L’uguaglianza: il principio fondamentale della Costituzione

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 di Rosanna Oliva *

Il sette ottobre 2009 poteva diventare uno dei giorni più neri della nostra Repubblica: se la Corte Costituzionale avesse lasciato in vigore l’immunità di Berlusconi, con una sentenza, questa sì politica, avremmo avuto la prova che ormai ogni argine era stato divelto dalla furia distruttrice di un uomo in cerca di salvezza.

L’autogol di Berlusconi nell’offendere il Presidente della Repubblica e l’onorevole Bindi, Vicepresidente della Camera, questa sia come persona che come donna, si è aggiunto all’autogol dei suoi avvocati che difendevano davanti alla Corte il diritto del loro assistito a essere Primus super pares, richiamando alla mente di tutti la Fattoria degli animali.

Rosy Bindi ha portato di nuovo la presenza di una donna coraggiosa, competente, decisa, in una trasmissione simbolo dell’anomalia mediatica segnalata dagli osservatori dell’OSCE nel 2006, durante le prime elezioni del Parlamento con una  legge elettorale approvata a ridosso della data (altra anomalia segnalata dagli osservatori), costruita su misura per impedire una piena vittoria del centrosinistra.

 Una trasmissione dove prevale l’ossequio al potere, intercalato con risse verbali, e dove ieri si è dato voce alla raffica di insulti di una delle quattro figure istituzionali più importanti della Repubblica.

Rosy Bindi, senza contestare, come pur avrebbe potuto, la validità di quel ripetuto richiamo alla volontà popolare dal quale il Presidente del Consiglio si sente investito, ha tentato di segnalare i limiti derivanti dal sistema democratico che si basa sulla separazione dei poteri.  Nelle sue parole, assolutamente inascoltate,  emergeva la giurista che ha visto uccidere alla Sapienza il prof. Vittorio Bachelet, anche lui appartenente a quel gruppo, per fortuna in Italia ancora numeroso e autorevole, che trova ispirazione nei valori contenuti nei principi cardine della Costituzione.

Ieri, nonostante tutto,  abbiamo avuto la prova che il degrado del nostro amato Paese ha degli argini, nella Costituzione, nel presidente Napolitano, nella Corte costituzionale, e in tutti coloro che conoscono e difendono i valori fondativi dell’Italia del dopoguerra.

Valori tra i quali quello dell’uguaglianza, da solo, potrebbe rappresentarli tutti.

E il fatto che principio dell’uguaglianza sia stato messo in tanto rilievo dalla vicenda, le offese fatte alla Vicepresidente della Camera anche come donna, e la dignità della sua immediata risposta, possono dare maggiore slancio alle azioni delle  donne, ma anche degli uomini, che si adoperano per una presenza delle donne nel lavoro e in politica rapportato al loro numero ed al loro merito.

 Una presenza  nel mondo del lavoro della cui rilevanza ha parlato il Presidente della Repubblica lo scorso otto marzo, della quale dovrebbero farsi carico innanzitutto Governo e Parlamento. La prima occasione è offerta dal parere che il Parlamento deve dare entro il 24 ottobre sullo schema del Dlgs 112 del Governo per il recepimento della Direttiva europea che mira all’attuazione del principio di pari opportunità tra uomini e donne in materia di occupazione e di impiego.

 Ho avuto il privilegio di avere come docente Costantino Mortati, per il quale il lavoro, altro cardine della Repubblica, “non è fine in sé, o mero strumento di guadagno, ma mezzo di affermazione della personalità del singolo, garanzia di sviluppo delle capacità umane e del loro impiego”.

 Da stigmatizzare che la Conferenza Stato- Regioni abbia lasciato decorrere il termine senza emettere alcun parere sul recepimento: spetta ora al Parlamento dare il proprio contributo su decisioni che incideranno nei prossimi decenni sul futuro di tante giovani donne e dell’economia italiana.

 

Roma, 8 ottobre 2009 

* l’autrice è presidente dell’associazione “ Aspettare stanca” e ottenne, con un ricorso affidato al prof. Mortati, la Sentenza n. 33 del 1960 della Corte costituzionale per l’accesso delle donne ai pubblici uffici

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