Parità di genere, iniziamo a cambiare dal voto europeo 

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Diramiamo l’articolo di Valeria Fedeli, vicepresidente del Senato, ma non possiamo fare a meno di introdurlo con un amaro commento: i tacchini rimandano ad un Natale nel quale non saranno più a rischio, accontentiamoci.

Parità di genere, iniziamo a cambiare dal voto europeo
Valeria Fedeli, Vicepresidente del Senato
● CARISSIME DEPUTATE, MI APPELLO A VOI, CHE CON CORAGGIO ED IN PIENA AUTONOMIA AVETE COMBATTUTO la battaglia per sostenere la modifica in senso paritario dell’Italicum, perché possiate sostenere con forza il ddl sulle elezioni europee in arrivo in questi giorni alla Ca mera e la sua veloce approvazione. Lo scrivo a voi, per dirlo in realtà a tutte le deputate e i deputati, perché so che il vostro lavoro in questa direzione è già partito. L’alleanza trasversale che avete saputo costruire e sostenere per modificare l’Italicum è stata guardata da me, e da tante che come me fanno politica con e per le donne, con ammirazione, accompagnando il vostro la- voro con azioni esplicite di sostegno: la dimostrazione che una stagione diversa delle relazioni tra donne è pienamente matura. Per questo non abbiamo mancato, noi che siamo al Senato, di sostenere con forza il vostro impegno, la vostra iniziativa, e come noi le tante associa- zioni di donne che da anni lavorano per la piena affermazione della democrazia paritaria.
Purtroppo il voto segreto ha bocciato le vostre, le nostre, qualificate proposte, ma quello che siete state capa- ci di fare non può smarrirsi dopo questa prima sconfitta.
La legge che abbiamo votato in Senato sulle elezioni europee prevede una norma «transitoria» per le prossi- me elezioni di maggio per il 2014, secondo la quale nel caso di tre preferenze espresse queste devono riguarda- re candidati di sesso diverso pena l’annullamento della terza. A partire dal 2019, poi, l’adozione della presenza paritaria nelle liste, l’alternanza nel ruolo di capolista e la preferenza di genere con seconda e terza preferenza annullate se il principio non viene rispettato.
Il ddl presentato originariamente, di cui ero prima firmataria, prevedeva parità di genere al 50 per cento e la doppia preferenza di genere sin dalle prossime elezio- ni. Questa proposta di legge era stata poi firmata da tutte e tutti i senatori Pd, da Scelta Civica, dal Nuovo Centro Destra, da esponenti di Forza Italia, dalla Lega, da senatrici dei 5 Stelle (che solo il giorno del voto, han- no ritirato la firma).
Malauguratamente non si sono realizzate le condizio- ni per avere la maggioranza dei voti a favore della pro- posta della relatrice Lo Moro in Aula. Si è dunque rag- giunta una mediazione che rappresenta comunque un risultato, sancendo per legge un diritto che, nelle nor- me per le elezioni europee, non era finora riconosciuto.
Nel Parlamento europeo le deputate sono il 31% e solo il 21% in seno alla delegazione italiana (il quinto peggior dato tra tutti i Paesi membri). Vi appare dun- que evidente come una norma che contribuisca ad un riequilibrio di genere nella rappresentanza al Parlamen- to europeo sia urgente e necessaria. È lì, in quel Parla- mento, che si formano gli atti di indirizzo delle politiche comunitarie, politiche che senza lo sguardo delle donne sarebbero monche.
Non possiamo più accettare che la composizione del- le delegazioni nel Parlamento europeo sia discriminato- ria verso le donne. L’Europa è l’orizzonte istituzionale, politico ed economico nel quale costruire ogni nostra prospettiva, se vogliamo cogliere con serietà e credibili- tà le opportunità di ripresa e di rilancio.
Se vogliamo un’Europa che innovi il modo di considerare la propria funzione, che assuma la prospettiva del- la crescita, che scelga lo sviluppo etico e sostenibile per creare lavoro e benessere. Se vogliamo, di conseguenza, lavorare per la crescita e l’uguaglianza anche in Italia, non possiamo rinunciare al pieno contributo di donne e uomini,

pieno contributo che deve partire dal rico- noscimento delle differenze e dalla paritaria condivisio- ne delle responsabilità e dell’impegno parlamentare, a livello nazionale e comunitario.
Il voto su questa legge è anche un primo banco di prova per reagire alla bocciatura dell’Italicum. Per que- sto vi chiedo di non arretrare e di lavorare, con lo stesso spirito che vi ha animato finora, per costruire consenso intorno alla proposta uscita dal Senato e farla diventare legge. Nel contempo, il nostro impegno al Senato sarà altrettanto determinato per l’introduzione nell’Itali- cum della norma antidiscriminatoria.
Ciascuna di voi può avere, anzi sicuramente ha, opi- nioni che avrebbero voluto una conclusione diversa: non ce ne sono state le condizioni numeriche e politiche. Non lasciamo comunque cadere questo parziale risultato, portando rapidamente in approvazione an che alla Camera il testo licenziato dal Senato.

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