Mai più italiane portatrici d’acqua: il bilancio di due anni

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L’opera donata al Quirinale l’otto marzo del 2012 ha costituito il simbolo della campagna “Mai più italiane portatrici d’acqua”, lanciata dalla Rete per la Parità per ottenere nuove leggi elettorali per il Parlamento, le Regioni, le Province e i Comuni, che permettano una presenza più incisiva delle donne nelle assemblee elettive e nelle Giunte.
La maggiore presenza delle donne nei luoghi decisionali è il presupposto di un maggiore benessere sociale e un migliore impiego delle energie e delle potenzialità del Paese.
Un primo risultato era stato già raggiunto per le nomine con la legge Golfo Mosca, la n. 120 del 2011 che prevede un minimo di presenza delle donne nei Consigli di amministrazione
http://www.diritto24.ilsole24ore.com/avvocatoAffari/mercatiImpresa/2012/03/la-legge-1202011-golfo-mosca-sulle-quote-rosa-effetti-e-conseguenze.php
Oggi, a distanza di due anni, l’ambizioso progetto di riequilibrare la presenza di donne e uomini nelle assemblee elettive e nelle Giunte ha segnato una vittoria con la Legge 215 del 2012 sulla presenza delle donne nei consigli e nelle giunte dei comuni e delle province.
Invece, nonostante l’impegno delle donne, nessuna Regione ha seguito l’esempio positivo della legge n. 4 del 2009 della Regione Campania
http://www.sito.regione.campania.it/leggi_regionali2009/lr04_2009.htm
che ha anche superato il vaglio della Corte Costituzionale.
http://www.cortecostituzionale.it/actionSchedaPronuncia.do?anno=2010&numero=4
Per quanto riguarda il Parlamento, in questi giorni un fronte comune di parlamentari di quasi tutti i gruppi (compreso FI) e delle associazioni delle donne, che da anni si riconoscono nell’Accordo di azione comune per la democrazia paritaria, chiede con forza di sostituire con disposizioni in linea con la Costituzione quelle contenute nel testo base dell’ITALICUM, che costituiscono una garanzia a favore dell’elezione degli uomini.
Nell’articolo comparso oggi 9 marzo su Il Sole 24 ore, Alternanza dei sessi in lista il politologo Roberto D’Alimonte, che recentemente si è definito “zio dell’ITALICUM”, dopo aver ammesso con un’elegante litote che “le attuali norme dell’ITALICUM non favoriscono la rappresentanza femminile” ritiene possa essere un compromesso accettabile prevedere l’alternanza dei sessi nelle liste.
Per quanto riguarda l’ultima osservazione dell’articolo circa il fatto che nella maggior parte dei paesi europei la rappresentanza femminile è favorita non grazie a leggi, ma in base agli statuti dei partiti, vale la pena ricordare che la sentenza della Corte costituzionale n. 422 del 1995 che abolì le quote, non mancò di affermare che “ A risultati validi si può quindi pervenire con un’intensa azione di crescita culturale che porti partiti e forze politiche a riconoscere la necessità improcrastinabile di perseguire l’effettiva presenza paritaria delle donne nella vita pubblica, e nelle cariche rappresentative in particolare.”
Ad oggi solo il Partito democratico ha approvato e applicato norme a garanzia della democrazia paritaria; quell’improcrastinabile suggerisce, visti i circa venti anni passati, che sia proprio la legge elettorale a imporre norme non finalizzate a mantenere posizioni di potere, ma a garanzia della democrazia paritaria.
Forse già domani 10 marzo sapremo se gli uomini avranno scelto di proseguire in un braccio di ferro che potrebbe costituire la goccia che fa traboccare il vaso e mettere in forse lo stesso destino dell’ITALICUM, o, almeno, il veloce iter che era stato preannunciato.

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