Stanche di aspettare? [editoriale]

31 maggio 2009 by

Il sito di “Aspettare stanca” si evolve con l’aiuto di questo Blog: uno strumento agile, che consente commenti e contributi esterni e più facilmente aggiornabile.

Dal Blog potrete sempre risalire al sito originario e a quello del Progetto sperimentale “Partecipazione: sostantivo di genere femminile. La diversità è un valore aggiunto”, che contengono documenti ancora attuali. Leggi il seguito di questo post »

Parco di Veio, mostra virtuale delle foto di Paola Scarsi

19 marzo 2020 by

Ente Parco di Veio

EMOZIONI DAI PARCHI, mostra virtuale di Paola Scarsi

12 Mar, 2020 | Mostre

QUESTA MOSTRA AVREBBE DOVUTO INAUGURARE VENERDI 13 MARZO 2020 ALLE ORE 10.00 IN OCCASIONE DELL’ARRIVO DELLA TAPPA DELLA CORSA CICLISTICA TIRRENOADRIATICO.

Purtroppo, in ottemperanza alle disposizioni di legge al fine del contenimento della diffusione del virus Covid-19 ogni manifestazione che comportasse assembramento di persone è stata annullata.

Abbiamo così pensato di realizzare una mostra fotografica virtuale riproponendo sul web le fotografie esposte nella sede del Parco di Veio a Sacrofano.

SCARICA IL COMUNICATO STAMPA E LA LOCANDINA

 

EMOZIONI DAI PARCHI, mostra virtuale di Paola Scarsi

Mi son sentito…di Paolo Marnetto

14 marzo 2020 by

Mi son sentito…

In questo periodo di epidemia,

mi son sentito un nero in Alabama, quando nei bus  tutti si scansavano da me per paura del contagio.

Mi son sentito un ebreo nel fascismo, quando – da un giorno all’altro – mi è stato impedito di frequentare la scuola.

Mi son sentito un palestinese di Gaza, quando il mio borgo è stato chiuso in una “zona rossa” da cui non si poteva uscire.

Mi son sentito uno sfollato siriano, nelle lunghe file per prendere il cibo.

Quando tutto questo finirà, sarò diverso: più nero, ebreo, palestinese, sfollato.

Più uomo.

(Massimo Marnetto)

Consulta Regionale per la Salute Mentale del Lazio

27 febbraio 2020 by

Una buona notizia. Il 25 febbraio, dopo quasi 3 anni, è stata convocata la Consulta Regionale per la Salute Mentale del Lazio per l’elezione del Presidente. È stata eletta Presidente la dott.ssa Daniela Pezzi, unica candidata, con 12 voti su 14. Oltre ai 3 esperti nominati dalla Regione: Vincenzina Ancona, Tonino Cantelmi e Rosanna Di Giulio, compongono la nuova Consulta:Consulta

  • per le ASSOCIAZIONI DEI FAMILIARI:

o  Associazione Familiari e Sostenitori Sofferenti Psichici della Tuscia (A.f.e.SO.psi.t)

o  Associazione Regionale per la Salute Mentale – (A.RE.SA.M.)

o  Associazione Finalmente Libera

o  Associazione Spazio Disponibile

o  Associazione per la Riforma dell’Assistenza Psichiatrica (ARAP)

  • – per le ASSOCIAZIONI UTENTI:

o  Associazione INSIEME CON TE

o  Associazione Progetto Itaca Roma

  • – per gli ORGANISMI DI VOLONTARIATO E PER LA TUTELA DEI DIRITTI:

o  ACLI Frosinone

o  Comunità di Sant’Egidio ACAP

o  Fondazione Caritas Roma

  • – per le SOCIETÀ SCIENTIFICHE:

o  Associazione per la Ricerca e la Formazione nelle Scienze Neuro-Psico-Sociali (A.R.F.N.)

o  Società Italiana per la Formazione in Psichiatria (S.I.F.I.P.)

o  Società Italiana di Psichiatria SIP Lazio

Ricevuto da Spazio disponibile

Rappresentante delle Associazioni di Familiari nella Consulta Regionale per la Salute Mentale – Lazio

Referente Area Salute Mentale nel Tavolo Misto Permanente per la Partecipazione della ASL Roma 1

Aderente ad ARAS – “Associazioni in Rete per l’Amministrazione di Sostegno”
Socio dell’A.T.S. “OFFICINA VERDE SOLIDALE”

 

La Rete, i Girotondi, il Popolo Viola, i 5 Stelle” e ora Le Sardine

28 gennaio 2020 by

da Massimo Marnetto

Luigi Manconi nel suo articolo su la Repubblica, “Sardine, l’arte del congedo”, elogia il loro apporto definendolo  “…una politica come bene strettamente necessario, che, a differenza di molte altre esperienze del passato, non è destinata a produrre leader autoritari o soi disant carismatici, élite chiuse, apparati settari, discipline e scissioni. È stato questo il mesto destino di movimenti quali, tra gli altri, La Rete, i Girotondi, il Popolo Viola, i 5 Stelle”.

Non sono d’accordo con Manconi.

Ho dato il mio contributo ai Girotondi e non ho visto “élite chiuse o apparati settari”, ma partecipazione diffusa e spontanea da proto-Sardine. Non c’era nemmeno “un leader autoritario né sedicente carismatico”, visto che Nanni Moretti – l’esponente più conosciuto di quella stagione – ha sempre rifiutato quel ruolo ed è tornato al suo lavoro dopo essersi esposto unicamente per dovere civile, in un periodo di montante berlusconismo verso il quale il più grande partito di sinistra non riusciva a dire “cose di sinistra”. Mi dispiace che Manconi, di solito accurato nelle analisi, abbia addensato in una “marmellata di movimenti”, realtà invece molto diverse per cause, fasi ed evoluzioni.

Mio commento: Sono scesa in piazza con tutti, salvo l’ultimo, che ho però seguito dai primi contatti in rete. Sono stati e sono il tentativo di offrire ruolo e spazio a chi per scelta o perchè respinto, non trova spazio e ruolo nei partiti, questi sì monopolizzati da èlite e apparati settari. Anche io dissento dall’articolo di Luigi Manconi e offro la mia testimonianza a supporto di quanto scrive Massimo. Ricordo ancora con emozione quando abbiamo fatto un gioioso girotondo intorno al MIUR e l’altro intorno alla RAI. E anche quando ho incontrato Franca Rame al Teatro Vittoria. Eletta senatrice si dimise.

 

IL PINO DOMESTICO. MARTEDI 28 GENNAIO 2020 , ORE 16.00 Via Salandra, 44 Roma

26 gennaio 2020 by

CS EVENTO 28 GENNAIO

MARTEDI 28 GENNAIO 2020 PRESSO LA SALA SERVIANA ALLE ORE 16.00

Via Salandra, 44 Roma

IL PINO DOMESTICO

Presentazione del libro scritto dalla prof.ssa Giulia Caneva

ORGANIZZATO IN COLLABORAZIONE CON ITALIA NOSTRA – ROMA

 

Relatori: Giulia Caneva, ordinaria di Botanica ambientale all’Università ROMA TRE ed autrice;

Carlo Blasi, componente del COMITATO DEL VERDE PUBBLICO

 

Martedi 28 gennaio 2020, alle ore 16.00 nella Sala Serviana del CUFA, si terrà l’incontro “IL PINO DOMESTICO”, per la presentazione dell’omonimo del libro scritto dalla prof.ssa di Botanica Ambientale Giulia Caneva, edizioni La Terza. Oltre all’autrice sarà presente il prof. Carlo Blasi, componente del “Comitato per il verde pubblico”, istituito presso il Ministero dell’Ambiente.

Cosa lega il pino domestico al verde pubblico? Per rintracciare la genesi comune bisogna risalire a Roma imperiale antica, ed al suo “boschetto di pini, sacro alla dea Cibele”.

Infatti, Roma antica era ricca di pini perché ritenuti adatti alle caratteristiche dei terreni e all’interpretazione simbolica del suo significato, che rimanda da sempre alla resistenza ed alla pienezza della vita. Durante il ventennio, adottandolo quale simbolo di romanità, se ne diffuse l’uso come messaggio visivo di classicità che unisse l’impero di Roma antica a quello della Roma moderna. Notissima è la composizione “I Pini di Roma” di Ottorino Respighi, che ne trasse ispirazione per un suo poema sinfonico.

Ai giorni nostri, invece, se ne discute per questioni legate alla pericolosità dei pini di Roma.

Tuttavia, oltre al mito c’è la storia e quella odierna racconta le altissime soglie di attenzione per la cura ambientale. L’incontro di oggi è anche l’occasione per fare il punto su una situazione monitorata da molti: istituzioni pubbliche, Associazioni e cittadini. Lo scorso anno, in collaborazione con il CUFA, l’associazione ITALIA NOSTRA Roma ha organizzato un convegno per presentare il “Manifesto degli verde”, teso a tutelare, valorizzare e sviluppare il verde pubblico della Capitale. Dopo la presentazione del Professor Blasi del libro il “Pino Domestico” scritto dalla Professoressa Caneva si aprirà un dibattito sugli Stati Generali del Verde a Roma, argomento di grande attualità e interesse pubblico.

Festival di Sanremo 2020- Inaccettabili le anticipazioni e le dichiarazioni di Amadeus

18 gennaio 2020 by

Festival di Sanremo – lettera alla Rai 2020 (1)

 

 

Al Presidente Rai, Marcello Foa

All’Amministratore Delegato RAI, Fabrizio Salini

e p.c.

Al Consiglio di Amministrazione RAI,:

Rita Borioni, Beatrice Coletti, Riccardo Laganà, Igor De Biasio, Giampaolo Rossi

Al Presidente e ai componenti della Commissione parlamentare di vigilanza RAI

Al Vicedirettore Marketing RAI  Giovanni Scatassa

Alla Ministra alle Pari Opportunità e Famiglia  Elena Bonetti

Italia, 17 gennaio 2020

OGGETTO: FESTIVAL DI SANREMO 2020 – DICHIARAZIONI INACCETTABILI DI AMADEUS

Egregio Presidente Foa ed egregio Dr. Salini,

come associazioni che si occupano da anni del contrasto al sessismo nei media e in particolare nella televisione pubblica – grazie ai nostri contributi il Contratto di Servizio Pubblico Rai-Mise 2018-2022 è il più avanzato della storia della RAI, – esprimiamo un profondo disappunto in merito alle dichiarazioni sessiste del direttore artistico e conduttore Amadeus nella Conferenza stampa di presentazione del Festival e la nostra preoccupazione per le presenze e i ruoli annunciati.

A questo proposito, in piena sintonia con le tante proteste avanzate in questi giorni, chiediamo con fermezza, oltre a una dichiarazione ufficiale a smentita e rettifica, che i ruoli di primo piano NON siano affidati a soli uomini (Amadeus affiancato da Tiziano Ferro e Fiorello) e le donne NON siano semplicemente elementi di contorno e che le presenze di artisti siano valutate attentamente.

Quanto dichiarato e preannunciato da Amadeus, per la prima volta non affiancato dal Direttore di Rete, non è in linea con il Contratto di Servizio Pubblico 2018-2022 per i seguenti motivi:

non è rispettata la dignità della persona (Principi generali, art.2 punto e);

– non vengono superati gli stereotipi di genere al fine di promuovere la parità e di rispettare l’immagine e la dignità della donna anche secondo il principio di non discriminazione (art. 2 punto g)

– non vengono promossi modelli di riferimento per i minori, femminili e maschili, paritari e non stereotipati (art. 8 punto c)

È completamente disatteso l’articolo 9, che riportiamo integralmente:

Art. 9 Parità di genere

  1. La Rai assicura nell’ambito dell’offerta complessiva, diffusa su qualsiasi piattaforma e con qualunque sistema di trasmissione, la più completa e plurale rappresentazione dei ruoli che le donne svolgono nella società, nonché la realizzazione di contenuti volti alla prevenzione e al contrasto della violenza in qualsiasi forma nei confronti delle donne.
  2. Ai fini del conseguimento degli obiettivi di cui al comma 1, la Rai si impegna a:
    a) promuovere la formazione tra i propri dipendenti, operatori e collaboratori esterni, affinché in tutte le trasmissioni siano utilizzati un linguaggio e delle immagini rispettosi, non discriminatori e non stereotipati nei confronti delle donne;
    b) non trasmettere messaggi pubblicitari discriminatori o che alimentino stereotipi di genere;
    c) realizzare il monitoraggio e il relativo resoconto annuale, che consenta di verificare il rispetto della parità di genere nella programmazione complessiva. Il resoconto annuale e’ pubblicato nel sito internet dell’azienda ed e’ trasmesso al Ministero, all’Autorità’, alla Commissione, entro quattro mesi dalla conclusione dell’esercizio precedente.

Attendiamo una risposta urgente, in mancanza della quale preannunciamo altre azioni a contrasto delle pratiche discriminatorie di genere segnalate e per il rispetto del Contratto di Servizio.

 

      Donatella Martini                                                                      Rosanna Oliva

Presidente DonneinQuota                                                Presidente Rete per la Parità

d.martini@donneinquota.org                                     presidenza.reteperlaparita@gmail.com

                                                            

ufficio stampa : cell. 3356161043 – info@donneinquota.org

 

Aiutare chi aggiusta le cose

17 gennaio 2020 by

Da  Massimo Marnetto

Porto un vecchio sgabello in legno a cui si è staccata una gamba dal mio falegname “trotskista”, con cui ogni volta mi fermo a parlare. Di politica, ovviamente. “Noi “riparatori” – mi dice – dovremmo essere aiutati negli affitti. Falegnami, ciabattini, sarti… Insomma, chi riduce il consumismo aggiustando le cose svolge una funzione sociale preziosa”. Vorrei dirgli che sono d’accordo, ma riprende subito a parlarmi, perché mi considera una che fa politica. “Tu che scrivi ai giornali, devi difendere anche quei poveri cristi che cercano cose da riutilizzare nei cassonetti, perché poi le riciclano. Ed è tutta spazzatura in meno, capisci?” Chiede una settimana per aggiustarlo. Non faccio a tempo a dire che mi va bene, che incalza: “Non dobbiamo metterci fretta a vicenda, perché con le consegne in giornata stiamo creando nuovi schiavi del capitalismo”. Quando gli lascio qualcosa, vado via sempre con la voglia di fare la rivoluzione.

 

Pulcinella a Piazza Navona

30 dicembre 2019 by

Da Massimo Marnetto

Nel periodo delle feste, vado sempre a Piazza Navona, per rivedermi lo spettacolo di burattini con Pulcinella. Per me, è un tuffo nella mia infanzia, perché se eravamo stati buoni, i nostri genitori la domenica ci portavano al Pincio, dove si esibiva una compagnia napoletana, che mi piaceva molto, perché quel dialetto aggiunge sapore alle storie.

Come arrivo nella splendida piazza, sento già le battute in napoletano diffondersi nel mercatino, che diventano sempre più nitide, man mano che mi avvicino, fino a mettermi nelle prime file tra i bambini, provocando qualche sguardo interdetto delle mamme. Pulcinella, con la sua voce nasale e partenopea, sta dicendo che si vuole fidanzare con Colombina, per poterla finalmente baciare. Lei è contenta (e noi che partecipiamo pure), ma vuole farsi bella e allora si allontana. Pulcinella, rivolto tutto da una parte, ci confida quanto è innamorato e che appena tornerà, la bacerà. Ma proprio in quel momento, senza farsi riconoscere entra la morte dall’altro lato e noi tutti a urlare: Non la baciare! Non è Colombina, è la morte!!!”

Una signora mi squadra per capire se oltre ad essere un deficiente, sia pure pericoloso. Sembra escluderlo. ma mi sento la sua coda dell’occhio addosso per tutto lo spettacolo. Intanto Pulcinella non ci vuole credere che c’è la morte, perché quella è furba e si mette sempre dal lato opposto rispetto a dove guarda. E’ un marasma, i bambini si sgolano: “Sta di là!!” “No, ora sta dall’altra parte!!!” “Attento, ti passa sempre dietro!!!” Finché Pulcinella, preso dall’ardore, scambia la morte per Colombina e la bacia. “Noooo!…” E’ un coro di sconforto di noi del pubblico. Molti bambini si coprono il viso con le mani. “Oh povero me, morirò!” si dispera Pulcinella, contorcendosi e sbattendo la testa di legno forte sulla ribaltina di legno. “Morirò proprio adesso che Colombina mi aveva detto di sì!!!” Ma poi arriva Colombina, lo bacia e torna felice (applausi). Lo so, ho 65 anni. Ma burattini e  marionette ancora m’incantano.

Da Massimo Marnetto “Sublimi anatomie” Palazzo delle Esposizioni- Roma

26 dicembre 2019 by

“Sublimi anatomie” (Palazzo delle Esposizioni) è una mostra dall’effetto sdoppiante. Le “ceroplastiche” sette-ottocentesche che riproducono corpi decorticati, sezionati, aperti mi ricordano quanto io – benché osservatore – sia una carcassa simile a quelle che sto osservando. Penso che dentro ai miei jeans si muovono gli stessi muscoli rossi della gamba riprodotti con una verosimiglianza incredibile, con vasi sanguigni bruni, che avvolgono candide ossa. Andando avanti nella sala mi colpisce la ceroplastica di un volto senza derma, con tutti i suoi muscoli, che sembrano tiranti per far sollevare il sipario della bocca, tirare le guance verso le orecchie per ridere, corrucciare le sopracciglia, aggrottare la fronte e di lato i potenti pistoni dei muscoli delle mascelle. La mano poi è sensazionale con il suo intrico di tendini: uno strumento di precisione ad altissima ingegneria.

La storia dell’anatomia procede con grande esitazione. C’è un senso di profanazione atavico, che preclude la dissezione di un corpo e ne protegge l’integrità per secoli, con specifici divieti. Che vengono aggirati da medici, ma poi soprattutto da artisti. Come nel Rinascimento, quando la spinta ad enfatizzare la fisicità delle masse corporee, spinge pittori e scultori a procurarsi cadaveri da aprire e studiare, per lo più tra i derelitti morti nelle carceri. La medicina ufficiale però non può battere queste vie illegali e così i ritrattisti entrano nelle sale mortuarie per disegnare le prime tavole anatomiche, a vantaggio dell’apprendimento medico. Il passo al tridimensionale è rapidissimo con le prodigiose  “ceroplastiche”, così accurate, che vengono ordinate dalle corti di Vienna e di altre nazioni. E lo stesso Napoleone ne rimane colpito.

Con i raggi X,  si entra finalmente in un corpo vivo. Nella riproduzione esposta della prima immagine – eseguita a New York a fine ‘800 – si vedono sagoma e ombre ossee di una donna, con ancora la sua collana indosso. All’uscita, mi sento frastornato da tanta esplicita materialità, che mi riguarda così intensamente. E mi sembra miracoloso che da ossa, muscoli e sangue, possa nascere il pensiero. Cerco di rinobilitarmi dopo il bagno di fisicità anatomica con questa riflessione. Ma non ci riesco più di tanto. E andando a casa, mi sento un manzo perplesso.

Massimo Marnetto

 

Se il Rapporto Censis fotografa un Paese in declino, le piazze piene fanno sperare

22 dicembre 2019 by

La società intossicata e l’antidoto al disfacimento

Marco Revelli sul Manifesto dell’8 dicembre 2019

Fermare la caduta. Se il Rapporto Censis fotografa un Paese in declino, le piazze piene di queste settimane esprimono una controtendenza al disfacimento della società e al suicidio della politica

Il declino della società, il suicidio della politica. Sono i due ingredienti di base del populismo di ultima generazione: quello che potremmo definire il turbopopulismo. Il Censis, con il suo ultimo Rapporto, nel certificarli, ha dato carne e sangue alle sensazioni desolate che quotidianamente ci affliggono nel guardarci intorno. E anche parole: «Furore», «Solitudine», «Incertezza», «Tradimento», «Ansia», «Sfiducia», quelli che sembrerebbero i lemmi di un discorso quasi terminale. È una fotografia pressoché perfetta dello stato d’animo del Paese. Ma è il filmato che vi sta dietro, la ricostruzione del percorso decennale con cui si è arrivati qui, la parte più interessante (e inquietante).

I commenti prevalenti si sono fermati ad alcune cifre di per sé impressionanti: quel 48% che desidera «un uomo forte al potere che non debba preoccuparsi di Parlamento e elezioni»; quel 69% per cui il sentimento prevalente di fronte al futuro è l’incertezza; quel misero 13% a cui si sono ridotti gli «ottimisti»; quel 74% che nell’ultimo anno «si è sentito molto stressato per questioni familiari, per il lavoro o senza un motivo preciso»…

Il Rapporto, però, aggiunge a tutto questo un racconto, che assomiglia molto a un brutto sogno, di quelli in cui sfuggiti a una minaccia se ne trova subito di fronte una peggiore, in una fuga senza fine: narra di come l’italiano medio sfuggito a fatica al «mulinello della crisi» nella sua fase più feroce, ha dovuto fronteggiare (e metabolizzare) «la rarefazione della rete di protezione di un sistema di welfare» in deficit di sostenibilità introiettando l’ansia «di dover fare da soli» per far fronte a bisogni individuali e famigliari «non più coperti come in passato». E scoprendo da una parte che neppure i mezzi privati tradizionali, i Bot, il mattone, il risparmio affidato alla Banca come garante di futuro erano più sicuri, anzi diventavano essi stessi minaccia nel tempo in cui la corsa al benessere era finita e l’ascensore sociale aveva invertito la sua corsa, portando in basso ceto medio e classi lavoratrici.

Né tutto questo è bastato. Non è stato sufficiente dismettere i panni vecchi del precedente sistema sociale di mercato per indossare quelli casual dell’individualismo possessivo diventato dogma postmoderno, «contando solo sulle proprie forze», mettendo «in campo stratagemmi individuali per difendersi dalla scomparsa del futuro», imparando un’arte di arrangiarsi più di sopravvivenza che creativa e tuttavia per molti aspetti efficace («una formidabile espressione di resilienza opportunistica e mobile» è definita). Non è bastato perché dietro quella porta stretta li aspettava un’ultima beffa, il «Grande Tradimento» costituito dal più recente «attacco a freddo proprio contro quelle soluzioni individuali di vitale reazione – di Furore, si direbbe – alle avversità»: la scure fiscale agitata sulle teste della miriade di sopravviventi a fatica, la caccia al cash, fin nelle cassette di sicurezza, la guerra al «nero di sopravvivenza», la stigmatizzazione del contante…

E poi, per il lavoro dipendente, l’altra grande beffa: la bufala della ripresa dell’occupazione dopo la grande paura. I numeri ci dicono che a fronte di una stabilizzazione occupazionale formale, sulla carta, la realtà è fatta di riduzione netta del monte ore e di declassamento, moltiplicazione di part-time (cresciuti di 1,2 milioni, quasi tutti involontari), distruzione di reddito per i salari e di qualità per il lavoro («8 operai su 10 in Italia ricevono una remunerazione inferiore a quella che sarà presumibilmente il livello base della retribuzione stabilita per legge»).

A conti fatti, conclude il Rapporto, «l’input di lavoro si riduce di 959.000 unità e parallelamente il volume di ore effettivamente lavorate diminuisce di oltre 2,3 miliardi» (avete letto bene: miliardi!).

Si spiegano così, con questa Storia, alcuni dei dati più inquietanti: quel circa 75% di italiani che non nutrono «fiducia nei confronti degli altri», quasi uniformemente distribuiti lungo la piramide sociale (con solo un calo significativo per imprenditori e assimilati). Quel quasi 40% che prevede un futuro «peggiore» per i propri figli. Infine i dati relativi al rapporto con la politica, soprattutto se scomposti per classi sociali: il 48% che vorrebbe affidarsi all’«uomo forte», sale al 54% per i redditi bassi e al 67% per gli operai. I quali sono anche quelli che fanno segnare la percentuale maggiore per sfiducia nei partiti (81% contro una media del 76%), scontentezza nei confronti del funzionamento della democrazia (55% contro il 34% tra manager e quadri) e disinteresse per la discussione politica (solo il 17% «quando si incontra con altri» ne parla, contro il 23% per gli impiegati e il 38% per i manager). Si direbbe una inversione di centottanta gradi di quella che un tempo di chiamava «coscienza di classe» e che misura, in termini di soggettività quello che le statistiche sociali certificano in termini di materialità: la dimensione di una sconfitta storica del lavoro, ben descritta a suo tempo da Luciano Gallino in quel fondamentale libro che è La lotta di classe dopo la lotta di classe. Sconfitta del lavoro da cui – la storia del ‘900 lo dimostra – sono derivate le grandi vittorie della destra e le peggiori dittature della modernità. E che segna tuttora il perimetro dell’area sociale in cui pesca il consenso della Lega salviniana, versione weimariana dell’antico populismo regionale bossiano.

Per questo sono così importanti le piazze piene di queste settimane. E sono così deprecabili gli atteggiamenti di sospetto, diffidenza o distanza che parti, sia pur minoritarie, della sinistra coltivano. Sono importanti perché esprimono una controtendenza al disfacimento della società e al suicidio della politica, materializzando un corpo sociale che non si arrende alle patologie dell’asocialità. Reazioni di un sistema immunitario non ancora collassato. Non sono, certo, l’antidoto totale. Il farmaco in grado di debellare l’intossicazione che avvelena la politica a partire dalla società: per far questo occorrerebbe invertire il piano inclinato su cui sono scivolate le classi che stanno sulla base della piramide. E produrre un radicale cambio di paradigma, che a individualismo e solitudine sostituisca socialità e giustizia sociale. Ma sono paragonabili ai «muretti di pietra a secco» di cui parla il Censis. O a una sesta «piastra», oltre alle cinque che il Rapporto elenca (tenuta del manifatturiero, regioni forti, sensibilità al problema del clima, rimessa in circuito del risparmio, Europa) per frenare la discesa verso il basso (e l’abisso). Forse la piastra più forte, a guardare quelle folle fitte come sardine