Archive for dicembre 2014

Dare voce alle donne: buone pratiche per comunicare in ottica di genere

30 dicembre 2014


Un articolo che riporta correttamente e in modo completo i tanti aspetti del tema della comunicazione “in ottica di genere”.
Da condividere, salvo una piccola imprecisione: la parità, a differenza dell’uguaglianza, evita le trappole tese alle donne da un modello che suggerisce alle donne di imitare i modelli maschili.

Dare voce alle donne: buone pratiche per comunicare in ottica di genere
di Saveria Capecchi *
29 dicembre 2014
Alla luce dell’analisi della letteratura nazionale e internazionale sul tema “genere e media” e delle ricerche qualitative personalmente condotte sulla rappresentazione femminile in diversi contenuti mediatici (programmi d’informazione, fiction, pubblicità), ho elaborato una lista di buone pratiche per comunicare in ottica di genere che valgono come suggerimenti per coloro che lavorano nel settore della comunicazione in senso lato, e in particolare nella comunicazione veicolata dai media, sia tradizionali che digitali. Ritengo che comunicare in ottica di genere sia fondamentale non solo per promuovere pari opportunità tra donne e uomini e sconfiggere gli stereotipi di genere più insidiosi, interiorizzati dalle donne stesse, ma anche per migliorare la qualità e l’efficacia della comunicazione.
Premetto che dai dibattiti in corso su “genere e media” lo sguardo femminista che tende a prevalere è quello connesso alle teorie della differenza (teorie del gender e pensiero della differenza sessuale, teorie post-gender e postcoloniali), secondo le quali la parità effettiva tra i sessi si ottiene solo se si rispettano e si valorizzano le differenze esistenti tra donne e uomini. In tale modo si fuoriesce dalle trappole tese alle donne dal “modello della parità” come quella dell’imitazione dei modelli maschili nel mondo del lavoro e quella della donna “vittima”, bisognosa di essere protetta e tutelata, derivata dal paradigma della debolezza femminile.
La questione più impellente che scaturisce dagli studi e dai dibattiti su “genere e media” è la seguente: come decostruire il pensiero unico, presentato come “neutro” e universale, che da secoli occulta e svilisce d’importanza il genere femminile offrendo narrazioni sulla realtà sociale da un’ottica prettamente maschile? Dando più voce alle donne e sensibilizzando le donne e gli uomini che producono comunicazione (mediatica, pubblica e sociale) a valorizzare il genere femminile. Introdurre nella comunicazione un’ottica di genere significa essenzialmente rispettare e valorizzare i punti di vista femminili sulla realtà sociale, dando ad essi lo stesso valore di quello solitamente attribuito ai punti di vista maschili. leggi tutto in
http://sociale.corriere.it/dare-voce-alle-donne-buone-pratiche-per-comunicare-in-ottica-di-genere/

Auguri Natale 2014- Capodanno 2015

24 dicembre 2014

Auguri di pace, impegno e cambiamento…..
da Aspettare stanca e dalla Rete per la Parità

Auguri di pace e cambiamento

Abuso d’ufficio in Parlamento e nei Consigli regionali? Invitiamo parlamentari e consiglieri regionali a riflettere.

23 dicembre 2014

Art. 323 Codice Penale:“… il pubblico ufficiale o l’incaricato di pubblico servizio che, nello svolgimento delle funzioni o del servizio, in violazione di norme di legge o di regolamento, ovvero omettendo di astenersi in presenza di un interesse proprio o di un prossimo congiunto o negli altri casi prescritti, intenzionalmente procura a sé o ad altri un ingiusto vantaggio patrimoniale ovvero arreca ad altri un danno ingiusto è punito con la reclusione da uno a quattro anni.”
Qualche dubbio è stato sollevato circa la possibilità di estendere ai parlamentari lo statuto penale della pubblica amministrazione, ma autorevoli giuristi la sostengono.  Leggi la voce dell’Enciclopedia Treccani in I pubblici ufficiali
L’ipotesi che alcuni comportamenti possano configurare il reato di abuso d’ufficio (che ha sostituito il vecchio interesse privato in atti d’ufficio), forse potrebbe essere la scossa utile per provocare un cambio di passo, per indurre parlamentari e consiglieri regionali, magari non tutti, ma tante e tanti,  ad evitare in futuro     ( l’Anno Nuovo è un’ottima occasione per buoni propositi) comportamenti penalmente rilevanti e in contrasto con la Costituzione, quella Costituzione che sono tenuti a rispettare, come tutti i cittadini, in base all’art. 54 della Costituzione.
Sono molte le leggi ad personam approvate nelle ultime Legislature dal Parlamento nazionale e da quelli regionali e non soltanto quelle dell’era Berlusconiana, rimaste comunque pressoché intatte.
Così come molti sono i casi di voti ad personam che hanno caratterizzato la mancata approvazione di norme che intaccherebbero  il potere dei loro componenti da parte del parlamento nazionale e dei parlamentini regionali, .
Decisioni di una maggioranza trasversale, molte volte nascosta sotto il voto segreto, assunte da parlamentari e consiglieri regionali attaccati alle loro poltrone (altamente remunerative in vari sensi), per ottenere o mantenere privilegi e non avere preoccupazioni per il loro futuro,.
Una maggioranza trasversale consapevole che il Paese non ha anticorpi, reagisce fiaccamente, al massimo non vota, lasciando decidere ai peggiori: è ormai definitivamente tramontata “la virtù dell’indignazione”, di cui parlava negli ultimi anni dell’Ottocento, in un’Italia unita da poco, Francesco De Sanctis nel libretto Un viaggio elettorale, dedicato da un letterato prestato alla politica all’esperienza in quello che sarebbe diventato il feudo del democristiano Ciriaco de Mita.

http://www.ibs.it/code/9788836812714/de-sanctis-francesco/viaggio-elettorale.html?gclid=CMzv5v-S1cICFefMtAodbx4A7Q http://www.interruzioni.com/viaggioelettorale.htm

Per approfondire:
Leggi ad personam o voti  ad personam

In Parlamento

Un piccolo, recente esempio, ancora non concluso, che non è arrivato a colpire l’opinione pubblica come meriterebbe, è quello che riguarda il divieto dei doppi incarichi, al quale gli Ordini professionali tentano di opporsi.
CORPORAZIONI SENZA TRASPARENZA: ONOREVOLE, AGLI ORDINI (Emiliano Fittipaldi) 20 dicembre 2014
Avvocati, medici e infermieri contro Cantone. Che vuole eliminare i doppi incarichi. Ma senatori Pd, Ncd e Fi si alleano per fermarlo.

CORPORAZIONI SENZA TRASPARENZA (more…)

INTRECCI E INCIUCI DI FINE D’ANNO IN PARLAMENTO

21 dicembre 2014

Sull’intreccio tra le riforme e l’elezione del Presidente della Repubblica

Vi invitiamo a leggere:
su Il Sole 24 Ore
Renzi dà la linea: Italicum, poi il Colle Emilia Patta18 dicembre 2014
http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-12-18/renzi-da-linea-italicum-poi-colle-063846.shtml?uuid=ABVRNVSC
Renzi: sul Colle non ci saranno problemi Emilia Patta19 dicembre 2014
http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-12-19/renzi-colle-non-ci-saranno-problemi-063808.shtml?uuid=AB5VZ4SC

Sui contenuti della riforma elettorale della Camera

Notevoli, davvero, i dettagli descritti da Bei e De Marchis su Repubblica
http://giacomosalerno.com/2014/12/18/nuovo-patto-renzi-berlusconi-subito-lok-allitalicum-ma-vale-da-settembre-2016-bei-e-de-marchis/
Nuovo patto Renzi-Berlusconi: subito l’ok all’Italicum ma vale da settembre 2016
di FRANCESCO BEI e GOFFREDO DE MARCHIS Dal Patto del Bavero è così uscita l’ultima versione (e la tempistica) del futuro impianto elettorale di questo Paese.
Tensione Pd-Forza Italia poi il Cavaliere: sì alle riforme. La prospettiva del voto anticipato così slitta al 2017
“In breve: Renzi voleva blindare il sistema di elezione del prossimo Parlamento prima della corsa al Quirinale, per migliorare il proprio rapporto di forza verso i berlusconiani sulla scelta del nuovo Presidente della Repubblica; i berlusconiani al contrario, volevano tenere in mano il ricatto sul Presidente (cioè avere la sicurezza che non fosse eletto uno che non gradiscono) prima di dare il via libera all’Italicum. In più, Renzi voleva far entrare in vigore l’Italicum in fretta e furia, così da tenere tutti sotto scacco con la minaccia di elezioni anticipate, alle quali pensa di incassare il super premio di maggioranza (con o senza ballottaggio), che non avrebbe invece se si votasse con il Consultellum, che attualmente è legge ed è proporzionale; al contrario, Berlusconi non voleva far entrare subito in vigore l’Italicum temendo elezioni anticipate con il medesimo, che ne diminuirebbero la forza e il potere in Parlamento.
Il risultato deciso ieri è che l’Italicum nuova versione verrà votato prima delle elezioni del nuovo Capo dello Stato, ma entrerà in vigore dopo, cioè il 1° settembre 2016.”
http://www.repubblica.it/politica/2014/12/18/news/nuovo_patto_renzi-berlusconi_subito_l_ok_all_italicum_ma_vale_da_settembre_2016-103174779/?ref=HREC1-3

Sull’elezione del Presidente della Repubblica

“…un gran risiko di convenienze personali e partitiche, roba che gli accordi di corridoio di D’Alema in confronto sembrano giochetti innocenti di bambini.
Insomma, qui l’unica cosa evidente è l’opacità. E il ristrettissimo gruppo di decisori: Renzi con Lotti, Berlusconi con Verdini. Tutti gli altri al massimo schiacceranno un bottone in Parlamento.
Non male, per quella “politica 2.0″ che doveva essere trasparente, limpida, partecipata, intessuta di contatti con i rappresentati perché questi fossero coinvolti, perché cadesse il muro tra dentro e fuori il Palazzo.
Si è arrivati al contrario esatto di quel modello.
Al Patto del Bavero, con i suoi cento capolista bloccati – élite dell’élite, casta della casta – decisi di nascosto e con il favore delle tenebre!”
Così conclude il suo post Alessandro Gilioli, giornalista de L’Espresso.
http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2014/12/18/il-patto-del-bavero/

E anche:

IL QUIRINALE NEL PATTO DEL NAZARENO (Furio Colombo)
Renzi punta all’elezione del nuovo Capo dello Stato fin dalla prima votazione,(con la maggioranza dei due terzi). Se così non sarà, il PD avrà un nome di riserva, una personalità molto più schierata politicamente, che sarà tenuto segreto fino alla quarta votazione, dalla quale per eleggere il nuovo Capo dello Stato basterà la maggioranza assoluta del Parlamento.

19 dicembre 2014 Il Quirinale nel Patto del Nazareno, di Furio Colombo

(http://giacomosalerno.com/2014/12/19/il-quirinale-nel-patto-del-nazareno-furio-colombo/)
Ci fermiamo qui, per amor di patria e per non interferire troppo con la serenità che vorremmo caratterizzasse le nostre prossime Festività.

Italicum al Senato: in Aula dal 7 gennaio 2015

21 dicembre 2014

 

Grandi novità sulla riforma elettorale.
Dalla Home page del Senato http://www.senato.it/home
Come stabilito dalla Conferenza dei Capigruppo, l’Aula ha incardinato la proposta di riforma elettorale (ddl n. 1385  DDL 1385) dopo l’approvazione dei documenti di bilancio, nella seduta n. 368, aperta venerdì 19 dicembre e chiusa sabato 20.

http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=hotresaula

Poichè la Commissione Affari costituzionali non ne ha concluso l’esame in sede referente, il ddl viene discusso in Assemblea senza relazione; la senatrice Finocchiaro ha dato conto dei lavori della 1a Commissione da lei presieduta. Il Senato tornerà a riunirsi mercoledì 7 gennaio, alle ore 16, per l’avvio della discussione generale del provvedimento, che proseguirà giovedì 8, come previsto dal calendario dei lavori.
(20 Dicembre 2014)
Dossier del Servizio studi Dossier
Testo a fronte tra il D.P.R. 361/1957 e il testo dell’A.S. n. 1385 (a cura del Servizio studi) Testo a fronte

Nel presentare il testo in Aula, la Senatrice Anna Finocchiaro, relatrice e presidente della Prima Commissione ha, tra l’altro dichiarato_ . Alla fine della discussione generale, prendendo spunto dalla maggioranza degli interventi e cercando di individuare un terreno condiviso ho avanzato una serie di proposte emendative al testo che avevano l’obiettivo di tenere insieme e coniugare al meglio le esigenze della governabilità e della stabilità degli esecutivi con quella della garanzia di rappresentatività delle forze politiche che si presentano alle elezioni politiche. In questo senso andavano le mie proposte per l’abbassamento della soglia di accesso alla ripartizione dei seggi, per l’innalzamento della quota di consensi che nel nuovo sistema avrebbe dato diritto al l’assegnazione del premio di maggioranza e per l’introduzione di un sistema di riequilibrio di genere”

Per saperne di più vi invitiamo a leggere quanto ci è pervenuto dal costituzionalista Stefano Ceccanti:

##Nuovo patto Renzi-Fi regge, Italicum 2.0 in aula dal 7 gennaio (more…)

Riforma Senato e Titolo V all’esame della Camera: ora la parola all’Aula

16 dicembre 2014

Dalle ore 16 di oggi 16 dicembre l’Assemblea della Camera inizia la discussione sulle linee generali del disegno di legge costituzionale “Disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del CNEL e la revisione del titolo V della parte II della Costituzione, approvato, in prima deliberazione, dal Senato (S. 1429),  che  alla Camera è l’AC 2693

AC riforma Senato e titolo V.

Non possiamo fare a meno di sottolineare che nelle notizie ufficiali si continua a indicare i due relatori, uno del PD e l’altro di FI, come di maggioranza, cosa che provoca un sobbalzo.
Inoltre la prassi di indicare i parlamentari col solo cognome, salvo i casi di omonimia, nasconde, come si verifica anche in questo caso, che sono tutti uomini, come risulta soltanto grazie alle nostre integrazioni.

Dalle associazioni, attraverso la lettera inviata dall’Accordo di Azione Comune per la Democrazia Paritaria, si chiede che siano ripresentati in Assemblea gli emendamenti sulle norme di garanzia, ritirati in Commissione.

Lettera Senato e Titolo V

Ma la battaglia, l’unica che è riportata nei mass media, che trascurano le questioni di genere,  sarà soprattutto per le modifiche che la Prima Commissione, con il sostegno di otto voti PD, ha apportato contro il parere del Governo.

E’ stato alzato il quorum per l’elezione del Presidente della Repubblica e aumentati i poteri del futuro Senato: sulle modifiche ai testi votati dalla Camera, il Senato potrà chiedere alla Camera di modificare i ddl approvati con maggioranza dei 2/3. La Camera però potrà comunque respingere tale richiesta con maggioranza semplice per le leggi ordinarie e con quella assoluta per tutte le altre tipologie.
Il Governo è invece riuscito a conservare i senatori di nomina presidenziale.

NB Stranamente il testo varato dalla Prima Commissione (AC. 2613-A), alle ore 14.30 di oggi non è ancora reperibile nella scheda del sito della Camera, ma era già disponibile da ieri, tanto è vero che lo diramiamo anche noi con questo post, sia pure in forma di bozza non corretta.

Riforma costituzionale – bozza I commissione camera

Per saperne di più: (more…)

Riforma Senato e Titolo V ( AC C. 2613)

15 dicembre 2014

 

Sabato 13 dicembre i lavori in Prima Commissione Camera hanno subito una brusca accelerazione finale, che  ha comportato che il provvedimento, come a suo tempo programmato, è all’ordine del giorno della seduta dell’Assemblea convocata per la mattina di martedì 16. Ora  sembra possibile, se non probabile, che entro quest’anno, o al massimo entro gennaio 2015, la riforma costituzionale risulti approvata in prima lettura da entrambe le Camere.
Un’altra conseguenza dell’accelerazione dei lavori in Commissione è stata, purtroppo, nella seduta di venerdì 12, il ritiro degli identici emendamenti presentati da Roberta AGOSTINI (PD) – emendamento 34.8, e da Stefano Quaranta (SEL) – emendamento 34.7, riguardanti l’obiettivo, affidato alla legge ordinaria, di “promuovere l’equilibrio tra donne e uomini nella rappresentanza”, in sostituzione della “parità di accesso tra donne e uomini alle cariche elettive”. Emendamenti riforma costituzionale
Celeste COSTANTINO (SEL), cofirmataria dell’emendamento Quaranta, nel ritirare l’emendamento e preannunciarne la ripresentazione in Aula, ha auspicato che sulla tematica posta dalle suddette proposte modificative si svolga in Assemblea un’ampia discussione, al fine di inserire nella Carta costituzionale una norma a suo avviso di grande rilevanza, a garanzia del rispetto della parità di genere anche nell’ambito dei consigli regionali, a fini antidiscriminatori.
Nonostante l’impegno dei firmatari e cofirmatari di vari emendamenti che rafforzano i principi dell’equilibrio della presenza di donne e uomini nelle assemblee elettive nazionali e regionali, che speriamo si manifesti anche in Aula, bando all’ottimismo: sembra destinata a ripetersi la vicenda degli emendamenti “di genere”, che le deputate di vari gruppi hanno tentato inutilmente di inserire nell’ITALICUM, ora all’esame del Senato.

Elezioni giudici della Corte Costituzionale: lo stato dell’arte (per così dire).

3 dicembre 2014

A settembre erano scaduti due giudici della Corte Costituzionale di designazione parlamentare e, a novembre, due di nomina presidenziale. I secondi sono stati prontamente rinnovati da Napolitano, invece per i due di competenza del Parlamento, dopo oltre venti votazioni andate a vuoto, è stata eletta Silvana Sciarra, grazie ai voti del M5s,con 630 voti, sessanta  in più dei 570 richiesti. Contestualmente è stata sbloccata l’elezione del membro laico del Consiglio Superiore della Magistratura, nella persona di Alessio Zaccaria. Il candidato indicato dal M5S ha ottenutoe 537 voti, 88 in più dei 449 richiesti.
Per l’elezione del secondo giudice costituzionale da parte del parlamento, dopo la rinuncia di Maria Alessandra Sandulli, ordinario di diritto amministrativo all’Università Sapienza: http://www.blitzquotidiano.it/politica-italiana/corte-costituzionale-sandulli-rinuncia-gia-in-crisi-il-ticket-rosa-2010923/
Stefania Bariatti non ha raggiunto il quorum per l’elezione.

La candidata di FI si è fermata a 493 voti, contro i 570 richiesti per far scattare l’elezione.
Si sarebbe dovuto procedere subito dopo all’elezione dell’ultimo giudice per completare la Corte. E, invece, non se ne parla più; la questione sembra uscita dall’agenda parlamentare.
Non circolano neppure nomi di possibili candidati di Forza Italia, cui spetterebbe – per gli accordi con il Pd – il seggio in questione.
Se ne parlerà non prima di aver sciolto il groviglio fra riforme ed elezione del nuovo Presidente.
Rimandata la possibilità di avere quattro donne nella Corte Costituzionale, a oggi ancora alla Corte manca un giudice. Vero è che la Corte può funzionare anche se manca qualche membro, l’importante è che ce ne siano almeno 8 su 15. infatti, dopo pochi giorni, la Corte ha eletto nuovo Presidente Alessandro Criscuolo , che questa volta, rompendo un’altra annosa tradizione, resterà in carica ben tre anni.   Il neo presidente ha indicato come vice presidenti i giudici Marta Cartabia e Giorgio Lattanzi.

http://www.ilmessaggero.it/PRIMOPIANO/POLITICA/corte_costituzionale_presidente_consulta_alessandro_criscuolo/notizie/1007648.shtml
Le donne rimangono per ora tre: due nominate dal Presidente Napolitano e la terza eletta dal Parlamento. Redazione ANSA ROMA

Un risultato in passato inimmaginabile, che fa sperare in uno sguardo ancora più attento al rispetto dei principi costituzionali della parità uomo –  donna.
Un risultato dovuto, come altri analoghi, non solo alla maggiore facilità di trovare donne esperte e competenti in grado di non incontrare veti incrociati, ma anche, ricordiamolo, alla continua pressione per ottenere nomine paritarie da parte dei vertici politici e dal Parlamento, esercitata anche attraverso la critica a nomine esclusivamente maschili.
A partire –ottobre 2006- dal Comitato dei saggi del nascente Partito democratico (vedi Comitato sagge e saggi promosso da Aspettare stanca Lettera aperta al Presidente Prodi per firme-1), per passare a quelli nominati dal Presidente Napolitano (vedi Marzo 2013 lettera al Presidente dell’Accordo di Azione Comune per la Democrazia Paritaria Comunicatosagge 30 marzo).