DONNE E MEDIA: PENSIERI PER ORIENTARSI NELLA NOTTE DEI GATTI BIGI

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di Serena Dinelli, vicepresidente di Aspettare stanca

L’altroieri Corrado Augias ha pubblicato nella sua rubrica una lettera importante di una donna: ha trentacinque anni ed è madre, e sta cercando invano da tempo un lavoro. Chi è nella sua condizione, dice, si sente di fronte a un bivio: o guadagnare concedendosi davanti a una web cam o in un privé, o restare a casa “a mangiarsi il fegato perché tu quel ‘coraggio’ non ce l’hai”. Dice molte altre cose interessanti e dolorose: per es. che la sinistra, continuando a parlare del bunga bunga, ha squarciato quel “precarissimo velo di speranza che teneva ancora in piedi qualche disoccupato”. Proviamo a  partire dalle sue considerazioni per fare il punto su alcune cose, nell’ambito specifico di questo blog..

1.      Il modo in cui in questi giorni i media stanno parlando delle donne. Per esempio qualche sera fa Exit ha collegato precariato e disoccupazione femminile alla possibilità di “risolvere” prostituendosi in qualche forma. L’intento della redazione, e di Ilaria D’amico che la conduceva, sembrava quello di  “alzare il velo” su una questione sociale. Ma la scaletta, la scelta degli ospiti e la stessa conduzione hanno dato luogo a un qualcosa che finiva quasi per sembrare una stramba campagna promozionale per la scelta di prostituirsi. Per es. un certo numero di risposte a un questionario lanciato sul sito studenti.it (il 29 % ammetteva la possibilità che ci si prostituisca per pagarsi gli studi), si è trasformato in “gli studenti italiani pensano che…”, contrabbandando la parte per il tutto (da un po’ di risposte su un sito studentesco al “così fan tutte”). La cosa era rincalzata da un’intervista a un pappone (“imprenditore del sesso”): la discussione sul bunga bunga, lui diceva, ha moltiplicato il numero di ragazze che gli telefonano per fare “lavoro di sesso”. Il tutto con riflessione zero sui costi umani e esistenziali di questa scelta, sulla realtà di queste pratiche; senza commenti sulla ” iniziazione della”candidata”, messa alla prova lanciandola in una stanza con 40 singles; scivolando via sulla storia di una escort in lotta con se stessa in un momento di ripugnanza a salire in macchina per andare a un “appuntamento”. E mettendo subito a tacere un’invitata che aveva provato a parlare degli uomini/clienti. Gran finale con l’intervista a una simpatica “pornostar” milanese che diceva: “Che schifo il mondo della TV e di Arcore, devi far sesso fingendo di essere innamorata, io preferisco di gran lunga il mondo sano della pornografia, dove tutto è molto professionale”. Il tutto commentato da Piero Ostellino, che ha scritto sul Corsera “le donne stanno sedute sulla propria fortuna”, e da uno scrittore “di sinistra”, sornione frequentatore di siti porno. Un modo di affrontare la questione, su uno dei pochi canali decenti come La 7, che ha fatto davvero cascare le braccia. Sarebbe stato interessante per es. invece parlare di cosa viene fatto o non fatto, e di cosa il mondo delle donne va chiedendo, per cambiare in modo sostanziale la condizione delle italiane; o magari ricordare gli studi fatti in USA su come lavorare nel porno possa provocare nelle donne che lo fanno seri disturbi postraumatici da stress, e altri gravi rischi per il benessere personale. Tanto per dare qualche suggerimento al volo agli autori delle trasmissione, che dovrebbero ricordare che il giornalismo ha delle responsabilità verso il pubblico. Forse il giorno dopo quella puntata molte donne sarebbero state meglio, e non peggio, fino a pensare al suicidio come accenna velatamente la lettera da cui siamo partiti.

2.      In questo momento la “questione donne” viene utilizzata per questioni politiche di ampia portata, il che ci espone a vederla trattata ad hoc, creando confusioni e malesseri di ogni tipo. Diciamo subito che noi non siamo convinte che il rispetto delle donne sia di destra o di sinistra, ma che deve essere di tutti: e non è vero che se “lo fanno tutti” non c’è più ragione di cambiare. Anzi. Ma vediamo cosa sta succedendo. Per esempio, Mediaset, per rispondere alla manifestazione del 13 febbraio e al contempo agli attacchi a Berlusconi di La Repubblica, ha pensato bene di fare una complessa operazione: ha mandato in onda a Matrix un finto “Il Corpo delle donne 2”, usando abusivamente il volto di Lorella Zanardo e la sua voce rifatta da una imitatrice:questo per commentare una selezione di pubblicità brutte e offensive uscite su La Repubblica e l’Espresso (ci chiediamo se questa operazione meriti un qualche commento dell’Ordine dei Giornalisti). La cosa è stata concordemente ripresa da Striscia la notizia, che ha avviato un tormentone sul tema: arrivando a mandare in prima serata un tristissimo video porno preso da La Repubblica on line, con un gruppone di uomini che mette le mani nelle mutande di una donna sorridente. Non ci piace affatto che La Repubblica vada a caccia di click con questa roba, e non ci piace affatto che Striscia la riproponga in prima serata, visto che è una trasmissione rivolta in modo accattivante anche ai bambini in fascia protetta (il Comitato TV Minori non ha niente da osservare in proposito?). Striscia ha poi lanciato un “appello” in cui chiede a 1028 giornaliste se sono o no disposte entro le ore 20 dell’8 marzo a “mettere la propria faccia nella battaglia per cambiare l’utilizzo che anche il proprio giornale fa del corpo delle donne”. L’appello è rivolto alle giornaliste del Gruppo Mondadori, di L’Espresso, RCS e Condé Nast, e  informa che la mancata risposta verrà valutata come un no: quest’ultima clausola è stata poi modificata perché evidentemente insostenibile. Ora, non ci piace neanche questa bella iniziativa: non perché la battaglia in sé non sia giusta, ma per vari motivi. 1. Non ci piace il pulpito da cui parte la predica: visto che Mediaset si segnala da tempo per il suo modo di usare le donne, una giornalista potrebbe non voler rispondere a un loro appello, senza per questo essere consenziente all’attuale uso delle donne sulla propria testata. 2. Manca nell’appello qualsiasi cenno a un’autocritica di Mediaset sulla rappresentazione delle donne nei propri programmi e palinsesti, il che è strano nel momento in cui si invitano altri Media a fare un mea culpa; 3 I giornalisti non hanno potere rispetto alle scelte della testata relative alle pubblicità, ma il pubblico può non saperlo, quindi nell’iniziativa di Striscia c’è un potenziale altro livello di manipolazione: si tenterà di dire che le giornaliste se ne infischiano ecc ecc, quindi le donne sono divise, ecc? Vale la pena di segnalare, tra l’altro, che le giornaliste della Mondadori risponderebbero a un appello lanciato da qualcuno che è anche il proprio editore. E che la maggior parte delle giornaliste oggi lavorano precarie, quindi in una posizione debole, in qualsiasi testata.

3.      In realtà appare chiaro da come ci si sta muovendo che non c’è  ancora alcun reale interesse a modificare le pratiche discriminanti verso le donne nei media, e che il tutto viene semplicemente utilizzato come clava per regolare conti politici tra vari soggetti.

4.      Per quanto ci riguarda siamo convinte che il rispetto delle donne debba essere da parte di tutti; e non è vero che se “lo fanno tutti” non c’è ragione di cambiare. Ci sembra che come donne dobbiamo tenere saldamente una “posizione terza”, la nostra, e continuare a ribadire che in Italia è in atto una sorta di Burkha mediatico da cui si deve uscire. Da cui ogni parte deve uscire per quanto la riguarda, senza l’alibi di cosa fanno gli altri. La vera sostanza è che le donne nei media continuano ad essere silenziate come soggetti competenti, pensanti, variegati per età, aspetto, condizione, come soggetti con precisi bisogni e diritti, come leader politiche, come modelli ispiratori di un modo ricco di essere, ecc. E sono anche bardate di un “burkha ipersessuale” sfruttato a fini commerciali. Il punto non è battere su una sorta di moralismo, che si presterebbe a sterilissimi scambi di attacchi svalutativi verso quella o quell’altra. Anche perché non viene mai analizzato il nesso tra potere e sesso (e tra mancanza di potere e “autouso sessuale” come uno dei possibili adattamenti umani a una condizione di svalutazione sociale e di non potere). Il punto è affrontare invece la questione seria della marginalità e dello svantaggio in cui le donne sono tenute rispetto al lavoro, al potere, alla sicurezza economica, psicologica e sociale, in questo paese. E discutere fattivamente cosa fare, e lavorare sodo per farlo. E’ necessario tener ferma la nostra rotta, non farsi strumentalizzare, né spaventare, né confondere.

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Una Risposta to “DONNE E MEDIA: PENSIERI PER ORIENTARSI NELLA NOTTE DEI GATTI BIGI”

  1. CARMEN MINUTOLI Says:

    ASPETTARE STANCA…IN TUTTI I SENSI! PER L’ODIERNA GIORNATA MI UNISCO ALLE INIZIATIVE DI TUTTE LE DONNE CHE IN MODO DISPARATO, IN OGNI LUOGO E CON OGNI MEZZO POSSIBILE COMBATTONO AFFINCHE’ I DIRITTI DELLE DONNE SIANO VERAMENTE TALI, OVVERO DIRITTI UMANI CHE PRESCINDONO DALLA CONDIZIONE MASCHIO/FEMMINA IN QUANTO DIRITTI UNIVERSALI.
    ALCUNI MIEI RECENTI CONTRIBUTI:

    http://minutoli.wordpress.com/2011/03/06/8-marzo-festa-della-donna/

    SE NON ORA QUANDO http://www.youtube.com/user/CAMIVOX#p/a/u/0/Ax06ASF9EkI

    http://www.mdarte.it/rubriche/rece/attualita/minutoli/minutoli8_fb.htm

    CARMEN MINUTOLI
    Giornalista

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