Dare voce alle donne: buone pratiche per comunicare in ottica di genere

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Un articolo che riporta correttamente e in modo completo i tanti aspetti del tema della comunicazione “in ottica di genere”.
Da condividere, salvo una piccola imprecisione: la parità, a differenza dell’uguaglianza, evita le trappole tese alle donne da un modello che suggerisce alle donne di imitare i modelli maschili.

Dare voce alle donne: buone pratiche per comunicare in ottica di genere
di Saveria Capecchi *
29 dicembre 2014
Alla luce dell’analisi della letteratura nazionale e internazionale sul tema “genere e media” e delle ricerche qualitative personalmente condotte sulla rappresentazione femminile in diversi contenuti mediatici (programmi d’informazione, fiction, pubblicità), ho elaborato una lista di buone pratiche per comunicare in ottica di genere che valgono come suggerimenti per coloro che lavorano nel settore della comunicazione in senso lato, e in particolare nella comunicazione veicolata dai media, sia tradizionali che digitali. Ritengo che comunicare in ottica di genere sia fondamentale non solo per promuovere pari opportunità tra donne e uomini e sconfiggere gli stereotipi di genere più insidiosi, interiorizzati dalle donne stesse, ma anche per migliorare la qualità e l’efficacia della comunicazione.
Premetto che dai dibattiti in corso su “genere e media” lo sguardo femminista che tende a prevalere è quello connesso alle teorie della differenza (teorie del gender e pensiero della differenza sessuale, teorie post-gender e postcoloniali), secondo le quali la parità effettiva tra i sessi si ottiene solo se si rispettano e si valorizzano le differenze esistenti tra donne e uomini. In tale modo si fuoriesce dalle trappole tese alle donne dal “modello della parità” come quella dell’imitazione dei modelli maschili nel mondo del lavoro e quella della donna “vittima”, bisognosa di essere protetta e tutelata, derivata dal paradigma della debolezza femminile.
La questione più impellente che scaturisce dagli studi e dai dibattiti su “genere e media” è la seguente: come decostruire il pensiero unico, presentato come “neutro” e universale, che da secoli occulta e svilisce d’importanza il genere femminile offrendo narrazioni sulla realtà sociale da un’ottica prettamente maschile? Dando più voce alle donne e sensibilizzando le donne e gli uomini che producono comunicazione (mediatica, pubblica e sociale) a valorizzare il genere femminile. Introdurre nella comunicazione un’ottica di genere significa essenzialmente rispettare e valorizzare i punti di vista femminili sulla realtà sociale, dando ad essi lo stesso valore di quello solitamente attribuito ai punti di vista maschili. leggi tutto in
http://sociale.corriere.it/dare-voce-alle-donne-buone-pratiche-per-comunicare-in-ottica-di-genere/

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