RAPPRESENTANZA, QUESTIONE ENERGIA E PRINCIPIO DI PRUDENZA. CHE NE PENSATE?

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di Serena Dinelli, vicepresidente di Aspettare stanca

Noi donne siamo ben poco rappresentate dove si decide, per questo oggi siamo impegnate nelle nostre battaglie specifiche, indispensabili. Intanto però succedono cose che ci riguardano senza che possiamo incidere sulle scelte. Una è la questione dell’energia, e ci tocca per due aspetti: 1. più di molti uomini, noi donne siamo capaci di pensare alle prossime generazioni, e capaci di prudenza e oculatezza (come mostrano le ricerche sui migliori risultati delle aziende con più donne nei Consigli di Amministrazione). La scelta del nucleare preoccupa profondamente. Davvero vogliamo esporre noi stesse, e i nostri figli e nipoti, agli immani rischi che il nucleare comporta? (vedi Giappone: rischi per la vita, l’economia, l’ambiente). Non è molto meglio invece cogliere l’occasione della crisi economica e energetica per puntare serratamente sulle energie rinnovabili? (in questo momento si sta facendo l’opposto); 2. una politica dell’energia ben programmata ma innovativa è indispensabile per un buon andamento dell’economia: e quindi per le possibilità di lavoro di noi donne e dei giovani, e per prezzi/costi sostenibili dalle famiglie e dalle imprenditrici/imprenditori.

Rifiutare la scelta nucleare e pretendere un piano energetico serio e innovativo può riguardarci tutte, anche al di là degli schieramenti politici.

In questo momento come mondo delle donne stiamo cercando di individuare obbiettivi su cui puntare  e terreni su cui far sentire la nostra influenza. E’ chiaro che prima di tutto bisogna puntare su maggior presenza, libertà, lavoro, potere decisionale e dignità. Ma forse è importante anche farci sentire su questioni generali come questa? assumendola in proprio, con un protagonismo nostro e legandola alla questione del riequilibrio della rappresentanza nei luoghi di decisione. Su questo terreno molte possono essere  le forze e le risorse che possono convergere, eccone alcune non scontate: le molte imprenditrici dell”economia verde”, (dall’agroalimentare alle energie alternative), le donne scienziate, le donne che lavorano nella scuola con le nuove generazioni, le donne e gli uomini che lavorano per la salute; le donne e gli uomini che in Parlamento, negli Enti Locali, negli organi di controllo, in Magistratura possono vigilare che il settore delle energie alternative non sia distorto e predato dalla criminalità organizzata e da interessi particolaristici. Tanto per cominciare.

Che ne pensate? Vi sembra troppo dispersivo? (Noi stesse abbiamo vari dubbi). O vi sembra praticabile e importante?  Vi interesserebbe occuparvene personalmente? E/o quale altra battaglia generale vi appassionerebbe?  Vi va di discuterne? Aspettiamo le vostre idee e riflessioni!


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