ELEZIONI EUROPEE : si alle norme di garanzia

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Stamattina (9 aprile)la Camera ha approvato le norme di garanzia per la rappresentanza di genere per le elezioni europee, applicabili nel 2019, e la norma transitoria che riguarda già quelle del prossimo 25 maggio, secondo la quale, nel caso in cui le preferenze espresse siano tre, esse dovranno riguardare candidati di genere diverso, pena l’annullamento della terza preferenza.
votazione finale (a scrutinio segreto)
Presenti  471   
   Votanti  442   
   Astenuti   29   
   Maggioranza  222   
   Hanno votato sì  338    
   Hanno votato no  104. 

Le parlamentari di quasi tutti i Gruppi, nel corso dell’approvazione della modifica delle legge elettorale, prima al Senato e poi alla Camera, hanno dimostrato l’importanza della battaglia trasversale per una maggiore parità nella rappresentanza politica. Un grazie particolare alla vicepresidente del Senato Valeria Fedeli, prima firmataria del DDL, e alla senatrice Doris Lo Moro, relatrice del provvedimento in Commissione Affari costituzionali, che non si sono arrese alle resistenze maschili e hanno raggiunto un risultato, non pienamente soddisfacente, ma l’unico non ipotetico.

Leggi il resoconto stenografico della seduta del 9 aprile:
Seguito della discussione della proposta di legge: S. 1224-1256-1304-1305 – D’iniziativa dei senatori: Fedeli ed altri; Alberti Casellati ed altri; Amoruso; Calderoli: Modifiche alla legge 24 gennaio 1979, n. 18, recante norme per l’elezione dei membri del Parlamento europeo spettanti all’Italia, in materia di garanzie per la rappresentanza di genere, e relative disposizioni transitorie inerenti alle elezioni da svolgere nell’anno 2014 (Approvata, in un testo unificato, dal Senato) (A.C. 2213); e delle abbinate proposte di legge: Cicu; Mosca ed altri; Capelli ed altri; Marguerettaz ed altri; Vargiu; Bruno Bossio ed altri; Francesco Sanna ed altri; Balduzzi ed altri; Pisicchio; Migliore ed altri; Giorgia Meloni ed altri (A.C. 144-792-958-1216-1357-1473-1545-1878-1916-1933-1970)
http://www.camera.it/leg17/410?idSeduta=0208&tipo=stenografico#sed0208.stenografico.tit00030.sub00040.int00010

Nella delegazione italiana presente nel Parlamento europeo le deputate sono appena il 21 per cento, un dato che contribuisce a far scendere al 31 per cento la presenza totale delle donne.
Percentuali che dimostrano quanto sia urgente un riequilibrio di genere anche del Parlamento Europeo: in un momento così difficile non si possono decidere le politiche sociali ed economiche che coinvolgono milioni di persone senza le competenze delle donne.

Senonoraquando? – Torino, nei giorni scorsi ha chiesto a tutti i partiti impegnati nella formazione delle liste per le europee di rispettare l’alternanza di genere e di sostenere in egual misura gli uomini e le donne che saranno scelti per questo importante appuntamento elettorale.
Dal Movimento delle donne sempre più forte, a supporto anche delle iniziative delle parlamentari, non una richiesta di poltrone, ma di equa rappresentanza dei due generi nel rispetto del merito e delle competenze e di sostegno nella competizione elettorale attraverso azioni positive, strumenti e risorse, per garantire le stesse possibilità di comunicazione.
Una prima risposta è venuta dal PD: tutte donne capoliste.
Aspettiamo di vedere come si comporteranno gli altri partiti e movimenti, soprattutto quelli che hanno respinto le norme di garanzia.
Comunque, se i partiti non vorranno essere penalizzati economicamente, dovranno presentare liste equlibrate, con almeno il 40% di candidat@ del genere meno rappresentato.
Infatti la legge 21 febbraio 2014, n. 13 , al comma 2, stabilisce che – nel caso in cui, nel numero complessivo dei candidati di un partito politico per l’elezione, tra l’altro, dei membri del Parlamento europeo spettanti all’Italia, uno dei due sessi sia rappresentato in misura inferiore al 40 per cento – le risorse spettanti al partito politico ai sensi dell’articolo 12 («Destinazione volontaria del due per mille dell’imposta sul reddito delle persone fisiche») dello stesso decreto-legge sono ridotte in misura percentuale pari allo 0,50 per ogni punto percentuale di differenza tra 40 e la percentuale dei candidati del sesso meno rappresentato, nel limite massimo complessivo del 10 per cento.

http://elezioni.interno.it/pubblicazioni.html

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