoranze linguistiche nella legge elettorale.
Il percorso è appena cominciato. L’assemblea di Montecitorio dovrà esprimersi

a scrutinio segreto per altre quattro volte: altri tre voti segreti – sui diritti delle minoranze linguistiche – ci saranno con l’esame dell’articolo 2, e in particolare con gli emendamenti a firma Michaela Biancofiore (FI), Maurizio Bianconi (FI) e gli identici di Tamara Blazina (Pd) e Albrecht Plangger (Svp-Misto). Infine, saranno votati insieme i due emendamenti M5s (a firma Riccardo Nuti) – sempre all’articolo 2 – in materia di parità di accesso ai mezzi si comunicazione (par condicio).
Inoltre per i molti interventi dei deputati dei partiti di opposizione (in particolare del M5S), i lavori nell’Assemblea della Camera procedono lentamente.
A questo si è aggiunta la richiesta da parte di Lega Nord e M5S, di sospendere l’esame della riforma costituzionale, a seguito delle dimissioni del Presidente della Repubblica. La richiesta è rimasta senza esito perché la Capigruppo ha invece deciso di proseguire nel calendario previsto.
Per approfondire:
http://www.camera.it/leg17/126?tab=2&leg=17&idDocumento=2613&sede=&tipo=
http://www.camera.it/leg17/410?idSeduta=0362&tipo=stenografico#sed0362.stenografico.tit00090.int00010
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E concludiamo con un riferimento ad un’ipotesi che potrebbe rivelarsi un po’ più interessante di una semplice provocazione.
Se davvero il Governo riuscisse a far approvare entro la prossima estate almeno la riforma costituzionale, secondo un’opinione diffusa nell’articolo di Sabino Labia su Panorama nel novembre scorso, rischieremmo di ritrovarci con un Presidente della Repubblica eletto con la vecchia legge e, di conseguenza, indotto a dimettersi per consentire l’elezione di un nuovo inquilino del Quirinale con la nuova legge costituzionale.
Ecco avanzare la classica ipotesi di scuola che potrebbe diventare uno scenario plausibile, tale da far tirare avanti il governo e il Parlamento in maniera leggermente più serena verso il completamento del processo delle riforme. Il Presidente del Senato, Pietro Grasso potrebbe assumere l’incarico come Capo dello Stato supplente per un periodo delimitato e autorizzato da una declaratoria (provvedimento) approvata dal Consiglio dei Ministri e pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale.
Leggi in: Piero Grasso, Presidente della Repubblica supplente e il precedente di Merzagora Pietro Grasso

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Una Risposta to “Aggiornamenti al 14 gennaio dal Quirinale e dal Parlamento”

  1. aspettarestanca Says:

    Il porcellum è alla base della deriva che stiamo vivendo. Eppure chi lo ha fortemente voluto per evitare il maggioritario e conferire maggiore potere di persuasione dell’elettorato ai padroni della TV e ai candidati pronti ad elargire soldi e favori, si permette di criticare Napolitano e i suoi predecessori, sostenendo “che hanno portato il nostro paese a questa condizione non democratica” .

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