150 anni dell’Italia Unita

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Per la loro attualità fanno riflettere le azioni e le parole delle donne del Risorgimento che sono state ricordate alla cerimonia in Quirinale per l’otto marzo 2011.Da allora molti obiettivi sono stati raggiunti, ma ancora la resistenza al cambiamento ostacola il libero sviluppo della personalità delle donne in condizioni di parità sostanziale e impedisce la democrazia paritaria:

Durante la Repubblica romana, quando Cristina di Belgioioso, insieme a Enrichetta di Lorenzo e Giulia Paulucci, organizza un vero e proprio ospedale, appoggiandosi anche al Quirinale così si rivolge alle donne romane:

Alle donne romane

Nel momento che un Cittadino offre la vita in servizio della Patria minacciata, le Donne debbono anche esse prestarsi nella misura delle loro forze e dei loro mezzi. Oltre il dovere dell’infondere coraggio nel cuore dei Figli, dei Mariti e dei Fratelli, altra parte spetta pure alle Donne in questi difficili momenti. Non parliamo per ora della preparazione di cartucce e munizioni di ogni genere cui potranno essere più tardi invitate le Donne Romane. Ma già sin d’oggi si è pensato di comporre una Associazione di Donne allo scopo di assistere i Feriti, e di fornirli di filacce e di biancherie necessarie. Le Donne Romane accorreranno, non v’ha dubbio, con sollecitudine a questo appello fatto in nome della patria carità

Romane, coraggio! Si avvicinano i momenti nei quali faremo conoscere al mondo come da noi si onori l’amor della Patria.

Dopo la caduta della Repubblica Romana le donne continuano nella loro opera e tengono vivo il sogno di una patria comune, unito a una prima cosciente rivendicazione dei loro diritti. Ne è portavoce Adele Cortesi, repubblicana veneziana, nell’articolo di apertura del giornale femminile “Il circolo delle donne Italiane”. La sua voce era stata preceduta da quella di Cecilia De Luna, carbonara della prima ora, e unita, ora, a quella di un’anonima cittadina che affida a un altro giornale, il “Caffè Pedrocchi” il suo grido appassionato:

I liberi muratori, i generosi carbonari, che tanto operarono per la patria non permetteranno certamente che le loro sorelle restino serve come prima nella comune servitù donnesca. Davanti alla face della libertà si dissolva il pregiudizio che impedisce alle donne, di qualunque barbaro e lontano lido, di qualunque condizione poverissime o ricche, perspicaci o ottuse, libere o non dai moderni rapporti sociali, impedisce, dicevo, il libero esercizio delle proprie facoltà.

Dunque la nostra causa è decisa; ed è perciò che anche noi vogliamo prendere parte agli interessi della patria ed istituire il “Circolo delle donne italiane”. Noi abbiamo già un diritto alla riconoscenza dell’Italia: sin dai tempi dell’austriaco fummo esiliate alla campagna o all’estero per le collette raccolte a pro’ dei martiri…: raccogliemmo dunque le offerte per la patria, vestimmo i militi fratelli, li assistemmo negli ospedali.

Ora vogliamo di più: vogliamo educarci, noi e i nostri figlioli. Nessuno potrà negare che il pregiudizio di non istruire le femmine non sia ricaduto sopra gli uomini.

Se escludete le donne cominciate intanto  a ridurre a mezzo la vostra universalità. Per voi le donne sono incapaci  quando si tratta di aversi le paghe, gli onori, il comando: ma sono capacissime quando si tratta di sostenere i pesi della società, di pagare le pubbliche imposte, di assoggettarle a opere di carità, di tener vivo il patrio entusiasmo, le donne divengono angeli; angeli sono quando educano i figli al buon costume, alla religione, al sacro fuoco della  patria.

I loro appelli, pur così sentiti non sono accolti: le donne continuano a lottare con le armi e con le azioni, a nascondere i ricercati, ad animare salotti, a curare i feriti, a tessere infinite reti di solidarietà e di scambio di idee. Fino ad arrivare al sogno di un’Italia unita dopo la spedizione dei Mille. Ecco come Enrichetta Caracciolo e Clara Maffei testimoniano il loro entusiasmo:

Voi che mi ascoltate, ve la figurate voi, questa magica visione, l’Italia libera, libera dal golfo di Taranto alle lagune di San Marco… ? (perché sulla tua tomba te lo giuro, o Manin, Venezia pure prenderà parte alla festa !) Dite, ve la figurate voi questa visione, che domani sarà chiamata realtà ? —. È finita: menzogne, simulazioni, ceneri, notte, tutto è scomparso: L’Italia esiste; l’Italia è Italia!

Com’è tutta bella la nostra Italia! Ovunque si volga lo sguardo od il pensiero, si benedice Iddio d’esser nati su questa terra; e quando poi si pensa che ora è proprio nostra e che certo tra non molto sarà tutta indipendente ed una, l’anima non avvezza a tale gioia non sa quasi esprimerla che colla manifestazione della sorpresa, delle lagrime; col ringraziare senza fine il Cielo di questo gran bene e col rendere un omaggio di riconoscenza e d’ammirazione per tanti nostri prodi che col loro sangue prezioso ce l’acquistarono.

A queste parole si aggiunge una frase ripetuta spesso da Antonietta de Pace:

“Noi abbiamo fatta l’Italia; voi dovete conservarla, lavorando a farla prospera e grande!”

Ma la patria tradisce queste donne straordinarie, che avevano contribuito a farla nascere con il loro coraggio, e non sa offrire modelli di vita diversi da quelli di una consolidata  tradizione. La loro stagione di vittorie e di slanci finisce per essere seppellita sotto il peso dell’indifferenza e, cosa ancor più grave, della resistenza al cambiamento. La politica del nuovo Parlamento si cristallizza in istituzioni e figure tipicamente maschili.

Anna Maria Mozzoni rivolge un appello alle donne italiane. Siamo nel 1878.

Siamo corse al grido della patria per conquistare la libertà, oggi la nostra libertà è un

ridevole e crudele miraggio

Paghiamo, vogliamo la legittima rappresentanza dei nostri interessi

Alleviamo i figli, vogliamo la naturale podestà su di essi

Siamo associate nel matrimonio, vogliamo parità di godimento

Siamo responsabili di fronte alla legge, vogliamo concorrere nel farla

Siamo cittadine, vogliamo le garanzie giudiziarie e statutarie

Siamo intelligenti, vogliamo la scienza

Abbasso il privilegio e le esclusioni di sesso.

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