Donne nei CDA

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28/06/2011

Ora le quote per legge

Solo l’impegno bipartisan delle parlamentari, la mobilitazione delle donne  e il voto unanime, salvo poche astensioni, dell’opposizione, hanno reso possibile una legge che riduce una grave disparità e porta nuova linfa nelle Società quotate in borsa e in quelle a controllo pubblico. Per queste ultime ci si augura che, da subito, senza attendere il regolamento, le nomine di competenza delle amministrazioni ora rinnovate si adeguino ai criteri previsti.

 Per chi non era oggi alla Camera e vuole saperne di più , ecco i link ai resoconti della Camera.

Il testo unificato delle due proposte tende a superare il problema – secondo quanto riportato dalla relazione illustrativa dell’A.C. 2426 (Golfo) – della scarsa presenza di donne negli organi di vertice delle società commerciali e, in particolare, nei consigli di amministrazione delle società quotate in borsa. Nella formulazione risultante dall’esame del Senato, le proposte recano un “doppio binario” normativo: per le società non controllate da Pubbliche Amministrazioni, la disciplina in materia di equilibrio di genere è recata puntualmente dalle disposizioni di rango primario. Tali disposizioni si intendono applicabili anche alle società a controllo pubblico, ma per queste ultime la disciplina di dettaglio è affidata ad un apposito regolamento, con la finalità di garantire una disciplina uniforme per tutte le società interessate.

Sì definitivo alle norme sulla parità di accesso nei C.d.A.

La Camera, dopo aver svolto la discussione generale, ha approvato in via definitiva il un testo unificato, già approvato dalla Commissione Finanze della Camera e modificata dal Senato, recante Modifiche al testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, concernenti la parità di accesso agli organi di amministrazione e di controllo delle società quotate in mercati regolamentati (C. 2426– C. 2956-B).

http://nuovo.camera.it/126?PDL=2426-B&leg=16&tab=4

Parità di accesso agli organi delle società quotate

L’ Assemblea della Camera ha iniziato, in seconda lettura, l’esame del testo unificato delle proposte di legge C. 2426-2956-B, modificato dal Senato lo scorso 15 marzo, che recano disposizioni in materia di parità di accesso agli organi di amministrazione e di controllo delle società quotate in mercati regolamentati. Le proposte di legge, preso atto della situazione di cronico squilibrio nella rappresentanza dei generi nelle posizioni di vertice delle imprese quotate in mercati regolamentati, perseguono l’obiettivo di riequilibrare a favore delle donne l’accesso alle cariche direttive di tali società.

informazioni aggiornate a lunedì, 27 giugno 2011

Il testo unificato delle due proposte tende a superare il problema – secondo quanto riportato dalla relazione illustrativa dell’A.C. 2426 (Golfo) – della scarsa presenza di donne negli organi di vertice delle società commerciali e, in particolare, nei consigli di amministrazione delle società quotate in borsa. Nella formulazione risultante dall’esame del Senato, le proposte recano un “doppio binario” normativo: per le società non controllate da Pubbliche Amministrazioni, la disciplina in materia di equilibrio di genere è recata puntualmente dalle disposizioni di rango primario. Tali disposizioni si intendono applicabili anche alle società a controllo pubblico, ma per queste ultime la disciplina di dettaglio è affidata ad un apposito regolamento, con la finalità di garantire una disciplina uniforme per tutte le società interessate.

L’articolo 1 del testo approvato dal Senato introduce il comma 1-ter all’articolo 147-ter del testo unico dell’intermediazione finanziaria – TUIF (di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58) a mente del quale lo statuto societario deve prevedere che il riparto degli amministratori da eleggere sia effettuato in base a un criterio che assicuri l’equilibrio tra i generi, dovendo il genere meno rappresentato ottenere almeno un terzo degli amministratori eletti. A seguito delle modifiche apportate al testo durante l’esame al Senato, in luogo della sanzione della decadenza dei membri del CdA inottemperante, viene disciplinata un’articolata procedura per l’ipotesi in cui il CdA eletto non rispetti i predetti criteri di equilibrio dei generi: in particolare, la Consob diffida la società inottemperante affinché si adegui entro il termine massimo di quattro mesi. L’inottemperanza alla diffida comporta l’applicazione di una sanzione pecuniaria amministrativa (da 100.000 euro a 1 milione di euro), secondo criteri e modalità stabiliti con regolamento della Consob, e la fissazione di un ulteriore termine di tre mesi per adempiere. Solo all’inosservanza di tale ultima diffida consegue la decadenza dei membri del CdA. Le norme proposte affidano allo statuto societario la disciplina delle modalità di formazione delle liste e dei casi di sostituzione in corso di mandato, al fine di garantire l’equilibrio dei generi.

Le proposte estendono le disposizioni in materia di equilibrio di genere (inserendo, all’articolo 147-quater del TUIF, il comma 1-bis) anche al consiglio di gestione, ove costituito da almeno tre membri; affidano all’atto costitutivo della società il compito di disciplinare il riparto dei membri del collegio sindacale (a tal fine inserendo il comma 1-bis all’articolo 148 del TUIF) secondo i già commentati criteri di tutela del genere meno rappresentato. Anche per tale ipotesi si prevede l’attivazione di apposita procedure di diffida da parte della Consob per l’ipotesi di inottemperanza, con eventuale applicazione di una sanzione pecuniaria (da 20.000 a 200.000 euro) e, in ultima istanza, la decadenza dei membri del collegio sindacale della società inottemperante.

Le norme proposte (articolo 2) troveranno applicazione dal primo rinnovo degli organi societari interessati successivo ad un anno dall’entrata in vigore delle norme stesse. Sono inoltre previste disposizioni transitorie per il primo mandato degli organi eletti secondo le nuove prescrizioni, al fine di renderne graduale l’applicazione: almeno un quinto degli organi amministrativi e di controllo societario devono essere riservati al genere meno rappresentato.

Come già anticipato, le disposizioni in materia di equilibrio di genere (articolo 3 della proposta) si applicano anche alle società a controllo pubblico non quotate. Si demanda però a un regolamento la definizione di termini e modalità di attuazione delle prescrizioni in tema di equilibrio dei generi negli organi di amministrazione e controllo delle società pubbliche, con lo scopo di recare una disciplina uniforme per tutte le società interessate. Al predetto regolamento è affidata la disciplina della vigilanza sull’applicazione delle norme introdotte, nonché delle forme e dei termini dei provvedimento ivi previsti e le modalità di sostituzione dei componenti decaduti.

Approfondimenti
Dossier pubblicati

Interventi in discussione generale

http://www.camera.it/412?idSeduta=492&resoconto=sommario&indice=alfabetico&tit=00020&fase=#sed0492.sommario.tit00020.int00030

seguito della discussione e votazione

http://www.camera.it/410?idSeduta=492&resoconto=sommario

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