Stanche di aspettare? [editoriale]

31 maggio 2009 by

Il sito di “Aspettare stanca” si evolve con l’aiuto di questo Blog: uno strumento agile, che consente commenti e contributi esterni e più facilmente aggiornabile.

Dal Blog potrete sempre risalire al sito originario e a quello del Progetto sperimentale “Partecipazione: sostantivo di genere femminile. La diversità è un valore aggiunto”, che contengono documenti ancora attuali. Leggi il seguito di questo post »

25 GENNAIO 2012 IN COMMISSIONE DI VIGILANZA RAI LE RICHIESTE DELL’ACCORDO DI AZIONE COMUNE PER LA DEMOCRAZIA PARITARIA

28 gennaio 2012 by


 Siglato formalmente la scorsa estate, l’Accordo collega numerose associazioni, attive sul tema, tra le quali la “Rete per la parità uomo donna secondo la costituzione italiana” che si sono date un programma di lavoro comune.

Aspettare stanca, che dal 2006 è impegnata per una maggiore e qualificata presenza delle donne in politica, è tra le fondatrici della rete per la parità, associazione di associazioni e Università, nella quale è capofila per le questioni che riguardano la democrazia paritaria.

La delegazione dell’Accordo di Azione Comune per la Democrazia Paritaria in Italia, composta da Nella Condorelli, Daniela Carlà, Irene Giacobbe, Cristina Molinari, Rosanna Oliva, e Marisa Rodano, ha potuto ampiamente esprimere le proprie ragioni sul diritto all’informazione paritaria plurale da parte del servizio pubblico radiotelevisivo davanti all’Ufficio di Presidenza della Commissione.

L’audizione ha toccato il tema della sottorappresentazione delle donne in politica, con un’attenzione specifica alle questioni inerenti gli appuntamenti elettorali.

E’ necessario un “nuovo corso” nell’azienda, che ponga attenzione al linguaggio, applichi nella programmazione il punto di vista di genere, eviti la frequente esclusione delle donne in politica dai sondaggi, nel rispetto di quanto ora previsto nel contratto di servizio pubblico, grazie alla battaglia condotta unitariamente delle donne, ma che al momento non ha ancora dato frutti evidenti.

Il presidente senatore Sergio Zavoli ha preannunciato la volontà di un sostegno concreto alle richieste “per la giustezza delle osservazioni, e per la rilevanza anche sul piano etico e morale”, sottolineati anche negli interventi del senatore Fabrizio Morri (PD) e del deputato Giorgio Lainati (PDL).

La Commissione Parlamentare di Vigilanza RAI farà la sua parte, sollecitando il coinvolgimento del Parlamento, riferimento istituzionale del servizio pubblico radiotelevisivo, quella RAI dei cittadini e delle cittadine da troppo tempo distratta e sorda alla domanda di parità che viene dalla società civile.

Un progetto specifico, che accolga le giuste ed indifferibili richieste del movimento delle donne, per giungere finalmente ad una paritaria espressione del punto di vista maschile e femminile nei programmi di divulgazione e approfondimento politici destinati ad informare e stimolare la partecipazione di cittadini e cittadine alla vita democratica dello Stato.

Rispetto alla questione informazione, nel corso dell’audizione è stata rimarcata l’importanza del collegamento diretto e sinergico con gli organismi di parità che operano all’interno della RAI.

Assume, infine, un impatto specifico la proposta di “osservatorio” a suo tempo avanzata tra gli emendamenti di genere al contratto di servizio per conoscere e valutare lo stato di avanzamento o meno della sua applicazione da parte dell’azienda. Che fine ha fatto? Leggi il seguito di questo post »

Riceviamo dalla Rete per la Parità

27 gennaio 2012 by

Rete x la Parità_gen_2012

Dalla Rete per la Parità,della quale Aspettare stanca è una delle socie fondatrici, riceviamo il numero 2 del Notiziario e una nota  su come partecipare all’assemblea

“Lunedì 13 febbraio 2012, si svolgerà l’assemblea ordinaria dell’Associazione Rete per la Parità in Roma, Camera dei Deputati, via della Mercede 55, dalle ore 17 alle ore 20.

Possono partecipare persone interessate alle attività della Rete per la Parità, purché si accreditino, possibilmente entro giovedì 9 febbraio, con una mail a segreteria.reteperlaparita@gmail.com Leggi il seguito di questo post »

Candele accese in Campidoglio per dire NO alla violenza sulle donne

23 gennaio 2012 by

Aspettare stanca, socia fondatrice della rete per la Parità, aderisce e partecipa

ROMA, 23 gennaio 2012 - La Rete per la Parità, che fa parte del Comitato Se non ora quando Roma, aderisce alla manifestazione promossa da SNOQ Catania per giovedì 26 gennaio per ricordare Stefania Noce, la studentessa catanese attiva nel movimento Se non ora quando, uccisa dall’ex fidanzato.

La Rete per la Parità e il Comitato SNOQ Roma invita ad essere presenti sulla scalinata del Campidoglio con tante candele e fiaccole in contemporanea alla fiaccolata che si terrà a Catania per tentare di dare quanta più visibilità possibile all’iniziativa.

Le donne vogliono sottolineare con questa iniziativa, l’assurda morte di Stefania e di tutte le altre donne vittime della violenza maschile Leggi il seguito di questo post »

Il Consiglio di Stato mette in serio pericolo la Giunta della Regione Lombardia

17 gennaio 2012 by

L’Associazione DonneInQuota e l’Associazione Articolo 51 annunciano con soddisfazione che oggi il Consiglio di Stato ha reso una ordinanza importantissima che sembra preludere all’annullamento della Giunta Formigoni, composta di 15 Assessori uomini e di una sola donna.

Il Giudice d’appello, richiamando il proprio precedente sulla Giunta Caldoro della Regione Campania, ha riconosciuto le ragioni delle appellanti Associazioni ed ha fissato la trattazione del merito della causa già nel prossimo aprile; Leggi il seguito di questo post »

La Rete per la Parità si congratula con la Ministra Fornero

13 gennaio 2012 by

Rete per la Parità
Associazione di promozione sociale
per la Parità uomo-donna secondo la Costituzione Italiana
Rete per la Parità
www.reteperlaparita.org – segreteria.reteperlaparita@gmail.com
COMUNICATO STAMPA

ROMA, 4 gennaio 2012 – La Rete per la Parità esprime vivo apprezzamento per l’impegno preso dalla ministra Fornero di eliminare il dannoso fenomeno delle lettere di dimissioni con data in bianco che colpisce in particolare le lavoratrici, trasformando in precari anche rapporti di lavoro a tempo indeterminato.
Recentemente una lettera firmata anche da tre sindacaliste di CGIL, CISL e UIL e dalle promotrici della precedente legge, aveva sollecitato una soluzione da parte del nuovo Governo che ormai sembra imminente.
Da tempo alcune associazioni, tra cui la nostra, avevano già segnalato il problema. “La Rete per la Parità – precisa la Presidente, Rosanna Oliva, ha inserito la questione all’interno della proposta avanzata al Governo Monti per tre leggi a costo zero. “
La Rete per la Parità, che riunisce 16 associazioni e 7 Università che operano a livello nazionale per la parità uomo-donna, invia alla Ministra il testo della petizione presentata alla Camera il 30 giugno 2011, n.1263 e al Senato il 5 luglio 2011, n.1325 che contiene il risultato dell’approfondimento sulle criticità e su come risolverle per eliminare questa triste pratica. Leggi il seguito di questo post »

Legge 194: ritorno al passato?

28 dicembre 2011 by

Aborto, in ospedale non si può
L’Espresso
spiega Silvana Agatone, presidente della Laiga, l’associazione che riunisce i ginecologi in difesa della 194, la legge a tutela sociale della maternità

 

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UN REGALO INTELLIGENTE, CHE VALE DOPPIO

20 dicembre 2011 by

Il libro di Giancarla Codrignani
“STIANO PURE SCOMODE, SIGNORE”
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Riceviamo da Il corpo delle donne

20 dicembre 2011 by
Vogliamo condividere con voi le attivita’ e i risultati del 2011. Abbiamo fatta molta strada dal maggio del 2009 e di questo ringraziamo tutte le migliaia di persone che ci seguono con passione. Il lavoro sull’innalzamento del livello di consapevolezza portato avanti sul nostro blog, su Facebook, su Twitter ma ancor piu’ durante i numerosissimi incontri pubblici, nelle scuole e nelle universita’ si e’ dimostrato indispensabile per raggiungere risultati che appaiono ora evidenti.
NUOVI OCCHI PER LA TV
Da ottobre i nostri formatori stanno portando nelle classi delle Scuole Medie Superiori della Toscana “Nuovi Occhi per la TV”, il nostro progetto di educazione all’immagine. Gia’ oltre 300 classi hanno aderito, circa 6000 studenti, con ottimi risultati. Sponsor di questo progetto e’ Unicoop Firenze. Il progetto e’ ora in fase di valutazione in Umbria e in Trentino. Continuiamo gli incontri di sensibilizzazione con gli studenti in tutte le regioni italiane.
CITTADINANZA ATTIVA
Oltre a studenti e studentesse abbiamo incontrato migliaia di adulti negli incontri sul territorio, organizzati da comuni, province regioni e associazioni. Alla Commissione di Vigilanza Rai e al Parlamento Europeo abbiamo presentato la nostra richiesta per una televisione a zero stereotipi.
OLTRE L’ITALIA
Durante il corso dell’anno siamo stati invitati a presentare il nostro lavoro da diverse universita’ e istituzioni estere, a Londra, Bruxelles, Dublino, Linz, Vilnius, Washington. L’interesse dei media stranieri per il nostro progetto e’ molto alto, come dimostrano tra le altre le interviste a: ZDF (Germania), ORF (Austria), CNTV (Cina), BBC (Gran Bretagna), Arte (Francia), Handels Tagesblatt (Olanda), Telerama (Francia), Kurier (Austria), La Vanguardia e El Pais (Spagna). A settembre 2011 Lorella Zanardo e’ stata invitata agli incontri di Pontignano all’Ambasciata Britannica di Roma, presenti i direttori di Herald Tribune, Economist, il Rettore di Oxford, dove e’ intervenuta sul tema Democracy and New Media. Leggi il seguito di questo post »

SENONORAQUANDO PIazza del Popolo 11 dicembre 2011

12 dicembre 2011 by

Rete per la Parità in piazza con il Comitato romano per “Mai più italiane portatrici d’acqua” .

Ecco quattro delle foto di Rosangela Petillo sulla manifestazione sul Gruppo FACEBOOK “Rete per la Parità”

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Parità di genere: intervista a Rosanna Oliva

12 dicembre 2011 by

Intervista di Sabrina Ferri su

Cosa significa essere donna, nel Terzo Millennio, in un paese come l’Italia? Significa, forse, dare uno sguardo al passato e tornare sui propri passi con fierezza, consapevoli di quanta strada sia già stata fatta. Significa non essere più mero strumento di procreazione e oggetto di sottomissione, ma essere soggetto pensante, capace di muoversi in una fitta rete di diritti e di lottare con forza, determinazione, coraggio.

Oggi ogni donna dovrebbe essere una roccaforte di diritti inviolabili. Nessuna donna, invece, andrebbe lesa nella sua dignità. Eppure, in ogni angolo del mondo, chi è donna si ritrova il più delle volte ad annaspare in un mare di abusi, violenze e discriminazioni come se la sua condizione di donna fosse un errore. Ecco che allora parlare di pari opportunità e parità di genere diventa un’ovvietà, l’ultimo baluardo cui aggrapparsi per non lasciar sfumare quel principio secondo il quale tutti i cittadini sono eguali di fronte alla legge, senza distinzioni di sesso.

Rosanna Oliva, presidente dell’associazione “Rete per la Parità”, fu una delle tante donne “coraggio” che caparbiamente lottò per i diritti delle donne e che ancora oggi si batte per rendere concreto ed effettivo quanto sancito dall’art. 3 della Costituzione. Fu nel 1960 che riuscì a far rimuovere una legge risalente al 1919, che contrastava apertamente con gli articoli 3 e 51 della legge fondamentale dello Stato, e che le aveva impedito di accedere alla carriera prefettizia. La Corte Costituzionale emanò la celebre sentenza n. 33 con la quale sanciva l’illegittimità costituzionale di tutte le norme che avessero creato discriminazioni di genere nell’accesso alle carriere pubbliche.

Da allora sono trascorsi oltre cinquant’anni, tanti i passi in avanti che sono stati fatti, tanti ancora quelli da compiere. Rosanna Oliva ci racconta quello che è stato fatto e quello che c’è ancora da fare in un mondo dove la donna fatica ancora ad affermarsi e dove è spesso costretta a scegliere tra il ruolo di lavoratrice e quello di madre. In un mondo dove l’immagine di donna resa dai media è sempre più un’immagine storpiata, ancorata all’estetica e ad un corpo che vuole essere mostrato ad ogni costo.

Si è tenuta lo scorso 25 novembre la dodicesima edizione della Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne. Perché oggi la donna è ancora vittima di abusi e violenze sia in ambito domestico che lavorativo? 

In occasione della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne di quest’anno, con un post pubblicato in prima battuta su www.aspettarestanca.wordpress.com, abbiamo denunciato che, in Italia, il taglio dei fondi ai centri di accoglienze, alle Forze dell’Ordine, al Welfare, la crisi economica dei Comuni, hanno aggravato il cosiddetto “femminicidio”, la piaga che provoca centinaia di vittime ogni anno nell’ambito famigliare.

E ancora poco si fa anche contro l’altro fenomeno che vede vittime le donne oggetto di tratta e di riduzione in schiavitù, nonostante sia stato denunciato con forza il 13 febbraio di quest’anno alla prima manifestazione di “Se non ora, quando?” a Roma, in Piazza del Popolo, da Suor Eugenia Bonetti al grido «le donne non sono merci».

Va sostenuto il rifinanziamento dei centri anti violenza e la valorizzazione dei consultori familiari pubblici, primo e indispensabile servizio per le donne che sono in difficoltà, così come occorre aumentare l’attenzione del Governo e del Parlamento sui temi della violenza alle donne: la legge sullo stalking, che costituisce già un primo risultato, deve essere seguita da una legge organica che consideri i tanti aspetti della violenza, come in altri paesi d’Europa.

La presenza di tre donne ministro in settori chiave quali Interno, Giustizia e Welfare  ci fa ben sperare per un cambio deciso di direzione.

A 51 anni dalla celebre sentenza n. 33, cos’è cambiato nel rapporto donne-lavoro? Quali sono state le principali conquiste? Quali gli ostacoli che ancora non si è riusciti ad abbattere?

L’appartenenza delle donne a ruoli tradizionalmente maschili è sicuramente un cambiamento epocale nella società italiana, ma permane il fenomeno che ho definito, parafrasando il titolo di un noto romanzo, “la solitudine dei numeri uno”. Poche donne ai vertici, spesso costrette ad omologarsi per non farsi espellere o isolare.

Insieme con giovani donne e giovani uomini va costruita una maggiore consapevolezza sulla situazione attuale delle donne italiane: ci impegneremo per ridurre in Italia il gap di genere occupazionale, contributivo e rappresentativo nelle carriere e nelle professioni.

Vanno inoltre proposte modifiche alle regole (dalle leggi elettorali alle norme sul cognome dei figli e sui titoli delle cariche pubbliche), ideare nuovi strumenti di diffusione della cultura di genere, organizzare laboratori di sostegno alle scelte professionali e alle carriere.

Il nostro preciso impegno è fare in modo che la “Rete per la Parità” offra una possibilità in più per lavorare con maggiore incisività su questi ambiti a persone, associazioni ed enti che hanno aderito o aderiranno alla Rete per la Parità e per creare e sviluppare sinergie, senza antagonismi, anche con altre meritevoli associazioni e reti impegnate per la parità uomo-donna, in modo da dare maggiore forza ai gruppi di pressione impegnate sui vari obiettivi collegati alla parità.

Continueremo a lavorare per contribuire alla promozione del diritto di ogni persona, donna o uomo, a sviluppare al meglio, in ogni fase della sua vita, in ogni contesto privato o pubblico, le proprie potenzialità, anche a vantaggio della democrazia paritaria e della collettività.

Gender gap e parità di genere. Due termini inconciliabili?

Sono convinta che dal gender gap si possa e si debba passare alla parità di genere. So bene che i tempi sono lunghi: non sono bastati 63 anni dalla Costituzione, 51 dalla sentenza del 1960, e quelli trascorsi dopo le varie direttive europee, che in altri paesi hanno già prodotto effetti rilevanti. Lo abbiamo potuto approfondire a proposito di un tema che sembra limitato e che è stato oggetto del convegno a Cà Foscari il 19 settembre: quello del linguaggio, che in Italia non si è allineato alla realtà sociale politica, che vede le donne presenti da anni in settori e con incarichi in passato monopolio maschile e della mancata trasmissione del cognome ai figli in condizione di parità tra i coniugi.

Parliamo di politica. Severino, Cancellieri, Fornero. Tre donne ministro contro quindici uomini. Sarebbe stato meglio un “cinquanta e cinquanta”?

Sicuramente un Governo “50-50″ sarebbe stato un grande segnale di vero rinnovamento. Lo abbiamo scritto l’11 novembre in una lettera al Presidente della Repubblica, prima ancora che formalizzasse l’incarico a Monti come “donne gentili e rivoluzionarie” riunite all’Aquila.

Abbiamo detto che un Governo paritario sarebbe stato un segnale importante di discontinuità e premessa perché tutte e tutti, di persona o attraverso le rappresentanti e i rappresentanti eletti, si impegnino a superare la difficile fase che il Paese attraversa.

A quella prima richiesta hanno fatto seguito altre, da parte di “Se non ora, quando?”, della Casa Internazionale delle Donne di Roma, della Rete Armida, di “Pari o Dispare” e della stessa “Rete per la Parità”, che se non hanno visto il risultato pieno hanno sicuramente evitato un Governo tutto di uomini come si andava profilando. Comunque sia, l’alta professionalità delle tre ministre e l’importanza degli incarichi loro affidati, in parte rimediano allo scarso numero.

“Rete per la Parità”, associazione della quale Lei è presidente, ha chiesto al Governo Monti tre leggi a costo zero in grado di incidere positivamente sulla situazione delle donne e sullo sviluppo economico del Paese. Quali sono queste tre leggi e perché “a costo zero”?

Legge a costo zero: ”Mai più donne invisibili”.

Norme che eliminino l’anomalia mediatica che mina la nostra democrazia e diano visibilità alle donne vere, anche in occasione delle campagne elettorali (cosiddetta par condicio di genere) e impediscano immagini lesive della dignità delle donne. Obbligo per legge del doppio cognome alle figlie e ai figli (www.reteperlaparita.org/wp/?p=366).

Legge a costo zero: ”Mai più italiane portatrici d’acqua”.

Col termine “Portatrici d’acqua” si allude alle donne presenti nelle liste al solo fine di portare voti ai candidati uomini. Si chiedono norme di garanzia di genere previste e legittimate dagli artt.51 e 117 della Costituzione italiana e dall’art. 23 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, (Nizza – 2000). Misure che prevedano vantaggi specifici a favore del sesso sottorappresentato, applicate a qualsiasi sistema adottato nelle leggi elettorali nazionali, regionali, provinciali e comunali (si veda l’Accordo di azione comune per la democrazia paritaria di “Noi Rete Donne” www.womenews.net/spip3/spip.php?article9356 ).

Legge a costo zero: ”Mai più maternità e paternità penalizzate”.

Una legge che impedisca licenziamenti mascherati da dimissioni, come chiesto con le petizioni della “Rete per la Parità” presentate alla Camera il 30 giugno e al Senato il 6 luglio di quest’anno, che contengono anche le possibili soluzioni tecniche. Allo stato attuale, le lavoratrici e i lavoratori dipendenti con contratto a tempo indeterminato, e soprattutto le donne, vivono il ricatto dell’assunzione condizionata alla firma di una lettera di dimissioni con data in bianco. Questa delittuosa e diffusa pratica condanna al precariato anche chi ha un contratto a tempo indeterminato ed elimina ogni diritto della lavoratrice e del lavoratore, compresi quelli che tutelano la maternità e la paternità. (www.reteperlaparita.org/wp/?p=306)

Dalla “Rete per la Parità”, che riunisce 16 associazioni e 7 Università che operano a livello nazionale per la parità uomo-donna, è partita la richiesta di 3 Leggi a costo zero con una lettera al Presidente del Consiglio Mario Monti, al Presidente del Senato Renato Schifani, al Presidente della Camera Gianfranco Fini, alle Ministre del Lavoro, Welfare e Pari Opportunità Elsa Fornero, dell’Interno Anna Maria Cancellieri, della Giustizia Paola Severino ed al  Ministro per i Rapporti con il Parlamento Piero Giarda.

Queste tre leggi incidono positivamente sulla situazione delle donne e di conseguenza sullo sviluppo economico del nostro Paese, senza richiedere stanziamenti, ecco perché le abbiamo definite a costo zero. La nostra associazione dall’inizio si è concentrata su questi temi. Azioni positive che non pesano sul bilancio dello Stato, sono di veloce esecuzione e possono contribuire alla parità uomo-donna

Da dove partire e quali obiettivi porsi per raggiungere una demos effettivamente paritaria?

In questi tempi di crisi economica, di tagli ai bilanci pubblici e di sacrifici imposti alle cittadine e ai cittadini, abbiamo lanciato la proposta delle 3 leggi a costo zero per richiamare l’attenzione su iniziative legislative che giacciono in Parlamento e rischiano di essere dimenticate perché non implicano né risparmi né spese, mentre sono importanti per ridurre sia il gap di genere che caratterizza il nostro Paese, sia, con gli effetti indotti, il gap economico nei confronti dell’Europa. Leggi il seguito di questo post »


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