Il corpo delle donne: perché da mezzo di rivendicazione è diventato merce in saldo? di Lea Melandri

by

3 nov

Il destino toccato al corpo e alla sessualità femminile all’interno del rapporto di potere tra i sessi, tra sessualità e amore, mercato e vita intima
Il corpo delle donne: perché da mezzo di rivendicazione è diventato merce in saldo?
di Lea Melandri
Tags: giorgia serughetti, mercificazione, paola tabet, rivendicazione femminile, Rossana Rossanda, sesso, sessualità
________________________________________
Negli ultimi giorni il problema della prostituzione è tornato al centro dell’interesse pubblico: in Francia con la proposta di legge sul modello svedese che prevede per il cliente una multa di 1500 euro, in Italia per la vicenda delle due liceali che si prostituivano in lussuosi appartamenti romani. Gli interrogativi sono sempre gli stessi, così come la contrapposizione tra chi vorrebbe abolirla e chi vorrebbe fosse considerata un lavoro come gli altri. La novità, caso mai, è quella a cui è dedicato l’interessante studio di Giorgia Serughetti – Uomini che pagano le donne (edizioni Ediesse 2013)-, “la nascita di una questione relativa agli uomini clienti”, il bisogno di comprendere “i modelli di mascolinità nuovi o tradizionali che la alimentano”. Provo ad elencare alcune delle domande ricorrenti:
-la prostituzione è un lavoro come un altro, per cui va regolato (diritti, doveri, ecc.)? Non è la soluzione –dicono alcuni- ma una “riduzione del danno”, una misura che restituendo dignità a chi la pratica combatte la discriminazione e lo stigma;
-escludendo la “tratta” nelle sue forme estreme di schiavitù, quanto si può parlare di libertà di scelta? Quanto incidono le leggi nel prevenire e combattere il fenomeno?
-che rapporto c’è con altre forme di violenza che le donne subiscono (stupri, maltrattamenti, omicidi in ambito domestico)?
La tendenza generale -a cui non sfugge neanche l’opinione di una “vecchia femminista degli anni Settanta”, come Elisabeth Badinter- è di collocare il fenomeno su due versanti opposti: da un lato, sfruttamento, racket, business, dall’altro, lavoro, libertà delle donne di “disporre consapevolmente e senza costrizioni del proprio corpo”.
Come sempre, l’urgenza di dare risposte, promuovere interventi all’apparenza concreti e rassicuranti per i cittadini, impedisce di riportare il problema alla sua radice storica e culturale: il destino toccato al corpo e alla sessualità femminile all’interno del rapporto di potere tra i sessi, le forme con cui si ripresenta oggi l’immaginario maschile di fronte ai cambiamenti avvenuti sulla linea di confine tra privato e pubblico, tra sessualità e amore, mercato e vita intima.
«Lo scambio sesso-economico – scrive Paola Tabet (La grande beffa, Rubbettino 2004)- è un aspetto dei rapporti tra uomini e donne assai più esteso e generale, e quindi non riducibile alla prostituzione». La linea di continuità che in ogni tempo e in ogni cultura ha visto le donne scambiare sessualità con denaro, doni, mantenimento, dentro e fuori il matrimonio, è oggi del tutto evidente in quello che si può considerare un “contesto prostituzionale allargato”. A descriverlo è Giogia Serughetti: «Tra intimità e attività economiche esiste un continuum anziché una dicotomia. Il riferimento è alle molte figure che offrono servizi di cura retribuiti –colf, baby sitter- ma anche surrogati a pagamento dell’intimità sessuale e delle relazioni romantiche. Sono la esperienza di ‘fidanzate a noleggio’, sotto la dicitura di accompagnatrici, sono escort e top escort. Si tratta di servizi che non si limitano al soddisfacimento di impulsi o fantasie sessuali, ma offrono parvenza di un corteggiamento, di un rapporto di cura affettivo e sentimentale».
Possiamo parlare di interni postdomestici ridisegnati dal mercato in modo tale che la domesticità coniugale vi si rifletta depurandosi però al tempo stesso da ogni vincolo o onere relazionale (…) Le trasformazioni in corso sul mercato del sesso paiono dunque funzionali alla conservazione e all’esercizio di un potere maschile imperniato sull’accesso ai corpi delle donne, o più propriamente alla loro disponibilità, complicità e cura affettiva”. “Sulle pareti urbane troneggiano corpi femminili rappresentati con gli stilemi un un linguaggio che richiama l’esplicita offerta di servizi sessuali. Il piacere maschile resta quindi un principio organizzatore degli spazi del consumo.”
Il corto circuito tra casa- scuola- appartamento dove si fa della vendita del proprio corpo un’impresa redditizia, colpisce ovviamente di più quando le protagoniste sono ragazze giovani, non condizionate dal bisogno economico. Ma il rischio è che sia paradossalmente meno inquietante dire che si è di fronte a un’azione delittuosa –quale è lo sfruttamento della prostituzione minorile- che non chiedersi in quale ambiguità stiano precipitando le relazioni tra uomini e donne, attraversate da residui di antiche schiavitù e prospettive di libertà finora sconosciute, da condizionamenti che vengono da lontano, e di cui si ha scarsa consapevolezza, e spinte a gettarsi il passato alle spalle, come si fa con le mode e con le infinite sollecitazioni del consumo.
Si può essere d’accordo sul fatto che chi fa una scelta, senza costrizioni esterne, anche se è ancora minorenne, non è una “vittima”, ma non si può confondere ciò che il risveglio della coscienza femminile ha chiamato “riappropriazione del corpo”, autonomia nelle proprie scelte di vita, con l’ “uso” che le donne oggi sono tentate di farne, come moneta di scambio in un commercio che ubbidisce pur sempre a logiche maschili di piacere e di interesse. Contro l’opinione di una parte del femminismo, che attribuiva alle donne un “sapere del corpo” in polemica con l’astratta ragione dell’uomo, le parole di Rossana Rossanda si possono considerare ancora attuali: «Se appena si fa attenzione allo scorrere della vita di qualsiasi donna, ci si avvede quale coazione simbolica agisca fra la donna e il suo corpo, anche al di fuori della maternità (…) peso determinante nella percezione di sé e nell’idea che essa si fa del suo possibile destino. Percezione largamente simbolica, indiretta, ricevuta. Essa tende a sostituire un ‘sapere del corpo’ con una precettiva, un ‘modello del corpo’ che è esterno all’esperienza immediata e che tende a farsi esperienza essa stessa. Non è un ‘sapere’, è un ‘fantasma’, compatto e drammatico (….) Si può passare la vita senza percepire altro che questo tessuto di immagini ricevute, stratificate e intrecciate a percezioni dirette ma oscure.» (“Lapis”, n.8, giugno 1990)
Seduzione e maternità sono due “corazze” pesantemente collocate sul corpo e sulla sessualità femminile, e non basta certo la consapevolezza nuova affiorata alla storia dopo secoli di sottomissione a scrollarseli di dosso. Il processo di “liberazione” da modelli inconsapevolmente fatti propri e rimasti così a lungo condizione ineliminabile di sopravvivenza, si può dire che è solo cominciato e ha a che fare solo marginalmente con diritti, leggi e libertà individuali di cui oggi anche le donne godono.

Annunci

Tag: , ,

Una Risposta to “Il corpo delle donne: perché da mezzo di rivendicazione è diventato merce in saldo? di Lea Melandri”

  1. Il corpo delle donne: merce in saldo? | Rete per la Parità Says:

    […] Leggi tutto l’articolo su Aspettare Stanca […]

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: