Abuso d’ufficio in Parlamento e nei Consigli regionali? Invitiamo parlamentari e consiglieri regionali a riflettere.

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Art. 323 Codice Penale:“… il pubblico ufficiale o l’incaricato di pubblico servizio che, nello svolgimento delle funzioni o del servizio, in violazione di norme di legge o di regolamento, ovvero omettendo di astenersi in presenza di un interesse proprio o di un prossimo congiunto o negli altri casi prescritti, intenzionalmente procura a sé o ad altri un ingiusto vantaggio patrimoniale ovvero arreca ad altri un danno ingiusto è punito con la reclusione da uno a quattro anni.”
Qualche dubbio è stato sollevato circa la possibilità di estendere ai parlamentari lo statuto penale della pubblica amministrazione, ma autorevoli giuristi la sostengono.  Leggi la voce dell’Enciclopedia Treccani in I pubblici ufficiali
L’ipotesi che alcuni comportamenti possano configurare il reato di abuso d’ufficio (che ha sostituito il vecchio interesse privato in atti d’ufficio), forse potrebbe essere la scossa utile per provocare un cambio di passo, per indurre parlamentari e consiglieri regionali, magari non tutti, ma tante e tanti,  ad evitare in futuro     ( l’Anno Nuovo è un’ottima occasione per buoni propositi) comportamenti penalmente rilevanti e in contrasto con la Costituzione, quella Costituzione che sono tenuti a rispettare, come tutti i cittadini, in base all’art. 54 della Costituzione.
Sono molte le leggi ad personam approvate nelle ultime Legislature dal Parlamento nazionale e da quelli regionali e non soltanto quelle dell’era Berlusconiana, rimaste comunque pressoché intatte.
Così come molti sono i casi di voti ad personam che hanno caratterizzato la mancata approvazione di norme che intaccherebbero  il potere dei loro componenti da parte del parlamento nazionale e dei parlamentini regionali, .
Decisioni di una maggioranza trasversale, molte volte nascosta sotto il voto segreto, assunte da parlamentari e consiglieri regionali attaccati alle loro poltrone (altamente remunerative in vari sensi), per ottenere o mantenere privilegi e non avere preoccupazioni per il loro futuro,.
Una maggioranza trasversale consapevole che il Paese non ha anticorpi, reagisce fiaccamente, al massimo non vota, lasciando decidere ai peggiori: è ormai definitivamente tramontata “la virtù dell’indignazione”, di cui parlava negli ultimi anni dell’Ottocento, in un’Italia unita da poco, Francesco De Sanctis nel libretto Un viaggio elettorale, dedicato da un letterato prestato alla politica all’esperienza in quello che sarebbe diventato il feudo del democristiano Ciriaco de Mita.

http://www.ibs.it/code/9788836812714/de-sanctis-francesco/viaggio-elettorale.html?gclid=CMzv5v-S1cICFefMtAodbx4A7Q http://www.interruzioni.com/viaggioelettorale.htm

Per approfondire:
Leggi ad personam o voti  ad personam

In Parlamento

Un piccolo, recente esempio, ancora non concluso, che non è arrivato a colpire l’opinione pubblica come meriterebbe, è quello che riguarda il divieto dei doppi incarichi, al quale gli Ordini professionali tentano di opporsi.
CORPORAZIONI SENZA TRASPARENZA: ONOREVOLE, AGLI ORDINI (Emiliano Fittipaldi) 20 dicembre 2014
Avvocati, medici e infermieri contro Cantone. Che vuole eliminare i doppi incarichi. Ma senatori Pd, Ncd e Fi si alleano per fermarlo.

CORPORAZIONI SENZA TRASPARENZA in
http://giacomosalerno.com/2014/12/20/corporazioni-senza-trasparenza-onorevole-agli-ordini-emiliano-fittipaldi/

Riforme costituzionali e elettorali, elezione del Presidente della Repubblica.  Per tutto ciò che riguarda la trattativa, con relativi intrecci e inciuci, per le riforme e l’elezione del Presidente della Repubblica, rimandiamo al post su Aspettare stanca del 22 dicembre. https://aspettarestanca.wordpress.com/2014/12/21/intrecci-e-inciuci-di-fine-danno-in-parlamento/

Norme di garanzia di genere. Il gruppo forse più numeroso di leggi e voti ad personam, che si arricchisce quasi quotidianamente, riguarda le tante bocciature, coperte quasi sempre dal voto segreto, che hanno caratterizzato nel Parlamento nazionale le votazioni sulle norme di garanzia di genere, a partire dal Porcellum, nell’ormai lontano 2005, per finire con quelle riguardanti la riforma della legge elettorale per la Camera, ora all’esame del Senato, che un gruppo trasversale di donne parlamentari tentò di far approvare dall’Aula di Montecitorio.
E non vanno dimenticati gli aggiustamenti imposti dal Parlamento per posporre l’entrata in vigore di norme di garanzia di genere ineludibili, grazie ai principi costituzionali. Due recenti esempi illuminanti nella legge 7 aprile 2014, n. 56 per le elezioni dei consigli delle città metropolitane e delle province con disposizioni (vedi Art. 1, commi 27 e 28), che hanno impedito l’applicazione delle nuove norme alle prime elezioni che si sono svolte in questo anno e nella legge 22 aprile 2014, n. 65 che ha modificato la legge elettorale europea per rafforzare la rappresentanza di genere, ma in maniera ridotta per le elezioni del 2014.
http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2014;65
Non mancano norme con la stessa finalità nel testo della futura Legge costituzionale per la riforma del Senato e del Titolo V della Costituzione, approvato dal Senato e ora all’esame della Camera.

E, per finire, nelle Regioni:
Troppi, per enumerarli, i provvedimenti legislativi regionali diretti a mantenere, nonostante il clima di austerità imposto dalla crisi economica e i tanti procedimenti giudiziari in corso, privilegi e contributi economici dei consiglieri regionali.

Ci limitiamo all’ambito delle garanzie “di genere”:
Tanti i casi del rifiuto, alcuni espressi, altri nascosti, da parte dei parlamentini regionali (anche questi a grande maggioranza composti di uomini, e alcuni solo di uomini), di introdurre nelle leggi per l’elezione dei consigli regionali la doppia preferenza di genere, sull’esempio della legge della Regione Campania del 2009, passata anche al vaglio della Corte Costituzionale, alla quale solo di recente si è aggiunta quella della Regione Emilia Romagna.

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